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ANTEPRIMA: intervista a Giorgio Dell’Arti

dicembre 10, 2020

Intervista al creatore di “Anteprima“, Giorgio Dell’Arti, di recente in libreria con il romanzo “Gli onorevoli duellanti” (La nave di Teseo)

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“Anteprima” offre velocità (una newsletter) ma anche sguardo; sintesi, ma anche approfondimento

di Simona Lo Iacono

Mai come oggi l’apparenza è sovrapposta alla vita, il virtuale al concreto, la percezione alla realtà. Il mondo digita freneticamente sui tablet e sugli smartphone, elabora dati, afferra i guizzi del computer come se fossero porte di accesso alla verità. Le informazioni rimandano ad altre informazioni, in un gioco di fascinazioni e moltiplicazione di specchi.
Tempestività e istantaneità della notizia rendono faticoso il dovere della ve­rifica.
Tutto è probabile o possibile.
In questo mondo addolorato da stasi e pandemie, vortici di commenti, esalazioni di like e conturbanti faccine, in cui la giornata sembra essere affidata alla tastiera, leggere gli eventi è diventato un vero rovello, più il gioco di un trampoliere dondolante che regge in mano l’asta, che una verifica di natura critica.
Mai come oggi siamo il post che leggiamo, la fake che ci seduce, il fumastro di un vino oppiaceo che ci rimbambisce: la notizia.
Come districarsi, quali strade trovare per rinvenire un senso, un obiettivo, una lettura disadorna, verace, austera?
Da sempre la ricerca del significato non è affare della velocità, esige tempo, distanza, capacità di inanellare e scomporre.
Da sempre la confusione è nemica della verità.
Ben lo sapeva il mito greco, con le sue sconturbanti antinomie e visioni. Tanto da affidare la narrazione del più avventuroso dei viaggi a un aedo cieco, e il mito della celerità a Mercurio, che era sì il più rapido degli dei, ma indossava il petaso, ossia il copricapo dei viaggiatori, e il caduceo, ossia la rappresentazione fisica del bene e del male.
Inoltre le sue ali non servivano solo a volare ma simboleggiavano il primato dell’intelligenza, che si pone al di sopra della materia per poterla dominare attraverso la conoscenza.
Il mito ci avverte quindi che la destinazione di un viaggio ha bisogno della pazienza delle pupille che non vedono ma sanno decifrare, e che la velocità non ha alcun nesso con la superficialità. È piuttosto il vero sigillo di chi affonda nell’uomo con maestosa sete di sapere.
Ecco allora una guida tra il diluvio di notizie, che sembra sommare la rapidità con la lentezza del significato. E il discernimento del vero con la profondità dello scandaglio.
Ad idearla è un giornalista, ma non un mero divulgatore di notizie, piuttosto un uomo fantasioso e visionario, che di fronte al sacro della verità, non ammette interpretazioni divaganti, né facili strumentalizzazioni.
Si chiama Giorgio Dell’Arti e non ha bisogno di presentazioni. Il suo curriculum è colmo di traguardi importanti, per esempio è il fondatore de “Il venerdì di Repubblica”, ha condotto il programma di approfondimento Ultime da Babele su Radio 1, è autore  di un immane  Catalogo dei viventi, è stato editorialista di Stampa e Gazzetta dello Sport. Oggi collabora a Repubblica e a Robinson, a Oggi e a Vanity Fair.  È anche un romanziere. Da pochi giorni ha dato alle stampe per i tipi de La nave di Teseo un romanzo storico, “Gli onorevoli duellanti”, nato da una inusuale scoperta giornalistica.
Io l’ho conosciuto in occasione del torneo letterario di Robinson/Repubblica dove ha messo su una gara che coinvolge i circoli di lettura di tutto il territorio nazionale e ha affidato al giudizio dei lettori quasi novecento titoli.
Giorgio Dell’Arti non è nuovo a imprese faticose, dunque, ma con la sua newsletter “Anteprima” (La Spremuta dei giornali) ha fatto qualcosa di ancora più impegnativo e necessario, inventando un modo lucidissimo per districarsi nell’affollato groviglio di notizie. Armonizzandolo con rigore scientifico. Ricapitolandolo sotto i colpi di una assennata decodificazione.
E soprattutto dandogli un ordine che è un vero omaggio alla verità e alla ricerca narrativa del mondo.
Cos’è “Anteprima”?
In apparenza è una email (una newsletter) che ricapitola tutti i titoli del giorno, e che offre una panoramica completa e approfondita di tutte le notizie quotidiane.
Tuttavia sbaglieremmo a leggerla solo così.
Ogni indice, in realtà, è già un modo per raccontare, per il solo fatto di creare una gerarchia tra i testi, sovrapporli o incatenarli, formando così una scia di segnali.
E il signum è sempre simbolo. In questo caso simbolo di un racconto, il racconto della realtà.
Oltre alla concatenazione di notizie, poi, la classificazione che le precede ha più il sapore di un capitolo incalzante che di prontuario, il cui compito è, appunto, invitare a leggere con un diverso approccio. Prima di tutto la giornata (oggi) come fosse un vero libro (“Stamattina”, “in prima pagina”, “Titoli”…..).
Seguono poi i nomi di persona: Carla (Bruni), Obama, Biden…Una immediatezza che è come un flusso percettivo che scatena anche l’emotività. Si potrebbe associare al migliore stile veristico e paratattico, se non fosse che possiede anche qualche caratteristica di atemporalità, dato che tra i nomi celebri c’è anche Ippocrate con la sua voce: «La vita è corta, l’arte vasta, l’occasione rapida, l’esperienza fallace, il giudizio arduo… Ciò che non curano le medicine, cura il ferro; ciò che non cura il ferro, cura il fuoco; ciò che non cura il fuoco, bisogna giudicarlo incurabile».
E naturalmente c’è la prima pagina, che si apre però con una epigrafe «Ogni filosofia è un’autobiografia» (Friedrich Nietzsche).
E la seconda, che avverte: «Meglio esser primi all’Inferno che in Ciel servire»(John Milton).
La terza mette in scena l’enigma dell’amore e della incomprensione: “Solo chi non capisce una donna può amarla a lungo» (Roberto Gervaso).
Mentre la quarta si apre con un omaggio allo sport e al gioco del calcio come metafora della vita (e della letteratura) poiché avverte: «Il miglior poeta dell’anno è sempre il capocannoniere del campionato» (Pier Paolo Pasolini).
Insomma, Giorgio Dell’Arti pratica un giornalismo serio, ma in forma narrativa, e nello scrivere, al pari di un romanziere, ha il culto della verità. Offre velocità (una newsletter) ma anche sguardo; sintesi, ma anche approfondimento.
Sembra aver condensato due lezioni inconciliabili tra loro, il volo e l’affondo, ed è con vera curiosità che chiedo:

