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CERCANDO BEETHOVEN di Saverio Simonelli: incontro con l’autore

dicembre 22, 2020

“Cercando Beethoven” di Saverio Simonelli (Fazi editore): incontro con l’autore e brano estratto dal libro

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Saverio Simonelli, giornalista professionista, è vicecaporedattore del tg2000 per cui cura e conduce la rubrica culturale Terza Pagina. Laureato in Filologia germanica e traduttore, ha pubblicato diversi libri di saggistica e racconti per ragazzi.

Per Fazi editore ha appena pubblicato il suo primo romanzo intitolato Cercando Beethoven. Si tratta, peraltro, del primo romanzo con protagonista Ludwig van Beethoven (di cui celebriamo il 250° anniversario della nascita): il ritratto intimo e commovente di un uomo che ha cambiato per sempre la storia della musica.

Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

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Saverio Simonelli«Quando ci si accinge a scrivere un romanzo in cui la fantasia si incunea rispettosa nella storia e nella biografia di un gigante come Beethoven», ha detto Saverio Simonelli a Letteratitudine, «bisogna anzitutto far finta di non avere paura e lasciare giocare un po’ l’istinto, la passione personale, il desiderio di condividere con i futuri lettori non solo la storia ma tutto il frutto di sensazioni, di studio e ricerca, il patrimonio di una cultura che ti ha segnato profondamente, che culla, circonda e definisce proprio il personaggio che si racconta.
Così il mio Cercando Beethoven vuole essere un omaggio non solo a quello che forse è il più grande compositore della storia – sicuramente il più ‘umano’ – ma a una sensibilità, a un’idea di creatività e di arte che proprio in quegli anni ha avuto la percezione chiara di voler esprimere ciò che va oltre il qui e ora, di sondare ‘l’anima del vasto mondo’, come scriveva Novalis nella consapevolezza che la poesia in particolare ‘sente il non sensibile, vede il non visibile e rappresenta l’irrappresentabile’.
Oggi, è evidente, quelle vertigini sono lontanissime dalla nostra idea di letteratura e i nostri tentativi rischiano di voler semplicemente e parzialmente ‘storicizzare’ anche nostalgicamente un momento della storia culturale. E allora, ci viene in soccorso l’umiltà di una scrittura in prima persona, in cui l’io narrante, non solo rappresenta quella sensibilità, ma la mette in gioco nella sua vita, tra mille dubbi, incertezze, ingenuità, stordimenti ed entusiasmi. E così inseguendo Beethoven e ‘trovandolo’ quando meno pensa di incontrarlo, Wilhelm diventa poco a poco uomo e matura una nuova consapevolezza su sé stesso e sul mito che scopre finalmente umanissimo e quindi ancor più amabile e amato.
Accanto a lui, Andreas, un altro giovane pianista e violinista ossessionato dalla ricerca della perfezione tecnica e molto, anche troppo sensibile alla sfida di voler afferrare il mistero di quella nuova musica e una ragazza, Queenia, che pagina dopo pagina svelerà il segreto di una sensibilità naturale, il dono di sentire e spontaneamente ‘creare’ musica.
Sullo sfondo la Vienna degli artisti, degli intellettuali, dei poeti, ma anche degli aristocratici un po’ goffi e un po’ vanagloriosi comunque vogliosi di accodarsi al carro di quella nuova sensibilità borghese, ma anche la Vienna dei lussureggianti giardini e dei suoi boschi, e ovviamente lo splendore di un concerto, quello del 22 dicembre del 1808 in cui Beethoven fece suonare l’orchestra per le quattro ore più memorabili della storia della musica».

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Un brano estratto da “Cercando Beethoven” di Saverio Simonelli (Fazi editore)

