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ISTAT – PRODUZIONE E LETTURA DI LIBRI IN ITALIA ANNO 2019

gennaio 12, 2021

È stato pubblicato il nuovo report dell’Istat relativo alla “Produzione di libri in Italia” per l’anno 2019 (e con interessanti considerazioni e dati anche con riferimento alla pandemia da Covid-19)

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Intensa la produzione libraria, stabile il numero di lettori. Nel 2019 sono stati pubblicati in media 237 libri al giorno, quasi 1,3 libri ogni mille abitanti; di questi, due terzi sono novità (58,4%) e nuove edizioni (8,5%). Il 40,0% della popolazione di 6 anni e più legge almeno un libro all’anno. Il 77,2% dei lettori legge solo libri cartacei, il 7,9% solo e-book o libri on line. Nove editori su dieci avevano previsto per il 2020 una perdita consistente del proprio fatturato rispetto all’anno precedente.

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Eterogenea la composizione del mercato editoriale italiano

Nel 2019, nella produzione di libri in Italiai sono 1.706 le imprese e le istituzioni che svolgono come principale la pubblicazione di libri. Il 53% (considerando il volume complessivo della produzione editoriale in termini di quantità di copie stampate nell’anno di riferimento) di queste sono definibili “micro-editori” (hanno stampato non più di 5.000 copie), il 38,1% piccoli editori (tiratura massima di

100.000 copie), il 6,8% medi editori (tiratura non superiore a un milione di copie), il 2,1% grandi editori (hanno pubblicato titoli per una tiratura superiore a un milione di copie)ii.

I “grandi” e “medi” editori insieme realizzano oltre la metà (il 59,1%) della produzione in termini di titoli e il 91,3% della tiratura. Accanto agli operatori di maggiori dimensioni, l’ampia e variegata platea di piccoli e micro-editori, in buona parte imprese e istituzioni che svolgono edizione di libri come attività principale, contribuisce per il 40,9% all’offerta dei titoli pubblicati e per quasi un decimo del mercato (8,7%) in termini di tiratura. In media, se i micro e i piccoli editori hanno pubblicato rispettivamente 8 e 43 titoli all’anno, i medi editori hanno prodotto 208 opere librarie e le grandi case editrici ben 771.

In base al valore economico della produzione librariaiii sul mercato, la differenza dimensionale tra le diverse tipologie di editori appare ancora più accentuata: i grandi editori contribuiscono per il 63,3% al valore totale della produzione libraria, i medi per il 30,1%, i piccoli e i micro per il rimanente 6,6%.

Oltre il 50,0% degli editori attivi ha sede nel Nord del Paese (31,3% nel Nord-ovest e 18,8% nel Nord- est), il 28,7% al Centro e il 21,2% nel Mezzogiorno (14,7% al Sud e 6,5% nelle Isole). Il maggior numero di editori attivi risiede in Lombardia e nel Lazio (20,6% e 16,8%): due regioni che insieme ospitano il 60,0% dei grandi operatori, il 64,7% dei medi, il 38,6% dei piccoli e un circa un terzo dei micro editori. In particolare, a Milano e Roma si concentrano circa un quarto degli editori attivi.

 

Si punta sulle novità, ma molto resta invenduto

Sono 86.475 i titoli pubblicati a stampa nel 2019 dagli editori censiti, cioè dalle imprese e dalle istituzioni che svolgono l’attività editoriale come attività primaria.

Nell’ambito di questa offerta libraria, circa due terzi dei titoli pubblicati sono costituiti dalle novità (il 58,4%) e dalle nuove edizioni (l’8,5%), mentre il restante (33,1%) è rappresentato dalle ristampe.

Anche in termini di tiratura, le novità e le nuove edizioni coprono due terzi del mercato (54,9% di copie stampate di novità sul totale e 10,9% di edizioni successive), mentre circa un terzo della tiratura complessiva è costituita da ristampe (34,2% delle copie stampate) per un totale di 192 milioni di copie.

A fronte di tale produzione sussiste però una rilevante quota di invenduto, con differenze significative per tipologia di editore: se in media il 22,1% degli operatori del settore dichiara giacenza e reso per oltre la metà dei titoli pubblicati, la percentuale è pari a 26% per i micro-editori; 17,6% per i piccoli; il 6,9% per i medi e il 5,8% per i grandi.

