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HOTEL D’ANGLETERRE di Carmine Mari: incontro con l’autore

marzo 1, 2021

“Hotel d’Angleterre” di Carmine Mari (Marlin editore): incontro con l’autore e un brano estratto dal libro

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Carmine Mari, nato a Vietri sul Mare sulla Costa d’Amalfi nel 1965 e laureato in sociologia, nel 2015 ha esordito con il romanzo Il regolo imperfetto. Intrighi e alchimie alla scuola medica salernitana (Atmosphere Libri), un thriller storico ambientato nel XIII sec. ai tempi di Federico II, che ha ricevuto il premio letterario nazionale “Borgo di Albori” 2016. Nello stesso anno ha pubblicato il racconto “Dieci anni dopo” nell’antologia I Delitti della città vuota (Atmosphere Libri). Inoltre ha collaborato alla pagina culturale del quotidiano “La Città”. Per un quadriennio (1992-1996) è stato docente di psicologia dello sport presso il centro di formazione federale della Federazione Italiana Canoa Kayak. Tra il 2004 e il 2008 suoi interventi sono apparsi nella rivista americana “Fine Scale Modelers”, periodico leader nel settore del modellismo storico a diffusione internazionale.

Il nuovo libro di Carmine Mari si intitola “Hotel d’Angleterre” ed è pubblicato da Marlin editore.

Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

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«Gli scrittori trovano spunto dalle cose più inusuali», ha detto Carmine Mari a Letteratitudine. «A me è capitato con la foto di una vecchia cartolina dell’Hotel d’Angleterre degli inizi del ‘900. I colori e il tram di una città ormai lontana mi suggerivano un’epoca affascinante: la Belle Époque. Mi è sembrato estremamente suggestivo per imbastire una spy-story: abiti di lusso, progresso tecnologico, effervescenza e voglia di vivere, senza dimenticare le perenni contraddizioni di un Paese spaccato economicamente tra Nord e Sud, nell’Italia del 1911, con il condizionamento della malavita, la miseria delle classi contadine oppresse dal latifondo, la fame e l’emigrazione. Un’epoca di grandi contrasti, perché laddove c’è molta luce, l’ombra è sempre più scura.
https://www.marlineditore.it/apollo/foto_marche/carmine-mari-foto.jpgSalerno a quei tempi era una città di 46.000 abitanti, con un indotto industriale importante, manifatture tessili di tutto rispetto a livello nazionale, un porto e grandi aspirazioni. Teatri, cinematografi, case d’appuntamenti, chalet e una vita notturna molto animata da cittadini e marinai di mezza Europa in libera uscita. Cominciavano a circolare le pellicole della salernitana Elvira Notari Coda, prima regista donna italiana. E infine l’Anglettere. Il contesto era perfetto, ma dallo spunto alla storia l’impresa non è semplice.
All’inizio si naviga a vista, poi quando la nebbia si alza i contorni diventano netti e inizia il divertimento. “Hotel d’Angleterre” è stata una bella esperienza, durata più o meno dieci mesi. Come modello narrativo, il mio punto di riferimento è lo scrittore Eric Ambler, un maestro nel campo delle spy story e nelle ricostruzioni d’atmosfera. Questo genere romanzesco si presta bene come pretesto per raccontare l’Italia nella sua dimensione storica, sociale e politica.
Un romanzo, dunque, che si sviluppa tra Storia, politica, spionaggio, amore, spinta rivoluzionaria femminile, politica e corruzione in un albergo, a Salerno, immerso un clima di tensione internazionale. Al centro della storia un giovane ex disoccupato con ambizioni da giornalista, una sorta di freelance della Bella Époque, Edoardo Scannapieco, costretto a sbarcare il lunario come maître all’Angleterre. Un sognatore travolto da misteri, trappole dei poteri forti contro la lotta per i diritti delle donne, insidie e sotterfugi, in una città sopravvissuta alla tremenda epidemia di colera. Al suo fianco, tra alti e bassi amorosi, la tenace femminista ante litteram Amelia Minervini, che guida le coraggiose suffragette a sostegno del diritto di voto, negato al sesso femminile.
Al suo primo giorno di lavoro, Edoardo si trova in mezzo a una avventurosa caccia alla spia, alla ricerca di documenti scottanti. Il protagonista è un meridionale figlio della classe operaia che, al contrario dei suoi coetanei diretti in America, decide di restare nella propria città, prendendosi cura della madre e inseguendo il sogno di fare il giornalista. La storia con Amelia, inoltre, è gravata dalle distanze di classe: lei è figlia della buona borghesia e di conseguenza il loro è un amore complicato. Si tratta di temi e suggestioni che arricchiscono di sfaccettature il romanzo».

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Un brano estratto da “Hotel d’Angleterre” di Carmine Mari (Marlin editore)

https://www.marlineditore.it/apollo/foto_prodotti/hotel-d-angleterre-copertina-3d.png

