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CADERE, VOLARE di Clelia Lombardo: incontro con l’autrice

dicembre 17, 2020

“Cadere, volare” di Clelia Lombardo (Avagliano): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

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Clelia Lombardo  è nata in provincia di Messina, vive a Palermo. Da oltre dieci anni insegna nei licei. Ha pubblicato poesie, racconti e opere teatrali, alcune delle quali sono state rappresentate. Ha curato i testi del docu-film Bambina, go home con la regia di Alberto Castiglione (2017). Progetta e coordina iniziative scolastiche a favore della lettura. Fa parte dell’associazione Piccoli Maestri. Con il suo libro La ragazza che sognava la libertà (2020) ha vinto il premio Rita Atria, Kaos Festival 2020.

Per Avagliano ha appena pubblicato il romanzo intitolato “Cadere, volare“.

Abbiamo chiesto all’autrice di raccontarci qualcosa su questo suo nuovo libro…

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«Quando ho iniziato a scrivere questo romanzo volevo mettere insieme più livelli», ha detto Clelia Lombardo a Letteratitudine, «desideravo costruire un tessuto narrativo in cui emergesse la straordinarietà delle vite comuni, in cui si potesse cogliere quanto coraggio ci vuole a vivere una vita sebbene possa apparire come tante. Anche per scrivere è necessario il coraggio di svelarsi e una certa attitudine alla rinuncia. Orientarsi e scegliere il necessario per fare funzionare una storia e la lingua. Un lungo allenamento all’abbandonare.

Come un’ombra smarrita si ricompone in fisionomia, Nives, la protagonista del romanzo, è una donna che può rappresentare parti di tante donne e che per la sua complessità interiore mette in luce aspetti molteplici dell’esistenza. Per questo motivo le lettrici e i lettori si riconoscono, ritrovano parti di sé, ricordano passaggi delle loro vite, emozioni dimenticate. Nives è una giovane insegnante che si misura con i limiti propri e della società, che grazie al rapporto con i suoi giovanissimi alunni e alunne impara a conoscersi meglio, si scopre a provare un sentimento di compassione che progressivamente illumina la realtà. Considerati nelle loro difficoltà, nell’appartenenza a famiglie problematiche, cresciuti in un ambiente violento e degradato, i suoi ragazzini a scuola le fanno ritrovare una amorevolezza, un desiderio di riscatto che la rendono più forte. Ed è un tipo di forza di cui lei ha bisogno per affrontare un rapporto d’amore complicato, quello con Salvo. Volevo parlare d’amore ma volevo farlo in una dimensione di complessità, di contraddizioni, ecco perché in Nives c’è il suo passato, la sua infanzia da rielaborare, la sua fragilità e la sua forza. C’è il desiderio d’amare e l’incapacità a farlo. Non sappiamo come amare, sembra suggerire questa storia, non troviamo l’equilibrio tra l’andare incontro all’altro e il non rinunciare a se stessi, il non tradirsi. Perché per ottenere l’amore di cui abbiamo bisogno dobbiamo spesso venire a patti e non sempre è possibile né questo ci conduce alla felicità. Oltre a Nives, a Salvo,  ci sono quindi i piccoli alunni con le loro vicende a volte commoventi o divertenti, ci sono Giovanni, Valentina, Filippo, c’è la luce e l’ombra di vite che stanno insieme eppure sono così sole nella loro condizione individuale. C’è Salvo così diverso da Nives ma che come lei non sa fare del loro amore un sentimento che vada fino in fondo, che li renda finalmente abbandonati, affidati l’uno all’altra. E c’è la città, Palermo, e quel tipo di bellezza abbagliante ma dolorosa che suggerisce come, anche questa una forma d’amore, si possa soffrire quando qualcosa non è valorizzata, rispettata, difesa. Ci sono gli anni novanta e l’enorme frattura che sono state le stragi del ‘92, il doversi misurare con eventi talmente grandi e imprevedibili da lasciare segnati per sempre. Il piano privato e quello pubblico si intersecano, dunque, e si complicano quando un essere umano si chiede chi è, chi vuole essere. Nives si cerca, aspira a quel tipo di libertà che ha bisogno di aria e si confronta con le sconfitte per trovare la propria strada (del resto l’incipit inizia proprio con la parola strada)».

