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PREMIO STREGA 2021. Proposti i libri di Aloe, Carrino, Caruana, Ciampi, Dadati, Michilli, Panzavolta, Parsi, Ponticello, Pulvirenti,

marzo 5, 2021

Proposti dagli “Amici della Domenica”, per l’edizione 2021 del Premio Strega, i libri di: 

Giuseppe Aloe, Luigi Romolo Carrino, Anthony Caruana, Paolo Ciampi, Gabriele Dadati, Roberto Michilli, Claudio Panzavolta, Maria Rita Parsi, Maurizio Ponticello, Grazia Pulvirenti, Lorenza Rocco Carbone, Massimo Roscia, Alessandra Sarchi, Stefano Scansani, Angela Vecchione, Roberto Venturini, Umberto Zuballi

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Giuseppe Aloe
Lettere alla moglie di Hagenbach
Rubbettino

 

Proposto da
Corrado Calabrò

«Questo nuovo romanzo di Giuseppe Aloe, già finalista al Premio Strega nel 2012, è un noir psicologico, un romanzo all’inseguimento del sé, scritto con un linguaggio che ha tensione poetica.

Dedicandosi alla ricerca dello scomparso scrittore Hagenbach, il criminologo di fama internazionale Flesherman, cui è stato diagnosticato un incipiente Alzheimer, tenta di restare aggrappato alla sua identità che sente sfuggirgli, e con essa lo stesso senso del mondo.»

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Luigi Romolo Carrino
Non è di maggio
Arkadia

Proposto da
Wanda Marasco
«Salvo è su un traghetto che lo riporta nella sua Procida. Ritorna con lo stesso aspetto di quando l’aveva lasciata a quindici anni, dopo un evento traumatico avvenuto nel 1976. Da quel momento, la sua mente si è rifugiata sull’orlo di un buco nero, dove il tempo rallenta e trent’anni corrispondono a pochi giorni sulla Terra. È un bambino indaco che impara a gestire il potere devastante di cui è in possesso, quello di poter curvare lo spazio-tempo. È la janara Rosina, governante della villa in cui risiede, a insegnargli sortilegi e fascinazioni in un luogo magico popolato da donne spezzate dalla perdita dei propri affetti.
Salvo cresce nella convinzione di essere arrivato sulla Terra per insegnare agli uomini una nuova concezione dell’amore universale. Ben presto si renderà conto di essere solo, ma l’incontro con Nuccio, un ragazzo autistico, gli permetterà di comprendere il valore della fratellanza.
Non è di maggio è il racconto dell’inadeguatezza di stare al mondo. Con una sapiente mescolanza di italiano e dialetto napoletano, Carrino scarnifica la morfosintassi e trasmette l’autenticità del pensiero primigenio, una comunicazione dell’anima senza filtri. Profezie, intrugli di janara e leggi fisiche costruiscono la trama di un romanzo audace che l’autore dedica alle scrittrici italiane: prima fra tutte, Elsa Morante.
La presenza di potenti figure femminili, Procida restituita nella sua immortale bellezza, la fascinazione del racconto e l’incanto della lingua sono un omaggio al romanzo novecentesco.
Per questi motivi desidero presentare Non è di maggio di Luigi Romolo Carrino, edito da Arkadia, al Premio Strega 2021.»

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Anthony Caruana
Contorni opachi
Bertoni

