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ASSASSINII SULL’ORIENT EXPRESS: il giallo Mondadori extra dell’estate 2020

agosto 5, 2020

https://i2.wp.com/blog.librimondadori.it/blogs/ilgiallomondadori/files/2020/06/assassinii-orient-express.jpgASSASSINII SULL’ORIENT EXPRESS – AA.VV.

Il Giallo Mondadori Extra 33, agosto 2020

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Chi non vorrebbe provare a salire, almeno per una volta, sul celebre Orient Express, il treno dei misteri che Agatha Christie ha fatto entrare nella leggenda, grazie alle indagini di Hercule Poirot?
Chi non vorrebbe aggirarsi nei salotti e nelle cabine preziose di questo magnifico treno, per scoprire nuovi assassini?
Dieci autori italiani, dieci vincitori del prestigioso Premio Tedeschi Mondadori, faranno rivivere le stesse emozioni, e gli stessi brividi vissuti leggendo “Assassinio sull’Orient Express” della Christie, sostituendo Poirot con i loro investigatori, altrettanto arguti, altrettanto originali, altrettanto bravi a risolvere casi di omicidio.

 

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AA.VV., “Assassinii sull’Orient Express”, Il Giallo Mondadori Extra 33, agosto 2020

Di seguito, la prefazione di Franco Forte

 

Ah, l’Orient Express! Che formidabile location per la realizzazione
di un film! Ambiente suggestivo, esotico, elegante, eppure
raccolto, facile da ricostruire anche in studio, e dunque
perfetto per una produzione a basso costo che comunque non
voglia rinunciare all’effetto scenografico offerto da un luogo
tanto affascinante quanto misterioso, perché in definitiva ben
pochi hanno avuto la possibilità di vedere dal vivo questo treno
delle meraviglie, e men che meno la fortuna di salirci sopra.
Un “set”, tra l’altro, che contiene tutti gli ingredienti giusti per
un film del brivido (thriller, noir, giallo, mystery… chiamatelo
come vi pare): ci sono i raffinati salotti in cui potersi riunire
a chiacchierare e, magari, complottare; c’è il bar, con tanto di
barman in livrea e una sfilata di bicchieri di cristallo e bottiglie
di pregio; c’è il pianoforte, con cui allietare gli ospiti mentre il
treno corre sui binari; e poi c’è la carrozza ristorante, avvolta
nelle morbide luci delle abat-jour sui tavoli; e ci sono le cabine
degli ospiti, naturalmente, piccoli salottini dotati di tutti i
comfort che di notte si trasformano in camere da letto, come
nel migliore degli alberghi.
Tutto raccolto, tutto raggiungibile in pochi passi, e con l’ingrediente
principale per qualsiasi giallo da “camera chiusa”
che si rispetti: un luogo dal quale non è possibile fuggire, finché
il treno è in movimento, e che quindi costringe chiunque
commetta un crimine a doversi nascondere fra i passeggeri.
Con una ricetta del genere, è facile immaginare un investigatore
che possa calarsi in questo scenario e aggirarsi sul set del
film da protagonista, per sfoggiare tutta la sua abilità nella ri8
cerca di assassini, criminali, complici e moventi capaci di farli
entrare in azione.
Tutto magnifico, tutto predisposto come se Hollywood non
aspettasse altro per dare inizio alle riprese, e infatti di film
ambientati sull’Orient Express, soprattutto quelli che si rifanno
al celebre romanzo di Agatha Christie che in qualche modo
ha dato origine al mito di questo treno, ne sono stati realizzati
più di uno. Ma quando la regina del mystery inglese ha scritto
il suo Murder on the Orient Express, nel lontano 1933, dubito
che l’abbia fatto immaginando l’eccitazione dei produttori
hollywoodiani per una storia così bella, così potente e così affascinante,
da poter ricostruire in uno scenario esclusivo eppure
a basso costo. Banalmente, la Christie ha fatto quello che
ogni scrittore dovrebbe sempre preoccuparsi di stabilire per
bene, prima di cominciare a scrivere: ha cercato un’ambientazione
particolarmente originale ed “esotica” in cui collocare i
suoi personaggi e i suoi protagonisti, in questo caso l’incomparabile
Hercule Poirot. Una location che ha saputo solleticare
la fantasia di milioni di lettori in tutto il mondo e che poi, a
partire dal 1974, quando ne venne realizzata la prima trasposizione
cinematografica (con il film omonimo diretto da Sidney
Lumet e interpretato, fra gli altri, da Albert Finney nei panni di
Poirot), è diventata anche una successione di scene indimenticabili
fatte di legni pregiati, velluti, pizzi, broccati, cristalli,
luci soffuse e ambienti tanto discreti quanto misteriosi e… pericolosi.
E dunque, quale migliore ambientazione da sfruttare,
per la pattuglia di scrittori italiani che vortica intorno al Giallo
Mondadori, se non quella che da quasi novant’anni affascina
mezzo mondo, facendoci viaggiare lungo tratte che scorrono
fuori dai finestrini senza che il pubblico se ne interessi più
di tanto, concentrato com’è a muoversi nei corridoi, nei salotti
e nelle cabine di questo affascinante treno?
Quando l’amico Giulio Leoni, durante una cena trascorsa
insieme, buttò lì l’idea di trasformare Assassinio sull’Orient
Express in una serie di omicidi strutturati in modi diversi, con
autori diversi e investigatori diversi, seppure riuniti sotto il comun
denominatore di una delle location più intriganti di tutta
la storia del giallo, sarebbe stato impossibile, per me, evitare di
raccogliere la proposta e trasformarla in una sfida per gli au9
tori del Giallo Mondadori. Sfida che è stata accettata di buon
grado da tutti, e che ha portato alla realizzazione di un’antologia
che è una vera novità nel panorama editoriale, e che mi fa
molto piacere poter presentare ai lettori della nostra collana.
All’interno dell’Orient Express e dei suoi ambienti pregiati
troverete i protagonisti dei romanzi che negli ultimi anni ci
hanno allietato dalle pagine del Giallo Mondadori, da parte di
autori che hanno vinto tutti il premio Tedeschi. E dunque ecco
salire a bordo, in ordine rigorosamente sparso, Erika Franzoni
ideata dalla penna di Annamaria Fassio, monsignor Verzi di
Andrea Franco, il commissario Buonocore di Enrico Luceri, Cesare
Marni di Giulio Leoni, l’eclettico investigatore con due cervelli
inventato da Carlo Parri, il vicequestore Cardosa; e ancora
l’avvocato Filippo Dolci di Manuela Costantini, l’investigatore
privato Matteo Montesi di Marzia Musneci, lo stravagante Veneruso,
commissario della polizia borbonica di Napoli creato
da Diego Lama, il maresciallo Bonanno, che si muove di solito
nella Sicilia carica di sole, odori e sapori di Roberto Mistretta,
per finire con il malinconico Kriminalinspektor Meingast di Alberto
Odone, che ci trasporta nella Germania degli anni Venti.
Dieci investigatori, dieci scrittori, dieci premi Tedeschi. E
dieci assassinii sull’Orient Express che sapranno rinnovare in
tutti noi il brivido di rimettere piede a bordo del treno più celebre
di sempre.
Buona lettura. Anzi, buon viaggio!

