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CAMPI D’OSTINATO AMORE di Umberto Piersanti (recensione)

febbraio 13, 2021

Campi d’ostinato amore” di Umberto Piersanti (La nave di Teseo)

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L’ostinato amore per la parola di Umberto Piersanti

di Daniela Sessa

È ingenuità o imprudenza lasciarsi abbagliare dal titolo di un libro? Prima di averlo aperto, prima di averlo letto fino alla fine. Oppure è solo desiderio inesausto di abbaglio? Come il granello di luce rimasto tra le palpebre e l’iride, come l’eco bubbolante del vento che s’insinua tra le cime dei monti o increspa la distesa del mare lontano. Tra “i bei campi d’erba spagna/ancora azzurri per la morbida/ luna che li inonda”: qui può avvenire l’abbaglio. L’abbaglio è poetico, sempre. La sua forma è il verso, anche se si distende lungo tutto il bianco della pagina perché al verso basta sfamarsi di suoni e rovesciare tutti i colori della tavolozza dell’anima. La poesia mette il broncio quando qualcuno prova a raddrizzarla, a spiegarla, a raccontarla. La poesia è folgorazione, rapimento dei sensi. La poesia, anche quando si fa chiamare celebrativa o civile, sgorga sempre dagli anfratti dell’abbaglio. O è corpo o è memoria:

e tu a tre anni
guardi i settembrini
o solo t’acqueti
e perdi nello sguardo
del padre che t’abbraccia
senza la divisa?

La poesia amalgama cose, persone, emozioni, sentimenti, sensi. Li intreccia uno dentro l’altro, uno come l’altro, uno dall’altro, uno con l’altro. È un abbaglio un ginocchio che “cede/ a quei campi amati d’un amore ostinato”. Se poi l’analogia si condensa in un titolo “Campi d’ostinato amore”, prima di aprire il libro e di leggerlo fino alla fine, l’abbaglio – non l’ingenuità o l’imprudenza – ti ha catturato fino a fartelo aprire, il libro, e a leggerlo fino alla fine.  “Campi d’ostinato amore” di Umberto Piersanti esige una lettura di ampio respiro. Letteralmente. Abbandonarsi alle immagini che si rincorrono e rincorrono spazi (quelli dell’urbinate e del monti della Cesana, cari al poeta), tempo, persone care è fare proprio il respiro della memoria del poeta. Piersanti ripercorre la sua vita agganciando presente e passato, permette al lettore di guardare nelle stanze dei suoi ricordi e dei suoi affetti. Un io lirico sempre generoso e quasi arreso, testimone e confessore a un tempo. A chi legge spetta il compito di meritarsi l’ospitalità di un poeta ora accucciato nel grembo del sé bambino – gli anni della guerra, i genitori dai nomi “immensi”, i giochi con le sorelle – ora uomo e padre

figlio delicato,
quel pianto che non sai
se riso, stridulo
che la gola t’afferra
più d’ogni artiglio,

Campi d’ostinato amore” è uno scrigno di sessantuno poesie (composte tra dicembre 2015 e maggio 2020) sospese tra il dolore e la nostalgia, tra natura e vissuto. Un viaggio nella memoria individuale che mostra timidezza nel farsi memoria collettiva anche quando generosamente si offre all’altro. La poesia tenace, ostinata, di Piersanti in questa sua ultima raccolta è un atto d’amore per la parola: rarefatta, evocativa, preziosa, baudeleriana ma senza narcisismo, sussurrata, visionaria. La parola ariosa, dai suoni per lo più dolci, nel verso breve (Piersanti abbandona il dominio dell’endecasillabo per versi più brevi, fino alla parola verso) e libero fa balzare, per dirla con T.S. Eliot “molta eterea musica”. Un atto d’amore per i suoi poeti. Umberto Piersanti chiama a raccolta (citandoli sfacciatamente per tenerli dentro la memoria e la scrittura) Leopardi, Pascoli, Montale; si sentono i riverberi di Carducci, Luzi, Pavese, e ancora più indietro Petrarca, oltre al D’Annunzio settembrino dei pastori così geograficamente contiguo ai luoghi di Piersanti (il mese di settembre domina in questa il tempo della memoria). L’esilità verticale, quasi ungarettiana, delle liriche, favorita dal verso breve e dalla strofa lunga, fa dialogare la parola e il silenzio. Come se la parola prima di fissarsi nel foglio avesse disceso (movimento tra i più frequenti in queste poesie) anch’essa i silenti monti delle Cesane e i luoghi della memoria finora muti per accamparsi lì, nella pagina a raccontare le sei stazioni di un itinerario di speranza e rinascita. Il tempo, il figlio, il bosco, gli eventi, l’età, la stagione impensabile della pandemia

primavera bugiarda
che gli umani serra
dietro sbarrate porte
e di veleni insozza
persone, erbe e oggetti