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Un brano estratto da “Cadere, volare” di Clelia Lombardo (Avagliano)

La strada che sale verso il paese è scivolosa per le sporadiche gocce di pioggia.
I muretti delimitano gli agrumeti arrampicati fino all’impervio costone di roccia, casupole in mezzo alla campagna spuntano rade tra il fitto verdeggiare delle piante. I tronchi si alzano più chiari alla luce che balena a tratti, i limoni tra i rami sembrano tanti occhi spalancati. Superata una lunga curva, le ville si sollevano oltre le cancellate con la loro bellezza anni sessanta. Si ergono silenziose, le imposte serrate per l’inverno che sta arrivando, le pietre dei muri segnate dal muschio verdastro, le recinzioni in ferro con le loro frecce appuntite sullo sfondo grigio del cielo.

Un’altra curva e si apre dall’alto la visione della città distesa nel suo corpo compatto. Dalle pendici del monte, più in là oltre il verde dei giardini, come minuscole costruzioni lego i palazzi arrivano all’ampia conca del mare. Si domina fino al porto dove le gru uncinano i container con i loro lunghissimi becchi, fino al parco della Favorita e a un ritaglio del mare di Sferracavallo.
Abbassa il vetro del finestrino e inspira per fare una scorta di ossigeno.
Rallenta. Non riconosce la città, le sembra straniera.
Il paesaggio s’è fatto più cupo, le nuvole si sono addensate e sul panorama si è distesa una foschia, una grande foglia bruna. Ancora una curva e arriva a uno slargo dove sull’insegna di un edificio abbandonato si legge Pizzeria. Lettere sbilenche evocano rumorose mangiate familiari, cene del sabato con coca cola, patatine fritte, voci, risate, bambini che corrono qua e là tra i tavoli. La strada procede quindi verso l’interno, per alcuni chilometri la campagna è ben coltivata con alberi da frutto e ulivi.
Una pompa di benzina indica l’inizio del centro abitato, le palazzine a due, tre piani hanno le facciate grezze prive di intonaco. Le case sono lasciate a metà, la gente qui ha l’abitudine di costruire un piano sull’altro senza portarli a compimento, destinati ai figli che si sposeranno, ai figli dei figli. Per anni le finestre rimangono tappate da muri in mattoni o da fasce di legno inchiodate, i balconi senza ringhiere sembrano scheletri privi di carne sulle ossa, sui terrazzi diventati enormi stenditoi i lenzuoli messi ad asciugare appaiono anime sbattute dal vento.
Si sente stringere il cuore, quel grigio diffuso che dal cielo si unisce alle case pare un avvertimento a non farsi illusioni.
Davanti al cancello della scuola c’è chi si ferma ancora in gruppetti a chiacchierare.
Appena in classe stanno già litigando.
“Facci una nota, professore’, facci una nota.” E Pietro le spinge sotto gli occhi il registro.
“Perché, che ha fatto?”
“Mi dice parole.”
“Ti dice parole?”
“Sì, mi dice parole.”
“E che parole?”
“Dice parole a mia madre.”
“Cioè?”
“Parole a mia madre, professore’!”
“Ora gli parlo io, stai tranquillo.”
“Se non ci fai la nota…” minaccia.

(…)

(Riproduzione riservata)

© Avagliano editore

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La scheda del libro: “Cadere, volare” di Clelia Lombardo (Avagliano)

Nives ha trent’anni, insegna in una scuola fuori Palermo. Un giorno, inaspettatamente, le arriva la proposta di matrimonio da parte di Salvo, il suo fidanzato. Questo scatena in lei il bisogno di una profonda revisione non solo del loro rapporto, ma di tutta la sua vita. Partendo dalla ricostruzione dell’incerta storia d’amore che la lega a Salvo, Nives ripercorre all’indietro tutta la sua esistenza, indagando le assenze della sua infanzia dovute alla morte prematura della madre, alla incapacità affettiva del padre, alla lontananza del fratello andato presto a vivere altrove. Nives deve fare i conti anche con le emozioni che provengono dalla sua sfera lavorativa. I suoi alunni sono ragazzini difficili, parlano solo in dialetto, hanno vite segnate dal dolore e dalla povertà, non frequentano assiduamente la scuola, hanno genitori distratti oppure violenti. Eppure, la maggior parte delle volte, Nives ne è certa, è lei a imparare da loro. Alla carrellata di ritratti di giovani problematici – ma vitali e umanissimi – i profili di Nives e Salvo tremolano, inadeguati come sono a risolversi, indecisi, confusi, inceppati nel dare una svolta – qualunque sia – alla loro vita personale. Con una scrittura pulita e vivida, Clelia Lombardo ci racconta l’importanza del coraggio e la capacità di spiccare il volo, malgrado le paure. Un romanzo sulla formazione di una giovane donna attraverso i suoi giovani alunni, indocili, scomposti, eppure luminosi, accesi, irresistibilmente esposti alla vita.

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© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

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