 

Il traino è l’editoria scolastica e per ragazzi

Delle 86.475 opere pubblicate nel 2019 più di nove titoli su dieci sono libriiv (92,6%) mentre i restanti sono opuscoliv (7,4). Le opere librarie del genere “varia” dominano l’offerta (78,6%), le opere scolastiche arrivano all’11,4% e quelle per ragazzi raggiungono il 10% dei titoli pubblicati.

In termini di tiratura, le opere scolastiche e per ragazzi coprono una considerevole quota di mercato: circa quattro copie stampate su dieci sono libri per la scuola (28,4% della tiratura) ed una su sei sono libri per ragazzi (16,1%). In particolare, tra le pubblicazioni per ragazzi si ha un’elevata incidenza di opuscoli, pari al 44,8% del totale, in buona parte pubblicazioni destinate a un pubblico di bambini.

Con riferimento ai contenuti editoriali, prevalgono i testi letterari moderni (30,5%), un’ampia categoria che include romanzi, racconti, libri gialli e di avventura, libri di poesia e testi teatrali: gli oltre 18mila romanzi e racconti pubblicati rappresentano da soli il 21,3% dei titoli e il 28,7% delle copie stampate.

I diritti di edizione del 13,5% delle opere librarie sono stati acquistati all’estero: si tratta di oltre 11mila titoli, in prevalenza narrativa moderna, stampati in circa 43 milioni di copie (quasi un quarto della produzione complessiva). É invece ancora residuale la quota di opere i cui diritti di edizione sono stati venduti all’estero; si tratta solo dell’1,7% della produzione libraria italiana, per un totale di poco più di 6 milioni di copie stampate.

Oltre un libro di narrativa per ragazzi su tre (il 34,1%) è tradotto in una lingua straniera, con una netta prevalenza dell’inglese (17,2%). La quota di traduzioni è invece più ridotta nell’editoria di “varia” ed è pari al 17,3% dei titoli pubblicati.

A fronte di una produzione e una tiratura quantitativamente limitate, i piccoli editori tendono ad orientarsi verso target di lettori molto specifici, grazie a una maggiore specializzazione tematica delle proposte editoriali. Complessivamente l’incidenza degli editori specializzati a produzione tendenzialmente monotematicavi è pari al 41,3% del totale, ma è quasi la metà per i micro-editori (45,5%), circa un terzo per i piccoli e medi (37,1%) e un quinto per i grandi (22,9%).

 

Non solo carta. Quasi un’opera su due disponibile anche in formato e-book

L’offerta editoriale sta progressivamente integrando la produzione cartacea con quella digitale: ormai quasi la metà (il 45,3%) delle opere pubblicate a stampa è infatti reso disponibile anche in versione e- book. Di queste: circa una su cinque presenta contenuti e/o funzionalità aggiuntive (19,8%). La versione digitale è particolarmente diffusa per i libri di avventura e gialli (81,0%), %), quelli di attualità politico- sociale ed economica (69,0%), di matematica (66,2), di filologia e linguistica (62,6%)vii.

Il mercato del libro digitale è ancora prerogativa dei grandi editori, i quali pubblicano circa il 46,2% del numero complessivo di libri in formato e-book, a copertura del 67% delle opere pubblicate a stampa. Un titolo su quattro è pubblicato invece da medi e piccoli editori e solamente il 4% dai micro-editori.

 

Libri in formato digitale soprattutto fra i grandi editori

La pubblicazione di libri esclusivamente in formato e-book, cioè senza una corrispettiva versione cartacea, è poco frequente tra gli operatori osservati: riguarda soltanto il 5,2% (14,3% dei grandi editori).

Gli editori – soprattutto quelli di maggiori dimensioni – tendono ad integrare la propria attività con un’ampia gamma di servizi e iniziative collateraliix: digitalizzano i testi in catalogo (il 20,8% del totale, in particolare, il 51,4% dei grandi e il 37,1% dei medi), stampano su richiesta (18,5% del totale; 31,2% dei grandi), progettano banche dati o offrono servizi Internet (10,2% del totale; 25,7% dei grandi).

Fra i grandi editori è notevole l’impegno nell’attività digitale: il 28,6% hanno prodotto audiolibri (a fronte di una quota pari al 3,5% per il totale degli editori), quasi uno su due ha collaborato con piattaforme online per la loro fruizione (54,3%, su un totale del 5,4%) e uno su tre (31,4%) ha collaborato con piattaforme online per la lettura in streaming dei libri in catalogo.

Il fatturato derivato dalla vendita di contenuti digitali (e-book, banche dati e servizi web) non supera il 10% del totale per il 90,5% degli editori, indipendentemente dalla dimensione d’impresa. Soltanto per una parte dei grandi editori (14,3%) arriva ad incidere fino un quarto del fatturato totale.

