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ILLUSTRI CONOSCIUTE: un nuovo programma di Letteratitudine

luglio 16, 2020

La settimana prossima esordirà un nuovo programma video mensile di Letteratitudine, curato e condotto da Simona Lo Iacono (regia, ideazione e post produzione di Massimo Maugeri). Le puntate del programma saranno trasmesse mensilmente sul nostro canale YouTube (a cui vi chiediamo cortesemente di iscrivervi)

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Illustri conosciute: storie di donne che hanno trovato la propria vocazione

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di Simona Lo Iacono

La vocazione è ciò a cui siamo chiamati nel momento in cui veniamo al mondo.
Se c’è qualcosa che ci chiama per nome (“vocare”, chiamare) è proprio il progetto che la vita si è incaricata di affidarci, e che contribuirà ad arricchire l’umano.
La vocazione non è un dono personale, non è un talento spendibile per se stessi. Viene data per essere messa a servizio degli altri, e solo in questa dimensione di dono raggiunge l’obiettivo: fare del singolo uno strumento di miglioramento comune.
Al tempo stesso la vocazione adempie l’identità. Chi approda alla propria, sente di essere se stesso in modo pieno, e comprende che l’identità non consiste nel trovare ma piuttosto nel perdere. Non c’è infatti vera conquista dell’identità – e della vocazione – che non passi dalla privazione e quindi dal sacrificio.
Quest’ultimo, poi, non ha un significato penalizzante. La sua radice viene da “sacer”, sacro, ed è quindi un attuare la sacralità dell’esistenza attraverso uno sforzo benefico e produttivo, che realizza una dimensione dell’essere fatta di passi graduali, di ostacoli, di rotte impervie e spesso faticose, utili a denudare la cristallina potenza di una scelta.
Inoltre, non esistono uomini e donne senza vocazione. Ciascuno è arruolato dalla natura ad eseguire un compito unico e insostituibile. La sola condizione richiesta è che esso sia svolto con responsabilità.
Ecco perché è nata la rubrica “Illustri conosciute”.
Per raccontare le vocazioni che hanno contribuito a far crescere l’umanità. E che si sono nutrite non dell’agio, ma dell’opposizione. Non del riconoscimento, ma del contrasto. Non di tempi maturi, ma di epoche spesso impreparate, inadatte ad accogliere la scintilla di un pensiero che sapeva immaginare, profetizzare, ideare.
Simona Lo IaconoEd ecco perché racconteremo soprattutto le vocazioni delle donne. Perché sono state – e sono ancora adesso – le donne a dover lottare per far emergere la propria vocazione, e per dare ad essa non il sigillo di un atto di vanità, ma di una presa di coscienza vitale e dolorosa, diretta a fare del proprio compito, un progetto utile, amorevole, sensato.
Le donne che abbiamo deciso di raccontare hanno lasciato il mondo, alla loro morte, diverso da come lo avevano trovato. Arricchito dal loro passo, dalla loro carica visionaria. E hanno lottato contro i pregiudizi, si sono dovute scontrare con la mancanza di considerazione sociale, hanno ribaltato la propria debolezza in tenacia.
Ma senza di loro, adesso, saremmo tutti meno sapienti.
Donne che hanno inventato, scoperto, affiancato i deboli, lenito le ferite. Donne che hanno dato alla ricerca un senso nuovo, che hanno ideato macchine, o isolato i virus di malattie sconosciute. Donne che si sono finte uomini, pur di lavorare, che hanno sacrificato il desiderio di maternità per studiare. O che hanno preferito la morte a una vita senza libri. Donne che solo dopo molti secoli sono state riabilitate e che hanno sbalzato il tempo per continuare a parlarci.
Donne che ancora ci bisbigliano di non darci per vinte, sebbene la vittoria non sia il successo, ma semplicemente trovare il proprio destino.

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