Da quella sera di agosto del 1804, la prima dell’Eroica, Andreas non aveva mai smesso di ripensare al senso di quella musica. Già mentre usciva dal palazzo per tornare all’albergo dove l’aspettava il padre aveva colto qua e là dei commenti che non condivideva. <Una musica caotica>, <Ci sono troppe note>, <Non si capisce perché una sinfonia debba durare così tanto>, <Ci sono belle idee, sicuro, ma confusionarie>.
Belle idee? Confusionarie? È proprio in questo che quelli là si sbagliavano. Non erano confuse ma avevano una loro logica. Nuova. Quell’uomo usava la musica per raccontare una storia. E ci invitava a seguirlo per immedesimarci nell’esperienza di quell’eroe che aveva così perfettamente immaginato e poi rappresentato.
La vera questione era dunque un’altra. Bisognava scoprire l’alfabeto con il quale esprimeva la sua storia. Come era possibile per la musica raccontare, e raccontare un uomo? Come era possibile tradurre la sua vita in note? Sì perché lì dentro c’era finalmente la vita, non più un’occasione di svago, un invito civettuolo alla danza, al corteggiamento galante, o la preghiera a un Dio lontano nel suo cielo blu. Questo lo esaltava, questo lo tormentava. E quella musica lì continuava a interrogarlo. Anche di notte. Altro che sogni. Sembrava essere lì a provocare la sua pochezza.
La mattina dopo era entrato nella chiesa di santo Stefano. Il sacerdote stava dicendo messa ed era arrivato al momento della consacrazione quando l’ostia diventa veramente il corpo di Cristo e il vino il suo sangue. Se lo ricordava bene dal catechismo perché la sua famiglia, di origini polacche, era di tradizione cattolica. C’era quella parola difficile da pronunciare per un piccolo catecumeno. Transustanziazione. Significava che per miracolo la materia inerte, una sottile ostia, diventava vivente. Per chi credeva quello era davvero il corpo di Dio, materia vivente di Dio. La preghiera dell’assemblea guidata dal sacerdote aveva fatto quel miracolo, almeno per chi ci credeva.
Con la musica di Beethoven forse era lo stesso. Quelle immagini, quelle storie, quelle passioni della vita di un eroe erano diventate per miracolo musica, si erano comunicate in un altro modo ma altrettanto vero. Non c’era un attore che lo impersonava in teatro, non c’era una pagina scritta che ne tramandava le gesta, no, quella cosa lì accadeva davanti agli occhi e alle orecchie di chi partecipava a questo nuovo rito. L’eroe, per un miracolo laico era stato lì con loro, e il sacerdote musicista aveva fatto sì che  quella vita “eroica” riaccadesse. L’unica cosa era capire come questo fosse possibile. Carpire da Beethoven quel segreto. E lui che non credeva nei miracoli voleva una formula, qualcosa di oggettivo. Quello che è ineffabile, non esiste, continuava a dirsi.
Ma continuava ad avere le vertigini. Delle “allucinazioni” sonore. Anche nel viaggio di ritorno gli scossoni ritmati della carrozza gli avevano fatto venire in mente le sincopi dell’inizio del primo movimento. Durante una sosta aveva ascoltato una bambina cantare un motivetto che gli aveva ricordato quello dello Scherzo. Forse non era così, sicuramente non era così, ma quella musica si stava sovrapponendo al mondo. E lo stava sfidando. Non mi troverai mai, mi travesto, compaio e scompaio, ti sto dentro ma poi scappo, sarò la tua ossessione.
E però di una cosa era certo: ora poteva finalmente benedire le ore passate a fare scale e arpeggi o a consumarsi le pupille sui solfeggi trascritti a mano dallo zio, cornista nell’orchestra locale. Le pratiche giornaliere che da bambino aveva subito come un’intollerabile imposizione, ora gli sembravano una carezza amorevole della provvidenza. Quantomeno si era armato per affrontare la sfida che la musica ora gli poneva.
Si convinse presto che non poteva rimanere ancora a lungo in quel borgo di provincia, ora si meritava Vienna dove viveva quell’uomo, Vienna dove quel mistero poteva riaccadere. Per gli altri nulla era cambiato nella musica, ma lui invece la pensava diversamente. Sì perché Beethoven usava la stessa grammatica di chi l’aveva preceduto: le scale, l’armonia, gli strumenti, tutto era come Mozart, ma quella lì era una musica che non aveva bisogno degli uomini, era stata scritta nel paradiso terrestre prima della caduta e per qualche imperscrutabile dinamica divina aveva trovato un angelo in veste umana che l’aveva riportata sulla terra. Beethoven invece era un uomo, una creatura inquieta, un impasto di carne e fantasia, immaginazione e logica. E la musica gliene sarebbe stata grata. Lei, la musica non ne poteva più di quadriglie e inchini rococò, di parrucche e codini, di salotti principeschi, di fuochi d’artificio di una sera passata sul Tamigi: la musica ora voleva stare con gli uomini, voleva la polvere e gli altari dei destini umani, consolarne i rovesci, esaltarne le conquiste, struggersi dei loro amori.

(Riproduzione riservata)

© Fazi editore

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La scheda del libro: “Cercando Beethoven” di Saverio Simonelli (Fazi editore)

cercando beethoven«Maestro, la vostra musica io l’ho capita. Il vostro segreto, che è semplicissimo ma inimitabile: un’aderenza totale allo spirito di quello che esprime… La maggior parte dei musicisti pensa a impressionare, a trovare il motivo caratteristico, la melodia che suscita un affetto. Voi no. Voi avete a cuore quello che la musica ci dice, che aveva detto molti anni fa e vuole continuare a dirci, voi cercate la sua voce antica, cercate di restituirla per come era. Non le fate attraversare il tempo, la lasciate a casa propria».

Spinto dal desiderio di scoprire il segreto della musica di Beethoven, un giovane si mette sulle tracce del celebre compositore durante un’estate trascorsa a Heiligenstadt, un sobborgo di Vienna dove Beethoven si reca abitualmente in villeggiatura. Il sogno di Wilhelm è quello di diventare un grande musicista, ma non è il solo a coltivare questo desiderio di successo in una città in cui abbonda l’ambizione, vista la presenza di numerosi intellettuali, artisti e scrittori. Con lui ci sono anche Andreas, un giovane boemo – violinista e pianista – discendente da una famiglia nobile, e una ragazza a dir poco enigmatica, Queenia. Alcuni incontri metteranno in contatto i tre, legati dalla stessa ossessione, con il Maestro, dopo un goffo tentativo di introdursi nella sua abitazione in cerca di un misterioso manoscritto. Sullo sfondo di questa intrigante vicenda, che sconvolgerà la mente di uno dei protagonisti, gli avvenimenti burrascosi e le figure decisive della Vienna di inizio Ottocento con i suoi sfarzosi salotti, i magnifici teatri e i lussureggianti giardini. In questo originale romanzo, denso di pagine raffinate e filologicamente accurate, il fermento della Vienna di Beethoven è ricostruito alla perfezione nel racconto di aneddoti su eventi e intellettuali dell’epoca – da Novalis a Hoffmann, da Goethe a Grillparzer – in una magistrale celebrazione della cultura del tempo. Un romanzo sul potere salvifico della musica e sulla sua grande capacità di avvicinare e unire le persone, scritto con uno stile ricco e curato che ha tutto il sapore di un classico.

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