sono le sei tappe – sei temi – di un itinerario intimo e onirico che confonde tempo e spazio in un’unica dimensione: la prima sezione è intitolata “Il passato è una terra remota”. Piersanti narratore emerge proprio nella prima parte della raccolta in cui il racconto della fine della guerra coniuga impegno politico e canto della civiltà contadina. Personaggi s’imprimono nella pagina con una carica emotiva fortissima: uno fra tutti, l’austriaco biondo nel giorno della Liberazione

forse l’austriaco
bussa a una porta,
nessuno che gli apra,
che lo nasconda,
che panni da borghese
gli regali,
la sorella lo pensa
mentre prepara
i tagliolini in brodo
per la Liberazione

Jacopo, il figlio autistico, è il campo dell’ostinato amore. A lui Piersanti dedica tre liriche delicate e struggenti

Jacopo delle corse
e dei dolori,

Jacopo del riso
e dello sconforto,
sei nella vita
quella svolta improvvisa
che non t’aspetti,
la tragica bellezza
che i tuoi giorni inchioda
al suo percorso

Ma anche Piersanti è stato figlio:

madre, così lontani
i volti,
oltre la nebbia sconfinata
– un fumo li disegna
appena, appena
come ciocco ormai spento
fa nel camino –
dietro la casa antica,
dietro la balaustra
che s’apriva all’Immenso,
lì del padre s’aspetta
il ritorno

La parola città occorre una sola volta: a dominare sono le montagne, i ruscelli, la campagna, le valli; persino il mare è distante. C’è una natura vera: uno scoiattolo “sale rapido per il tronco/ e giunge al cielo”; e c’è una natura mitica, ancestrale, forse magica come quella dell’Antico

tu stai sulla coperta
lungo disteso,
guardi l’Antico
che sguilla tra l’erba spagna5
coi piedi nudi,
spremi il bianchello
e poi ti lecchi
i diti

Poeta dei luoghi, poeta delle sue Marche, Piersanti dedica ai monti delle Cesane una ballata che comincia così:

ma davvero voi,
mie Cesane
sconfinate con la Galassia?

È il pastore di Leopardi che interroga la luna? No, è un poeta del nostro tempo, così poco avvezzo all’intimità e perso nella prosaicità, che s’interroga e c’interroga qui e ora per non perdere l’incanto nemmeno nel dolore della storia di tutti e della vita di ciascuno.

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La scheda della silloge: “Campi d’ostinato amore” di Umberto Piersanti (La nave di Teseo)

Campi d'ostinato amore - Umberto Piersanti - copertinaLa scrittura in versi di Umberto Piersanti è poesia civile, confessione dell’anima e pensiero critico sull’oggi. Nei “campi d’ostinato amore” che le sue parole attraversano, il dolore della storia e quello quotidiano si intrecciano, mentre lo sguardo del poeta si posa sulla grazia che, inaspettatamente, deposita il suo germe. Alla vitalità della natura, nello scorrere dei suoi colori e delle sue stagioni, affidano le proprie speranze tanto il soldato in guerra quanto il genitore che ascolta i silenzi del figlio. L’amato altopiano delle Cesane, luogo dell’anima e motivo ricorrente della poetica di Piersanti, diventa una terra leggendaria, trasfigurata fino a “sconfinare con la Galassia”, rifugio sicuro in cui perdersi per ritrovare se stessi. Umberto Piersanti, tra i più celebrati poeti italiani contemporanei, torna, a cinque anni dalla raccolta Nel folto dei sentieri, con versi luminosi che celebrano la vita e l’umanità, una scrittura dell’attenzione che emoziona e suggerisce sentieri “che non sai dove conducono”.

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Umberto Piersanti è nato ad Urbino nel 1941 e nella Università della sua città ha insegnato Sociologia della letteratura. Ha pubblicato numerose raccolte poetiche, tra cui La breve stagione (1967), I luoghi persi (1994), L’albero delle nebbie (2008), ed è anche autore di romanzi e opere di critica. Ha realizzato un lungometraggio, L’età breve (1969-70), tre film-poemi e quattro “rappresentazioni visive” su altrettanti poeti per la televisione. Le sue poesie sono apparse sulle principali riviste italiane e straniere, tra cui “Nuovi Argomenti”, “Paragone”, “il Verri”, “Poesia”, “Poetry”. In Spagna, nel 1989, è uscita l’antologia poetica El tiempo diferente e negli Stati Uniti la raccolta Selected Poems 1967-1994 (2002). Tra i numerosi premi vinti, ricordiamo il San Pellegrino, il Frascati, il Mario Luzi, il Ceppo Pistoia, il Tirinnanzi, il Camaiore e il Penne. È il presidente del Centro mondiale della poesia e della cultura “Giacomo Leopardi” di Recanati.

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