Proposto da
Vito Bruschini
«È un romanzo che parla di solitudine, di vite spezzate e di odio che cova nascosto sotto un’apparente normalità. Tutto ha inizio con una misteriosa telefonata che accende la miccia che farà esplodere un segreto familiare tenuto nascosto per decenni. Il segreto ci verrà svelato soltanto alla fine del romanzo, così come il suo autore. Questi, con la sibillina telefonata, era consapevole di provocare una fatale reazione a catena che avrebbe avuto l’energia di annientare moralmente l’esistenza delle persone coinvolte nel segreto. La tragedia ha origine da una catena di amori malati e Augusto (una delle tre voci narranti), senza averne colpa alcuna, ne è il frutto guasto. Il giovane, tormentato da visioni che spesso si trasformano in vere e proprie allucinazioni, si rifugia nell’amore impossibile con una ragazza che a sua volta ha trovato nella droga la fuga dalla una realtà beffarda. È a lui che arriva la telefonata perché è lui il più indifeso della compagnia ed è lui che soltanto l’amore di una donna riuscirà a salvare dalla distruzione. Anzi, a salvarlo saranno due donne (le altre due protagoniste e voci narranti), diversissime tra loro, ma ognuna capace di esprimere un amore personalissimo. Ancora una volta il nostro futuro, che una società distratta ed egoista sta irrimediabilmente compromettendo, è nelle mani delle donne che, seppure con contrastanti sentimenti (l’una passionale e istintiva, l’altra schiacciata da sensi di colpa, ma carica di umanità), riusciranno a rimettere al loro giusto posto le tessere del complicatissimo mosaico innescato con la famosa telefonata. I contorni delle cose sono davvero molto evanescenti e opachi in questo romanzo, dove però la potenza vitale dei personaggi si esprime in modo magistrale arrivando a farci sentire persino gli odori della loro adrenalina e a emozionarci con una colonna sonora che insegue la vita disperata del nostro protagonista. Augusto, in un momento in cui il disagio psichico gli dà tregua, è capace di dire: “…non ho paura di chi è diverso. Anche perché credo di essere io quello diverso”. Anthony Caruana ha la capacità di costruire dinamiche familiari dissonanti mostrandoci il lato più crudo e inconfessabile dei vizi dei suoi personaggi che proprio per questo, nelle contraddizioni e nelle passioni, risultano molto credibili e umani.»

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Paolo Ciampi
Il maragià di Firenze
Arkadia

Proposto da
Giuseppe Conte

«Dove finisce Firenze, verso le Cascine, c’è un busto di un giovane marajà indiano, con iscrizioni in quattro lingue: italiano, inglese, hindi e punjabi. Ricorda la sua morte in riva all’Arno avvenuta nel 1870 e il suo funerale celebrato nel rito indù, con l’Arno che diventa il Gange. Da questo busto, e da questa morte, prende avvio un libro anomalo che è uno scoppiettio continuo di pensieri, ricordi, citazioni, divagazioni, ricerche, immagini, in bilico tra Firenze e l’India, che segnalo per il suo affrontare il tema del rapporto tra diverse civiltà spirituali, oggi così necessario.»

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Gabriele Dadati
La modella di Klimt
Baldini + Castoldi

Proposto da
Gian Arturo Ferrari
«Gabriele Dadati ha scritto un romanzo sorprendente. Ruota intorno a un’opera d’arte, ma l’arte è qui vista con una angolatura bassa, umile, lontana da ogni titanismo. La povera ragazza del ritratto è il contrario del fasto dorato e inquietante che siamo soliti associare a Klimt. Il filo, tinto di giallo, del racconto corre per quattro generazioni scandite da vicende drammatiche, ma tutte, come dice uno dei protagonisti, senza amore, in un’apparente freddezza. Il romanzo narra l’estinzione di una grande capitale culturale, Vienna. Ma lo fa senza l’abituale retorica, attraverso oggetti, ambienti, circostanze di uso e pratica comune. Tutta questa cornice dismissiva è fatta in realtà per esaltare il mistero di cui il libro parla senza mai enunciarlo apertamente: quello della creazione artistica, unico riscatto dalla desolazione e dall’angustia della vita.»

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Roberto Michilli
La sirena dei mari freddi
Di Felice Edizioni

Proposto da
Francesca Pansa
«La sirena dei mari freddi (Di Felice Edizioni) si impone alla lettura per la sapiente costruzione narrativa che mostra in Roberto Michilli uno scrittore di storie e di atmosfere, ben rodato anche dalla rigorosa carriera di traduttore di classici da Lermontov a Flaubert, Mallarmé, Verlaine, Byron, Keats, Goethe, Heine. La storia è quella dell’incontro tra una giovane donna ferita dall’esistenza e sprofondata nella depressione e di un anziano professore, carismatico accademico un po’ misterioso che le offre un decisivo appoggio materiale e affettivo. L’atmosfera è quella di un racconto dalla forte coloritura psicologica, con nuove comparse a infittire la scena, qualche rivelazione qualche sorpresa e uno strategico flashback che portano alle pagine finali. Michilli regge bene i fili della narrazione nei tempi e modi giusti, come aveva già dimostrato nel suo precedente Atlante con figure che il Premio Strega Tiziano Scarpa aveva definito “un libro che fa onore alla nostra lingua e alla letteratura di questi anni.”»