– Dottor Dell’Arti, come è nata l’idea di una newsletter riepilogativa dei titoli quotidiani, ma anche esplorativa della realtà?
«Fare un quotidiano oggi è costosissimo (la carta, la distribuzione, le spese generali, le copie che non si vendono, ecc.). Realizzare un vero quotidiano e farlo arrivare ai lettori attraverso la posta elettronica permette risparmi decisivi, che rendono possibile concentrare l’investimento sui soli contenuti. È necessario naturalmente piegare lo stile di scrittura alla formula scelta: quindi grande capacità di sintesi, studio di una lingua pulita, eliminazione di tutti gli orpelli a cui i giornalisti devono ricorrere per riempire lo spazio loro assegnato, ecc. Tutte qualità che, in quasi quattro anni di servizio, Anteprima, credo, ha ben messo a punto. La brevità impone anche di esser chiari, e abbiamo infatti l’ambizione di rendere comprensibili anche gli argomenti più ostici, per esempio quelli economici. Come lei ha visto c’è anche un grande sforzo per dar conto delle inquietudini culturali, sia con gli esergo che con la Pagina Zero».

– Quanto è necessario oggi saper leggere con libertà?
«Leggere con libertà significa non rinunciare allo spirito critico, nemmeno di fronte a testi consacrati. Ma questa è un’educazione che ognuno deve sforzarsi di darsi da sé».

– Chi è veramente il giornalista?
«Il giornalista è una vedetta posta sulla trincea dell’attualità. Intravede qualcosa e lancia degli allarmi, consapevole che tutto ciò che ha capito sul momento sarà, col passare degli anni, smentito o corretto. Ma d’altra parte, non c’è rimedio: siamo condannati a lavorare, di massima, presto e male»

– Che rapporto c’è tra ricerca del vero e narrazione?
«Per rispondere bisognerebbe intendersi sul concetto di “vero” e su quello di “narrazione”. Tomi e tomi di filosofia, specie riguardo al “vero”. Giudichiamo, platonicamente, solo delle ombre, cosa che deve indurci a prudenza e umiltà. Quanto alla “narrazione” – per iscritto o per immagini – è problema di ciascun singolo operatore, attiene alla sua cultura, alla sua sensibilità, alla maestria con cui maneggia il mezzo di cui dispone, ai suoi pentimenti e ripensamenti».

Grazie, Dottor Dell’Arti. Non resta che consigliare a chi legge di iscriversi ad “Anteprima”.

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