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ADDIO AD ANGELO SCANDURRA (poeta ed editore)

gennaio 9, 2021

Ci lascia il poeta ed editore Angelo Scandurra: (Aci Sant’Antonio, 19 agosto 1948 – Valverde, 8 gennaio 2021)

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di Massimo Maugeri

Fa male al cuore la notizia della scomparsa di Angelo Scandurra. Ed è con estrema difficoltà che mi accingo a pubblicare questa pagina per ricordarlo (e celebrarlo). Conservo di lui il ricordo di poeta appassionato e di editore integerrimo. Uno di quelli che ha sempre vissuto l’amore per la parola scritta come missione. Delle sue pubblicazioni come editore ha sempre avuto cura assoluta: dai contenuti dei testi che pubblicava, alla qualità della carta utilizzata.

Qualche mese fa, a Siracusa, gli era stato assegnato il Premio per l’Editoria Indipendente “Arnaldo Lombardi” (nuovo premio sorto con la rinascita del glorioso Premio Vittorini) con la seguente motivazione:
Erede delle altrettanto gloriose edizioni “Il Girasole”, la piccola e indipendente casa editrice “Le Farfalle” ha sede a Valverde, un piccolo paese alle pendici dell’Etna. Da lì, nel corso di tanti anni, con la sua opera infaticabile e testarda, ma ricca di profonde idealità culturali, il suo storico fondatore e titolare, il poeta Angelo Scandurra, irradia messaggi culturali di altissimo valore, pubblicando pregiate edizioni, anche su carte appositamente preparate a mano, recuperando testi rari di autori contemporanei e non solo, arricchendo il suo catalogo con opere di prestigiosi e importanti autori della letteratura e dell’arte“.

Questo, il messaggio che leggiamo oggi sul profilo Facebook del Premio:Ogni cuore è solo, unico, irripetibile, e ogni cosa ha un proprio cuore, solo, unico, irripetibile”. Un verso di Angelo Scandurra con il quale vogliamo salutare oggi il poeta ed editore di Valverde scomparso stanotte. È stato un privilegio averlo avuto con noi a Siracusa lo scorso settembre, nell’anno della ripartenza del Premio Letterario Nazionale Elio Vittorini, per assegnargli il nuovo Premio per l’editoria indipendente dedicato ad Arnaldo Lombardi. Tutta la cultura, non soltanto quella Siciliana, da oggi ha perso una delle sue voci più spontanee e autentiche“.

Scrive Antonio Di Grado, che di questo premio è anche presidente della commissione giudicatrice: “Non c’è più una delle persone migliori che abbia mai conosciuto, e uno degli amici più veri. Un angelo, il san Francesco dei poeti, troppo puro per questo mondo“. Per poi aggiungere: “Ha un senso che Angelo Scandurra ci abbia lasciati nel giorno centenario della nascita di Sciascia: è come la fine di un’utopia, quella d’una Sicilia culla della nostalgia e del dissenso, dello sdegno e della poesia“.

Su Facebook si avvicendano i messaggi di amici, addetti ai lavori (scrittori, poeti) ed estimatori.
Li riporto di seguito, a mano a mano che li trovo, senza nessun ordine preciso. Credo sia il modo migliore per ricordare Angelo.
A lui e alla sua famiglia, tutto il mio affetto.

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Elvira Seminara scrive: “Poeta spettinato, romantico arruffato, un candido arrabbiato. Angelo Scandurra è un poeta naturale, era nato poeta come si è biondi o distratti, per Dna. Il mondo ha perso un poeta, ma io ho perso un amico. E ho freddo. Perché Angelo era l’amico e intellettuale più anticonformista e vero, mai per posa o ideologia. Ho freddo perché mi voleva bene, e ne ero felice. Perché lo prendevo in giro per quel tarlo delle malattie, ma invece aveva ragione. Se n’è andato in un attimo, senza preavviso, e questo epilogo mi sembra un furto, una sopraffazione del cielo. Ciao per sempre, Angelo, dicitore del caos e delle farfalle. Queste palme scalmanate e fiere somigliano a te“.

Silvana La Spina scrive: “Il 21 comincia in modo terribile. È morto il mio caro amico Angelo Scandurra. Non so ancora se ci credo. Mi mancherà, mi mancheranno le nostre lunghe discussioni telefoniche. Diceva che rimpiangeva il fatto che la morte non si portava solo via una persona, ma un patrimonio di conoscenze e contatti. È così. Con lui se ne va una parte di me è di tanti“.