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Claudio Panzavolta
Al passato si torna da lontano
Rizzoli

Proposto da
Enrico Deaglio
«Le zolle di terra sono quelle che Pascoli, Bertolucci e Fellini hanno arato con epica e dolcezza: i campi, e i borghi, della Romagna da cui è passata una Storia violenta. Se si scava ancora – ci dice Claudio Panzavolta – si scopre che quella terra non ha prodotto solo bandiere rosse e divise nere, ma anche due sorelle normali (e quindi geniali). Anita e Edda crescono tra madri uccise e padri distrutti; vanno a lavorare in fabbrica e sono felici, come quando vanno al cinema o in bicicletta; si spingono in Russia per vedere se c’è davvero il paradiso, sentono suonare Chet Baker da un viale di tigli. Non dimenticheranno mai la loro scena primaria: hanno visto, come la cavallina storna.
Per lo stile – le parole e il ritmo di Fenoglio sono così vicini –, per la capacità dell’autore di maneggiare passioni come ghiaccio bollente, per l’originalità delle invenzioni letterarie, Al passato si torna da lontano è un sorprendente romanzo di modernità italiana.»

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Maria Rita Parsi
Stjepan detto Jesus, il figlio
Salani

Proposto da
Gianpiero Gamaleri
«Il libro Stjepan detto Jesus, il figlio di Maria Rita Parsi accetta la sfida sempre difficile, e oggi più che mai, di far vedere la realtà attraverso gli occhi di un bambino. E lo fa attraverso una “soggettiva” che la impegna anche a un esercizio stilistico di semplificazione del linguaggio di fronte alla narrazione di vicende dure, complesse, talora tragiche. L’espediente adottato è elementare ma efficace. Il giovane protagonista ha la passione per la fotografia e i frammenti narrativi che compongono il mosaico sono costituiti dalle varie immagini che Stjepan si impegna a commentare, trovando così un giusto equilibrio tra l’elementarità espositiva e la durezza del racconto. Diciamo a questo proposito soltanto che egli è il frutto di uno stupro etnico avvenuto nei Balcani tra un soldato serbo ortodosso e una donna musulmana. Lei abbandona il figlio “che non sapeva amare e che non voleva odiare”, mentre il padre finisce in carcere. E la storia del piccolo è la ricerca dei genitori, alla ricerca di affetti da ritrovare attraverso il perdono. Va riconosciuto all’autrice il merito di essere tornata al romanzo dopo anni di assistenza psicoterapeutica e di produzione saggistica. Il pensiero non può non andare a I bambini ci guardano di De Sica e Zavattini, definito da Papa Francesco “una vera catechesi di umanità”. Anche il libro della Parsi ha il coraggio di farci camminare in quella direzione in questo difficile momento. Ed è per questo che lo propongo al Premio Strega.»

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Maurizio Ponticello
La vera storia di Martia Basile
Mondadori

