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L’ABISSO – L’ORA DEI DANNATI di Luca Tarenzi: incontro con l’autore

dicembre 15, 2020

“L’abisso – L’ora dei dannati” di Luca Tarenzi: incontro con l’autore e un brano estratto dal libro

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Luca Tarenzi, laureato in Storia delle Religioni, lavora per vari editori come traduttore, editor e consulente. Ha esordito nel 2006 con il romanzo (urban fantasy) Pentar – Il patto degli dei, e da allora ha pubblicato una dozzina tra romanzi e raccolte di racconti, oltre a due saggi (La sciamana del deserto e La più breve storia dell’urban fantasy che si sia mai vista).
Per Giunti ha appena pubblicato il nuovo romanzo intitolato “L’abisso – L’ora dei dannati“.

Abbiamo chiesto all’autore di raccontarci qualcosa su questo suo nuovo libro…

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«Quando ho cominciato per la prima volta a pensare a questa storia, nel 2013-14», ha detto Luca Tarenzi a Letteratitudine, «nella scena del fantasy italiano si discuteva molto su come utilizzare il patrimonio tradizionale, leggendario e letterario del nostro paese per produrre del fantasy “autenticamente italiano” senza dover dipendere in alcun modo dalla lezione anglosassone. La domanda che mi feci io in quell’occasione era: “Ma che cosa un lettore del nostro paese può riconoscere immediatamente, non importa quale sia la sua età o la sua provenienza culturale?”
La risposta non poteva che essere: la Divina Commedia.
Di fantasy ispirati all’Inferno di Dante ne esistono svariati, così come esistono già varie storie di dannati che fuggono dall’aldilà, ma per quanto io abbia fatto ricerche in merito non ho trovato nessun caso in cui le due cose fossero già state messe insieme: da qui l’idea farlo io, di scrivere la storia di una fuga dall’Inferno più famoso che ci sia al mondo. Anzi, non una fuga ma un’evasione: perché io volevo che i personaggi vedessero l’Inferno proprio come un carcere, e di conseguenza se stessi come detenuti all’ergastolo, i diavoli come secondini e la fuga come un piano – assurdo e disperato – per sottrarsi a una pena che altrimenti non avrebbe mai avuto fine.
E per farlo non sono semplicemente partito da Dante: ho usato il materiale dantesco e nient’altro, perché nella Commedia c’è già tutto. Ci sono i mostri, i paesaggi vertiginosi e surreali, gli spunti religiosi e mitologici, ma soprattutto i personaggi: io ho scelto quelli che più mi sembravano adatti alla mia storia – Virgilio, Bertran de Born, Pier delle Vigne, Filippo Argenti e il conte Ugolino – e li ho “strappati” fuori dalla dimensione poetica dantesca per dare loro una caratterizzazione moderna, concreta, a suo modo realistica. Il mio Virgilio è un sopravvissuto in piena sindrome da stress post-traumatico, Bertran de Born è un “eroe caduto” con un problema di gestione della rabbia (e che si porta la sua testa tagliata in mano!), Pier delle Vigne è una mente geniale deprivata del corpo (come tutti i dannati suicidi, è trasformato in un albero), Filippo Argenti è un “bullo col cervello” che sa usare la violenza in maniera intelligente, e il conte Ugolino è un uomo-bestia che oscilla continuamente tra il mondo della ragione e quello della ferocia animalesca.
Insieme, i membri di questo cast di reietti metteranno in atto un piano rocambolesco e complicatissimo, che nemmeno loro conoscono bene fin dal principio, nel tentativo di costruirsi una impossibile via di fuga dall’unico luogo dell’universo da cui nessuno ha mai nemmeno pensato di fuggire.
E per farlo dovranno affrontare non solo mostri mitologici, diavoli irriducibili e i mille pericoli di cui l’Inferno è composto, ma anche le loro stesse diffidenze e inimicizie reciproche. Perché, nelle parole di uno di loro: “L’Inferno non ci ha certo reso più buoni”.»