 

Store on-line italiani in prima linea per la commercializzazione

Nel 2019 il costo medio di un libro è pari a 19,84 euro. I titoli dei grandi editori hanno un prezzo di copertina mediamente più contenuto (16,36 euro). Circa la metà della produzione (50,1%) è costituita da opere con un prezzo non superiore a 15 euro mentre il 28,7% dei titoli ha un prezzo compreso tra 10 e 15 euro. Relativamente più elevati i prezzi dei testi scolastici: poco più della metà (53,1%) è superiore ai 15 euro e circa un quarto (27,3%) ha un prezzo entro i 10 euro.

Tra i canali di commercializzazione utilizzati dagli editorix, al primo posto figurano gli store on-line italiani (59,9%) e le librerie indipendenti (59,3%). Le librerie di catena si confermano il canale più utilizzato da grandi e medi editori (82,9% grandi, 70,7% medi, sul 36,0% del totale); la vendita diretta rimane, insieme all’on-line, uno dei canali maggiormente utilizzati dai micro-editori (55,6%).

In base all’esperienza e alle aspettative dei rispondenti, le tre modalità di distribuzione ritenute più efficaci dagli editori per la commercializzazione delle opere pubblicatexi sono le librerie indipendenti (61,8%), gli store on-line italiani (61,1%) e la vendita diretta (46% in totale, 55,8% per i micro-editori). Le librerie di catena vengono ritenute un canale strategico soprattutto dai grandi e medi editori (77,1% grandi, 66,5% medi editori a fronte di un valore medio pari al 35,8%).

Agli store-on line stranieri è attribuita una minore valenza strategica (17%), mentre gli eventi (fiere, festival e saloni della lettura) vengono considerati un canale efficace di promozione soprattutto per la micro e piccola editoria (34,6% micro, 30,9% piccoli editori).

 

La valutazione del manoscritto principale attività degli editori

Il lavoro editoriale si compone di un’ampia gamma di attività, più o meno tradizionali e/o innovative, che contribuiscono al processo di produzione di un’opera libraria, dalla sua ideazione e progettazione fino alla stampa.

Le principali attività alle quali gli editori fanno fronte con le proprie risorse interne sono: la valutazione del manoscritto proposto (75,9%), la correzione di bozze (72,9%) e la revisione (70,5%). Seguono le attività di social media marketing (62,8%) e quelle dedicate all’impaginazione, la grafica e la realizzazione della copertinaxii (62,9%). Le attività di traduzione sono quelle per le quali è più elevata la quota di editori che esternalizzano il servizio, rivolgendosi a strutture o a risorse professionali esterne (37,5%) a seguire con quelle di impaginazione grafica, realizzazione copertina (31,3%).

Le attività di produzione editoriale si arricchiscono sempre più di nuovi contenuti e competenze.

Quasi la metà degli editori attivi ha partecipato nel 2019 a saloni o festival letterari in Italia e/o all’esteroxiii (48,1%; 85,7% dei grandi; 73,3% medi; 57,7% piccoli; 39,3% micro); il 30,6% ha pubblicato anche riviste e/o periodici oltre ai libri (il 40% dei medi) e il 33,5% si è dedicato all’organizzazione di convegni, conferenze, seminari o festival letterari.

Il 23,9% (34,3% dei grandi, 30,2% dei medi editori) organizza nel corso dell’anno iniziative di educazione alla lettura nelle scuole, nelle biblioteche o nelle librerie.

Vengono svolti prevalentemente dai medi e grandi editori: l’organizzazione di corsi di formazione (48,6% grandi, 29,3% medi, sul 13% del totale); la realizzazione – direttamente o indirettamente – di prodotti gadget non book (45,7% grandi, 40,5% medi, su un totale di 16,8%), e la commercializzazione di prodotti editoriali di altri editori (34,3% grandi, su 14,2% in totale).

 

Diversi i soggetti che svolgono attività editoriale

La produzione libraria in Italia non è prerogativa soltanto delle case editrici e degli operatori del settore dell’editoria tradizionale. Una quota rilevante dei titoli pubblicati nel corso dell’anno è da attribuire a imprese, enti o istituzioni che svolgono l’attività editoriale per la pubblicazione di opere librarie come attività secondaria o occasionale. Di tali “editori”, cioè di soggetti che a vario titolo hanno prodotto almeno un’opera libraria, nel 2019 ne sono stati censiti 1.053.