CARTA CARBONE

Roma, luglio 1911
Si era trattenuto solo lo stretto necessario, ma quei dieci minuti erano stati i più lunghi e terribili della sua vita.
Chiuso dentro il bagno, aveva aspettato che andassero tutti via. Era tornato indietro percorrendo il corridoio in punta di piedi, trattenendo il respiro. Se qualcuno lo avesse incrociato, poteva sempre dire di aver dimenticato il portasigarette e che stava andando a riprenderselo.
Una volta entrato nell’ufficio del colonnello, si era diretto spedito alla scrivania. Sapeva esattamente dove cercare, dato che lavorava con lui a una ingente commessa per l’acquisto di uniformi. Il figlio di puttana aveva cercato di fargliela sotto al naso; pensava forse che non se ne sarebbe accorto dei suoi imbrogli? Quel farabutto di colonnello sembrava avesse fatto l’accademia in un riformatorio. Ne sapeva una più del diavolo in fatto di cresta.
Vittorio aveva fatto finta di niente, ma aveva capito tutti i suoi giochetti.
La cartellina era nel cassetto di mezzo, seppellita sotto le altre. Al suo interno vi erano una ventina di moduli compilati a matita. La calligrafia del colonnello era senza fronzoli. Per ognuno dei moduli c’era una copia prodotta con la carta carbone: minute, le chiamavano nel gergo.
Il giorno dopo, gran parte di quei documenti sarebbero passati di mano, affidati alla Sezione di Contabilità; davvero una bella cricca, pensò.
Per Vittorio quella era la sua ultima possibilità.
Con il cuore che batteva a martello, aveva dato una scorsa veloce ai fogli. Sembrava che il fruscio della carta potesse arrivare anche dal piano di sopra. Grondava di sudore, e le dita avevano iniziato a tremare. “Lascia tutto e vattene, finisce male per te” ripeteva nella sua testa una vocina insolente. Anche l’ultima volta gli aveva sussurrato quella frase.
Finalmente trovò quelli adocchiati al mattino, due liste redatte dal colonnello e da lui stesso spuntate:
“AMERICA, BRIN, AIRONE, VERONA, ALBATROS.”
Il tremore alle mani si era fatto incontrollabile. Un attimo prima aveva creduto di essersi sbagliato, magari il colonnello li aveva messi in qualche altro posto e invece eccoli. Proprio quelli che cercava.
Forse perché aveva consapevolezza di essere giunto al punto, superato il quale, non ci sarebbe stato ritorno. Forse perché già prefigurava i risultati, o più semplicemente perché non aveva alternative. Vittorio sapeva che il proprio futuro poteva cambiare per sempre da lì a qualche minuto o rimanere grigio per tutta la vita, inseguito dai debiti. I bei discorsi sulla patria, sull’onore e bla bla bla, erano morti da tempo. L’occasione fa l’uomo ladro e di occasioni ne aveva sprecate già troppe, lasciando spazio a gente come il colonnello.
La vocina era diventata un flebile sussurro, poi si era azzittita del tutto.
Vittorio aveva piegato i fogli e li aveva infilati sotto la giubba della divisa.
Dopo aver rimesso tutto in buon ordine, era tornato a chiudersi in bagno. Quei documenti a prima vista non valevano nulla, ma occhi esperti sapevano leggervi cose che altri non avrebbero individuato. Fino a quel giorno era andato tutto come sperava, ma non poteva approfittare della buona sorte.
Fuori c’era ancora il sole e la sua luce radente era abbagliante.
Aveva temuto di essere sopraffatto dai sensi di colpa, invece avvertiva una strana euforia. In fondo, perché doveva sentirsi in colpa quando i suoi superiori erano peggio dei criminali? La differenza tra loro e i delinquenti di strada era che i primi si rivestivano di ipocrisia, trovando infinite giustificazioni al loro operato; regalia, riconoscenza, raccomandazione, occhio di riguardo.
Fregnacce per ingannare i fessi.
Per Vittorio era solo una questione di sopravvivenza, nient’altro.

(Riproduzione riservata)

 

© Marlin editore

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La scheda del libro: “Hotel d’Angleterre” di Carmine Mari (Marlin editore)

Hotel d'Angleterre - Carmine Mari - copertina1911. Una giovane Italia si appresta a compiere il gran balzo verso la conquista del mondo. Dall’Ufficio Approvvigionamenti del Ministero della Guerra sono scomparsi documenti delicatissimi, e il governo è consapevole che potenze straniere tramano contro i progetti coloniali italiani. In una calda estate, in un clima di Belle Époque, cinque ospiti alloggiano al Hotel d’Angleterre di Salerno: Alberto Brenzoni, stravagante matematico; Peter Aselmeryr, svizzero e rappresentante di tessuti; Marie Christine Bonsignorì, “mademoiselle” in Grand Tour; Teofilo Scorza, tipografo romano sull’orlo del fallimento; e David Stephenson, colonnello dell’esercito britannico in congedo. Edoardo Scannapieco, giovane disoccupato con ambizioni di giornalista, è al primo giorno di lavoro come maître all’Angleterre quando scopre che una busta gialla, affidata in custodia al portiere Geppino, è misteriosamente sparita assieme a lui. Scorza ne reclama la proprietà, dando inizio a ciò che Pavone – agente dell’Ufficio Informativo incaricato di acciuffare la spia – chiamerà “Operazione Angleterre”. Schedato dalla prefettura per le sue idee anarco-socialiste, Edoardo sarà costretto a collaborare giocoforza con Pavone al recupero dei documenti, trovandosi coinvolto in una trama complessa, fatta di personaggi ambigui, politici e gente di malaffare; in quegli stessi giorni è previsto un raduno di suffragette, capitanate dalla fiamma del suo cuore, Amelia Minervini, tenace femminista. Esponenti conservatori, collusi con la malavita locale, non vedono di buon occhio l’iniziativa – una petizione per il suffragio universale – che a loro dire, sarebbe il preludio a una stagione di pericolose rivendicazioni. Toccherà a Edoardo disinnescare la bomba femminista e cercare di garantire il successo dell'”Operazione Angleterre”.

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