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INTERVISTA A DACIA MARAINI: su “Trio” (Rizzoli) e “Il Teatro sull’Acqua 2020”

agosto 31, 2020

INTERVISTA A DACIA MARAINI: sul suo nuovo romanzo “Trio” (Rizzoli) e sulla nuova edizione de “Il Teatro sull’Acqua”

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di Massimo Maugeri

Dal 9 al 13 settembre 2020, ad Arona, si svolgerà la decima edizione de “Il Teatro sull’acqua“, bellissima manifestazione incentrata sul teatro diretta artisticamente da Dacia Maraini (la quale – di recente – ha pubblicato con Rizzoli un nuovo romanzo, intitolato “Trio”).

Ho avuto il piacere di discuterne con Dacia…

image– Cara Dacia, “Il Teatro sull’acqua” compie 10 anni. Come si è evoluta la manifestazione nel corso di questo decennio?
Il festival del teatro sull’acqua sta crescendo. Per merito soprattutto degli organizzatori fra cui metto per primi Luca Petruzzelli, Vanessa Travenzollo e Anna Maria Riva. Ma devo dire che c’è un lavoro di gruppo molto simpatico e costruttivo, con la partecipazione dei ragazzi delle scuole, dei cittadini di Arona e anche dell’amministrazione con a capo il sindaco Alberto Gusmeroli.

– Quali saranno gli elementi caratterizzanti di questa decima edizione?
Ci saranno molte iniziative: teatro di strada, teatro nelle ville, teatro all’aperto sulla Rocca, teatro sull’acqua. Certo, avremo meno spazio per il pubblico seguendo le indicazioni precauzionali, e per questo alcuni spettacoli verranno ripetuti due volte. Ma credo che sia un atto di coraggio affrontare gli allarmi con saggezza e attenzione, senza rinunciare alla manifestazione.

– Tra le altre cose si svolgerà una nuova produzione teatrale sull’acqua tratta da un tuo racconto. Si intitola “Un tagliatore di teste sul Lago Maggiore” e vedrà come protagonista Mariano Rigillo. Ti andrebbe di parlarcene?
Non si tratta di un racconto ma di un testo che è nato per il teatro. Lo spettacolo è stato fatto a Roma sul laghetto di villa borghese. Ma io l’ho adattato per il lago Maggiore che è un ampio e magnifico scenario naturale. Il testo racconta di un boia dell’Ottocento che è andato in pensione e passeggia nella notte, insonne, perché ossessionato dalle persone a cui ha tagliato la testa. Ma non sono fantasmi spaventosi, bensì presenze vitali e delicate che gli parlano come fossero vive. Mi sono ispirata al teatro giapponese, il Noh che tratta sempre di dialoghi fra vivi e morti, in cui i morti sono poetiche figure che insegnano qualcosa ai vivi, si mostrano nelle loro piu belle apparenze e hanno idee surreali a volte mitiche sul mondo.

– Di recente è uscito in libreria un tuo nuovo romanzo pubblicato da Rizzoli. Si intitola “Trio” ed ambientato in Sicilia intorno alla metà del 1700. Ci racconteresti qualcosa sulla sua genesi? Come nasce “Trio”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
“Trio” nasce quando facevo le ricerche per Marianna Ucria e il Settecento siciliano, negli anni 80. Durante le ricerche sono capitata su una cronaca sulla peste di Messina del 1743 e mi ha molto impressionato il racconto della tragedia che ha scosso la città: morti accatastati sui carretti, gettati a mare perché non c’era più posto negli ospedali, lazzaretti straboccanti di malati, gente che scappava da tutte le parti. Si salvavano solo quelli che all’inizio erano usciti dalla città e si erano rifugiati in montagna. Ci ho scritto sopra un racconto che è stato pubblicato da un caro amico editore di Bagheria, Vincenzo Drago, una persona straordinaria che ora non c’è più, ma che ha fatto molto per la sua città combattendo la mafia e il bigottismo. Sono passati gli anni e proprio nei mesi di Isolamento e chiusura in casa mi è tornato in mente quel racconto e molte analogie col presente. L’ho ripreso in mano, ci ho lavorato con passione e ne è venuto fuori un romanzo che ho chiamato Trio pensando al ritmo musicale delle lettere che vanno e vengono da Palermo a Messina.

– Ci racconteresti qualcosa sulle protagoniste del romanzo? Chi sono Agata e Annuzza?
Agata e Annuzza sono due amiche palermitane che si sono conosciute da bambine e sono cresciute insieme legate dall’amore per la lettura e per il ragionamento. Poi, appena diciottenni, Agata si è sposata con Girolamo, un bellissimo e inquieto giovanotto messinese ed è andata a vivere con lui. Ma, c’è un ma. Proprio dopo avere avuto una figlia, il bel Girolamo si innamora della migliore amica di sua moglie. Le due donne se lo raccontano subito. E continueranno a raccontarsi e a ragionarci, nonostante la oggettiva rivalità. Insomma supereranno la gelosia sia perché legate da una antica e profonda amicizia, ma anche perché hanno respirato l’aria nuova che sta circolando in Europa, un’aria di sfida, di libertà che sfocerà, prima attraverso i filosofi e poi i politici e i popoli, all’Illuminismo e quindi alla Rivoluzione francese.

– Sullo sfondo del romanzo c’è, appunto, un’epidemia di peste che condiziona le vite dei personaggi. Che analogie e che differenze ci sono con l’attuale pandemia da Covid-19?
Se si paragonano le due pandemie dal punto di vista sanitario o tecnologico, è chiaro che le differenze sono enormi. Ma se le paragoniamo dal punto di vista psicologico e culturale, le cose non sono molto cambiate. Segno che spesso le grandi conquiste scientifiche non corrispondono alle conquiste umane e culturali. Dietro alle nuove morali, alle grandi pretesi di civiltà sta sempre in agguato la bestiale prepotenza dei più forti sui più deboli, dei più ricchi sui più poveri, dei più violenti sui pacifici.
Le cose che avvicinano le epidemie a secoli di distanza sono: la ricerca di un colpevole, che allora si chiamavano untori e oggi si chiamano complotti nazionali, big-pharma e altro.

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La scheda del libro: “Trio” di Dacia Maraini (Rizzoli)

Trio - Dacia Maraini - copertinaIl ritorno di Dacia Maraini alla narrazione storica. Un romanzo intenso e delicato, pervaso dai colori e dagli odori della sua Sicilia, che attraverso il filtro di un passato mai così vicino parla di ognuno di noi, e di cosa può salvarci quando fuori tutto crolla.

Sicilia, 1743. Il loro legame viene da lontano, e ha radici profonde. È nato quando, ancora bambine, Agata e Annuzza hanno imparato l’arte tutta femminile del ricamo sotto lo sguardo severo di suor Mendola; è cresciuto nutrendosi delle avventure del Cid e Ximena, lette insieme in giardino, ad alta voce, in bocca il sapore dolce di una gremolata alla fragola; ha resistito alle capriole del destino, che hanno fatto di Agata la sposa di Girolamo e di Annuzza una giovane donna ancora libera dalle soggezioni e dalle gioie del matrimonio. Ora, mentre un’epidemia di peste sta decimando la popolazione di Messina, le due amiche coltivano a distanza il loro rapporto in punta di penna, perché la paura del contagio le ha allontanate dalla città ma non ha spento la voglia di far parte l’una della vita dell’altra. E anche se è lo stesso uomo ad accendere i loro desideri, e il cuore scalpita per imporre le proprie ragioni, Agata e Annuzza sapranno difendere dalla gelosia e dalle convenzioni del mondo la loro amicizia, che racconta meglio di qualunque altro sentimento le donne che hanno scelto di essere. Il ritorno di Dacia Maraini alla narrazione storica dopo La lunga vita di Marianna Ucrìa, uno dei suoi libri più amati, è un romanzo intenso e delicato, pervaso dai colori e dagli odori della sua Sicilia, che attraverso il filtro di un passato mai così vicino parla di ognuno di noi, e di cosa può salvarci quando fuori tutto crolla.

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