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LA MEMORIA DEI NONNI: racconti a cura di Marinella Fiume

marzo 12, 2021

“La memoria dei nonni”, racconti a cura di Marinella Fiume (Algra editore)

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di Massimo Maugeri

Cosa rimarrebbe dell’essere umano senza la memoria? Domanda retorica che contiene già, al suo interno, la risposta.
Purtroppo, tra i rischi e le ferite terribili che ci ha inflitto la pandemia da Covid-19 ancora in corso, vanno evidenziati anche quelli connessi alla scomparsa della memoria ancorata alle vite perdute di migliaia di nonni.
C’è un modo per tentare di salvare, di recuperare, in qualche modo questa memoria che rischia di precipitare definitivamente nell’oblio?
Sono questi i presupposti che hanno spinto la scrittrice Marinella Fiume a lavorare a un libro che ha come titolo, per l’appunto, “La memoria dei nonni“. Si tratta di una raccolta di racconti pubblicata da Algra, con cui la curatrice ha coinvolto autrici e autori puntando sulla necessità di salvare la memoria che abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto.

– Marinella, raccontaci qualcosa in più sulle origini di “La memoria dei nonni”. Com’è nata l’idea di questo progetto letterario?
AMMAGATRICI di Marinella Fiume | LetteratitudineNewsSecondo l’Istituto Superiore di Sanità le persone più fragili, più vulnerabili e meno resistenti all’attacco del Covid 19, sono nella fascia da ottanta a oltre novant’anni d’età. Ed è infatti soprattutto questa la generazione che la pandemia ci ha rubato in un breve lasso di tempo. I nostri nonni.
E così ci siamo ritrovati improvvisamente orfani di un’intera generazione di uomini e donne che se ne è andata via in silenzio, come hanno vissuto la loro vita fatta di lavoro, di sacrifici, di privazioni, e in solitudine, nelle proprie case o negli ospedali o nelle case di riposo, per la paura del contagio e la rottura forzata dei rapporti personali.
“Una prima linea che muore”, è stato scritto, “intere comunità impoverite dalla sua scomparsa”. Dice bene il presidente della Repubblica Mattarella, “impoverite”, perché, al di là della dimensione familiare, è la memoria storica delle comunità che scompare, un enorme patrimonio di memoria.
Una generazione che ha ricostruito il Paese, che ci ha dato un benessere generalizzato e ha continuato generosamente a sostenerci anche quando la crisi e la disoccupazione quel benessere non lo garantiva più a molti. Quei vecchi noiosi, antiquati, demodé guardati come improduttivi dal resto della società, dalla cosiddetta “popolazione attiva”, distratta dalle ragioni dell’essere e attratta da quelle dell’avere, dal mito del giovanilismo a tutti i costi, dall’effimero, dal lusso, dal successo,  convinta che il valore di un uomo risieda esclusivamente nella sua sempre valida capacità lavorativa, nelle sue aspettative di vita, e ignara dell’eredità di esperienza, pazienza e memoria che gli anziani rappresentano e che dovrebbero essere in qualche modo riferimento per le giovani generazioni.
Una generazione che non aborriva la vecchiaia, che sapeva piangere i suoi morti, ritualizzare e socializzare il trapasso, accettare e rielaborare il lutto, perché sapeva invecchiare e morire.
E con la loro dipartita se ne va anche un enorme patrimonio di esperienza e di memoria.