Domenico Trischitta scrive: “Sono sconvolto, mutilato. Un grande amico ci ha lasciati, grande poeta ed editore raffinato, generoso ed affettuoso, umile ed autentico, amato ed ammirato dai più grandi intellettuali italiani. Angelo di nome e di fatto, con il raro candore dei fanciulli, non ti dimenticheremo“.

Marilina Giaquinta scrive: “Questa notte è morto Angelo Scandurra. Poeta, editore, uomo visionario, grande intellettuale. Era stato lui a credere nella mia poesia e a pubblicare “Il passo svelto dell’amore”. Non riesco a trovare le parole, solo pianto“.

Luigi La Rosa scrive: “È morto Angelo Scandurra. Notizia che mi lascia sgomento. Ci accomunava l’ingovernabile ipocondria, il terrore di ammalarci – questo il tema perenne di tutte le volte che ci siamo incontrati. Lo ricordo a Giarre, in un pomeriggio invernale di vento folle, e mi sembra di avvertire il tornare di certe vecchie ossessioni, ma pure dell’ironia salvifica che le contornava. Oggi l’antica paura non ha più senso: è dolore, dispiacere puro, pena per la fine di un’esistenza spesa nel nome della poesia e della bellezza. La terra gli sia lieve“.

Anna Vasta gli dedica queste parole…
“All’amico, al poeta, all’editore raffinato, all’ intellettuale inquieto, non integrato, all’ uomo sensibile e profondo come pochi…ad Angelo Scandurra.
Caro, caro Angelo…
Quando muore un amico, un familiare, una persona con cui si stabilisce una profonda consuetudine di affetti, il primo moto che ci prende alla gola è un insopprimibile senso di colpa. Colpa di non avergli voluto abbastanza bene da tenere lontano da lui, lo spettro della morte. Colpa di non aver capito, di non aver presentito la tempesta che gli aleggiava sul capo. Colpa di non averlo chiamato a Natale-eri sempre tu che chiamavi, ricordavi i compleanni, le ricorrenze, i riti del vivere -. Colpa di non aver fatto in tempo a sentirti per l’ ultima volta, di averti lasciato solo a fronteggiare i fantasmi dell’ inquietudine che ti attanagliava e non ti dava tregua. Colpa di essere arrivata in ritardo alla tua morte. Di averla appresa, con un pugno nello stomaco, scorrendo distrattamente la home di fb (quel fb che detestavi).
E poi lo sgomento di non poter più rimediare; di saperti lontano in un altrove dove non possono più raggiungerti i fastidi di un mondo che ti rifiutavi di capire, in cui non ti riconoscevi più.
E una stanchezza senza fine, come quella che provavi nei tuoi ultimi mesi e che giorno dopo giorno ti allontanava dalla vita“.

Il pittore Giovanni Iudice, lo ricorda così:
Quando muore un poeta, non muore solo un amico, un padre o un fratello. Si spegne una luce, una speranza, quella che appartiene a tutti, quella che illumina tanti, quella che non quantifica i confini delle emozioni, della spiritualità.
L’umanità più colta piange la scomparsa di Angelo che non scriveva per i colti, bensì per i liberi, e noi artisti siciliani che lo abbiamo conosciuto più di tutti per quello che ci scriveva, non possiamo non riconoscergli la sua sensibile profondità leggerci l’anima.
Ciao Angelo, adesso potrai proteggerci da lassù, tu che hai tanto amato la tua terra e conosci le nostre sofferenze creative.”

Scrive Rosario Castelli: “Angelo: non è solo il tuo nome. C’era qualcosa di “angelico” in te, nel tuo candore, nel tuo vedere al fondo della vita, con occhi di poeta vero, ciò che agli altri comunemente sfugge. Mi hai chiamato, come ogni anno, il 4 ottobre, perché ti ricordavi sempre l’onomastico di mio figlio. Ci lega quel nome – Francesco – di cui abbiamo tante volte parlato, e quel santo visionario di cui ammiravamo entrambi il furore, l’ardore e l’ardire. Eri così anche tu, un francescano laico, sospeso tra ribellismo e rassegnazione, coi piedi ben piantati sulle nuvole. Ed era impossibile non volerti bene per i tuoi furori, i tuoi languori, i tuoi malumori che sapevi correggere d’un tratto con battute esilaranti. Quanto abbiamo riso, anche di noi stessi, dei nostri acciacchi, della nostra ipocondria. Tutto con te diventava poesia, quella che si vive prima che diventi parola. E mi mancherà sempre il modo in cui mi salutavi ogni volta che ci sentivamo o ci vedevamo: “ti voglio bene”, era il tuo congedo. Te ne volevo anch’io e mi dispiace non potertelo dire un’altra volta ancora“.

