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LA DISCIPLINA DI PENELOPE di Gianrico Carofiglio (recensione)

marzo 3, 2021

“La disciplina di Penelope” di Gianrico Carofiglio (Mondadori)

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di Gabriella Maggio

Giallo al femminile, “La disciplina di Penelope” di Gianrico Carofiglio da poco pubblicato nella collana Il giallo Mondadori.  Donna la vittima, Giuliana Baldi, donna chi indaga, Penelope Spada, donna chi dà le dritte che avviano alla conclusione delle indagini, Aurora proprietaria della boutique Cynique. Un ruolo importante ha il caso insieme al poliziotto Barbagallo “mano di pietra” e al cronista Zanardi. Il fatto che spinge Penelope, o Penny come tutti da sempre la chiamano, a uscire dall’inerzia della sua quotidianità è l’indagine sull’omicidio di Giuliana Baldi. Il marito della vittima, Mario Rossi, vuole che la sua innocenza sia riconosciuta completamente. Per mancanza di elementi il caso è stato archiviato, ma nel provvedimento il giudice ha scritto che su Rossi, sospettato in un primo momento dell’omicidio, restano “sospetti inquietanti”. Mario Rossi, prevedendo che da grande la figlia avrebbe potuto ritenerlo responsabile della morte violenta della madre, e non potendo impugnare il provvedimento per mancanza di nuovi elementi, si rivolge a Penelope nella speranza che anche dopo un anno si possa trovare l’assassino di Giuliana e fare riaprire il caso. Il cronista Zanardi, che aveva seguito per il suo giornale il delitto di Giuliana e riteneva Rossi innocente, gli ha consigliato di rivolgersi a Penny Spada, sebbene non abbia la licenza di investigatore privato né veri e propri mezzi per svolgere le indagini, ha però scrupolo “professionale” e determinazione. In un primo momento Penny rifiuta l’incarico sopraffatta da motivi personali. È una donna inquieta, tormentata dall’amarezza per un “incidente” professionale, di cui non si chiariscono i particolari. Invano i suoi pochissimi amici l’hanno confortata attribuendolo all’ingranaggio in cui si era lasciata attirare, senza esserne l’unica responsabile.  Secondo lei invece, severa giudice delle proprie azioni, era stata la conseguenza delle “cazzate” che aveva fatto, lasciandosi trasportare dalla temerarietà come chi gioca d’azzardo: “Pensi che, siccome è andata bene fino a quel punto, continuerà ad andare bene sempre. Perdi – ammesso che tu l’abbia mai avuta – la visione delle varie possibilità. Del fatto che per minimi dettagli indipendenti dal tuo controllo, le cose potrebbero andare diversamente. Una volta o l’altra andranno diversamente. Non abbiamo il controllo delle nostre vite.” Per questo si era a lungo colpevolizzata. Costretta a deporre i panni di pubblico ministero aveva indossato quelli di una donna tormentata, sospesa tra tavor, sigarette, alcol, alimentazione salutistica e la rabbia che spesso rischiava di farla andare fuori controllo. Penny ha imparato dalla psichiatra a dare un nome  alle sue emozioni negative e in qualche modo è riuscita  a controllare  la rabbia, a disciplinarla. É la sua “disciplina”, come recita il titolo. Una disciplina senza sottomissione, che Penelope  riesce a trovare, grazie all’indagine positivamente  conclusa, un modo di essere nel mondo…Una cosa cui non avevo pensato prima e una possibile soluzione. Una scelta. La compagnia di Olivia, il bull terrier, che le viene affidata durante l’indagine le è di grande aiuto. Il romanzo è narrato in prima persona dalla protagonista. Accanto agli elementi caratterizzanti il romanzo  giallo – ricerca di testimonianze, sopralluoghi, appostamenti – si dipana il carattere di Penelope, attraverso l’analisi autoironica delle sue inquietudini e inadeguatezze, l’amara considerazione dell’ irresponsabilità.  Penelope non valorizza mai le sue qualità, tende sempre a sminuirle,  così come nasconde il corpo atletico in vestiti  anonimi e sempre uguali per non avere l’assillo di scegliere. Il rapporto donna–uomo ha una giustapposizione latente ma costante. Ci sono gli amici che le danno una mano come  Zanardi e “ Mano di pietra” con cui mantiene un rapporto cameratesco alla pari, i corteggiatori di strada che liquida all’istante, gli uomini degli incontri occasionali per fare sesso subito cancellati e non considerati come esperienze: “esperienza? Attenta alle parole. Esperienza è quando impari qualcosa, quando sei presente in una situazione e questa situazione ti lascia una traccia, un segno. Non proprio quello che era successo poco prima. Quasi un’ora di prestazioni ginniche… sembrava una gara di culturismo…” Penelope è una donna volitiva nel rapporto con gli uomini, sa quello che vuole e non perde la lucidità di distinguere, non addossa mai la colpa agli altri. In generale conosce il suo lato debole e vulnerabile e sta in guardia, con una sottesa fiducia nella capacità di “disciplinarsi “. In questo giallo Carofiglio, parlando  attraverso il suo personaggio, Penelope, dà testimonianza della sua limpida visione della donna: autonoma e complessa, sofferente senza autocommiserazione, coraggiosa e ironica. Penelope non è una femminista: è una donna che “è”, non ha bisogno di protestare il suo ruolo o cercare l’approvazione degli altri. Carofiglio ha realizzato nel personaggio di Penelope un’effettiva  parità di genere.
Teatro della vicenda è la città di Milano percepita attraverso il clima ora livido, ora luminoso, ora piovoso ed avare descrizioni di luoghi esterni, strade, quartieri. La disciplina di Penelope rappresenta senza dubbio una novità nella produzione narrativa di Gianrico Carofiglio, manifesta nello scrittore il desiderio di un rinnovamento pur mantenendo una coerenza di fondo con i romanzi precedenti, che salta agli occhi dei suoi lettori più costanti. Il giallo si legge d’un fiato, ma poi si rilegge con rinnovato piacere per coglierne l’aspetto meno evidente e più intrigante.