Proposto da
Maria Cristina Donnarumma
«Quella di Martia Basile è la storia vera di una ragazza, anzi di una bambina, andata sposa, venduta dal padre al marito, uomo anziano, disgustoso, malvagio e misogino, all’età di soli dodici anni e vissuta fino ai vent’anni quando, accusata di viricidio per aver ucciso il marito, perderà la vita sotto l’ascia del boia che azionerà una mannaia per decapitarla.
La vicenda narrata si svolge tra la fine del 1500 e i primissimi anni del Seicento a Napoli, capitale del viceregno spagnolo. La città è la coprotagonista del romanzo con tutte le contraddizioni che da sempre l’hanno contraddistinta, i suoi doveri, i suoi vincoli, le tradizioni, la miseria del popolo e lo sfarzo dei signori e l’ombra del Vesuvio che la rassicura e insieme la terrorizza.
Il romanzo, misto di storia e invenzione, pregno di fede, superstizione, magia e orrore, realtà e illusione riesce a tenere avvinto ogni lettore che si sente partecipe della vicenda della bellissima Martia dalla personalità indomita, che emergerà man mano che crescerà e che gli eventi si intrecceranno. Martia, prima bambina dall’infanzia violata, poi adolescente che maturerà nel corpo e nello spirito sopportando violenze, mortificazioni e sopraffazioni di ogni genere, grazie al suo carattere forte e fiero, pronto a tutto, riuscirà a prendere in mano la sua vita. Quando sembra che finalmente sia riuscita a vivere appieno e, padrona della sua vita, conoscerà anche le dolcezze dell’amore, inesorabilmente precipiterà e tutti l’abbandoneranno, tranne l’amico Giovanni il cantastorie che, trenta anni dopo, metterà in versi la tragica storia di Martia e, di strada in strada, la racconterà per farla vivere per sempre.
La lingua usata da Ponticello, pur rifacendosi talvolta alla vulgata del tempo, è volutamente più moderna e comprensibile a tutti, elegante e ricercata, potente, capace di far rivivere in ogni pagina la realtà di una città e di un pendio denso di luci e di ombre, di intrighi, di tradimenti e stregonerie.
La storia di Martia, struggente e affascinante, che a distanza di secoli chiede giustizia, è di un’attualità sconvolgente, una storia moderna come quella di tante donne vittime di violenza che, oggi come ieri, sono costrette a subire sopraffazioni e vengono uccise senza un perché e, a volte, solo per puro desiderio di possesso nei loro confronti.»

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Grazia Pulvirenti
Non dipingerai i miei occhi. Storia intima di Jeanne Hébuterne e Amedeo Modigliani
Jouvence

Proposto da
Massimo Onofri
«Tutti sanno chi è Amedeo Modigliani. Molti meno sono coloro che conoscono Jeanne Hébuterne, la sua giovane compagna e modella, morta suicida il giorno dopo la scomparsa dell’amante. Non dipingerai i miei occhi è un romanzo che ambisce – e perfettamente riesce nel tentativo – a restituirci la “storia intima” di questo rapporto. Una storia che parte da Montparnasse, da “quel miraggio […] dove si animano i sogni d’arte e gloria di tanti miserabili”: per dire d’un libro che potrebbe essere letto anche come un capitolo eroico della storia della pittura non solo europea a Parigi. Tanti i quadri citati: per aggiungere, però, che continuamente intervengono a sovra-determinare il senso della pagina, se è vero che la critica d’arte, padroneggiata con grazia e leggerezza, vale sempre e solo in funzione della critica della vita. Jeanne Hébuterne è una creatura straziata e straziante: una donna il cui punto di vista – nella simbiosi tra autore e personaggio – resta quello privilegiato. Tanti, insomma, i piani del romanzo, epperò convergenti in direzione del tema decisivo: l’amore come assoluto singolare e la sua perdita come totale disfatta biologica. Nei modi d’un sentimento che innerva ogni pagina: la vita è tutto ciò che abbiamo, ma è anche – leopardianamente – tutto ciò che dobbiamo patire.»

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Lorenza Rocco Carbone
La gioia della scrittura
Kairós

Proposto da
Marcello Rotili
«Lorenza Rocco dà forma di romanzo alla biografia letteraria di uno degli scrittori più prolifici del secondo Novecento, un meridionale scrittore, com’egli stesso si definiva, e non uno scrittore meridionale: la straordinaria figura intellettuale e morale di Michele Prisco emerge dalle pagine di Rocco nell’esame serrato della sequenza dei suoi numerosi romanzi e racconti di ambientazione napoletano-vesuviana; un esame che non prescinde dalla considerazione degli altri molteplici interessi dello scrittore, impegnato anche in un’intensa attività giornalistica estesa alla critica cinematografica.
Il racconto dell’autrice illustra la concezione estetica e la dimensione esistenziale di Michele Prisco, vissuto nella costanza del rapporto fra letteratura, piacere della scrittura e vita, ripercorsa, quest’ultima, da Rocco, attraverso l’esame attento dell’esperienza familiare sin dalla felice infanzia e dall’adolescenza in un’agiata famiglia di solide tradizioni e interessi culturali nella quale il giovane Michele maturò la sua vocazione per l’analisi dell’animo umano, esplorato anzitutto nell’esperienza della lettura intesa come momento di autoanalisi e di confronto.»

