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L’INVENZIONE DI NOI DUE di Matteo Bussola (recensione)

luglio 23, 2020

“L’invenzione di noi due” di Matteo Bussola (Einaudi)

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di Eliana Camaioni

“Quel che siamo affiora col tempo, dopo che ci hanno messi alla prova, ed è allora che cominciano i guai. Il problema non è tanto quando scopriamo, in chi amiamo, cose che non sapevamo, ma anche quando ci ostiniamo a celare noi stessi, convinti che offrire il nostro meglio significhi lucidare la promessa della superficie a discapito del resto”.
E’ questo ciò che accade a Milo, protagonista del nuovo romanzo di Matteo Bussola (“L’invenzione di noi due”, Einaudi), intrappolato in un matrimonio in crisi. “Mi ero tradito con me stesso, però mi aveva tradito anche lei. Ero il testimone di due infedeltà, ma non le potevo svelare”.
Un amore nato (letteralmente!) sui banchi di scuola, due anime che si raccontano attraverso la scrittura: è solo nel mondo protetto del foglio bianco che Milo e Nadia si incontrano, si ritrovano, si perdono. E’ solo lì che le loro anime riescono a parlarsi, attraverso un diaframma permeabile e sincero; un mondo assolutamente diverso dai giorni che nella quotidianità si inseguono uguali, lui lavorando di notte e lei di giorno.
“L’invenzione di noi due” è il racconto di due solitudini, di una quotidianità proiettiva delle  mortifiche maschere dei protagonisti, di un sogno abbandonato volentieri da Milo pur di non commettere gli errori del padre e di non lasciare Verona (“Restare è il contrario di arrendersi, è una forma di adattamento che richiede fiducia in quel che c’è, la volontà di agire sul reale, piuttosto che andarsene lontano per inseguire una speranza, o una promessa di gloria”), una scelta ponderata e consapevole eppure malinterpretata da Nadia (“E’ l’odore della sua vigliaccheria, di chi è fuggito dalle proprie ambizioni, quello di chi teme progetti e desideri tenendosene a riparo”) a fronte di un amore per la scrittura che diventa ossessione (“Mi sono accorta che il romanzo al quale stavo lavorando da dodici anni non riusciva a procedere per un semplice motivo: non era la storia che volevo raccontare. Mi agitavo accarezzando un desiderio in fondo banale, quello di scrivere un libro che fosse magnifico e che nella mia fantasia sarebbe rimasto a lungo, forse per sempre”).
Finché a Milo irrompe nel petto il bisogno di disincagliare la rete, di provare a dare una svolta al succedersi sordo e uguale dei giorni; la soluzione gli appare a portata di mano, ripensando agli anni del liceo e al modo fluido e naturale in cui era avvenuto il primo contatto con Nadia. Una soluzione che sembra funzionare, ma che farà deflagrare la situazione in modo inaspettato.
“Forse non eri tu ad avere bisogno di restituirmi alla mia vista, ero io ad avere bisogno di restituirmi alla mia. Ma per farlo, anche per me diventa necessario guardare con un altro paio di occhi”: è questa la verità, che arriva come un’epifania, acqua che scorre e lava via ogni cosa – acqua che rende la farina pane, acqua come principio ancestrale di vita – alla fine di un lungo travaglio.
Lo stesso che magistralmente l’autore cela, come una chiave segreta, nelle sezioni in cui il romanzo è suddiviso: Spiga, Grano, Farina, Acqua.
Che raccontano la metamorfosi, dolorosa e straordinaria, dell’alimento più sacro al mondo.
Quel pane quotidiano, che è il principio e la metafora di ogni cosa.

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La scheda del libro: “L’invenzione di noi due” di Matteo Bussola (Einaudi)

Copertina del libro L’invenzione di noi due di Matteo BussolaMatteo Bussola racconta un amore. Forte, sciupato, ambiguo, indispensabile. Come ogni relazione capace di cambiarci la vita.

«Cominciai a scrivere a mia moglie dopo che aveva del tutto smesso di amarmi». Cosí si apre questo romanzo, in cui Milo, sposato con Nadia da quindici anni, si è accorto che lei non lo desidera piú: non lo guarda, non lo ascolta, non condivide quasi nulla di sé. Sembra essersi spenta. Come a volte capita nelle coppie, resta con lui per inerzia, per dipendenza, o per paura. Quanti si arrendono all’idea che il matrimonio non possa diventare che questo? Milo no, non si arrende. Continua ad amare perdutamente sua moglie, e non sopporta di non ritrovare piú nei suoi occhi la ragazza che aveva conosciuto. Vorrebbe che fosse ancora innamorata, curiosa, vitale, semplicemente perché lei se lo merita. Ecco perché un giorno le scrive fingendosi un altro. Inaspettatamente, lei gli risponde, dando inizio a una corrispondenza segreta. In quelle lettere, sempre piú fitte e intense, entrambi si rivelano come mai prima. Pian piano Milo vede Nadia riaccendersi, ed è felice, ma anche geloso. Capisce di essere in trappola. Come può salvarsi, se si è trasformato nel suo stesso avversario?

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Matteo Bussola (Verona, 1971) ha pubblicato per Einaudi il bestseller Notti in bianco, baci a colazione, (2016 e 2018), tradotto in molti Paesi, Sono puri i loro sogni (2017), La vita fino a te (2018 e 2019) e L’invenzione di noi due (2020). Conduce una trasmissione radiofonica su Radio 24, I Padrieterni.

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