Home > Incontri con gli autori > LA MALAEREDITÀ di Maribella Piana: incontro con l’autrice

LA MALAEREDITÀ di Maribella Piana: incontro con l’autrice

ottobre 12, 2020

“La malaeredità” di Maribella Piana (Armando Curcio editore): incontro con l’autrice e un brano del libro

* * *

Maribella Piana è nata a Catania e vive fra mare e montagna della sua isola. Laureata in lettere classiche ha insegnato negli istituti superiori. Le sue passioni: il teatro e la scrittura. Due codici che si incontrano e si arricchiscono a vicenda. Il teatro dà suoni e colori alle parole, la scrittura affina la comprensione dei personaggi. Da vent’anni lavora con una compagnia amatoriale, ha recitato in televisione (Il commissario Montalbano, Il capo dei capi, I nostri figli) e al cinema (Agente matrimoniale). Due suoi corti teatrali sono stati rappresentati nella rassegna “Corti d’Autore” a Roma. Ha pubblicato una raccolta di poesie “Dentro” ed. Armando Siciliano, e diversi romanzi. “I ragazzi della piazza” ed. Bompiani, “Cielomare” ed “Emma” (per il quale ha ricevuto il premio THEMIS) ed. Algra. Alcuni suoi racconti sono stai pubblicati sul quotidiano “La Sicilia”, nelle raccolte “Voci di Sicilia” e “Sicilia in 45 Giri” ed. giulio Perrone, “Racconti Di Sicilia” ed. Historica. E’ stata finalista per due volte al concorso Energheia di Matera. Appena pubblicato il romanzo “La Malaeredita’” edito da Armando Curcio. Dalla polvere di un vecchio baule damaschi e velluti, lettere e dagherrotipi fanno rivivere una storia che non poteva non essere ricordata.

Abbiamo invitato Maribella Piana a raccontarci qualcosa sul suo nuovo romanzo, “La Malaeredita’”…

* * *

«Si inizia a scrivere un libro per tanti motivi», ha detto Maribella Piana a Letteratitudine. «Perché incuriositi da una notizia, attirati da un personaggio, emotivamente coinvolti in un problema, desiderosi di lasciare una traccia di sé. E’ successo anche a me, negli altri libri che ho scritto. Ma so con certezza che questo libro, “La malaeredità” io non ho iniziato a scriverlo. L’ho scritto da sempre, senza saperlo, da quando ascoltavo distrattamente, giocando, i discorsi sottovoce di mia madre con le mie zie; o quando durante una gita al paese di origine della mia famiglia, arroccato sopra una campagna gialla di grano, vidi il cognome di mio nonno sull’arco del portone d’ingresso; oppure quando, svuotando la vecchia casa per metterla in vendita, trovai abiti di due secoli fa, rilucenti di sete, fragranti di pizzi, come se fossero stati indossati per il ballo della sera prima, e pile di giornali di allora e fasci di lettere e documenti e quadri e oggetti di una vita intera. Ma ero giovane e quando si è giovani, il passato è impolverato, è inutile, e noioso. Tutto quello che lo riguarda va buttato via, cancellato, dimenticato.
Maribella Piana, scrittrice catanese | INTERVISTA – MobmagazineOra che accarezzo con affetto il cuoio crepato di una poltrona o leggo come un testo braille le incisioni sul ripiano di una scrivania, sento che una parte di me si è addormentata su quella poltrona, ha studiato a quella scrivania. Mi sono immersa in un tempo che era anche il mio e ho decifrato con fatica quelle lettere leggere come carta velina, con l’inchiostro ormai divenuto quasi illeggibile, da cui emergevano storie intense e disperate, intrecciate agli avvenimenti politici e sociali della Sicilia di quel periodo. Storie che sarebbero andate perdute, come lo sono cento altre storie di cui non possiamo conservare memoria. Andare indietro nel tempo è come sottoporsi ad una seduta di ipnosi, che ti insegna a conoscerti, ad accettarti, anche affrontando qualche luogo oscuro della mente. Ecco che come un dovere verso chi mi aveva preceduto, ho dovuto indagare vite, giustificare peccati, e riaprire quel libro della nostra storia fatto di persone, di piccoli atti, di sentimenti, per poterlo comprendere meglio. Sostengo dentro di me che questo non è un romanzo o una saga familiare, tanto di moda oggi. E’ una vita, vera, di persone, e non personaggi, dei quali ho dovuto soltanto immaginare i pensieri e i sentimenti, seguendoli nei palazzi nobiliari delle belle città siciliane, nelle campagne aride dell’interno della mia terra. Mi sono dovuta scontrare con le ingiustizie e i pregiudizi di una società che stava celebrando senza saperlo la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova. La protagonista, la marchesa Concettina Landolina Santalfano di Noto, la mia bisnonna, impersona in pieno questo cambiamento e le sofferenze che comporta, e che ha pagato sulla sua pelle. Conoscendola e amandola ho potuto apprezzare meglio la libertà di cui oggi godo».