Le parole di Giovanna Caggegi: “Angelo Scandurra ci ha lasciati. In molti stanno raccontando di lui e della sua unicità di Poeta visionario, tra astratti furori e ruggenti passioni civili. Mi piace ricordare quanto di straordinario fece, tra gli anni Ottanta e i Novanta, nella sua amata Valverde, inventando una rassegna di prim’ordine culturale e artistico che la pose al centro delle cronache nazionali ed internazionali. Impossibile elencare intellettuali, musicisti, attori, scienziati (suo anche il Premio per la Vita, che portò a Valverde, tra gli altri, Rita Levi Montalcini) invitati da Scandurra nel suo paese di nascita e di elezione.
Valverde era per lui un microcosmo simbolico, una piccola patria ideale da cui proiettare sogni e utopie universali, ma anche concrete pratiche di convivenza civile. Grazie“.

Daniele Lo Porto scrive: “Angelo Scandurra ci ha lasciati, improvvisamente. Per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo è un dolore lacerante. Non era un poeta, ma era lui la poesia in un uomo. Buono e generoso, entusiasta e inarrestabile, un moto perpetuo di iniziative culturali, di pubblicazioni, una valanga di affetto. Avevamo condiviso insieme tante tappe di vita insieme, da una intervista quand’era sindaco di Valverde, con una gigantografica di Totò alle sue spalle, al posto di quella del presidente della Repubblica. E poi Etnafest, quando lui era direttore artistico di una sezione e io capo Ufficio stampa della Provincia, e ancora un bellissimo incontro con Giancarlo Giannini, e poi splendido protagonista nella breve ma intensa stagione di eventi a Casale Borghese e, infine, il progetto editoriale per il Comune di Belpasso. Mi chiamava “mio dolce Daniele”, con la straripante rima di bontà che gli sgorgava naturale dall’anima“.

Salvatore Massimo Fazio (che lo ricorda anche sul suo magazine Letto, Riletto, Recensito) scrive: “È Morto a 72 anni Angelo Scandurra, una delle più rappresentative voci della poesia contemporanea. Luca Canali lo definì “un San Francesco della poesia assolutamente e aspramente laica”. Cordoglio alla famiglia“.

Orazio Caruso scrive: “Un amico, un poeta, un grande affabulatore. Se ne va un angelo“.

Eugenio Lio scrive: “Uno di quelle personalità fantasiose, colte, raffinate, fuori da ogni circolo e cono di inutile luce. Editore ricercato e poeta sensibile“.

Daniela Marcheschi scrive: “Era una persona seria, un autore serio, e gli siamo debitori per la sua raffinata impresa editoriale, il suo gusto, la sua passione per la letteratura. Personalmente gli sono debitrice della pubblicazione della traduzione del bel racconto di Paul Gervais, Gar-an-guli“.

Sebastiano Burgaretta scrive (contributo ricevuto via email):
Angelo carissimo,
ora capisco perché ti trovai diverso dalle altre volte al telefono, quando il 31 di dicembre ti ho chiamato, per farti gli auguri di capodanno. La tua voce mi giungeva da una lontananza nuova, che mi turbò. Sto male, sto male, mi hai detto con tono malinconico e privo d’energia. Capii subito che non potevo, a differenza di tutte le altre volte, tentare di deviare il discorso verso la poesia, i libri, gli amici comuni, e così distrarti per un momento dal tuo rovello. Rimasi interdetto nel dubbio che fosse il tuo consueto lamento sulla tua salute o qualcosa di più serio e grave. Realizzai che, stranamente, per la prima volta con te, non era momento per conversazioni e voli angelici al telefono. La particolare circostanza, poi, dell’ultimo dell’anno, che premeva con le telefonate d’auguri ad amici e parenti, mi indusse a non insistere a soffermarmi e forzarti. Stavi male davvero, fu il pensiero che mi turbò. Ora mi giunge la notizia del tuo trapasso al mondo degli angeli nudi, della cui schiera tu hai sempre fatto parte, in un mondo di terricoli vestiti, tra i quali, da poeta e poieta qual eri, volavi con i piedi per terra. Ne sono stordito, come tutti coloro che ti hanno conosciuto e ti hanno voluto bene. Non mi succederà più di parlare per ore al telefono con te e di sentirmi dire: fratello mio, ti voglio bene. Amo pensare che ora tu sia in buona compagnia, perché non mi sembra soltanto una coincidenza che te ne sia andato nel giorno della nascita di Sciascia e pochi giorni dopo la partenza di quell’altro Angel che ha raggiunto il suo confratello Isman, il caro Franco Loi, con cui mi onorasti, inserendo miei versi nella neonata collana “Efesto”, il cui titolo mi chiedesti fossi io a suggerirti. Davvero mi sento un po’ più solo da alcuni giorni. Ma tu non smettere di cantare lì dove adesso vivi“.

