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ECONOMIA SENTIMENTALE di Edoardo Nesi (recensione e intervista)

dicembre 4, 2020

“Economia sentimentale” di Edoardo Nesi (La nave di Teseo)

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di Massimo Maugeri

L’economia e la finanza segnano profondamente le nostre vite, le condizionano, a volte le stravolgono. Chiunque noi siamo, qualunque ruolo svolgiamo, qualunque cosa facciamo, in un modo o nell’altro, nel bene e nel male, dobbiamo farci i conti. Non v’è dubbio sul fatto che, oggi, anche per via della cosiddetta globalizzazione, tale potere condizionante produca effetti molto più profondi rispetto al passato. Ed è strano, dunque, che la letteratura italiana abbia dedicato, soprattutto in questi anni feroci, poco spazio alle dinamiche esistenziali strettamente connesse a quelle messe in moto dall’economia e dalla finanza. Per fortuna le felici eccezioni non mancano. Tra queste, rientrano le ottime pagine di Edoardo Nesi prodotte in opere che hanno lasciato il segno. Su tutte: “Storia della mia gente” (Bompiani, Premio Strega 2011) e “Le nostre vite senza ieri” (Bompiani, 2012); senza dimenticare il libro scritto a quattro mani con un altro scrittore che rientra nella schiera delle felici eccezioni di cui sopra: Guido Brera (autore di romanzi come “I diavoli” e “La fine del tempo”) che, insieme a Nesi, ha scritto “Tutto è in frantumi e danza” (La nave di Teseo, 2017).
In questi giorni Edoardo Nesi – dopo il romanzo “La mia ombra è tua” (La nave di Teseo, 2019) – è tornato in libreria con un altro volume che segue il percorso narrativo tracciato da “Storia della mia gente” e dagli altri testi citati. Il titolo ha già, in sé, il valore di un manifesto: “Economia sentimentale” (anche questo edito da La nave di Teseo). È un libro attualissimo (direi, necessario) che affonda lo sguardo sulle nostre vite sconquassate da questo periodo di pandemia e su come i meccanismi economici risultino essere strettamente (e inevitabilmente) connessi alle nostre problematiche esistenziali. Il racconto degli effetti della pandemia si mischia con il desiderio inesauribile di comprendere il presente, osservando il passato, per immaginare il futuro; perché, sebbene Guicciardini reciti che De’ futuri contingenti non v’è scienza, il peso schiacciante dell’oggi non dovrà mai indurci nella tentazione di immaginare le nostre vite senza domani.
Ed ecco allora che Edoardo Nesi, partendo da un’indagine su sé stesso, comincia a mettersi sulle tracce dei possibili scenari che si dipanano dinanzi alle nostre esistenze, riprende a guardarsi intorno alla ricerca di quella luce che pure c’è se riusciamo ad aprire gli occhi oltre il buio pesto del tempo presente. E lo fa ponendosi e ponendo domande ad amici, conoscenti, imprenditori e addetti ai lavori a vario titolo; perché, ancora una volta, banalmente, non è possibile avere risposte senza prima rivolgersi (e rivolgere) le giuste domande.

E, a proposito di domande (e di risposte), ringrazio Edoardo per la disponibilità mostratami nell’ambito di questa rapida e incisiva conversazione…

– Edoardo, come nasce “Economia sentimentale”? Da quale idea, spunto, esigenza, o fonte di ispirazione? E che connessioni ci sono con il tuo celeberrimo romanzo Storia della mia gente (vincitore del premio Strega 2011)?
lorenza-mazzettiDurante la quarantena avevo iniziato a scrivere un libro su mio padre, e non ci riuscivo. Troppo difficile, troppo doloroso. Cinquanta pagine buone, e poi m’ero fermato. Dopo la quarantena m’era sembrato giusto scrivere dell’economia post-Covid e dei mutamenti che avrebbe portato, avevo iniziato bene, ma appena arrivato alla solita cinquantina di pagine buone, m’ero bloccato. Solo quando ho capito che quei due inizi erano un libro solo, e ho avviato a fonderli, standoci dentro, proprio al centro, son riuscito ad andare avanti e a finirlo. Successe un po’ la stessa cosa con Storia, che cominciò a funzionare solo dopo che mi coinvolsi nella narrazione.

– Intanto colpisce il titolo del libro: “Economia sentimentale”. In genere l’economia viene percepita come qualcosa di freddo, di distante dai sentimenti umani. Invece sostieni: “in questi giorni sospesi l’economia mi appare sempre più una scienza viva e umanissima (…)”.  In che senso?
Nel libro lo dico meglio di quanto possa dirlo ora, e così, se permetti, includo questo periodo… “Gli estratti conto delle banche e delle carte di credito e dei bancomat, i saldi attivi o passivi dei conti correnti, le certificazioni dei mutui e dei finanziamenti presi, persino gli F24 con il loro azzurrino ceruleo messo lì nel vano tentativo di ingentilire la crudezza del documento e soprattutto la sua funzione, persino le dichiarazioni dei redditi mi paion capitoli d’un libro o scene d’un film per come riescono a raccontare con esattezza carveriana le nostre situazioni economiche e finanziarie, dunque le nostre vite. Sono storie, a saperle leggere, e spiegano chi siamo e testimoniano da dove siamo venuti e possono persino prevedere dove finiremo per andare”.

Edoardo nesi, biblioteca lazzeriniana di prato, marzo 2012, 01.JPG– E come commenteresti la scelta del titolo?
È una cosa che mi disse una volta Serena Dandini, presentandomi a Parla con Me, la sua trasmissione di qualche tempo fa. Disse che scrivevo di un’economia sentimentale, e questa cosa mi parve vera, e mi è rimasta in testa tutto questo tempo, finché non m’è parsa il titolo adatto a questo libro.

