Home > PoesiaNews > LA POESIA DI NICOLÁS GUILLÉN

LA POESIA DI NICOLÁS GUILLÉN

settembre 30, 2020

Tutto Nicolás Guillén in due volumi, dal 1922 al 1985. Per la prima volta in Italia, pubblicati dalle edizioni Il Foglio con la traduzione di Gordiano Lupi

 * * *

Il primo volume raccoglie l’opera poetica giovanile fino ai componimenti del 1958, le liriche composte prima del trionfo della Rivoluzione Cubana. Il secondo volume comprende le poesie rivoluzionarie e molti inediti. Ordine filologico rispettato, con traduzioni di Gordiano Lupi, secondo l’opera in due volumi, edita da Letras Cubanas – Ediccion del Centenario 1902 – 2002.

 * * *

Nicolás Guillén dopo il trionfo della Rivoluzione e sempre stato chiamato il poeta nazionale e non c’e denominazione più giusta e meritata. Infatti la poesia di Guillén interpreta la realtà in maniera critica e da un punto di vista collettivo, senza mai farsi tentare da individualismi o da fughe astratte. Quando Cuba era ancora alla ricerca della sua identità, Guillén denunciava l’ingiustizia sociale, la discriminazione dei neri, la fame, il furto sistematico da parte degli Stati Uniti delle ricchezze nazionali. Possiamo dire che Guillén sia sempre stato il cantore delle necessita degli oppressi e dei poveri. A maggior ragione, dopo il trionfo della Rivoluzione, ha messo al servizio della costruzione di un nuovo stato la sua poesia. Nicolás Guillén  nacque a Camagüey il 10 luglio del 1902, suo padre lottò per l’indipendenza cubana, ma subito si rese conto che la Repubblica sarebbe stata tradita dal nuovo governo e si schierò con i liberali. Fu assassinato durante una rivolta e Nicolás dovette lasciare l’Università (frequentava Giurisprudenza) per impiegarsi come tipografo e dare una mano in casa. Pubblico le prime poesie sulla rivista Camagüey Grafico, quindi in Castalia dell’Avana e in Orto di Manzanillo. Il suo primo libro è del 1922 (non lo pubblicò) e si intitola Cerebro y corazón, mentre l’anno seguente fondò Lis, una rivista letteraria che ebbe breve vita. Nel 1926 si trova all’Avana, si iscrive al Partito Comunista Cubano ed è proprio nella capitale che si avvicina alla poesia d’avanguardia. Scrive per El Diario de la Marina (un foglio reazionario) una serie di articoli contro la discriminazione razziale. Nel 1930 pubblica Motivos de son e Ideales de una raza. Soprattutto il primo è un libro importante, perché adotta il son come base musicale e sceglie un linguaggio di facile comprensione, capace di parlare alle persone e di raccontare la vita quotidiana. Si tratta di poesia che molti hanno giustamente definito mulatta, perche si appoggia ai due elementi predominanti della cultura nera: il ritmo e il colore. Le liriche di Guillén nascono dalla guaracha cubana e sono soprattutto parole scritte per canzoni popolari. Si pensi a un componimento come: Sóngoro cosongo/ Songo be/ Sóngoro cosongo/ de mamey;/ sóngoro, la negra/ baila bien…. Si tratta di una vera rivoluzione poetica che vede protagonisti soprattutto i neri avaneri, con il loro linguaggio caratteristico e i loro modi di dire.

 * * *

Volume I: Cerebro y corazo – Otros poemas – Poesie di transizione – Motivos de son – Songoro cosongo – West Indies, ltd- Canti per soldati e suoni per turisti – Spagna – El son entero, Il soldato Miguel Paz – Elegias – Satira politica (12 libri, il primo inedito in vita)

Volume II: La paloma de vuelo popular – Tengo – Poemas de amor – El gran zoo – Poemas no includo – La rueda dentada – El diario que a diario – por el mar de las Antillas – Sol de domimgo – In algun sitio de la primavera – Poemas no includo en anterioes edicciones de Obras Completas – Otros poemas rezagados