[in aggiornamento…]

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La biografia di Angelo Scandurra

Si è spento a Catania il poeta Angelo ScandurraAngelo Scandurra (Aci Sant’Antonio, 19 agosto 1948 – Valverde, 8 gennaio 2021) è stato un poeta e scrittore italiano.

Angelo Scandurra nasce ad Aci Sant’Antonio il 19 agosto del 1948. Sin da giovane mostra una particolare predisposizione per la cultura, organizzando e curando vari eventi artistici e sociali, fra i quali il Premio per la Vita e l’Estateteatromusica, coinvolgendo protagonisti di caratura internazionale, tanto da far connotare Valverde di Catania (luogo in cui risiede), come “Il paese della cultura”.

Nel 1977 si laurea in lettere moderne. Nel 1985, con la collaborazione di alcuni amici intellettuali, fonda la rivista Il Girasole. Mensile di cultura. Nel 1986 crea Il Girasole Edizioni e nel 2012 le Edizioni Le Farfalle che annoverano la pubblicazione di oltre cento libri di poesia, narrativa, saggistica e arte, firmati da importanti autori italiani e stranieri.

Contestualmente all’operosità di poeta, scrittore e critico, affianca quella di editore e promulgatore culturale (aveva fondato già negli anni 70 – 80 il Gruppo Teatro Nuovo). Tra le sue opere, edite anche in Svezia, negli Stati Uniti e in Spagna, ricordiamo: Fuori dalle mura (1983, finalista al Premio Viareggio), L’impossibile confine (1989, vincitore del Premio Cilento-Pinto e finalista al Premio Viareggio-Rèpaci), Trigonometria di ragni (1993), Appunti per un colloquio forzato (2000, da cui è stato tratto il testo teatrale Per un colloquio forzato), Criteri di fuga (1998), Il bersaglio e il silenzio (2003) e Quadreria dei poeti passanti(2009).

Interprete dell’impegno intellettuale non fine a se stesso, ma come compito militante socio-politico-culturale, accolto sempre con interesse dalla critica e dal pubblico, è considerato una delle voci più significative e singolari nell’ambito culturale contemporaneo. Luca Canali lo ha definito “un San Francesco della poesia assolutamente e aspramente laica”.

Dal 1994 al 2003 è stato Sindaco di Valverde, comune in cui ha vissuto fino all’ultimo. Dal 2003 al 2009 è stato direttore artistico della sezione Arte di “Etnafest”, Rassegna internazionale di arte, cinema e musica.

Ha ricevuto molteplici riconoscimenti, fra cui:
Nel 1990, in seno alla XII edizione del Premio Letterario “Città di Leonforte”, gli viene conferito, insieme a Leonardo Sciascia (alla memoria), il premio speciale per essersi distinto nella lotta per il rinnovamento di una Sicilia alternativa.
Nel 2006, riceve il premio “Aci e Galatea” per la cultura.
Nel 2015, XXIX edizione del Premio letterario internazionale ” Nino Martoglio”, gli viene assegnato il premio “Editoria” per Il Girasole Edizioni – Le Farfalle.
Nel 2019, in seno alle manifestazioni per Matera Capitale della Cultura europea, alcuni suoi testi, insieme a quelli di Omero,Milton, Keats e Cvetaeva, dedicati alla figura di Demetra, sono stati inseriti in una composizione musicale del maestro Sergio Lanza, cantata e recitata dal titolo Chthon,
Nel 2020, nella 17ª Edizione del Premio nazionale Elio Vittorini, gli viene attribuito il 1º Premio Arnaldo Lombardi per l’Editoria Indipendente per la casa editrice “Edizioni Le Farfalle”.
Ha collaborato a quotidiani e riviste.

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