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Massimo Roscia
Il dannato caso del Signor Emme
Exòrma

Proposto da
Umberto Croppi
«Vorrei accompagnare la mia scelta, con qualche aggettivo necessario sull’opera: ironica, disincantata, trasgressiva, divertente, colta. In questo romanzo fuori dagli schemi mi sono lasciato affascinare da un funambolico lavoro narrativo alle prese con il tema della damnatio memoriae. Al seguito di una sconclusionata famigliola in missione, di una giornalista votata alle cause perse con i suoi due figli gemelli (uno sapiente, l’altro un po’ tonto ma geniale), lo zio Giordano (arso vivo a Campo de’ Fiori) e una misteriosa scatola nera, ho attraversato un’Europa frantumata e divisa dalle frontiere, trascinato in un tempo paradossale, tra un passato remoto e un futuro indefinito, che invita a ridefinire le coordinate del presente. Pensavo di essere in una sorta di allegoria fantastica, una stravagante avventura, e mi sono ritrovato piacevolmente implicato nelle maglie di un fedele resoconto biografico.
Il motivo del viaggio è indagare su testi e documenti che dovrebbero portare alla riabilitazione del Signor Emme presso la Congregazione dell’Indice delle vite cancellate e delle opere proibite. Il fantomatico personaggio è Paolo Monelli.
Grazie all’abile lavoro di ricerca documentale condotto da Massimo Roscia, riscopriamo un
personaggio ingiustamente trascurato della nostra letteratura e del giornalismo del Novecento. Ma la cifra di Roscia è gustosa e spiazzante perché gioca sapientemente e con grande divertimento (anche nostro) con la storia e la letteratura, intrecciando citazioni, mescolando il vero e il falso. E poi, come non candidare questo libro sapendo che Paolo Monelli era alla prima riunione degli Amici della domenica nella casa romana di Maria Bellonci, insieme a sua moglie Palma Bucarelli, a Massimo Bontempelli, Guido Piovene, Alberto Savinio e ai molti altri intellettuali che in quell’Italia del dopoguerra davano vita al Premio Strega.»

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Alessandra Sarchi
Il dono di Antonia
Einaudi

Proposto da
Valeria Parrella
«C’è un personaggio che non mi esce dalla testa ed è Antonia, la protagonista del romanzo di Alessandra Sarchi: Il dono di Antonia (Einaudi). Credo sia un’opera che possa portare grande arricchimento al Premio Strega perché racconta molto del nostro tempo e dà spazio ai grandi temi che si trovano al centro della riflessione e del dibattito culturale: è quella che io considero la missione più importante di un premio letterario. Il romanzo di Alessandra Sarchi lo fa attraverso il corpo di Antonia, che è madre di Anna, la figlia adolescente che vive con lei, ma anche madre biologica di Jessie, per la cui nascita venti anni prima aveva donato un ovulo a un’amica statunitense. La storia narrata da Sarchi pone quesiti di filosofia morale, e si traduce in un’indagine interiore dei personaggi, e con loro del lettore, su cosa sia la procreazione nel senso etimologico e in relazione alle possibilità aperte dalla tecnologia medica, e su come le posizioni che sosteniamo come individui non siano statiche né risolte una volta per tutte, bensì dialettiche.
L’autrice accompagna il lettore attraverso questo viaggio, contemporaneo e antichissimo assieme, mediante una prosa implacabile. Precisa, cristallina, essa avanza: scandisce, descrive, sospende, abbandona.»

