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I PASSI DI MIA MADRE di Elena Mearini: incontro con l’autrice

gennaio 21, 2021

“I passi di mia madre” di Elena Mearini (Morellini): incontro con l’autrice e un brano estratto dal romanzo

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Elena Mearini vive a Milano ed è autrice e docente di scrittura creativa e poesia. Ha pubblicato una raccolta di poesia per Liberaria editore, Strategie dell’addio, e per Marco Saya Editore, Per silenzio e voce e Separazioni. Nella narrativa ha esordito con 360 gradi di rabbia per Excelsior 1881, e poi ha pubblicato A testa in giù, Morellini Editore, Bianca da morire, per Cairo Editore, selezionato al Premio Campiello, ed È stato breve il nostro lungo viaggio, Cairo Editore, selezionato per lo Strega nel 2018 e finalista al Premio Scerbanenco. Nel 2019 ha pubblicato per Perrone Editore, Felice all’infinito. Nel 2020 ha curato l’antologia Tra Uomini e Dei per Morellini, ed è presente in diverse antologie di narrativa, tra cui Lettere alla madre (2018) e Lettere al padre (2019), sempre per Morellini, a cura di Anna di Cagno.

Per Morellini esce oggi il nuovo romanzo di Elena Mearini. Si intitola “I passi di mia madre“. Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Molte volte ci troviamo a fare i conti con un accanto che non ha corpo né nome», ha detto Elena Mearini a Letteratitudine, «un’assenza capace di circondarci generando assedio invisibile, accerchiamento da cui non possiamo difenderci.
A nulla serve dimenarsi nel tentativo di fuga, occorre restare lì, nel centro vivo dell’assedio e ascoltare ciò che la mancanza ha da dire.
Questo romanzo vuole essere la voce di ciò che manca, il racconto di un amore svuotato, la dichiarazione del suo fondo.
La storia è quella di Agata, una editor milanese alla soglia dei quarant’anni, donna visionaria quanto basta da non accontentarsi mai della realtà, ciò che vede è insufficiente, ciò che è non la soddisfa. Allora popola il suo quotidiano di fantasmi e allucinazioni per appagare una fame indefinita e irrisolta. Trasforma un uomo che non la ama nell’ideale da conquistare a tutti i costi, il cibo che non le piace nel pranzo della vita, si riempie di inganni nella speranza di soffocare la verità che la ossessiona da anni. Che fine ha fatto sua madre? Perché l’ha abbandonata quando era poco più di una bambina? Cosa può spingere una madre a dimenticare una figlia?
Agata sceglie di tentare l’impossibile, pretende le risposte, quelle che spesso stanno sepolte nella domanda alla maniera dei morti, muti e irraggiungibili.
Comincia a indagare negli atti mancati e nelle parole non dette, cerca le tracce della madre nelle assenze disseminate attorno, immagina i passi di lei dall’addio in poi.
Costruisce un percorso fatto di parole, s’inventa un cammino che diviene una sorta di lunga lettera alla madre, dove le frasi operano una ricostruzione chirurgica dell’amore mancato e delle occasioni perdute.
Ho voluto che la scrittura fosse la risposta, che la parola divenisse colei che ci salva dalla cecità condannandoci a vedere. A volte, solo la condanna ci può liberare.
Agata vorrebbe non suscitare negli altri la paura che suscita in se stessa.
Amami, dice, così smetto di farti spavento.
Il suo è il grido generale di chiunque voglia essere accolto appieno, fino a quel peggio che ci rende umani».

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Un brano estratto da “I passi di mia madre” di Elena Mearini (Morellini)

I passi di mia madre

Scriverò la storia di mia madre. Devo capire cosa l’ha spinta a rimuovermi dalla sua vita come fossi stata una di quelle macchie d’unto attorno ai fornelli che lei proprio non sopportava. Forse aveva bisogno di cancellarmi per cancellarsi e nessuno di noi si è mai accorto di quanto odiasse ogni singola riga della sua vita. Proverò a cercare le parole giuste, quelle capaci di dirmi cosa ne è stato dei suoi occhi verdi e dei suoi capelli neri dopo decenni di silenzio. Si sarà stancata di quell’uomo, o lui l’avrà lasciata per noia o per qualche altra scappata di casa più giovane e attraente. A quel punto dev’esserle venuto in mente Dio, perché è a lui che ci rivolgiamo tutti quando non ci resta nemmeno mezza faccia accanto. È a lui che cominciamo a credere quando più nessuno crede in noi. Partirò da Dio per arrivare a mia madre. Racconterò di lei a lei, facendola vivere dal convento in poi.

(Riproduzione riservata)

© Morellini Editore

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La scheda del libro: “I passi di mia madre” di Elena Mearini (Morellini)

Agata è una editor quarantenne che vive nel quartiere cinese di Milano. Ossessionata dal vuoto e dalla mancanza, cerca di ovviare alle sue carenze emotive attraverso un rapporto morboso sia con il cibo che con Samuele, il classico “latin lover” sfuggente con cui crea una relazione di sudditanza e dipendenza. In quest’uomo Agata rivede e rivive i comportamenti di una madre narcisista, innamorata di sé soltanto, scomparsa senza dare spiegazioni quando Agata era appena una ragazzina. Giunta all’età adulta, la donna deciderà di indagare sulla scomparsa della madre, pensando che il suo ritrovamento possa mettere fine al proprio vuoto. Agata, durante l’indagine, scrive una lunga lettera-romanzo alla madre, immaginando la sua vita dal giorno della scomparsa in poi, con l’intento di ricostruirne la storia e ritrovarla almeno nelle parole scritte. La realtà, riserverà invece una verità diversa, dura ma necessaria ad accettare ciò che ci appare insostenibile, il gesto di una madre che abbandona una figlia.

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