Si tratta di una galassia molto variegata in cui compaiono imprese e istituzioni impegnate in attività associative culturali e di promozione sociale (20,4%), tipografiche e di stampa (17,1%), attività editoriali quali riviste e periodici, quotidiani, radio, Tv (10,9%), di commercializzazione, distribuzione e/o vendita diretta di libri (8,3%), attività di comunicazione, marketing e di web designer (7,3%).

In quota minore contribuiscono alla produzione libraria anche soggetti che si occupano principalmente di attività di studio e di ricerca (6,2%) e di servizi all’imprese o alla PA (5,3%), ma anche istituzioni impegnate in attività religiose (2,0%), enti della pubblica amministrazione (1,9%), musei, archivi e gallerie d’arte (1,5%) e esercizi di commercio al dettaglio (1,3%).

Le opere librarie pubblicate da questa tipologia di operatori nel 2019 sono 7.951, per una tiratura complessiva di 5,8 milioni di copie; di queste, circa una su dieci sono opuscoli (11,9%).

Nove opere su dieci sono di genere “varia” (88,9%), mentre risultano residuali le opere di genere scolastico (6,0%) e per ragazzi (5,1%).

I contenuti editoriali di queste pubblicazioni sono molto eterogenei, con una discreta presenza di testi di narrativa (12,3%), storia (10,7%), arti figurative e fotografia (7,9%), poesia e teatro (7,4%).

Il 14,2% della produzione libraria svolta come attività secondaria o occasionale è a titolo gratuito o fuori commercio e circa la metà è costituita da opere con un prezzo di copertina non superiore a 15 euro (51,6%), mentre il 29,2% dei titoli ha un prezzo compreso tra 10 e 15 euro.

 

Molte le iniziative per fronteggiare l’emergenza Covid-19

Il 2020, in conseguenza alla pandemia sanitaria, ha rappresentato per gli editori un anno estremamente difficile e incerto.

Intervistati nel periodo tra maggio e settembre, nove editori su dieci hanno previsto per il 2020 una perdita consistente del proprio fatturato rispetto all’anno precedente: uno su tre dal 25 al 50% in meno (32,0%), circa uno su quattro ha stimato una flessione compresa tra il 50 e il 75% (24,9%). Solo il 7,4% ha previsto di non subire perdite.

Gli scenari più negativi in termini di fatturato sono stati prospettati dagli operatori della piccola e micro- editoria: un micro editore su cinque ha previsto una perdita di oltre il 75%, circa un piccolo editore su quattro ha stimato tra il 50 e il 75% in meno. Il 40% dei medi invece ha previsto una riduzione di circa un quarto del proprio fatturato (fino al 25% in meno) mentre l’8,6% dei grandi ha previsto di non avere alcuna variazione significativa.

Tra le conseguenze più evidenti che la prima fase dell’emergenza ha avuto sull’attività editoriale, gli intervistati segnalano: la cancellazione o la sospensione degli eventi e delle manifestazioni per la presentazione al pubblico delle nuove proposte editoriali (83,4%), la mancata partecipazione a saloni/festival letterari (74,1%), il ricorso alla cassa integrazione per il proprio personale (30,3%) e la sospensione o la cessazione di contratti con clienti o fornitori (29%)xiv.

Per fare fronte all’impatto della pandemia sul settore, le iniziative promosse e realizzate dagli operatori sono state in primo luogo: il rinvio delle nuove uscite editoriali in programma (79,6%, la revisione del piano editoriale 2020, 74,4%), il potenziamento dei canali di vendita on-line (56,4%), il ricorso al lavoro in modalità smart working per il personale interno (54,4%). Quasi un operatore su tre (29,2%) ha inoltre promosso l’ampliamento dell’offerta di titoli in formato digitalexv.

Nel periodo del lockdown, gli editori hanno attuato anche delle iniziative volte alla promozione della lettura: il 43,6% ha attivato reti con le librerie indipendenti per la vendita e la consegna di libri a domicilio, il 42,8% organizzato eventi di promozione e interazione con i lettori attraverso i canali social o il proprio sito internet. Il 26,9% degli editori ha organizzato presentazioni on-line, letture e consigli di lettura da parte degli autori. xvi

Per restare vicini al proprio pubblico e non far mancare il proprio supporto, gli editori – e soprattutto i grandi editori – hanno anche proposto delle iniziative per garantire l’accesso gratuito per i docenti a webinar, servizi e strumenti per la didattica digitale (il 40,0% dei grandi e il 20,2% dei medi), la diffusione gratuita di e-book (52,9% dei grandi e il 26,3% dei medi), la possibilità di download o ascolto gratuito di audiolibri riservato alle persone con disabilità (23,5% dei grandi editori). Una quota considerevole degli operatori del settore ha aderito all’iniziativa di Solidarietà Digitale del Ministero dell’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione (21,2% grandi, 14,2% medi).

