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ADDIO A ROSSANA ROSSANDA

settembre 20, 2020

È morta Rossana Rossanda (Pola, 23 aprile 1924 – Roma, 20 settembre 2020): giornalista, scrittrice e traduttrice italiana, dirigente del PCI negli anni Cinquanta e Sessanta e cofondatrice de Il Manifesto

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Approfondimenti su: Ansa, la Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa, Il Manifesto, Il Fatto Quotidiano

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https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/6/6b/Rossana_Rossanda.jpgRossanda nacque a Pola, al secolo capoluogo dell’omonima provincia italiana (annessa poi alla Croazia jugoslava nel 1947), il 23 aprile del 1924. Crebbe a Milano, dove tra il 1937 ed il 1940 frequentò il liceo classico Alessandro Manzoni, anticipando d’un anno l’esame di maturità. Iscrittasi poi alla facoltà di filosofia della Statale, fu allieva del filosofo italiano Antonio Banfi.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, partecipò giovanissima alla Resistenza in qualità di partigiana e, al termine del conflitto, s’iscrisse al Partito Comunista Italiano. In breve tempo, grazie anche alla sua profonda cultura, venne nominata da Palmiro Togliatti responsabile della politica culturale del PCI. Nel 1963 venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. Sua sorella Marina Rossanda è stata eletta al Senato per due legislature.
Esponente di spicco dell’ala di sinistra interna maggiormente movimentista del PCI, gravitante sulla figura di Pietro Ingrao e proprio per questo denominata ingraiana, nel 1968, proprio nel bel mezzo delle dirompenti agitazioni studentesche ed operaie, pubblicò un piccolo saggio, intitolato L’anno degli studenti, in cui esprimeva la sua adesione piena ed incondizionata alle rivendicazioni che gruppi e collettivi di sinistra – anche all’infuori dei circuiti del PCI – stavano portando avanti.
Fortemente critica nei confronti del socialismo reale dell’Unione Sovietica e dei paesi del Blocco Orientale, e per il loro legame quasi ombelicale con il Partito, assieme ai compagni ingraiani Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri contribuì alla nascita del giornale il manifesto, da cui prese forma anche una distinta corrente critica, recante il medesimo nome, all’interno del firmamento politico del PCI.
A causa della loro linea politica sempre più divergente da quella dettata dalla dirigenza del Comitato Centrale, specialmente sull’occupazione della Cecoslovacchia da parte di paesi del Patto di Varsavia (a cui il manifesto non risparmiò dure parole di netta condanna), Rossanda fu radiata unitamente a tutta la sua corrente – nonostante il parere contrario del futuro segretario nazionale Enrico Berlinguer – durante il XII Congresso nazionale del Partito svoltosi a Bologna nel 1969.
Costituitosi poi come un partito vero e proprio in occasione delle elezioni politiche del 1972, il manifesto ottenne solo lo 0,8% dei voti e decise d’unirsi al Partito di Unità Proletaria – cioè con le parti del PSIUP e del MPL che dopo la cocente sconfitta elettorale non avevano accettato di confluire nel PCI o nel PSI -, dando vita dunque al PdUP per il Comunismo nel 1974 (riconfluirà poi, dopo vicende alterne, nelle file del PCI nel 1984).

E’ morta Rossana Rossanda. Zingaretti: “Ci ha insegnato il valore del dissenso”Dopo essere stata direttrice de il manifesto sin dalla fondazione, decise di lasciare per alcuni anni la politica attiva per dedicarsi al giornalismo ed alla letteratura, senza però abbandonare il dibattito politico e la riflessione sui movimenti operaio e femminista italiani.

Il 26 novembre del 2012 lasciò definitivamente il giornale per forti screzi col gruppo redazionale.

Si è spenta a 96 anni il 20 settembre 2020.

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(Fonte: Wikipedia Italia)

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