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Un brano estratto dal romanzo “L’abisso – L’ora dei dannati di Luca Tarenzi” (Giunti)

L’ora dei dannati - L’Abisso

Virgilio strinse le dita sull’impugnatura del coltello. Detestava quando l’altro gli parlava con quel tono: in qualunque altra parte dell’Inferno avrebbe reagito a pugnalate per molto meno. Ma in quel momento c’era poco che potesse fare: almeno per quella parte del loro rapporto, il maledetto suicida lo teneva per le palle.
«Ho trovato le armi».
«Tutte?»
«Tutte quelle che hai chiesto».
«Dove?»
«Quinto Cerchio».
Gli occhi di Pier delle Vigne si strinsero, attenti. «Gli iracondi».
«Solo loro ne fabbricano in continuazione. Per farsi male quando i pugni e i denti non bastano».
Virgilio fece un sorrisetto sghembo. «Sono parecchio ingegnosi in quel campo».
«Dove le hai nascoste? Sono al sicuro?»
Lui scosse la testa. «Non le ho ancora. Ho pagato un acconto, per far vedere ai fangosi che faccio sul serio. Il resto alla consegna, tra tre giorni».
Il volto di legno del suicida riuscì ad alzare un sopracciglio in maniera stranamente espressiva.
«Pagato con cosa?»
«Cibo. Frutta, perlopiù. Dai boschi del Limbo».
«E come ti sei procurato cose dal Primo Cerchio?»
Virgilio si sentì stringere la gola, come se avesse inghiottito un piccolo blocco di ghiaccio. «Non ci posso più entrare, ma ho ancora amici là. Riescono a passarmi qualcosa, a volte».
Pier delle Vigne rimase in silenzio.
Amici. Si sentiva mai parola più rara di quella sulla bocca di un abitante dell’Inferno?
Virgilio si morse forte la lingua e si costrinse a concentrarsi sul presente. «Le consegneranno, fidati. Non hai visto la loro faccia quando hanno assaggiato la frutta».
«Io non mi fido di nessuno. E nemmeno tu».
Virgilio si incupì. «No, ovvio. Altrimenti non saremmo qui a fare questa conversazione».
Pier delle Vigne ignorò la frecciata. «Se abbiamo le armi, mancano solo le mani per usarle».
«No. Manca un’altra cosa». Virgilio scivolò in avanti fino a trovarsi con il volto a una spanna da quello del suicida. «Un piano».
«Quello lo abbiamo, e lo sai bene».
«Tu lo hai».
«E tanto basta».
Il coltello scattò da solo, ma si fermò a un soffio dalla corteccia. Non poteva rischiare che al suicida scappasse un urlo di dolore. «Non possiamo attraversare in quattro l’Inferno senza sapere cosa stiamo facendo. Semplicemente non possiamo. È una follia».
«La mia follia sarebbe dirti come uscire di qui». La voce di Pier delle Vigne era calma e incolore come sempre. «Ve ne andreste da soli, e io non potrei seguirvi. Ho bisogno di voi per lasciare questo Cerchio, e voi avete bisogno di me per sapere dove andare. Vi dirò quel che serve nel momento in cui servirà. Nessuno di noi può farlo da solo. Siamo tutti necessari, Virgilio: non fingere di non saperlo».
Virgilio prese un lungo respiro per calmarsi, aprì la bocca e tra gli alberi, meno lontano di quanto gli sarebbe piaciuto, risuonò un coro di latrati.
D’istinto Virgilio si lanciò a terra, al riparo dietro il tronco di Per delle Vigne, e scandagliò con gli occhi l’oscurità della Selva. Non si muoveva nulla, ma i latrati giungevano dalla stessa direzione da cui era arrivato lui. Le cagne avevano trovato le sue tracce?
«Devo andare!»
«Aspetta». Nella voce di Pier delle Vigne vibrò una nota di urgenza. «Se vogliamo farlo subito, devi liberare gli altri due».
Virgilio inalò un brusco respiro. «Ora?»
«Ora».
«Non posso. Prima devo tornare al Limbo».
«Perché? Non ce n’è alcun bisogno: vai allo Stige a prendere le armi, poi scendi nei Cerchi inferiori e torna qui con gli altri due».
Virgilio strinse i denti, lottando per decidere quanto poteva rivelare.
Nulla, non dire nulla! Lo userebbe contro di te.
«Va bene» ansimò rassegnato. «Ma devi dirmi il nome dell’ultimo. Dove si trova? In quale Cerchio?»
«Nono».
«Un traditore? Ti ha dato di volta il cervello?»
«Tutt’altro. Abbiamo bisogno di lui. È imprescindibile per il piano».
I latrati esplosero di nuovo, più vicini.
Virgilio strinse il coltello contro il petto, senza smettere di frugare con lo sguardo tra gli alberi.
«Di chi stiamo parlando?»
«Ugolino della Gherardesca».
Virgilio sgranò gli occhi. «Il conte Ugolino? No, mai e poi mai! Forse tu non sei pazzo, ma lui lo è. Finirà tutto nel modo peggiore se ci portiamo dietro quel mostro».
«Quel mostro è necessario quanto lo siamo io e te. Portali qui tutti e due, con le armi e il resto del materiale, e potremo cominciare».
Virgilio portò alla bocca la mano che stringeva il coltello e si morse le nocche.
No, no, no… Sarà un disastro.
Qualcosa si mosse ai margini del suo campo visivo, sulla sinistra. Sagome veloci, in gruppo, basse sul terreno.
«Vai!» lo incitò Pier delle Vigne.
E Virgilio il poeta, Virgilio la Guida, Virgilio il fuggiasco si lanciò in corsa tra gli alberi, incurante dei rami che strappavano i resti già martoriati della sua tunica, sgusciando negli anfratti più bui dell’Inferno come aveva fatto da quando aveva scoperto di non poter più rientrare nel Limbo che era stato la sua casa per così tanti secoli.
Ma non sarebbe fuggito per molto ancora. Non più. Questa volta l’avrebbe fatta finita per sempre, in faccia al supremo meccanismo cosmico che lo aveva preso in giro.
Strinse i denti e corse a testa bassa tra le foglie spinose che lo frustavano senza pietà.
Avevano il piano. Presto avrebbero avuto la squadra.
L’evasione era pronta.

