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BACI A OCCHI APERTI di Matteo Collura (recensione)

gennaio 3, 2021

“Baci a occhi aperti. La Sicilia nei racconti di una vita” di Matteo Collura (Tea)

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di Giovanni Parlato

Baci a occhi aperti” di Matteo Collura (edizioni Tea, pagine 478) è un libro trasversale, per argomenti e personaggi, con differenti chiavi di lettura. Come recita il sottotitolo – La Sicilia nei racconti di una vita – l’autore ha raccolto una serie di suoi scritti per rivisitarli e presentarli sotto un’altra veste cui sono stati aggiunti testi inediti. Il risultato è un libro nuovo, punto d’equilibrio di una maturità attraverso cui Matteo Collura, agrigentino, guarda alla sua terra d’origine ancora con lo sguardo di un ragazzo, ma con la consapevolezza di quanto la Sicilia sia bella e irredimibile. Ecco, da qui, il titolo: i baci, espressione di un sentimento, ma a occhi aperti, con il giusto distacco che permette di raccontare, come direbbe Bufalino, la luce e il lutto.
Attraverso questo gioco del rovescio emerge, quale uno dei segni distintivi, il carattere epico del libro. “O a Palermo o all’inferno” gridano i garibaldini che da Gibilrossa scendono alla conquista della città. Sullo sfondo svettano il generale Garibaldi e il luogotenente Bixio che con la strategica mossa della «diversione di Corleone» si sono aperti la strada verso la vittoria. Oltre un secolo e mezzo dopo, l’autore ripercorre quel sentiero che dalla collina conduce al mare e, fra digressioni, racconta la Sicilia di ieri e di oggi. Insegue, lo scrittore, le gesta dei garibaldini fino alle rabbiose sommosse di cui la ducea di Bronte, donata dal re Ferdinando IV di Borbone a Horatio Nelson, fu uno dei teatri più violenti che si concluse con un sommario processo in cui cinque brontesi vennero fucilati. Scrive Matteo Collura: «Bixio: è con lui, con la sua rabbia, la sua delusione, il suo disgusto, che in un angolo di selvaggia Sicilia comincia l’Unità d’Italia».
Nell’intercalarsi di voci, l’autore prende per mano il lettore e lo porta con sé: mostra il tramonto che cala sulla dinastia dei Borboni e nello scorrere delle pagine prende forma l’indimenticabile personaggio del principe Fabrizio Salina. La letteratura, con “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, diventa uno strumento unico per capire una terra complessa come la Sicilia. «Il suo protagonista – riflette Matteo Collura – può essere visto, deve essere visto, come un gigante della metafora letteraria, un personaggio che, manzonianamente, parla nel 1860, nel 1958, nel 2007» e, aggiungiamo noi, nel 2020. Il romanzo del nobile scrittore, tuttavia, non è soltanto una lente attraverso cui leggere una fase epocale della storia italiana, ma allunga lo sguardo nelle radici dell’onore e dell’orgoglio siciliano. Collura ricorda l’importanza del personaggio di Concetta, la seconda delle tre figlie di don Fabrizio. Concetta rifiuta la vita, rifiuta l’amore del piemontese Chevalley, soffoca se stessa preferendo il ruolo di baluardo dell’onorabilità di casa Salina. «Quel “bagliore ferrigno” negli occhi delle donne siciliane – scrive l’autore – si coglie più di quanto si pensi, così come sono tante, ricche e povere, aristocratiche e borghesi, le Concette in Sicilia».
Con il personaggio femminile di Tomasi di Lampedusa, Matteo Collura apre lo sterminato capitolo sulla donna. L’autore dedica importanti pagine a Franca Viola definita «la più grande rivoluzionaria che la Sicilia abbia avuto». Era una ragazza quando, nel 1965, Viola venne rapita e segregata in un casolare e violentata da un compaesano poco di buono. La ragazza non accettò il matrimonio riparatore, un atto di ribellione che sfidò le consuetudini di allora facendo fare alla Sicilia «più passi in avanti di cento guerre».
Dall’orgoglio di Concetta al coraggio di Viola alla sensualità della donna in cui Brancati sprofonda tra comicità e tetro umorismo. Ma due sono i ruoli in cui la donna siciliana esige il medesimo rispetto: quando è madre e quando è moglie. Due ruoli che possono entrare in conflitto come accadde nella vita di Gesualdo Bufalino. La scrittore di Comiso restò soggiogato dal suo amore per la madre al punto che, nella sua vita, non ci fu spazio per la moglie. Ancora più drammatica la vita quando nella famiglia entra il germe della pazzia come accadde a Pirandello. La folle gelosia della moglie, Antonietta Portolano, divenne fonte ispiratrice dei drammi del grande scrittore e causa di tormenti continui. Le pagine in cui Collura mette di fronte Pirandello e la moglie, dopo che non si erano più visti da oltre tredici anni, ha una pulizia stilistica così struggente che la coppia appare davanti agli occhi del lettore come se emergesse da un film in bianco e nero.
La follia – uno dei tre elementi che caratterizzano “la corda pazza” di cui Pirandello parla nella commedia “Il berretto a sonagli” e titolo di un saggio di Leonardo Sciascia – è un elemento che allunga lo sguardo su personaggi (il principe Alliata di Pietratagliata) e opere d’arte (il dipinto L’uomo ignoto di Antonello da Messina) che hanno con sé un tratto misterioso e  difficilmente catalogabile. I misteri, appunto, altro argomento di cui è ricco il libro. E l’autore, guardando a occhi aperti, non poteva trascurare il cancro di cui è malata l’isola: la mafia. Prima di trasferirsi a Milano e lavorare al Corriere della Sera, Collura aveva scritto per Il Giornale di Sicilia e L’Ora. Come giornalista ha conosciuto bene la realtà mafiosa e riporta ciò che Walter Tobagi scrisse sui mafiosi: «Non sono samurai invincibili».
Scrivendo questa recensione abbiamo preferito seguire il filo delle idee perché questo libro, seppur fatto di capitoli e argomenti, non si legge, non si deve leggere, come fosse diviso. È un testo coeso e di rimandi, un saliscendi per la Sicilia in cui non esiste un confine tra le due anime di Matteo Collura, tra il giornalista e il narratore: ognuno passa il testimone all’altro creando una scrittura viva e dinamica. Il risultato si riflette sul lettore che, a ogni pagina, è colto dall’attrazione verso una terra che non finisce mai di stupire. Ripensando alla fuitina di Vittorini con la figlia di Quasimodo, al boss da operetta che fu Genco Russo, al vento tra le colonne del tempio di Selinunte e alle centinaia di gemme sparse fra le pagine, nel lettore cresce il desiderio di raggiungere la Sicilia e trasformare le emozioni ricevute dal libro in un abbraccio con una realtà affascinante.