– Colpisce anche la frase che hai scelto come epigrafe del libro: “C’era un futuro che non finiva mai” (Carmine Schiavo).
Poche volte mi è capitato di incontrare una frase che in pochissime parole riuscisse a fotografare così perfettamente un’epoca, uno stato d’animo generale, uno spirito del tempo. E quando Carmine Schiavo me l’ha detta, gli ho chiesto subito se potevo utilizzarla in esergo.

– È una frase ossimorica che indica un futuro che sembrava infinito, ma che appartiene a un passato che non è più stato in grado di rinnovare sé stesso. È proprio così?
Forse c’è qualcosa di più. Ci sento il rimpianto, sì, certo, ma anche il peso di una storia immensa e troppo poco raccontata. Quella di chi aveva poco o nulla, e col lavoro, con l’impegno iniziò a vedere il benessere entrare pian piano nella propria vita. E del futuro non aveva paura ma voglia, perché il futuro portava il bene e il meglio.

– Un capitolo del libro si intitola “Ho ventidue anni” e apre così: “Ho ventidue anni, è il 1986 e sono nell’ufficio del babbo. Gli sto dicendo che in ditta non ci voglio più stare perché mi sono rotto i coglioni della filatura e dell’orditura e della tessitura e della rifinizione e dell’ufficio tecnico e del commerciale e della ragioneria”. Se avessi la possibilità di fare un viaggio nel tempo e incontrare il te stesso del 1986, l’Edoardo Nesi ventiduenne… cosa gli diresti?
Nulla. Mi divertirei a guardarlo sbagliare quasi tutto, e a vedere le cose coi suoi occhi. Sarebbe bello, bellissimo rivedere quel mondo, quella gente… È una domanda enorme, però, questa. Per rispondere ci vorrebbe un romanzo, e chissà, forse l’ho già scritto, a pezzi, disseminandolo nei miei libri…

– C’è un capitolo del libro dedicato al nostro comune amico Sergio Perroni (si intitola: “I soldi e Perroni”). Ti andrebbe di ricordarlo nell’ambito di questa intervista?
Mi è già costato molto ricordarlo nel libro. Era una persona d’un’intelligenza formidabile. Questo soprattutto mi garba ricordare di lui. Mi faceva ridere e incazzare, spesso nella stessa telefonata. Acuto, tagliente, insofferente, brillantissimo. Mai una banalità. Mai. Neanche per scherzo. Mi manca molto, Perroni.

– In questo mondo che cambia, che sempre di più cambia, che sempre più è soggiogato dai giganti del web (ne parli nel capitolo dove intervisti Guido Brera), con la gente che legge e scrive come mai nella storia dell’umanità (ma legge e scrive soprattutto la messaggistica veloce e superficiale dei social network e di WhatsApp)… che ruolo avranno i libri e la letteratura?
I libri e la letteratura sono fondamentali. Servono quanto l’ossigeno.

E di ossigeno, in questo tempo difficile, in cui sembra mancare persino l’aria, ne abbiamo bisogno un po’ tutti. Grazie, Edoardo Nesi. Grazie per questo nuovo libro e buona prosecuzione di viaggio alla tua “Economia sentimentale”.

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La scheda del libro: “Economia sentimentale” di Edoardo Nesi (La nave di Teseo)

Dieci anni dopo Storia della mia gente, premio Strega 2011, Edoardo Nesi torna a parlare allo stesso pubblico: gli italiani colpiti da un nuovo stravolgersi delle loro vite. Economia sentimentale è la cronaca dal vagare di un’anima in questi mesi assurdi, e se il virus e la quarantena rimangono sullo sfondo poiché irraccontabili e già vissuti, l’attenzione dell’autore si punta sui mutamenti tellurici dell’economia, e sull’impatto che hanno, hanno avuto e avranno sulle nostre vite di sopravvissuti.
“In questi giorni sospesi l’economia mi appare sempre più una scienza viva e umanissima, certamente la più adatta di tutte le discipline a raccontare la sostanza delle nostre vite e il fervore dei nostri sogni e la miseria delle nostre paure, una stupefacente generatrice di storie e di speranze, lontana anni luce dal gelo tagliente dei numeri coi quali si usa raccontarla.”
Nesi ci fa ascoltare le parole di imprenditori tessili piccolissimi, luminari della sostenibilità, baristi, industriali dell’intimo, partite IVA, disoccupati, dando voce a tutte le anime di una società smarrita e impaurita, di un popolo che ancora non si fida a sortire di casa. È un viaggio straordinario e affascinante, narrato coi toni e lo stile d’un romanzo, in cui le cose continuano a succedere e le mutazioni ad avvenire. È la cronaca delle nostre vite, raccontata da un autore che somiglia molto a ognuno di noi, perpetuamente sballottato da pietà e rabbia e amore, che sembra però intuire una via d’uscita, e mostrarcela, e come sempre in Nesi, la speranza si comunica coi libri, col leggere, con la bellezza.

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Edoardo Nesi ha pubblicato Fughe da fermo (1995), Ride con gli angeli (1996), Rebecca (1999), Figli delle stelle (2001), L’età dell’oro (2004, Premio Bruno Cavallini; Finalista Premio Strega 2005), Per sempre (2007), Gianna Nannini. Stati d’anima (2009), Storia della mia gente (2010, Premio Strega 2011), Miracolo inevitabile (2011), Le nostre vite senza ieri (2012), L’estate infinita (2015), La mia ombra è tua (2019). È il traduttore italiano del romanzo di David Foster Wallace Infinite Jest. Ha scritto e diretto il film Fughe da fermo (2001).

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