(Riproduzione riservata)

© Giunti

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La scheda del libro: “L’abisso – L’ora dei dannati” di Luca Tarenzi (Giunti)

Cinque straordinari antieroi che lottano per la libertà in un sorprendente fantasy ambientato nell’infermo dantesco. Una storia di redenzione piena di colpi di scena e combattenti appassionanti, fino all’incredibile finale.

Sono cinque, la feccia della razza umana. Dio li odia. Virgilio li guida. E hanno un piano: evadere dall’Inferno. Dopo aver accompagnato Dante nel suo viaggio, Virgilio, che ha intravisto la luce divina sulla montagna del Purgatorio, non può tornare nel Limbo. È destinato a restare nell’Inferno, dove può muoversi liberamente, anche se sempre alla mercé della violenza degli angeli caduti, gli Spezzati. Per questa sua peculiarità diventa un ingranaggio fondamentale nell’ambizioso piano di Pier delle Vigne, che intende raccogliere un gruppo scelto di dannati – il Conte Ugolino, Filippo Argenti e Bertran de Born – per fuggire dall’Inferno. Un fantasy ambientato in un Inferno dantesco descritto magnificamente: un racconto carcerario; una storia di redenzione piena di colpi di scena e combattimenti appassionanti, fino all’incredibile finale che lascia aperto il destino dei cinque straordinari antieroi.

L’ora dei dannati - L’Abisso

 

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