* * *

Un brano estratto da “La malaeredità” di Maribella Piana (Curcio editore)

Giovani donne eleganti e ingioiellate, matrone vestite di nero, monache di casa intabarrate in abiti informi cercavano il coraggio di alzare lo sguardo e di trovare le parole della ribellione. Erano sempre stati gli uomini a decidere cosa fosse meglio per loro e cosa costituisse la loro felicità, e ponendole su un piedistallo di amore o di rispetto ne impedivano ogni diversa aspirazione. Angeli del focolare, madri irreprensibili, vergini timorate di Dio accoglievano con sorrisi di gratitudine l’omaggio degli uomini che le avevano elevate a quelle altezze. Tana, che pure soffriva per la sua vita di miseria, pure deprecava che una donna lottasse accanto agli uomini, ne condividesse aspirazioni e linguaggio, ne imitasse i comportamenti.
-Tana non ti preoccupare, chiederò io a mio padre di mandarmi qua Mimma. Le insegnerò a leggere e a scrivere, la farò studiare. E’ una ragazzina sveglia imparerà presto-
– Studiare? E pirchì, signurinedda? Non ci ha di bisogno ‘na serva, di leggiri e scriviri. –
– Serva per forza deve essere, tua nipote? Se studia può fare un lavoro diverso, la maestra, per esempio, e si può mantenere senza doversi sposare per forza.-
-Ihh, ‘nzamaddiu, ‘na fimmina si deve sposare. Che ci campa a fare, se no? ‘A fimmina deve badare a un uomo, lo deve servire e ci deve dare figli. Questo vuole il Signore.-
-Ma te l’ha dette il Signore queste cose? E non c’è bisogno che ti fai il segno della Croce! Casomai ci vado io all’inferno, no tu!
-Madonna Santissima signurina, ce le deve dire in confessione a don Tommaso queste cose!-
-Certo, don Tommaso! Pure lui masculu è! E ci conviene ai maschi di dire queste bestialità. Anche io ci sono cascata.-
-Ma gioia mia, pirchì, non è felice Vossignoria, con un beddu marito, ‘na bella casa, un figghiu masculiddu che è la gioia della famiglia…-
Un pugno in faccia quella domanda per Concettina. Era felice lei? Se lo era mai chiesto? O aveva scambiato per sua felicità la soddisfazione di genitori e marito? Si era identificata con l’immagine che di lei avevano costruito la famiglia e gli insegnanti, si era rispecchiata nelle amiche e nelle donne della sua casa, aveva ripetuto gesti e parole che le erano stati inculcati sin dalla culla. Ma ora lo specchio sembrava incrinato. Si guardava incuriosita e gli occhi le apparivano incupiti, la pelle percorsa da brividi e il bel vestito, che le fasciava la vita e si allargava in basso come una corolla, pareva vecchio e stazzonato. Come se i pensieri avessero bisogno di aria per dipanarsi cominciò a camminare senza meta, percorrendo il lungo corridoio e girando su se stessa attorno al divano circolare nel grande salone di rappresentanza. Si ritrovò a scendere lentamente per lo scalone di marmo giù verso il portone dall’alta volta, fatta apposta per far entrare le carrozze a cavallo. Ebbe un attimo di esitazione sulla soglia. Non era mai uscita da sola per la strada, se ne rendeva conto per la prima volta.

(Riproduzione riservata)

© Curcio editore

* * *

La scheda del libro: “La malaeredità” di Maribella Piana (Curcio editore)

La malaeredità - Maribella Piana - copertinaUna storia vera, ambientata nella Sicilia dall’Unità d’Italia in poi, vede protagonista una nobildonna che si risveglia a poco a poco dal torpore in cui è cresciuta, nel rispetto delle regole. Il matrimonio combinato, la mancanza di un affetto vero, le letture ingannevolmente romantiche la portano a innamorarsi di un uomo che la corteggia e le dà l’illusione di quell’amore sempre sognato e mai avuto. Lo scandalo che ne consegue la metterà al bando, allontanandola dalla sua famiglia e dai suoi figli. “La malaeredità” è il racconto di una vicenda che si svolge nell’arco di settant’anni nei palazzi più belli della raffinata nobiltà siciliana tra Noto e Agira, nella terra del più fiorente barocco siciliano: una storia i cui protagonisti, ciascuno secondo la propria sorte, fanno i conti con l’eredità di un modo di essere che tenta invano di sopravvivere al cambiamento, pagando un prezzo altissimo per la loro stessa sopravvivenza.

* * *

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: