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PREMIO MONDELLO 2020: vincono Giorgio Fontana, Ginevra Lamberti, Chiara Valerio per l’Opera Italiana e Giulio Ferroni per l’Opera Critica

settembre 17, 2020

I VINCITORI DEL PREMIO MONDELLO 2020

Premio Letterario Internazionale Mondello 46a edizione: vincono Giorgio Fontana, Ginevra Lamberti, Chiara Valerio per l’Opera Italiana – Giulio Ferroni per l’Opera Critica

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Sono stati proclamati i vincitori della quarantaseiesima edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello: sono Giorgio Fontana con Prima di noi (Sellerio), Ginevra Lamberti con Perché comincio dalla fine (Marsilio), Chiara Valerio con Il cuore non si vede (Einaudi), per la sezione Opera Italiana; Giulio Ferroni con L’Italia di Dante. Viaggio nel paese della Commedia (La Nave di Teseo), per la sezione Opera Critica.

I vincitori sono stati eletti da un Comitato di Selezione presieduto dal Professor Giovanni Puglisi e composto da Mario Desiati, scrittore e curatore editoriale, Andrea Marcolongo, scrittrice e traduttrice ed Evelina Santangelo, scrittrice e editor.

Le scelte del Comitato di Selezione per la sezione Opera Italiana premiano romanzi molto diversi per stili e contenuti e testimoniano la vivacità e la varietà della narrativa italiana contemporanea.

Prima di noi di Giorgio Fontana (Sellerio) è un romanzo corale di ambientazione storica, una saga familiare che attraversa tutto il Novecento italiano raccontata con passione e serietà, e tocca temi come la fede e la politica, la povertà e il riscatto.

Perché comincio dalla fine di Ginevra Lamberti (Marsilio), ambientato nell’amatissima e umida città di Venezia, è un libro spensierato sulla precarietà dell’esistenza e sulla morte (degli altri), sorretto da una scrittura cristallina, allegra e profonda al tempo stesso.

Il cuore non si vede di Chiara Valerio (Einaudi) è romanzo vorticante che racconta con leggerezza rara la metamorfosi delle relazioni e la loro meccanica involontaria. È un’opera che pone dinanzi a domande universali, in equilibrio perfetto tra immaginazione e realismo.

Per la sezione Opera Critica il Comitato di Selezione ha eletto vincitore il saggio di Giulio Ferroni L’Italia di Dante. Viaggio nel paese della Commedia (La Nave di Teseo), un’opera monumentale che è un vero e proprio viaggio all’interno della letteratura e della storia italiane: una mappa del nostro Paese illuminata dai luoghi che Dante racconta in poesia.

L’incertezza del momento rende difficile attuare le complesse procedure relative all’assegnazione del SuperMondello e del MondelloGiovani. Il coinvolgimento di diciannove scuole e di ventiquattro librerie necessarie per l’aggiudicazione dei suddetti premi in ragione della situazione post-Covid in corso hanno indotto la governance del Premio a non porre in essere le attività propedeutiche all’assegnazione dei due premi.

La cerimonia di premiazione dei vincitori del Premio Opera Italiana e del vincitore del Premio Opera Critica si svolgerà in modalità telematica nel mese di novembre 2020.

Analoghe motivazioni, in particolare collegate con il rinvio della tradizionale edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino di Maggio 2020 hanno indotto la Fondazione Sicilia, la Fondazione Circolo dei lettori di Torino e il Salone del Libro a rimandare la sezione Autore Straniero al 2021.

Se è vero che la letteratura attraversa la vita, ne coglie gioia e dolori e ne rappresenta sul palcoscenico della quotidianità sentimento e passioni, questa 46° edizione del Premio Mondello è la fotografia dell’inconciliabilità tra forza del desiderio e forza della natura. La tragica storia del Covid-19 – commenta il Prof. Giovanni Puglisicon la sua imprevedibile narrazione impedisce la messa in scena di un copione ormai consolidato del Premio Letterario Internazionale Mondello escludendo dolorosamente due protagonisti essenziali del premio stesso, i giovani studenti e i “lettori forti”, i lettori abituali, i seniores del premio. Non è una rinuncia ma un rinvio: il 2021 sarà l’anno del raddoppio. Il 2021 sarà l’anno nel quale la letteratura riprenderà il cammino della vita quotidiana anche sulle ali del Premio Mondello con maggiore entusiasmo e rinnovato vigore”.

Nonostante la pandemia, abbiamo deciso – afferma l’Avv. Bonsignore, Presidente della Fondazione Siciliadi non rinviare il Premio Mondello. Purtroppo la cerimonia di premiazione per l’assegnazione dei Premi si svolgerà in modalità telematica. Sarà una edizione ridotta, senza l’assegnazione del SuperMondello e del Mondello Giovani. Il mancato coinvolgimento dei giovani e dei lettori forti, ci rammarica molto, ma ci auguriamo nel 2021 di poterli coinvolgere, ancora una volta, anche come segno di un ritorno ad una normalità da tutti noi auspicata”.

Il Premio Mondello è promosso dalla Fondazione Sicilia in collaborazione con la Fondazione Circolo dei lettori, il Salone Internazionale del Libro, la Fondazione Andrea Biondo e d’intesa con la Fondazione Premio Mondello.

 

IL PREMIO MONDELLO, LA STORIA

Nato nel 1975 per volontà di un gruppo di intellettuali palermitani, il Premio Mondello è giunto alla quarantaseiesima edizione, confermandosi una pietra miliare nel percorso culturale del Paese. In più di quarant’anni di storia, dieci fra gli scrittori che si sono aggiudicati il Premio sono successivamente ascesi alla gloria del Nobel per la Letteratura: Günter Grass, Josif Brodskij, V.S. Naipaul, Octavio Paz, Wole Soyinka, Josè Saramago, Seamus Heaney, Kenzaburo Oe, J.M. Coetzee, Doris Lessing. Tra gli altri vincitori ricordiamo: Milan Kundera, Javier Cercas, Adonis, Don DeLillo, Elizabeth Strout, Péter Esterházy, Marilynne Robinson, Alberto Moravia, Italo Calvino, Andrea Camilleri, Alberto Arbasino, Davide Enia, Herta Müller (Premio Nobel 2009) e Colum McCann, vincitore del Premio Autore Straniero della XLV edizione.

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APPROFONDIMENTI E MOTIVAZIONI DEI PREMI

 

“Prima di noi” di Giorgio Fontana (Sellerio)

Giorgio Fontana è nato nel 1981. Ha pubblicato i romanzi Buoni propositi per l’anno nuovo (Mondadori 2007) e Novalis (Marsilio 2008), il reportage narrativo Babele 56 (Terre di Mezzo 2008) e il saggio La velocità del buio (Zona 2011). Vive e lavora a Milano. Con Sellerio ha pubblicato Per legge superiore (2011), Morte di un uomo felice (Premio Campiello 2014) e Un solo paradiso (2016). È sceneggiatore per “Topolino” e insegna scrittura alla Scuola Holden e alla Scuola Belleville.

Prima di noi, Sellerio.
Una famiglia del Nord Italia, tra l’inizio di un secolo e l’avvento di un altro. La metamorfosi della specie, che nasce contadina, diventa proletaria e poi borghese, e poi chissà. L’esodo e la deriva, dalla montagna alla pianura, dal borgo alla periferia, dalla provincia alla metropoli. Il tempo che scorre, il passato che impasta il destino, la nebbia che sale dal futuro; in mezzo un presente che sembra durare per sempre, l’unico orizzonte visibile, teatro delle possibilità e gabbia dei desideri.
È questo il paesaggio in cui vivono e muoiono i Sartori da quando il primo fugge dall’esercito e incontra una ragazza in un casale di campagna. Fino ai giorni nostri, quelli di una donna che visita la tomba del suo bisnonno. Quattro generazioni, dal Friuli rurale alla Milano contemporanea, dalle guerre mondiali alla globalizzazione, dal lavoro nei campi alle scrivanie delle multinazionali. Romanzo storico e corale, il racconto dei Sartori affronta il fardello di un’eredità che sembra andata in malora. Se gli errori e le sfortune dei padri ricadono sui figli, come liberarsene? La risposta a queste domande è nella voce di un secolo nuovo, e nello sguardo di chi si accinge a viverlo.

