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XY di Sandro Veronesi (recensione)

dicembre 11, 2020

“XY” di Sandro Veronesi (La nave di Teseo)

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L’eterno presente di Borgo San Giuda

di Daniela Sessa

Borgo San Giuda, in Trentino, è un agglomerato di quarantadue persone diviso quattro famiglie più un prete. Come tanti piccoli paesi ai piedi delle Dolomiti ha una piazza, la chiesa con il campanile a punta e la canonica, uno spaccio, un bar, le case, il bosco a ridosso. Una cartolina lo vorrebbe così: l’aria linda e pungente, l’odore di resina e di stalla, i colori dei frutteti, i gesti silenti e amici. Borgo San Giuda si trova a metà strada tra Cles e Fondo, nel cuore della Val di Non. Borgo San Giuda “Non” esiste. Il nome della valle, per quanto estraneo all’etimo grammaticale, è comunque il suo destino. “Era un posto che non esisteva quasi, e nessuno riuscirà mai a capire perché quello che è successo sia successo proprio lì, dove non succedeva niente”. Borgo San Giuda è il luogo della negazione di ogni verità. Un altrove letterario, a metà tra le utopie urbane medioevali e le comunità amish o rurali d’oltreoceano: chiuso al progresso, illusoriamente appagato, falsamente sano, endogamico. Borgo San Giuda è il luogo del non: tutto ciò che vi accade è nel segno linguistico della privazione. Incomprensibile è che l’albero ghiacciato per i turisti da Beppe Formento una mattina fosse stato trovato rosso di sangue; irrimediabile che quel sangue incastonato nell’albero fosse di undici vittime; inovvio che non fosse lo stesso sangue per undici persone diverse; inconcepibili le modalità della morte di quelle undici persone (una stuprata e una decapitata, una privata degli organi e una in overdose, una sbranata da uno squalo);  illogica la certezza che una bambina fosse scampata a quella strage e fosse dispersa, perché nessuno la reclama. In questo non luogo verosimile solo nel transito della scrittura, Sandro Veronesi fa succedere una storia surreale, una irredimibile metafora della morte e del destino. “XY” è il titolo del romanzo di Sandro Veronesi, scritto dieci anni fa per “Fandango” e ripubblicato da “La Nave di Teseo” in questo inimmaginabile 2020. Quando l’imprevedibilità annulla i confini di un plausibile spazio letterario per farsi realtà, quando la stessa realtà investe un “noi” che è l’identità degli abitanti traumatizzati di Borgo San Giuda moltiplicata per sette miliardi di persone, quando solo un santo dell’impossibile (San Giuda Taddeo, il culto del borgo) potrebbe dare un senso a eventi incontrollabili, rimettere nelle mani dei lettori un libro come “XY” è affrontare l’eterno presente. Niente a che fare con l’incontenibile presente di Nietzsche o con le illimitate stringhe quantistiche, il presente immobile di “XY” è l’incrocio sotto l’albero della cronaca -“ricapitolazione universale di ferocie e sventure” scrisse Adriano Sofri in occasione della prima uscita del romanzo- delle due eterne incognite Dio e Ragione.  Da una parte don Ermete la cui incognita si porta il peso del dualismo filosofico e teologico Bene e Male, Dio e Satana: una reminiscenza non farsesca del teologo clown di Harvey Cox in “La città secolare”. Dall’altra, la ragione di Giovanna Gassion che dell’usignolo Edith Piaf, cui deve il nome letterario, ha l’esilità fisica e di suo l’incognita della congruenza tra vita e psiche. Il prete Ermete e la psichiatra Giovanna, la riedizione dell’insanabile conflitto tra scienza e fede nonostante il concilio Vaticano II, i bosoni, le imprese spaziali, la teologia della fede di Joseph Ratzinger, le intelligenze artificiali, i laboratori di Wuhan. Leggere “XY” è assumere nell’oggi l’inesistente borgo trentino e la sua folle soma umana. Rispetto alla quale siamo o potremmo essere Zeno “scuro e tacitur­no – e strano, come dicevano tutti, da quando aveva lasciato la Nazionale di salto con gli sci, a diciott’anni, e si era rinchiuso a San Giuda”. Strano e straniero (per il carico onomastico), Zeno corre il rischio di diventare la sintesi degli eventi: Zeno che mai abbandona Ermete, che crede che il cavallo Zorro pianga, che si libera grazie al dolore e alla vista della strage, che non crede alla ricostruzione fatta dalla procura, che rapidamente si prende il ruolo di capofamiglia. Il più riuscito dei personaggi è, non a caso, una sintesi insensata: un borderline che per la psichiatra è come lo scimpanzè di Köhler e per il prete l’unico che può “credere nel Dio in cui avevamo sempre creduto – nella sua ampiezza, nella sua potenza, nella sua intensità; e non credere alla banalità delle menzogne uma­ne”.  Leggere oggi “XY” non deve far cadere nella trappola della decodifica di tutti i suoi simboli o nella traduzione di tutte le citazioni (le più belle sono quelle indirette: l’epifania distorta di Anatole France con il procuratore vale  quanto la citazione da Caducità da Freud) perché è stato già fatto. Né deve perdersi dietro un’ostinata attualità, perché è facile pensare alla donna sbranata dallo squalo come alle migliaia di migranti perduti in mare e all’invasione della stampa nel paesino come atto d’accusa contro la voracità dei media. Oppure scoprire le radici dell’ispirazione dello scrittore, perché le conosciamo così come discettare sull’atipicità del romanzo. Nemmeno perdersi a trovare il nesso tra il romanzo e il racconto di Arrigo Boito in appendice: anche questo già fatto.  Leggere oggi “XY” deve farci godere l’alleanza tra uno scrittore, capace come pochi di immaginare trame e personaggi, e il lettore trascinato in un gioco di lettura raffinatissimo. Che non è solo coinvolgerlo nella scoperta graduale del mondo di Borgo San Giuda e dei particolari dell’inchiesta atipica, questa sì, di don Ermete e Giovanna Gassion o sconcertarlo con il finale a sorpresa. E’ portare il lettore dentro il movimento impari dei discorsi, fluttuante quello di Ermete e scattante quello di Giovanna; lasciarlo interdetto di fronte a un’umanità bislacca e inferma fino a provarne pietà e ribrezzo assieme; è convincerlo che il mistero della morte si può riparare solo con l’accettazione. E’ mettergli ai piedi un paio di sci e farlo scivolare sulle nevi di Campiglio, dentro il flusso di coscienza di Giovanna alla fine del romanzo: in mezzo a tutto quel bianco la dottoressa riduce a zero passato, presente e futuro, mentre il suo pensiero si muove al ritmo di settanta battiti al minuto per restare sulla pista. Ma questo non è Marco Carrera?

