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LE DIREZIONI DELL’ATTESA di Adelio Fusé: incontro con l’autore

dicembre 9, 2020

“Le direzioni dell’attesa” di Adelio Fusé (Manni): incontro con l’autore e incipit del romanzo

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Adelio Fusé è nato nel 1958, vive a Milano dove lavora in ambito editoriale.
Ha pubblicato saggi, il romanzo North Rocks (Campanotto 2001), cinque libri di poesia con Book Editore che hanno ottenuto vari riconoscimenti, testi e scritti critici su riviste. Per Manni, nel 2018, è uscito L’astrazione non è la mia passione principale.
Collabora con artisti e musicisti. Tiene una rubrica di musica e poesia sul sito altremusiche.it.

Il nuovo romanzo di Adelio Fusé, anche questo pubblicato da Manni, si intitola “Le direzioni dell’attesa“.
Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

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«Una donna e un uomo si incontrano più volte negli anni in luoghi diversi e ogni volta si lasciano senza fissare appuntamenti, certi di rivedersi ancora», ha raccontato Adelio Fusé a Letteratitudine. «Le storie, in fondo, si possono racchiudere in una manciata di parole. È così alla partenza, quando si pensa di scriverle, ed è così alla fine, quando sono state scritte e ci si trova a presentarle, ripercorrendo a ritroso il percorso che si è costruito.
imageAlina è un’attrice di talento, capace sempre di sfoderare sorprese, sulla scena di un teatro o sul set di un film, come nella quotidianità. Walter è uno scrittore che rinuncia presto alla scrittura (dalla sua mano non uscirà mai un capolavoro: tanto vale smettere), salvo poi tornarvi al solo scopo di raccontare la loro storia, sua e di Alina. Se Walter è la voce narrante, il perno è indiscutibilmente Alina.
La vicenda prende avvio in una Parigi inconsueta, dove il ventenne Walter assiste al repentino naufragio delle proprie ambizioni e anche alla prima dirompente apparizione della quasi coetanea Alina. Quando incontra Alina, Walter vi si aggrappa come a una figura provvidenziale, nascondendo però alla sua salvatrice la crisi in cui è incappato. Mentre lui si interroga sul proprio possibile futuro con Alina, lei scompare, senza preavviso alcuno. Questa è solo la tappa d’esordio, nella quale si gioca volutamente con gli stereotipi, a cominciare da Parigi, città-mito. Ma gli stereotipi qui vengono capovolti, anche se non dirò in che modo, per la necessità di non anticipare quello che, eventualmente, rivelerà la lettura.
Ciò che attrae Alina e Walter è un mistero che si dipana via via, fino a legarli a doppio fillo allo stesso destino. Nell’arco di due decenni – dall’estate 1980 all’estate 2000 – si incontrano più volte, in un gioco a perdersi per ritrovarsi, mentre i loro percorsi si snodano indipendenti fra il Lago Maggiore e Amsterdam, Roma e Edimburgo, Lisbona e Marrakech, Berlino e un’isola greca. Luoghi e città non sono mai sfondi passivi ma, piuttosto, personaggi attivi a tutti gli effetti, che si aggiungono a numerosi altri, in quanto la storia di Alina e Walter non è chiusa in sé stessa ma comprende diramazioni che la aprono – attraverso l’uso del flashback – a una dimensione corale. Loro, i due protagonisti, quando si incontrano poi si lasciano sempre e solo affidandosi al Caso, che è la loro bussola. L’attesa che li porta all’incontro successivo riserva inevitabilmente delle sorprese e traccia direzioni imprevedibili, mai prefissate.
Quella di Walter e Alina è una storia d’amore fuori dai canoni. Per Walter è anche una lunga iniziazione alla scrittura: tramontate le aspirazioni giovanili, impiega parecchio tempo prima di decidersi a raccontare la storia che riguarda lui e Alina. Si considera l’autore di una sola storia: questa, della quale forse scriverà il seguito. Ma non ne scriverà altre».

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L’incipit del romanzo: “Le direzioni dell’attesa” di Adelio Fusé (Manni)

I. Compleanno n. 20
(Iniziare e finire a vent’anni)

1.

Rue de la Frontière. La via faceva proprio per lui, ne aveva tutta l’aria. Il nome, appropriato come nessuno, era inciso sopra la sua testa come una promessa. Si era lasciato alle spalle Notre-Dame: se si fosse voltato, avrebbe scorto le celle campanarie delle due torri. Quartiere Latino! Non si stava sbagliando. Aveva mosso passi zigzaganti seguendo i capricci delle stradine per scovare la tana giusta per lui e si era permesso di storcere il naso di fronte a un buon numero di alloggi che aveva poi scartato.

Intanto là, all’imbocco di rue de la Frontière, non aveva alcunché da dichiarare. Le ambizioni sono il preludio, niente affatto certo, della sostanza. E le sue dovevano ancora fruttificare. Mentre sostava compiaciuto alla sua personale frontiera, prima di varcarla, quelle rimanevano prive di forma e consistenza. Nemmeno erano vendibili a basso prezzo o in saldo o elargibili come un dono. Non che le sue mani fino ad allora avessero oziato, anzi. Quelle stesse mani erano disposte a qualunque sacrificio per difendere il lavoro accumulato. Ma si era recato a Parigi proprio per esprimere qualcosa che fino ad allora aveva pulsato dentro di lui come un dovere rimasto nell’angolo delle sole intenzioni. Doveva ancora scrivere il capolavoro a cui candidamente aspirava e lo avrebbe scritto lì. Per ora niente da dichiarare, dunque. A una qualunque frontiera cosa è più vantaggioso di una simile condizione, per usufruire di un facile salvacondotto?

L’hotel su cui fece cadere la scelta era semplicemente l’hotel, nient’altro. Una sorta di identità neutra eppure assoluta, anonima e nello stesso tempo universale. La facciata era bruciacchiata, palesemente scampata per un pelo a un incendio. Le fiamme l’avevano ferita con carezze grevi ma la struttura aveva retto. Il fuoco aveva lasciato un marchio indelebile di sé: macchie allungate e linguacciute, che avevano attecchito come una pianta rampicante. Se lui fossi salito su, tenacemente, di ramo in ramo, dove sarebbe arrivato? Quale picco avrebbe conquistato? Pregustava uno spettacolo di pura magnificenza. Lassù, sul tetto di un hotel che non aveva la stazza di un gigante, sarebbe comunque stato sul punto più elevato di Parigi. Parigi! La quale, per lui, era la Città.

(Riproduzione riservata)

© Manni

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La scheda del libro: “Le direzioni dell’attesa” di Adelio Fusé (Manni)

Walter è uno scrittore che, dopo aver rinunciato alla letteratura per senso di inadeguatezza, si abbandona a un’esistenza girovaga; Alina è un’attrice caparbia che interpreta la vita in unico modo, sulla scena di un teatro come nella quotidianità.
La vicenda ha inizio in una Parigi inconsueta, dove il ventenne Walter assiste al repentino naufragio delle proprie ambizioni e anche alla prima dirompente apparizione di Alina.
Nell’arco di due decenni i protagonisti si incontrano più volte, in un gioco a perdersi per ritrovarsi, mentre i loro percorsi si snodano indipendenti fra il Lago Maggiore e Amsterdam, Roma e Edimburgo, Lisbona e Marrakech, Berlino e un’isola greca. Sempre si lasciano senza fissare appuntamenti, certi di rivedersi ancora. E sempre si rivedranno, pronti a trovare la giusta direzione in cui orientare l’attesa.

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