Motivazione del Comitato di Selezione: Una famiglia, i Sartori, quattro generazioni, un secolo breve, dal 1917 agli anni Novanta – e la stessa difficoltà radicale di stare al mondo, pur in tempi diversi, sempre con l’assoluta necessità di non rinunciare. Come i versi di Rilke citati in esergo di Prima di noi, il romanzo di Giorgio Fontana impone al lettore il necessario compito di ricucire lo strappo tra il presente del nostro Paese e la sua storia passata. Contro ogni stanchezza data dall’abbaglio dell’effimero, e contro ogni vergogna imposta dal dover ammettere chi siamo stati dalla sponda di chi oggi siamo, Prima di noi si muove con maestria narrativa e accuratezza storica attraverso tutto il Novecento italiano rivelandosi una grande epopea familiare e un solido romanzo nazionale. In un momento come quello attuale in cui ci ritroviamo tutti alle prese con un indefinito caos dal quale modellare un dopo, si sceglie di premiare Prima di noi per l’audacia con cui Giorgio Fontana ha osato fare dei cocci del prima dell’Italia una grande materia letteraria.

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“Perché comincio dalla fine” di Ginevra Lamberti (Marsilio)

Ginevra Lamberti è nata nel 1985 e vive a Venezia. Il suo primo romanzo, La questione più che altro, è stato pubblicato nel 2015 per nottetempo, e tradotto in francese con il titolo Avant tout, se poser les bonnes questions (Le serpent à plumes 2017). Suoi racconti sono stati tradotti in tedesco e in cinese.

Perché comincio dalla fine, Marsilio.
Da un divano a Vittorio Veneto sul quale si accorge di non avere un posto né in questa vita né nell’altra – nessuno, in famiglia, ha pensato a prenotare un loculo – la protagonista di questo romanzo, Ginevra, si alza per raccontare tutti coloro che, invece, a un posto per l’altra vita ci hanno pensato: professionisti del settore come Taffo Funeral Services, una tanatoesteta, architetti che progettano non solo oggetti ma il fine ultimo degli oggetti, o quello sperato, poeti, scrittori, cantanti e passanti. Tutti sono accomunati dall’esperienza della morte (degli altri). In mezzo a questi incontri, cercati e talvolta perseguitati, c’è il quotidiano di Ginevra, il lavoro di affittacamere nell’umidissima e amatissima Venezia non più a turisti ma a pellegrini 2.0, l’orizzonte del mutuo e la conseguente possibilità di una casa tutta per sé; ci sono gli amici, e la palestra, i luoghi comuni sfatati e i pregiudizi confermati, c’è il diventare adulti e se tutto va bene vedere la vecchiaia.

Motivazione del Comitato di Selezione: Ginevra Lamberti ha scritto un romanzo marziano, di ardita collocazione nel panorama contemporaneo, ben lontano dalle forme narrative più classiche. Si presenta come un testo ibrido tra l’autofiction e il documentario narrativo, ricco di visioni, spigolature, acute digressioni e spunti linguistici caratterizzati da uno stile agile e ironico.
Perché comincio dalla fine pur parlando di morte è un libro sul senso della vita. In questo viaggio stralunato tra modernissime pompe funebri attente al marketing, inumazioni insospettabili, leggi pittoresche sulle tumulazioni, truccatori di salme, filosofi della fine e cantori della decadenza, si distingue una voce originale, piena di sfumature, che merita di essere premiata.

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“Il cuore non si vede” di Chiara Valerio (Einaudi)

Chiara Valerio, nata a Scauri nel 1978, è responsabile della narrativa italiana della casa editrice Marsilio e lavora a Rai Radio3. Collabora con «L’Espresso» e «Vanity Fair». Ha studiato e insegnato matematica per molti anni e ha un dottorato di ricerca in calcolo delle probabilità. Tra le sue pubblicazioni: A complicare le cose (Robin, 2003), La gioia piccola d’esser quasi salvi (nottetempo, 2009), Spiaggia libera tutti (Laterza, 2012). Per nottetempo ha tradotto e curato Flush (2012), Freshwater (2013) e Tra un atto e l’altro (2015) di Virginia Woolf. Per Einaudi ha pubblicato Almanacco del giorno prima (2014), Storia umana della matematica (2016), Il cuore non si vede (2019) e La matematia è politica (2020).