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AA.VV., “Assassinii sull’Orient Express”, Il Giallo Mondadori Extra 33, agosto 2020

https://i2.wp.com/blog.librimondadori.it/blogs/ilgiallomondadori/files/2020/06/assassinii-orient-express.jpgA più di ottant’anni dall’uscita di Murder on the Orient Express (1933), capolavoro della regina del mystery Agatha Christie, dieci grandi investigatori del Giallo italiano raccolgono il testimone lasciato dall’indimenticabile Hercule Poirot, facendoci tornare nella celebre location con dieci storie inedite firmate da dieci vincitori del prestigioso Premio Tedeschi.

  • Monsignor Attilio Verzi (“L’odore del ricordo” di Andrea Franco),
  • Il commisario Veneruso (“Veneruso e lo strangolatore dell’Orient Express” di Diego lama),
  • Il commissario Buonocuore (“Il giorno non deve sapere” di Enrico Luceri),
  • L’architetto Cesare Marni (“La notte di Belgrado” di Giulio Leoni),
  • Il vicequestore Cardosa (“Carissimo Poirot, mon cher Cardosa” di Carlo Parri),
  • L’avvocato Filippo Dolci (“Un’inevitabile coincidenza” di Manuela Costantini),
  • Kriminalinspektor Meingast (“La dama in nero” di Alberto Odone),
  • Il commissario capo Erica Franzoni (“L’omino di neve” di Annamaria Fassio),
  • L’investigatore privato Matteo Montesi (“Tu non dimenticherai” di Marzia Musneci),
  • Il maresciallo Bonanno (“Requiem per i dimenticati” di Roberto Mistretta).

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