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La scheda del libro: “La disciplina di Penelope” di Gianrico Carofiglio (Mondadori)

La disciplina di PenelopeCon questo romanzo, Gianrico Carofiglio ci consegna una figura femminile dai tratti epici. Una donna durissima e fragile, carica di rabbia e di dolente umanità. Un personaggio che rimane a lungo nel cuore, ben oltre l’ultima pagina del sorprendente finale.

Penelope si sveglia nella casa di uno sconosciuto, dopo l’ennesima notte sprecata. Va via silenziosa e solitaria, attraverso le strade livide dell’autunno milanese. Faceva il pubblico ministero, poi un misterioso incidente ha messo drammaticamente fine alla sua carriera. Un giorno si presenta da lei un uomo che è stato indagato per l’omicidio della moglie. Il procedimento si è concluso con l’archiviazione ma non ha cancellato i terribili sospetti da cui era sorto. L’uomo le chiede di occuparsi del caso, per recuperare l’onore perduto, per sapere cosa rispondere alla sua bambina quando, diventata grande, chiederà della madre. Penelope, dopo un iniziale rifiuto, si lascia convincere dall’insistenza di un suo vecchio amico, cronista di nera. Comincia così un’appassionante investigazione che si snoda fra vie sconosciute della città e ricordi di una vita che non torna. Con questo romanzo – ritmato da una scrittura che non lascia scampo – Gianrico Carofiglio ci consegna una figura femminile dai tratti epici. Una donna durissima e fragile, carica di rabbia e di dolente umanità. Un personaggio che rimane a lungo nel cuore, ben oltre l’ultima pagina del sorprendente finale.

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