Il cuore non si vede, Einaudi.
Andrea Dileva, quarantenne, studioso, curioso, professore di greco, si sveglia un giorno senza il cuore. Laura vive con lui, è abituata alle sue mancanze, ma questa proprio non se l’aspettava. Carla in teoria sarebbe la sua amante, ma a casa ha un cane, un bimbo, un marito, e poi con il corpo di Andrea ha sempre avuto un rapporto difficile, in fin dei conti le va bene anche cosí. Forse Simone avrebbe la fantasia per capire com’è che l’amico di mamma sta perdendo i pezzi, d’altronde è stato proprio lui a raccontargli storie di leviatani giganti e donne con la coda di pesce. Ma Simone ha otto anni e nessuno ha chiesto il suo parere. Andrea cerca dappertutto una storia che assomigli alla sua, senza trovarla: eppure era convinto che la mitologia fosse l’archetipo di ogni cosa. Certo, se l’umanità intera ha il terrore di morire, deve prendere atto che per lui è diventato impossibile. Come può smettere di battere un cuore che non c’è piú? Chiara Valerio racconta con una leggerezza rara le metamorfosi delle relazioni e la loro meccanica involontaria. Se la storia di un uomo che scompare scintilla di ironia e passione, questa è l’occasione della letteratura.

Motivazione del Comitato di Selezione: Chi è il professore, studioso di miti greci, Andrea Dileva nella sua natura più intima? Come possono coesistere nella sua vita affettiva Laura, Carla, e la giovane amatissima Carmen morta diversi anni addietro senza che sia morto anche lui di disperazione? Cosa vuol dire stare insieme a una donna con cui non si è voluto ciò che più si desidera ma alla quale non si rinuncerebbe mai e, nello stesso tempo, andare con un’altra donna tra riti in cui non si sa dove inizia l’amore per lei e dove quello per il suo bambino Simone? E chi è Laura, d’altro canto, che sa e teme più di quel che Andrea potrebbe immaginare, eppure continua a rimanergli accanto? E chi Carla, che da quella relazione extraconiugale non ha quasi niente in fin dei conti, se non nuove, inquietanti e inspiegabili assenze? Interrogativi come questi s’intrecciano nella più inimmaginabile delle sorti che possa capitare a un essere umano: sentir scomparire man mano gli organi vitali pur continuando a vivere, o a mimare la vita, senza cuore, senza fegato, senza polmoni… Insomma, perdendo letteralmente i pezzi, per lasciar posto a buchi organici del corpo che, senza mai diventare astrazioni (anzi, presentandosi come concrete perdite fisiologiche), riescono a farsi metafore esatte del modo in cui ha condotto e conduce la propria esistenza Andrea e chi gli sta accanto, tra inettitudini, assenze, presenze per difetto, contraddizioni inestricabili.
In un miracoloso equilibrio tra un realismo che sa toccare la quotidianità più ordinaria, intima dell’esistenza e un immaginario che osa l’inimmaginabile attingendo alla più solida tradizione del meraviglioso, alla più concreta e universale metafora dei destini, la mitologia insomma, con le sue creature dalle sorti eccezionali narrate come vicende ordinarie, Chiara Valerio ci pone dinanzi a domande universali cui è dato rispondere solo per approssimazione, cercando di colmare i limiti della comprensione umana: Cosa ci definisce nella nostra individualità che vive di relazioni? Cosa ci rende esseri compiuti? Con tutti gli organi vitali al proprio posto?
Il cuore non si vede, come evoca il titolo, riesce anche nell’impresa di toccare una materia delicatissima del fare letterario: quell’indecifrabile che si porta dentro l’esistenza e che solo la letteratura, appunto, può evocare o far affiorare, in questo caso, attraverso un immaginario funambolico che finisce per crearsi una propria mitologia contemporanea. Una mitologia dell’assenza, della metamorfosi in niente, e una mitologia delle relazioni fondate su «questo organo involontario come l’amore».