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Stefano Scansani
Raffaello in guerra
Aliberti

Proposto da
Raffaella Morselli
«Raffaello bonum est in salutem. È con queste parole, in un latino umanistico che oltrepassa le differenze linguistiche e storiche, che Scansani fa terminare il racconto dei due giorni di viaggio di Gian Alberto Dell’Acqua, il 17 e il 18 luglio 1944, per portare La Santa Cecilia di Raffaello, e altre cinque pale d’altare, compreso lo stocco dei Bentivoglio, da Bologna all’angolo morto, ovvero sul lago Maggiore, in salvo dalla guerra. La Santa Cecilia di Raffaello, capolavoro in bilico tra due secoli, già reduce di un altro massacrante trafugamento napoleonico a Parigi, questa volta è caricata su un camion nella afosa notte padana, senza una bava di vento, e affronta l’avventuroso passaggio del Po, privato dei suoi ponti dai bombardamenti.  L’autore ridà corpo alla vicenda immedesimandosi in Dall’Acqua e, con lui, ripercorre quelle strade e quei crocicchi tra Revere, Ostiglia, il Po, dando corpo, oltre alla paura degli incontri, a un mondo notturno soffocante “come un catino d’acqua calda”. “La dispersione crea una prostrazione identitaria”, scrive Scansani in un linguaggio evocativo ma al tempo stesso meticcio, con le cadenze di chi in quella terra ci è cresciuto, e qualunque salvataggio è una tessera della nostra storia che ci è stata consegnata.»

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Angela Vecchione
La piazza
Robin

Proposto da
Piero Mastroberardino

«Sono lieto di proporre la candidatura dell’opera dal titolo La piazza, di Angela Vecchione, pubblicata da Robin.
Nella Napoli degli anni ‘80 segnata dalla presenza della criminalità organizzata, il libro affronta tematiche ancora oggi di forte impatto sociale: gli abusi sessuali, la dipendenza dall’eroina, l’aborto, la camorra.

Una storia tutta al femminile caratterizzata da uno stile limpido e crudo, estremamente realista. Nella sua durezza emerge l’umanità di un mondo che riesce a volersi bene nonostante tutto, lasciando intatta la speranza.»

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Roberto Venturini
L’anno che a Roma fu due volte Natale
SEM

Proposto da
Maria Pia Ammirati
«Con il romanzo di Roberto Venturini L’anno che a Roma fu due volte Natale (SEM), ci troviamo di fronte a un dramma dall’inizio alla fine con al centro però la sorpresa di una grande scena dai rapidi lampi di comicità.
Non un paradosso, ma una tecnica combinatoria che fa della narrazione di Venturini una vera e propria miscela di generi, dove la tragedia si combina al grottesco. Il tutto armonizzato dalla fitta trama di rimandi, citazioni, metafore e analogie strappate al caos della contemporaneità, e dalla rutilante società dell’immagine fatta di televisione, pubblicità, politica, star system.
Sulla scena della periferia marittima romana si muove un mondo di perdenti, come nell’esplicita citazione di Amore Tossico di Caligari. I toni da favola nera, da storia surreale, non sviano mai dalla cocente tragedia della realtà che lo scrittore coglie a pieno. Roberto Venturini ha scritto un grande affresco della contemporaneità.»

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Umberto Zuballi
La congiura del rompighiaccio
La Musa Talìa

Proposto da
Paolo Cirillo
«Il libro, edito da un piccolo editore veneziano, La Musa Talìa, dal titolo La congiura del rompighiaccio, scritto da Umberto Zuballi, alto magistrato ora in pensione, affronta, in modo lieve ma non superficiale, varie problematiche contemporanee, proponendo una soluzione, certamente utopistica, ma forse in grado di generare speranza.
Le due protagoniste, amiche di lunga data, una poliziotta italiana e una giornalista tedesca, si trovano a indagare su un presunto complotto internazionale. Nel corso delle indagini incontrano dodici personaggi, tra cui una suora francese e un monaco buddista, un finanziere canadese e un medico delle isole Fiji, una scienziata slovacca e un musicista venezuelano, eccellenze nei loro settori e in grado di cogliere gli scricchiolii dell’attuale sistema economico e sociale.
Le due amiche, animate da spirito d’avventura e curiosità, viaggiano instancabilmente nei quattro angoli del mondo. Al termine del romanzo tutti i personaggi si ritrovano in una località d’Abruzzo per sciogliere i nodi personali e globali. La soluzione giunge inaspettatamente da una donna non invitata. Non manca una storia sentimentale che coinvolge la poliziotta italiana.
Il testo, che si potrebbe definire un thriller, risulta scritto prima dello scoppiare della pandemia, ma coglie alcuni temi divenuti oggi di drammatica attualità.»

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