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La scheda del libro: “Baci a occhi aperti. La Sicilia nei racconti di una vita” di Matteo Collura (Tea)

Baci a occhi apertiL’arte, la letteratura, il paesaggio, la storia e le storie, i personaggi minori, e minimi, i protagonisti famosi e segreti. Lo straordinario affresco di un’isola-mondo, un atto d’amore per la propria terra. «Questo libro è nato dalla richiesta di alcuni miei lettori. Perché non scrivi un altro libro sulla Sicilia? Pressappoco questa, la domanda. Un altro libro sulla Sicilia? Dopo tutti quelli che ho già pubblicato, mi è sembrato troppo. Così ho pensato di mettere insieme, nella maniera più ordinata e leggibile, quanto ne ho scritto sinora (e pubblicato nei tre volumi In Sicilia , L’isola senza ponte e Sicilia. La fabbrica del mito ), togliendo qualcosa e aggiungendo qualcos’altro. Del resto, l’età che mi ritrovo autorizza una simile presunzione. Col vantaggio di aver accontentato coloro i quali mi hanno chiesto, appunto, un altro libro sulla Sicilia. Cosa sono i “baci a occhi aperti”? Sono i tanti baci che ho dato alla Sicilia sempre costringendomi a non chiudere gli occhi, assaporandone il piacere. In ogni parte di questo libro appare evidente (o dovrebbe apparire, perché questa è stata la mia costante intenzione) lo sforzo di descrivere la Sicilia per quello che è, tenendo a freno l’orgoglio d’esservi nato e l’amore che si ha – specie se siciliani – per la terra d’origine. Provo a dirlo così: è come se nel baciarla, la Sicilia, mi fossi sforzato di tenere gli occhi aperti, continuando, pur nella voluttà, a notarne guasti e difetti».

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Matteo Collura (Agrigento 1945) è l’autore della biografia di Leonardo Sciascia, Il maestro di Regalpetra (Longanesi 1996, La Nave di Teseo 2019). È autore, inoltre, della biografia romanzata di Luigi Pirandello, Il gioco delle parti (Longanesi 2010). Da anni dedica alla Sicilia libri, inchieste e articoli in gran parte pubblicati dal Corriere della Sera e da Il Messaggero. Le sue conferenze di argomento culturale lo hanno portato in giro per l’Italia e all’estero. Suo il best seller Sicilia sconosciuta (Rizzoli 1984), più volte ristampato. In campo narrativo ha esordito con Associazione indigenti (Einaudi 1979), cui sono seguiti Baltico (Reverdito 1988), Qualcuno ha ucciso il generale (Longanesi 2006) e La badante (Longanesi 2015). Ha firmato la versione teatrale del romanzo Todo modo di Sciascia. I suoi libri sono stati tradotti in cinque lingue.

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