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AL DI LÀ DI LEONARDO SCIASCIA: intervista a Antonio Di Grado

febbraio 23, 2021

In Sicilia con Leonardo Sciascia - Antonio Di Grado,Barbara Distefano - copertinaAl di là. Soglie, transiti, rinascite in letteratura (e nel cinema) - Antonio Di Grado - copertina“In Sicilia con Leonardo Sciascia”, edito da Perrone, e “Al di là. Soglie, transiti, rinascite in letteratura e nel cinema”, edito da Ad Est dell’Equatore: i due nuovi libri di Antonio Di Grado

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di Massimo Maugeri

Nei mesi scorsi sono usciti due nuovi ottimi libri di Antonio Di Grado. Il primo, pubblicato da Giulio Perrone nell’ambito di “Passaggi di dogana” (qui un articolo di Simona Lo Iacono dedicato a questa bella collana dell’editore romano), riguarda Leonardo Sciascia e si intitola “In Sicilia con Leonardo Sciascia“, scritto con Barbara Distefano (Un viaggio itinerante nella biografia dello scrittore, dall’aula scolastica di Racalmuto alle carceri dello Steri, dalla zolfara di Assoro ai paesi etnei, per cercare le tracce che questi luoghi hanno lasciato nei suoi testi e cosa sono diventati oggi). Il secondo, è un saggio pubblicato da Ad Est dell’Equatore e si intitola “Al di là. Soglie, transiti, rinascite in letteratura e nel cinema: (Sulla soglia di là dalla vita, e sul viaggio verso un Oltre sconosciuto, romanzieri e cineasti hanno azzardato avventurose congetture; e molti personaggi d’autore hanno provato a inoltrarsi, con fiducia o sgomento, in quell’ignoto guado. Ma si dà pure il tragitto inverso, il ritorno degli estinti tra i vivi…).

Ho avuto il piacere di discuterne con l’autore…

– Caro Antonio, partiamo da Sciascia e da questo volume intitolato “In Sicilia con Leonardo Sciascia” (Perrone). Come nasce? E cosa puoi dirci sulla collaborazione con Barbara Distefano, co-autrice del libro? (Come vi siete organizzati per la scrittura del testo?)
Il libro nasce da un’idea dell’editore Giulio Perrone: quella di celebrare il centenario della nascita di Sciascia con un volume della sua già ricca collana “Passaggi di dogana”, che ospita libri agili e documentati sui luoghi degli scrittori: non semplici guide dunque ma itinerari intellettuali, viaggi sentimentali. Ho aderito con piacere e ho deciso di condividere il lavoro con una mia brava allieva, la Distefano, che ha steso una mappa di quei luoghi, dalle scuole in cui Sciascia insegnò alle carceri dello Steri palermitano dove Diego La Matina si fece giustizia del suo inquisitore. Invece nel mio scomparto del dittico ho cercato di collocare quei luoghi nell’isola “come metafora” reinventata dagli scrittori siciliani a riparo dall’omologazione incombente, come laboratorio di moralità e di stile, come avamposto da cui far squillare l’allarme sulle nefandezze e le imposture subite dal “mondo offeso”.

– Romanzi, saggi, articoli di giornali, dibattiti, impegno politico e civile. Qual è l’aspetto prevalente dell’eredità di Sciascia?
https://letteratitudinenews.files.wordpress.com/2020/02/antonio-di-grado.jpgC’è un solo Sciascia, che immette nella narrativa lo spessore analitico del saggio e nei saggi, nelle inchieste, nelle indagini d’archivio, negli interventi giornalistici si affida alle libere analogie e agli scarti metaforici della scrittura creativa. C’è un solo Sciascia, che fa vibrare la “corda civile” fino a farle modulare le note d’una metafisica laica, che parla sì di mafia ma per parlare di verità e impostura, di un “contesto” pervasivo fin nel segreto d’ogni coscienza, per parlare dell’iniquità e della sopraffazione, della giustizia e della morte. Distinguere, come fanno certi marpioni, un primo Sciascia politically correct e un successivo tralignato, ridurlo ai gialli di mafia e ignorare Todo modo, Majorana e Moro, Il cavaliere e la morte, significa non aver capito nulla o volerne fare una sbiadita icona, significa non voler intendere la differenza tra Sciascia e un Saviano (con tutto il rispetto) o peggio (e con minor rispetto) un Giorgio Bocca.

– Il tuo nuovo saggio, appena edito da Ad Est dell’Equatore, si intitola “Al di là. Soglie, transiti, rinascite in letteratura e nel cinema”. Ci racconteresti qualcosa sulla sua genesi?
Ci penso da sempre, a quella soglia di là dalla vita, a quel viaggio verso un Oltre sconosciuto. Romanzieri e cineasti hanno azzardato avventurose congetture; e molti personaggi d’autore hanno provato a inoltrarsi, con fiducia o sgomento, in quell’ignoto guado. Ma si dà pure il tragitto inverso, il ritorno degli estinti tra i vivi come larve desiderose d’un muto colloquio o addirittura come protagonisti di miracolose resurrezioni. Perciò ho radunato, in queste pagine, una folla di scrittori e di artisti dei secoli recenti, che scrutarono in quel mondo intermedio, che di quel viavai di transiti e ritorni seguirono le orme, che – convocati a darne notizia – danno vita a un imprudente assembramento, a una ridda di visioni e narrazioni, fedi e dilemmi, congetture e confutazioni.

– Come hai selezionato gli scrittori e gli artisti che popolano le pagine di questo saggio? Qual è il filo rosso che li collega?
Non li ho scelti: avrei peccato di omissioni. Sono venuti loro a invadere le mie notti insonni, in virtù di quel miracolo di cui solo la letteratura è capace: far dialogare a distanza ombre e voci di epoche e latitudini remote, farne i coautori d’un solo Libro infinito e sempre aperto. Non mi è stato necessario indossare gli abiti curiali come Nicolò Machiavelli per intrattenermi con quei grandi: è bastato buttare giù tutti i libri dagli scaffali della mia biblioteca e permettere loro di accostarsi in inedite combinazioni.

– Se tra i tanti scrittori/artisti che compaiono tra le pagine del tuo “Al di là” dovessi indicarne, a beneficio dei lettori di questa intervista, un paio tra i più rappresentativi… chi indicheresti? E perché?
Almeno due: il giovanissimo e sconosciuto Parise che in piena “glaciazione neorealista” (rubo la definizione a Gesualdo Bufalino) irrompe con un romanzo imprudentemente visionario come Il ragazzo morto e le comete, dove il confine tra i vivi e i morti è impalpabile, e un capolavoro della letteratura ispano-americana, Pedro Paramo del messicano Juan Rulfo, uno splendido notturno modulato da sommessi bisbigli tra i due mondi. E dal cinema almeno una sequenza: quella straziante Pietà che è l’abbraccio in cui la governante avvolge Agnese morta e nella morte ancora bisognosa di conforto.

– Grazie mille per le tue risposte, caro Antonio. Ne approfittiamo per salutare la tua co-autrice Barbara Distefano, Giulio Perrone (dell’omonima casa editrice) e Carlo Ziviello (di Ad Est dell’Equatore).

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