 

 

Ragazze teen-ager le lettrici più affezionate

Nel 2019 rimane stabile rispetto all’anno precedente il numero di lettorixvii di libri: sono il 40,0% delle persone di 6 anni e più. A partire dall’anno 2000, quando la quota di lettori era al 38,6%, l’andamento è stato crescente fino a toccare il massimo nel 2010 con il 46,8% per poi diminuire di nuovo fino a tornare, nel 2016, al livello del 2001 (40,6%), stabile fino al 2019.

La quota più alta di lettori continua a essere quella dei giovani: 54,1% nel 2019 tra i 15 e i 17 anni, e 56,6% tra gli 11 e i 14 anni.

Tra uomini e donne continua a persistere un divario rilevante. Nel 2019 la percentuale delle lettrici è del 44,3% e quella dei lettori è al 35,5%. Il divario si manifesta dal 1988, anno in cui risultavano lettori il 39,3% delle donne rispetto al 33,7% degli uomini. Nel 2019 si osserva tuttavia una diminuzione significativa di 1,8 punti percentuali tra le donne.

In assoluto, il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 19 anni (oltre il 60% ha letto almeno un libro nell’anno). La quota di lettrici scende sotto il 45% dopo i 55 anni, mentre per i maschi è sempre inferiore al 50% a partire dai 20 anni.

 

Istruzione e territorio elementi che incidono sulla lettura

Il livello di istruzione si conferma elemento determinante: legge libri il 71,9 dei laureati (75,0% nel 2015), 46,1% dei diplomati e solo il 25,9% di chi possiede al più la licenza elementare.

L’abitudine alla lettura continua ad essere più diffusa nelle regioni del Nord: ha letto almeno un libro il 47,6% delle persone residenti nel Nord-ovest e il 48,1% di quelle del Nord-est. Al Sud la quota di lettori scende al 27,9% mentre nelle Isole si conferma una realtà molto differenziata tra Sicilia (25,9%) e Sardegna (38,9%). Si segnala, tuttavia, per la Sardegna un calo significativo della percentuale di lettori rispetto al 2018 di -5,8 punti percentuali.

La tipologia comunale è un ulteriore elemento discriminante, legato in parte alla maggior presenza di librerie e biblioteche nei centri di grandi dimensioni. L’abitudine alla lettura è molto più diffusa nei Comuni centro dell’area metropolitana, dove si dichiara lettore poco meno della metà degli abitanti (48,2%) mentre la quota scende al 36,0% nei Comuni con meno di 2mila abitanti.

 

Resistono i lettori forti

Nel 2019, poco meno della metà dei lettori (44,3%) dichiara di aver letto al più tre libri nei 12 mesi precedenti l’intervista; si tratta dei così detti “lettori deboli” tra i quali si ritrovano poco meno della metà dei lettori maschi (47,4%) e delle persone tra 11 e 14 anni (47,0%). Il 15,6% si annovera tra i “lettori forti” (con almeno 12 libri letti nell’ultimo anno), valore in aumento di 1,2 punti percentuali rispetto al 2018. La maggiore propensione delle donne alla lettura si ritrova anche nell’intensità della lettura: il 16,7% dichiara di leggere in media un libro al mese contro il 14,1% degli uomini.

 

La lettura un’abitudine di famiglia

La lettura è fortemente influenzata dall’ambiente familiare: i bambini e i ragazzi sono certamente favoriti se i genitori hanno questa abitudine. Tra i ragazzi sotto i 18 anni legge il 77,4% di chi ha madre e padre lettori e solo il 35,4% tra coloro che hanno entrambi i genitori non lettori.

In particolare i lettori più piccoli (6-10 anni) risentono maggiormente della presenza della sola madre lettrice (58,9% legge) mentre dopo i 15 anni, nonostante nessuno dei due genitori legga, ben il 40,6% di questi ragazzi lo fa.