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“L’Italia di Dante” di Giulio Ferroni (La Nave di Teseo)

Giulio Ferroni professore emerito della Sapienza di Roma, è autore di studi sulle più diverse zone della letteratura italiana (da Dante a Tabucchi) e dell’ampio manuale Storia della letteratura italiana (1991 e 2012). Numerosi i suoi studi sulla letteratura del Cinquecento, tra cui Mutazione e riscontro nel teatro di Machiavelli (1972), Le voci dell’istrione. Pietro Aretino e la dissoluzione del teatro (1977), Il testo e la scena (1980), Machiavelli o dell’incertezza (2003), Ariosto (2008). Su questioni di teoria i volumi Il comico nelle teorie contemporanee (1974), Dopo la fine. Sulla condizione postuma della letteratura (1996 e 2010), I confini della critica (2005). Molti i suoi interventi, anche “militanti”, sulla letteratura contemporanea, in parte raccolti in Passioni del Novecento (1999). Tra le sue più recenti pubblicazioni: Gli ultimi poeti. Giovani Giudici e Andrea Zanzotto (2013), La fedeltà della ragione (2014), La scuola impossibile (2015), La solitudine del critico (2019). Ha diretto il volume sulla Letteratura della serie Treccani Il contributo italiano alla storia del pensiero (2018).

L’Italia di Dante, La Nave di Teseo.
Seguendo la traccia della Divina Commedia, e quasi ripetendone il percorso, Giulio Ferroni compie un vero e proprio viaggio all’interno della letteratura e della storia italiane: una mappa del nostro paese illuminata dai luoghi che Dante racconta in poesia. L’incontro con tanta bellezza, palese o nascosta, nelle città come in provincia, e insieme con tanti segni della violenza del passato e dei guasti del presente, è un modo per rileggere la parola di Dante in dialogo con l’attualità, ma anche per ritrovare in questi luoghi una ricchezza, storica e letteraria, che spesso fatichiamo a riconoscere anche là dove ci troviamo a vivere. Da nord a sud, dalla cerchia alpina alla punta estrema della Sicilia, da Firenze al Monferrato, da Montaperti a Verona, da Siena a Roma, Ravenna, Brindisi, si seguono con Dante i diversi volti di questo paese “dove ’l sì suona”, “serva Italia”, “bel paese”, “giardin dell’impero”: un percorso attraverso la storia, l’arte, la cultura, con quanto di essa luminosamente resiste e con ciò che la consuma e la insidia; ma anche un viaggio che riesce a restituirci, pur tra le fuggevoli immagini di uno smarrito presente, la profondità sempre nuova della nostra memoria.

Motivazione del Comitato di Selezione: Gli Antichi sapevano che nessun mito può farsi immortale senza mitografi, ovvero uomini che, allo studio e alla trasmissione di quello stesso mito, hanno dedicato una vita intera. L’Italia di Dante di Giulio Ferroni è un vero e proprio inno alla poesia di Dante, ai suoi luoghi e soprattutto alla sua viva voce – e un canto alla letteratura italiana destinato a durare a lungo. Si tratta d’opera mondo. A metà strada tra diversi generi letterari, l’autore indaga attraverso un’erudizione gentile, lo sguardo appassionato e malinconico il viaggio dantesco sul territorio italiano. La Divina Commedia è soprattutto libro universale, per immaginario, lingua, registro, vastità di sguardo filosofico, teologico, umano. È una geografia dell’aldilà portentosa. Ma è anche una topografia. Un percorso in terra d’Italia, quella «serva Italia di dolore ostello» evocata nel VI canto del Purgatorio. E di questa topografia puntuale rende conto il lavoro di Giulio Ferroni. Un saggio che è un salto mortale d’intuizione, un patrimonio di studi in cui si sente il respiro e la passione di tutta una vita. Un’opera monumentale insomma che, con l’intimità propria di un racconto/diario, segna una pietra miliare non solo sulla topografia dantesca ma anche su quella Letteratura che travalica i secoli in cui immaginazione e parola poetica hanno però radici profonde.

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