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NON MORIRE di Anne Boyer (Premio Pulitzer 2020 per la non-fiction)

ottobre 28, 2020

NON MORIRE di Anne Boyer (La nave di Teseo – traduzione di Viola Di Grado): Premio Pulitzer 2020 per la non-fiction

Il commento della traduttrice e un brano estratto dal libro

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Esce domani (29 ottobre) in Italia, con la traduzione di Viola Di Grado, “Non morire” di Anne Boyer (edito da La nave di Teseo), libro che ha vinto il Premio Pulitzer 2020 per la non-fiction.

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Una testimonianza emblematica e sovversiva della lotta contro il tumore al seno, ma anche un’indagine accurata sull’industria farmaceutica, sul sistema sanitario e sulla “cultura rosa”, mettendone in luce pure gli aspetti più controversi e attuali.

Opera vincitrice anche del premio Windham-Campbell 2020 per la saggistica e finalista al PEN/Jean Stein Book Award 2020.

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Anne Boyer è una poetessa e saggista. Per i suoi libri ha vinto il primo Cy Twombly Award 2018 per la poesia dalla Foundation for Contemporary Arts e il Whiting Award 2018 non fiction/poesia. Nata e cresciuta in Kansas, dal 2011 insegna presso il Kansas City Art Institute. Vive a Kansas City, Missouri.
“Non morire” ha vinto il premio Pulitzer 2020 per la non fiction, il premio Windham-Campbell 2020 per la saggistica, è stato scelto tra i libri dell’anno dalla “New York Times Book Review” ed è stato finalista al PEN/Jean Stein Book Award 2020.

Di seguito, il commento della traduttrice: Viola Di Grado

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«Esce domani il libro giusto per districarci dalla pandemia», ha detto la scrittrice Viola Di Grado (traduttrice di questo libro). «E’ “Non morire” di Anne Boyer, premio Pulitzer di quest’anno, che ho tradotto con molta euforia.
E’ un testo ibrido e travolgente, politico e poetico, femminista e sovversivo. Un libro che striscia come un serpente di saggezza centenaria attraverso i generi, da brillante memoir a intricata prosa poetica, dalla denuncia furiosa alla contemplazione dell’universo, dalle altezze della letteratura all’abisso di un capezzale che l’immaginazione trasforma in navicella spaziale. Parla del corpo della donna quando si ammala: abusato dal capitalismo oncologico e strumentalizzato dalla banalità dei media, privato degli assetti di base della propria identità, scansionato e numerato e spezzettato e mitologizzato. Parla di cancro, di guarigione, d’amore, di frodi clamorose e di misticismi youtube, ma c’è anche l’antica Roma e John Donne, Whitman e la madre di Virginia Woolf, Audre Lorde e Diane Di Prima. C’è la chiave per comprendere la nostra fragilità, o almeno porci le domande giuste. C’è una dose massiccia di auto-ironia affogata nella luce dell’intelligenza: l’autenticità di una vera scrittrice, non a caso definita la nuova Sontag.»

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Un estratto da “Non morire” di Anne Boyer (La nave di Teseo – traduzione di Viola Di Grado) [pagg. 21 – 22]

 

Quando il tecnico lascia la stanza mi volto verso lo schermo a interpretare le eventuali neoplasie, le reti di nervi, i piccoli caratteri illuminati in cui potrebbe essere scritta la mia patologia e/o il mio futuro. Il primo tumore che vidi nella mia vita fu un’oscurità su quello schermo, tonda e con un lungo dito scosceso, sporgente. Lo fotografai con l’iPhone dal lettino. Quel tumore era il mio.
Scoprii di essere malata sulla soglia tra il clinico e il percepito.
Indossavo la stessa canotta verde, i pantaloncini, e i sandali che indosso ogni estate – e poi, sorpresa: l’improvvisa e fosca retorica professionale all’ombra del climatizzatore, la donna seria in completo grigio che irrorava d’empatia la mia condanna, e poi panico personale, rifiniture cliniche, WhatsApp stupefatti con i miei amici. Un’investigatrice che entrava nella mia vita vestita da un’intera istituzione sociale e mi annunciava che stavano avviando un’indagine sulle sensazioni che una persona (io) non aveva ancora provato, ma presto avrebbe provato.

Prendere oggetti e azioni da un sistema e riclassificarli come elementi in un altro sistema è chiaroveggenza. Per una chiaroveggente gli uccelli che volano verso nord scandiscono la gioia di domani e le foglie di tè raccontano la storia di due amanti e del terzo che li rovinerà. È per questo che il volo degli uccelli è stato liberato dal significato di migrazione, e non appena il tè si tramuta in un resoconto sulla fine imminente di un amore non vogliamo più berlo.

Prendere oggetti e azioni da un sistema e riclassificarli come elementi in un altro sistema è anche ciò che fa la diagnosi: prende informazioni dai nostri corpi e riorganizza ciò che avevamo dentro in un sistema imposto da lontano. Il mio nodulo era un tempo nel sistema di me stessa, ma adesso il radiologo gli ha assegnato un punteggio di BI-RADS 5 ed è diventato un tumore per sempre accasato nel sistema dell’oncologia.
Come gli uccelli liberati dal contenuto del loro volo e come lo scagionato tè, anche una persona con diagnosi viene liberata da ciò che un tempo pensava di se stessa.

(Riproduzione riservata)

© La nave di Teseo

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La scheda del libro: “Non morire” di Anne Boyer (La nave di Teseo – traduzione di Viola Di Grado)

Una settimana dopo il suo quarantunesimo compleanno, ad Anne Boyer viene diagnosticato un cancro al seno altamente aggressivo. Per una madre single che vive del suo stipendio, abituata a prendersi cura del prossimo e che ora si trova invece a dover contare sugli altri, è un cambiamento traumatico, ma anche l’occasione per raccontare la malattia con parole nuove. Così la forza e la precisione della scrittura riscattano la fatica di un percorso segnato dall’incredibile macchina del profitto messa in opera dal capitalismo sulla nostra salute, capace di distribuire in modo iniquo sofferenza e morte secondo sesso, classe sociale, razza. Una malattia mediata dagli schermi digitali, tra blogger, truffatori e feticisti del cancro, ma anche dalle pagine della grande letteratura, da John Donne a Susan Sontag.

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