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ESCE “RICCARDINO”: a un anno dalla morte di Andrea Camilleri

luglio 17, 2020

Oggi ricorre il primo anniversario della morte di Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 6 settembre 1925 – Roma, 17 luglio 2019). In concomitanza di questa ricorrenza, e per volontà dello stesso autore, esce il romanzo postumo di Camilleri intitolato “Riccardino” (pubblicato da Sellerio) con cui si chiude la saga del commissario Montalbano. Tra le altre cose, nel romanzo appare lo stesso Camilleri…

«A ottant’anni volevo prevedere l’uscita di scena di Montalbano, mi è venuta l’idea e non me la sono fatta scappare. Quindi mi sono trovato a scrivere questo romanzo che rappresenta il capitolo finale; l’ultimo libro della serie. E l’ho mandato al mio editore dicendo di tenerlo in un cassetto e di pubblicarlo solo quando non ci sarò più».  A. C.

Disponibile anche in una edizione speciale che comprende due stesure del romanzo la prima scritta dall’autore nel 2005 e quella definitiva del 2016.

Per omaggiare Andrea Camilleri riproniamo questo video (datato 6 febbraio 2014) dove il noto scrittore siciliano riceve (nell’ambito del Festival del Noir BCNegra di Barcellona) il prestigioso Premio Pepe Carvalho 2014 in ricordo del personaggio creato dallo scomparso scrittore catalano Manuel Vázquez Montalbán.
Nel video, Camilleri, racconta il suo rapporto con Manuel Vázquez Montalbán, accenna alla nascita del suo personaggio Montalbano e parla della sua opera “Il birraio di Preston”.
Di seguito, la scheda critica di “Riccardino” firmata da Salvatore Silvano Nigro e la nota dell’editore.

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“Riccardino”, di Andrea Camilleri (Sellerio)

di Salvatore Silvano Nigro

RiccardinoIl commissario deve sgrovigliare un nuovo caso, il suo ultimo. C’è stato un omicidio. La vittima è il giovane direttore della filiale vigatese della Banca Regionale. Testimoni dell’esecuzione sono tre amici intimi del morto. I quattro hanno condiviso tutto, persino il non condivisibile della vita familiare. Sono stati uno per tutti, tutti per uno: come quattro moschettieri. Il caso sembra di ovvia lettura. Ma contro ogni evidenza, e contro tutti, lui è arrivato alla conclusione che nulla è, in quell’omicidio, ciò che appare. Aguzza lo sguardo. Segue itinerari mentali irti. Analizza e connette. Allarga le indagini. Incappa in personaggi pittoreschi (un uomo-lombrico e una donna cannone capace di avvolgerlo nelle sue voluminose rotondità). Inciampa in un secondo delitto. La svolta è assicurata, eclatante e insospettabile. Si è ritrovato in una pensosa solitudine, Montalbano. Livia era lontana, lontanissima. Augello era assente, per motivi di famiglia. Il commissario ha avuto però la collaborazione intensa dell’anagrafologo Fazio. E ha usato spesso come spalla teatrale il fracassoso Catarella, con le sue sovreccitazioni reverenziali. Molte cose sgomentano i pensieri di Montalbano, in questo romanzo. Gli danno insofferenza, malessere, qualche tormentosa ossessione. Lo stancano. Lo indispongono. Eppure il suo stile investigativo è sempre lo stesso, sorvegliatissimo, sfrontato: fra «sceneggiate», «sfunnapedi», «sconcichi»: giostre verbali e scatti sagaci, a sorpresa. Montalbano, come Personaggio del romanzo, ha dovuto sostenere un confronto impari con l’Attore che lo impersona in televisione (il «gemello» può contare su un pubblico assai più numeroso di quello del Personaggio letterario; e poi sa sempre quello che avviene dopo nella vicenda, mentre lui, Personaggio che consiste nella storia, deve di volta in volta improvvisare, azzardare e scommettersi). A non parlare dell’Autore ottantenne che sta scrivendo «la storia» che il Personaggio «sta vivendo»; e vorrebbe scriverla a modo suo: come romanzo. Montalbano vuole invece vivere la sua vita, in quanto vita. Lo scontro ha accenti pirandelliani.
Questa ultima indagine di Montalbano, Camilleri l’ha scritta tra il 2004 e il 2005. L’ha linguisticamente rassettata nel 2016. Il vigatese è una lingua d’invenzione, viva e fantastica che, con il sostegno dei lettori, si è evoluta negli anni. La sua trama fonica è sempre più diventata un sistema coerente e coeso, con un dialetto che arriva a infiltrare fantasticamente l’italiano. Camilleri ha voluto quindi aggiornare la veste linguistica di Riccardino agli sviluppi che la sua lingua aveva avuto in questi undici anni.

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La nota dell’editore

Riccardino è l’ultimo romanzo con il commissario Montalbano, lo pubblichiamo a un anno esatto dalla morte di Andrea Camilleri. Desideriamo così onorare uno scrittore, una figura pubblica e una persona straordinari. Una quarantennale avventura di amicizia, di libri, di lavoro, di divertimento, iniziata nei primi anni ’80 quando Camilleri consegnò a Leonardo Sciascia un faldone di documenti su una Strage dimenticata avvenuta a Porto Empedocle nel 1848. Il Maestro di Regalpetra studiò le carte, trovò la vicenda molto interessante, ma anziché scrivere una delle sue cronache, propose all’allora regista teatrale e professore all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di raccontare lui quella storia, impegnandosi a sostenerne la successiva pubblicazione. Una avventura che ha portato l’autore a un prodigioso successo e segnato il destino di questa casa editrice. Una avventura che lascia un segno forte nella letteratura italiana ed europea, che costituisce un caso forse unico per l’editoria internazionale e che ha avuto alla base la fiducia e la stima reciproche tra Andrea Camilleri ed Elvira Sellerio, a cui nel tempo si è aggiunta una profonda amicizia – lui chiamava lei «mia amica del cuore». Noi non gli saremo mai grati abbastanza per averci permesso di esserne parte.
Riccardino. Seguito dalla prima stesura del 2005Ma questo non è l’ultimo romanzo con Montalbano scritto da Camilleri, che infatti negli anni successivi ne consegnerà ai suoi lettori moltissimi altri. Riccardino, ideato nel 2004 e finito nel 2005, è stato rivisto dall’autore più di recente, nel 2016 quando è stato rinnovato solo per quanto riguarda la lingua, immutato nella trama. Questa redazione del 2016, quella definitiva, mostra come, nel corso degli anni, l’espressione di Camilleri sia passata (lo sostiene Salvatore Silvano Nigro) dalla «lingua bastarda» che l’autore ascoltava da bambino alla «lingua inventata» di Vigàta, cioè è divenuta nel tempo, come ogni lingua, una forma di vita, la forma di vita di una provincia inventata.
In un altro volume, parallelo a questo, presentiamo insieme le due versioni, come da desiderio dell’autore: «Ho sempre distrutto tutte le tracce che portavano ai romanzi compiuti, invece mi pare che possa giovare far vedere materialmente al lettore l’evoluzione della mia scrittura».
Il libro, come gli altri della serie, è fortemente calato nel tempo in cui è stato scritto, e di quel tempo costituisce un vivido racconto e una critica; non mancano infatti i riferimenti alla letteratura, alla cronaca, alla politica (e al suo linguaggio) di quei giorni.
Riccardino costituisce quindi il congedo di quello che (grazie anche alla sua versione televisiva di formidabile successo), è con certezza il personaggio più popolare prodotto dalla letteratura italiana a cavallo tra questi millenni, divenuto anche un riferimento etico e civile per la Sicilia e per l’intero paese.
Il lettore vedrà quanto combattuto, dialettico, e pieno di ironia fosse il rapporto tra l’Autore e il suo Personaggio, relazione che in questo romanzo viene sviscerata in tutte le sue manifestazioni: tra personaggio letterario e televisivo e persino tra personaggio e attore. Del resto è stato lo stesso Camilleri a ripeterlo pubblicamente in più occasioni: da un lato, sentiva il bisogno di liberarsi di Montalbano ma, dall’altro, Montalbano lo richiamava ogni volta, invogliandolo, quasi costringendolo a scrivere ancora e ancora storie su di lui; per lasciarlo crescere, cambiare, invecchiare, come una creatura vera. Come se il Commissario avesse raggiunto una vita autonoma. Da questo punto di vista, è evidente l’anomalia dell’epilogo di una saga scritto così tanti anni prima della conclusione vera e propria. Camilleri, voleva essere lui a mettere la parola fine. C’è da aggiungere che in quel 2005 Camilleri era al suo ottantesimo e si sentiva stanco (lo dice esplicitamente nel romanzo). E non è detto, in ultimo, che non pensasse sul serio di «liberarsi» di Montalbano per potersi dedicare ad altro (magari di più ai romanzi storico civili, almeno secondo l’accusa avanzata dallo stesso Montalbano). Sappiamo che avvenne il contrario, alla scrittura di Riccardino seguirono diciotto romanzi e numerosi racconti, e Camilleri terminò l’ultimo Montalbano, Il metodo Catalanotti, nel 2018, continuando a scrivere della sua creatura più amata fino alla fine.
Comunque sia, questo originalissimo romanzo fu consegnato a Elvira nel 2005, con il titolo provvisorio Riccardino (a cui l’autore si sarebbe affezionato in seguito), con il patto che il libro sarebbe uscito solo alla conclusione della serie. Inevitabilmente alla notizia si aggiunsero aneddoti, due in particolare: che l’ultimo romanzo di Montalbano fosse custodito nella cassaforte della casa editrice Sellerio; e che nella trama il commissario Montalbano alla fine morisse. Del primo aneddoto, sorrise lo stesso Camilleri, dicendo che in casa editrice non c’è nessuna cassaforte, al massimo cassetti aperti. Del secondo saprà il lettore di Riccardino. Certo, è la fine del commissario Salvo Montalbano di Vigàta. E dentro alla trama gialla corre un altro filo: il duello tra il Personaggio e il suo Autore (tema peraltro ripreso nel recente Conversazione su Tiresia), il riconoscimento di un debito verso l’amato Pirandello. Ma senza alcun intellettualismo, senza che il ragionamento pregiudichi la tensione dell’indagine.
È la magia di Camilleri, che trasforma non solo le trame ma anche ogni moto del sentimento e della ragione in un racconto capace di coinvolgere totalmente il lettore.

 

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