 

Anche per la lettura, confermato il divario digitale tra Nord e Sud

Negli ultimi anni si sta progressivamente diffondendo anche in Italia il consumo di prodotti editoriali digitali. Nel 2019, circa 4 milioni 960mila persone hanno dichiarato di aver letto e-book e/o libri online (l’8,7% della popolazione di 6 anni e più, pari al 21,7% dei lettori); tale quota è in aumento rispetto al 7,1% rilevato nel 2015. Se si aggiungono anche coloro che hanno scaricato su Internet tali prodotti digitali il numero sale a circa 6 milioni 810mila, ossia l’11,9% della popolazione di 6 anni e più, dato in crescita rispetto all’8,2% del 2015xviii. È pari a circa 1 milione 850 mila la quota di quanti pur non avendo letto ebook/libri on line nell’ultimo anno dichiarano, tuttavia, di averli scaricati dalla Rete, molto probabilmente lo ha fatto per altri familiari o amici.

Sono 21 milioni, invece, i lettori di libri cartacei (il 36,7% della popolazione di 6 anni e più, pari al 91,7% dei lettori), mentre sono circa 610mila gli utilizzatori di audiolibri (l’1,1% della popolazione di 6 anni e più e il 2,7% dei lettori).

La lettura di libri in formato digitale (in modo esclusivo o complementare a quella di libri cartacei) è più diffusa tra i giovani lettori di 15-34 anni e molto meno nelle fasce di età successive, quasi sparendo dopo i 75 anni. Viceversa, la lettura esclusiva di libri cartacei è più diffusa tra i bambini fino a 10 anni, diminuisce via via a partire dalla fascia di età successiva, per poi crescere nuovamente tra gli over 54.

La lettura esclusiva di libri cartacei è più elevata tra le lettrici (79,8% contro il 73,8% dei lettori), mentre quella di e-book/libri online tra gli uomini (10,7% contro il 5,8% delle lettrici). Tali differenze di genere sono più marcate nelle fasce di età centrali, e più contenute nelle altre.

Considerando l’accesso ai libri in formato digitale, il tradizionale digital divide territoriale che differenzia il Nord e il Sud Italia sembra confermato: l’attività di lettura di questi prodotti riguarda, infatti, una quota di persone che va tra il 10,5% del Nord e il 6% del Mezzogiorno.

Si confermano anche le differenze legate alla dimensione comunale: la lettura di e-book/libri on line risulta più diffusa nei Comuni centro delle aree metropolitane (11,6%), rispetto ai Piccoli centri (6,7% nei Comuni fino ai 2mila abitanti).

 

La lettura attività fondamentale nella Fase 1 della pandemia di Covid-19

Durante la prima Fase dell’emergenza indotta dalla pandemia di Covid-19 la lettura ha accompagnato le giornate di più di 6 persone su 10 (62,6%), rappresentando la terza attività del tempo libero maggiormente svolta dopo la TV-Radio (93,6%) e i contatti telefonici/videochiamate con parenti ed amici (74,9%)xix.

In particolare, la lettura di libri ha interessato il 26,9% della popolazione di 18 anni e più, con una quota maggiore di donne rispetto agli uomini (30,8% contro 22,7%). Sono soprattutto i giovani fino a 34 anni (32%) a dichiarare di aver letto almeno un libro in un giorno della Fase 1, quote minori di lettori nelle fasce di età successive.

Durante la Fase 1, la maggioranza della popolazione adulta di 18 anni e più si è dedicata in un giorno medio alla lettura di libri cartacei (21,6%), mentre la lettura su digitale ha riguardato il 7% delle persone di 18 anni e più. La maggior parte della popolazione ha letto esclusivamente libri cartacei (19,9%), mentre il 5,3% solo libri su supporto digitale. Soltanto l’1,7% ha letto sia libri cartacei che e-book/ libri on line.

La lettura di libri su supporto digitale è stata scelta, in un giorno medio della Fase 1, più dai giovani adulti fino a 44 anni (circa 1 su 10 in questa fascia d’età), mentre è risultata pari alla metà nelle fasce di età successive. Se si considerano i giovani fino a 34 anni che hanno letto almeno un libro su supporto digitale, si osserva una proporzione maggiore di ragazze, con un rapporto donne/uomini di 2 a 1 (14,4% contro 7%)

La lettura di libri ha riguardato principalmente le persone con titolo di studio più elevato (il 41,9% delle persone con laurea o un titolo di studio superiore contro il 16,4% delle persone con al massimo la scuola dell’obbligo). Si osserva un’analoga relazione sia se si considera la lettura di libri su carta che quella su supporto digitale.

(Fonte: Istat)

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