 * * *

Di seguito, la nota introduttiva al primo volume e due poesie

Nota introduttiva al primo tomo

Questo libro, rimasto inedito fino al 1965, è formato da un quaderno con la copertina di cartone e il dorso di tela, con 58 fogli di carta Bond, formato 8,5 per 11. Contiene 46 composizioni dattiloscritte, a eccezione di quella che apre il libro, Corazón adentro, il cui ritaglio della pagina della rivista «Lis», dove fu pubblicata, appare attaccato alla pagina numero 4. Gran parte delle composizioni raccolte nel libro erano state pubblicate su riviste e periodici dell’epoca dal giovane poeta. La copertina dattiloscritta del quaderno, predisposta per la stampa, recita: «Nicolás Guillén/ Cerebro y Corazón/ (Poesias)/ Camgüey/ 1922». Quando le pagine furono rilegate, ne vennero aggiunte altre, all’inizio e alla fine, di carta di giornale. In una di queste l’autore scrisse, di suo pugno e a mano, la dedica che copiamo: «A Gustavo E. Urrutia, questo piccolo assassinio perpetrato a Camagüey. Il suo affezionatissimo, già devoto, Guillén, Habana, Dic. 15/31». Il quaderno mi fu consegnato da Urrutia per copiare il suo contenuto e, dopo, alla morte del noto giornalista, avvenuta nel 1958, la vedova ebbe la gentilezza di donarmelo.
Guillén scrisse allora questa nota accanto alla dedica: «Félix Nápoles, segretario di corrispondenza della società Victoria di Camagüey, mise in bella (ogni domenica) queste poesie». Nápoles, operaio tipografo di Camagüey, accompagnò Guillén nella romantica
avventura editoriale della rivista «Lis» (1923), e ha conservato da allora gli originali del suo amico poeta. Questo libro di Guillén fu pubblicato per la prima volta in appendice al Tomo I della mia opera Nicolás Guillén. Notas para un ensayo biograficocritico, seconda edizione rivista, Editoria del Consejo Nacional de Universidades, Universidad Central de Las Villas, 1965. Il libro qui edito comprende anche le poesie la cui pubblicazione abbiamo individuato in riviste e giornali dell’epoca, ma non significa che abbiamo abbandonato le ricerche.

(Ángel Augier)

 * * *

Dentro al cuore

Non voglio sapere se hai venduto
il corpo all’oro che non ti ama,
né se il ricordo del mio nome muore
sepolto nella notte del tuo oblio.

Non voglio sapere se hai circondato
di voluttà piena, il fondo della vita,
dove forse il tuo disincanto chiede
quel che Onore e Bene mai ti han dato.

Non voglio indagare che rotta prende
la barca senza timone della tua esistenza:
colomba fosti, piena d’innocenza…
e ancora voglio crederti colomba!

Ma se il Vizio ti chiamò al suo fianco,
ma se il Vizio ti macchiò la fronte,
rispetta nel torbido presente
la limpidezza casta del passato!

Non voglio vederti! E se trascinasti
la gloria della tua carne in mezzo al fango,
ama con altro cuore, in modo
che non si sporchi quello con cui mi amasti!

Non voler mai che la mia mano ordini
le deserte rovine di tua vita,
né che mi angusti, come arteria ferita,
il disonore maledetto del tuo nome.

Permettimi di vivere il mio sogno
e, lontano da crucci e da dolori,
voglio credere che nelle tue rosse labbra
l’ultimo bacio che vibrò fu mio!

* * *

Rose di elegia

I

Oggi ti vidi passare, con l’arrogante
audace alterigia della tua lontananza.
come se volessi, nel petto mio,
render più crudele la piaga torturante.

Io, senza volere, sognai con il distante
amor felice che morì di freddo
e nel dolore del mio giardino ombroso
si aprì il fiore d’altra illusione amante.

Sentii ancora il tuo corpo profumato
insieme al mio povero corpo abbandonato
pulsare ardente, come in altri giorni…

Cercai le tue mani e pure la tua fronte,
trovai soltanto, dolorosamente,
la solitudine della mia tristezza!

II

Più non potrò, nella sera quieta,
quando sospira zefiro nei fiori,
cantarti la canzone dei miei amori,
né l’emozione della passion segreta.

Più non mi ami, e la crudel saetta
del destino, uccise i miei usignoli:
solo mi restano, insieme ai miei dolori,
le mie chimeriche ansie di poeta.

Ben vorrei piegar la fronte,
romper la lira e far tacer l’ardente
lamento immortale che il mio dolore esala;

chieder perdono, con umiltà di bimbo
nascondermi così dentro il tuo amore
come se fosse il tuo amore un’ala.

III

Il mio cuore, che si ubriacherà un giorno
di passione e luce, oggi pena e piange,
fin quando illumini una stella benefattrice
la notte funebre della sua agonia.

La fata crudele della Malinconia
penetra in me la sua falce pungente:
non possiedo illusione consolante,
né sogno lieto, né allegria…

E tu lo sai, perché m’hai visto
portar sulle spalle, come nuovo Cristo,
la nera croce della mia tronca speranza.

Ma oggi che a tuo piacere il mio dolore mostro,
tu mi disprezzi e irridi, come
se non m’avessi conosciuto mai.

Non ti commuove il mio dolore oscuro?
Niente ti dice il mio fatal tormento?
Il tuo cuore che m’amava tanto,
perché oggi mi guarda freddo e indifferente?

La notte tenebrosa del Tedio
copre mia vita di mortal spavento
e anche se intono sogni nel mio canto,
non cullo un sogno da chiamare mio.

La daga crudel del tuo sdegno mi ferisce
penetra il petto, dove la felicità muore,
la nera coppa del dolore vuoti…

Invano attendono le mie illusioni
i tuoi miserere e le tue orazioni
sulla pena delle loro agonie!

 

* * *

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: