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PREMIO SCERBANENCO 2020: vince Tullio Avoledo con “Nero come la notte” (Marsilio)

dicembre 9, 2020

È TULLIO AVOLEDO IL VINCITORE DEL PREMIO SCERBANENCO 2020: con il romanzo “Nero come la notte” (Marsilio)

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La Giuria Letteraria del Premio Giorgio Scerbanenco, composta da Cecilia Scerbanenco (Presidente) e Alessandra Calanchi, Alessandra Tedesco, Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Sergio Pent, Ranieri Polese, Sebastiano Triulzi e John Vignola, sottolineando la significativa qualità letteraria dei cinque romanzi finalisti di quest’anno, ha deciso all’unanimità di attribuire il Premio Giorgio Scerbanenco 2020  a
NERO COME LA NOTTE (Marsilio)
di Tullio Avoledo

con la seguente motivazione:

Per essere riuscito a costruire, attraverso l’ibridazione tra noir e distopia, una storia che racconta con realismo politico il paesaggio post industriale del Nord Est, affrontando i temi dell’immigrazione, della clandestinità e dell’emarginazione,  grazie a una scrittura che richiama felicemente la tradizione dell’hardboiled.

Il Premio, un ritratto di Giorgio Scerbanenco realizzato da Andrea Ventura, verrà consegnato al vincitore durante il festival che si terrà a Milano dall’1 al 6 marzo 2021.

Il Premio del Pubblico, assegnato dal Noir in Festival al romanzo partecipante al Premio Giorgio Scerbanenco 2020 che ha ottenuto più voti dei lettori, è andato invece a PSYCHOKILLER (SEM) di Paolo Roversi

I cinque finalisti del premio erano:

Francesco Abate, I DELITTI DELLA SALINA, Einaudi
Tullio Avoledo, NERO COME LA NOTTE, Marsilio
Cristina Cassar Scalia, LA SALITA DEI SAPONARI, Einaudi
Lorenza Ghinelli, TRACCE DAL SILENZIO, Marsilio
Bruno Morchio, DOVE CROLLANO I SOGNI, Rizzoli

 

Andrea Ventura, l’artista che ha realizzato il Premio Giorgio Scerbanenco nel 2017, nasce a Milano nel 1968, e nel 1991 si trasferisce a New York. Vive attualmente in Germania. I suoi lavori sono esposti in tutto il mondo e pubblicati da The New York Times, The New Yorker, Rolling Stone, Time, Newsweek e molte altre riviste e libri nazionali e internazionali. Riceve, inoltre, le medaglie d’oro e d’argento dalla Society of Illustrators a New York. Nel 2014 l’editore tedesco Gestalten pubblica la monografia del suo lavoro. Dal 28 giugno all’8 settembre 2019 la Galleria d’Arte Moderna di Milano gli ha dedicato una grande mostra.

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La scheda del libro vincitore del Premio Scerbanenco 2020: “Nero come la notte” di Tullio Avoledo (Marsilio)

Sergio Stokar era un buon poliziotto. Forse il migliore a Pista Prima, degradata ma ancora grassa città del Nord-Est. Fino al giorno in cui, senza saperlo, ha pestato i piedi alle persone sbagliate. Così qualcuno l’ha lasciato, mezzo morto, sulla porta dell’ultimo posto in cui avrebbe voluto finire: le Zattere, un complesso di edifici abbandonati dove si è insediata, dandosi proprie leggi, una comunità di immigrati irregolari. Quel rifugio dall’equilibrio fragile e precario – con la sua babele di lingue, razze e odori – normalmente sarebbe un incubo per uno col credo politico di Sergio. Ma è un incubo in cui è costretto a rimanere, adattandosi a nuove regole e a convivere con una realtà che un tempo avrebbe rifiutato. Per poter stare al sicuro, è diventato “lo sceriffo delle Zattere”: mantiene l’ordine, indaga su piccoli reati. Finché un giorno il Consiglio che governa il complesso gli affida un incarico speciale. Alcune ragazze delle Zattere sono state uccise in modo orribile, c’è un assassino in agguato, e solo un poliziotto abile come Sergio può scovarlo, con il suo fiuto e le sue conoscenze, ma soprattutto grazie a un’ostinazione che lo trasforma in un autentico rullo compressore. In un’Italia appena dietro l’angolo – l’Italia di dopodomani, che ci indica con chiarezza dove sta andando il nostro paese – Sergio Stokar deve tornare dal regno dei morti e rimettersi a indagare, frugando nel passato e negli angoli più in ombra della sua città, per scoprire, alla fine, che forse l’indagine è una sola, e che l’orrore si nasconde in luoghi e persone insospettabili. Tutto è legato da un filo. Un filo nero come la notte, rosso come il sangue. Perché in un mondo che ha fatto dell’avidità il suo credo non esistono colpevoli e innocenti, ma solo infinite sfumature di male.

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