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La scheda del libro: “XY” di Sandro Veronesi (La nave di Teseo)

Un albero ghiacciato, di un rosso vivo, pulsante, intriso di sangue. Una strage indicibile si è consumata ai piedi di quell’albero: undici vite strappate da undici cause di morte diverse, avvenute contemporaneamente, in un lampo. I quarantadue abitanti di Borgo San Giuda, travolti dall’onda d’urto di quella scoperta, si ritrovano al centro dell’attenzione mediatica. Semplici testimoni del male, diventano i protagonisti dimenticati di questa storia, e tutti insieme scivolano nella follia. Mète, il giovane protagonista degli Sfiorati, dopo vent’anni è diventato don Ermete, e ora che custodisce il suo segreto sotto la tonaca non può abbandonare i suoi parrocchiani. Insieme a Giovanna Gassion, giovane psichiatra in fuga da un amore finito, cercherà in tutti i modi di mettere in salvo quel mondo di poche anime perse e mute, che sembrano lontanissime ma che in realtà siamo noi. Pagina dopo pagina sembrerà di entrare in quelle case modeste dove germina la follia, di incrociare quegli sguardi disperati e soli, e infine di sentirsi lievi e salvi, una volta arresi davanti al mistero.
Sandro Veronesi, due volte vincitore del premio Strega, compone un romanzo che tiene col fiato sospeso, e illumina con la forza della scrittura, nella tradizione letteraria di Balzac e Dostoevskij, le ombre più nascoste dell’animo umano.

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Kataweb.it - Blog - LETTERATITUDINE di Massimo Maugeri » Sandro VeronesiSandro Veronesi è nato a Firenze nel 1959. È laureato in architettura. Ha pubblicato: Per dove parte questo treno allegro (1988), Live (1996, nuova edizione La nave di Teseo 2016), Gli sfiorati (1990), Occhio per occhio. La pena di morte in quattro storie (1992), Venite venite B–52 (1995, nuova edizione La nave di Teseo 2016), La forza del passato (2000, Premio Campiello e Premio Viareggio-Repaci, nuova edizione La nave di Teseo 2020), Ring City (2001), Superalbo (2002), No Man’s Land (2003, nuova edizione La nave di Teseo 2016), Brucia Troia (2007, nuova edizione La nave di Teseo 2016), XY (2010, Premio Superflaiano, nuova edizione La nave di Teseo 2020), Baci scagliati altrove (2012), Viaggi e viaggetti (2013), Terre rare (2014, Premio Bagutta), Non dirlo. Il Vangelo di Marco (2015), Un dio ti guarda (2016), Cani d’estate (2018). Caos calmo (nuova edizione La nave di Teseo 2020) è stato tradotto in venti paesi ed ha vinto nel 2006 il Premio Strega e nel 2008 il prix Fémina e il prix Méditerranée. Il romanzo Il colibrì, uscito per La nave di Teseo nel 2019, ha vinto la LXXIV edizione del Premio Strega (il secondo per l’autore) ed è stato eletto vincitore della Classifica di qualità de “La lettura – Corriere della sera”. Sandro Veronesi ha collaborato con numerosi quotidiani e quasi tutte le riviste letterarie. Attualmente collabora con il “Corriere della sera”. Ha cinque figli e vive a Roma.

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