Qual è l’obiettivo che si propone il libro?
Esperienza e memoria sono  un’eredità che non possiamo e non dobbiamo disperdere neanche nella nostra società globalizzata che si avvia a diventare sempre più vecchia. Con i nonni scompaiono non solo volti cari, ma anche vecchi mestieri e abilità legate alla capacità di sopravvivenza prima delle conquiste tecnologiche, nel rispetto degli equilibri naturali, come accendere un fuoco, fare il pane a casa, tessere, filare, confezionare un vestito, fare la calza, lavorare ai ferri e all’uncinetto, preparare il sapone, lavorare le pelli e riparare le scarpe, riconoscere le erbe selvatiche commestibili e quelle curative, preparare marmellate e sciroppi, conservare e trasformare gli alimenti, allevare animali nell’aia, costruire muretti a secco, andare a cavallo o a dorso d’asino e di mulo, piantare l’orto, fare i conti senza la calcolatrice… Ma soprattutto ri-parare, ri-voltare, ri-usare, ri-ciclare. E tante altre cose ancora, tutte cose che non ho mai imparato a fare e che ora la pandemia costringe spesso a ripescare magari consultando il web!
Con loro scompare anche una capacità di affabulazione che gettava ponti comunicativi tra le generazioni quando i nostri figli che lasciavamo a loro – ai nonni, eterni baby sitter – non solo per necessità ma anche per nostra comodità, per una vacanza senza impicci, erano stanchi dei cartoni animati e dei giochi elettronici.
Nonni illustri o colti che facevano fare loro i compiti e regalavano libri, nonni semplici ma non meno preziosi che portavano al cinema o ai giardini pubblici. Spalle su cui piangere, confidenti che mai ti avrebbero tradito, complici e segrete riserve aurifere (loro così parsimoniosi) per i nipoti adolescenti e più grandicelli.
Nonni che erano ponti tra le famiglie sempre più disperse e sparpagliate che grazie a loro si incontravano almeno per le feste; nonne sempre in cucina attorno a piatti che nessuno chef può emulare e i cui sapori non troveremo più.
Nonni che erano ponti tra il vicinato, le comunità, che conoscevano sempre il grado di parentela e la relazione che legava ogni anello all’altro.
Nonni che conoscevano un secolo di storia contemporanea perché l’avevano vissuta sulla propria pelle dalla parte dei vinti o dei vincitori di ogni guerra.
Nonni che capivano da una sola occhiata e sapevano consolare…
Perciò, questo libro: un piccolo, commosso omaggio a più voci ai nonni, siciliani ma non solo, un tentativo di recupero di storie di vita, ricordi, testimonianze, frammenti di memoria che un tempo non ci interessarono o ascoltammo distrattamente e ora ci mancano e non vogliamo perdere se non vogliamo recidere fili e radici da cui ricominciare.
Considero questa antologia di racconti a più mani una sorta di “Spoon River”, un modo di tornare a socializzare la morte – o forse di fermarla ancora sulla soglia -, di mostrare riconoscenza, risarcire e rendere giustizia… postuma, una richiesta di perdono. Perché, fino a quando ci sarà qualcuno a dare loro una voce, non moriranno mai. Dai racconti e dalle testimonianze dei nipoti e dei pronipoti, pur nella grande varietà di voci, personaggi, ambienti, un elemento comune viene fuori: l’orgoglio di esserne gli eredi e i discendenti.

– Grazie mille, Marinella. E grazie alle autrici e agli autori che hanno offerto il loro contributo…

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La scheda del libro: “La memoria dei nonni”, racconti a cura di Marinella Fiume (Algra editore)

La memoria dei nonni - copertinaIn un breve lasso di tempo la pandemia ci ha rubato la generazione dei nonni. Un piccolo, commosso omaggio a più voci alle nonne e ai nonni – siciliani ma non solo –, un tentativo di recupero di storie di vita, testimonianze, frammenti di memoria che un tempo non ci interessarono o ascoltammo distrattamente e ora ci mancano, se non vogliamo recidere fili e radici da cui ricominciare. Una sorta di “Spoon River”, una richiesta di perdono, un modo di risarcire e rendere giustizia… postuma. Perché, fino a quando ci sarà qualcuno a dare loro una voce, non moriranno mai. Dai racconti dei nipoti e dei pronipoti, pur nella grande varietà di voci e di personaggi narrati, un elemento comune viene fuori: l’orgoglio di esserne gli eredi e i discendenti. Che nonni, i nostri nonni!

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Racconti di Fernando Massimo Adonia, Doroty Armenia, Enza Bifera, Ida Bonfiglio, Eliana Camaioni, Paolo Casamichele, Maria Castronuovo, Andrea Giuseppe Cerra, Giancarlo Consoli, Beatrice Contarino, Caterina Luisa De Caro, Elisa Di Dio, Mariella Di Mauro, Raffaello Di Mauro, Giulia Fiume, Marinella Fiume, Alessia Franco, Stefania Germenia, Carlo Giannetto, Carmen Giuffrida, Maria Rosaria Grasso, Gemma Incorpora Lucenti, Francesco Labriola, Rina Larizza, Paola Maria Liotta, Luca Migliorisi, Renzo Montagnoli, Liliana Nigro, Maria Rita Pennisi, Dario Piombino-Mascali, Salvatore Rabuazzo, Giusy Sciacca, Paolo Sidoti, Giuseppina Turiano, Angelo Vecchio Ruggeri, Giovanni Vecchio, Rosaria Rita Zammataro.

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Marinella Fiume, nata a Noto (Sr), laureata in Lettere classiche all’Università di Catania, dottore di ricerca in Lingua e Letteratura italiana, è stata per due legislature Sindaca del Comune di Fiumefreddo di Sicilia (Ct), cittadina sulla costa jonico-etnea dove risiede. Impegnata sul fronte della cultura della legalità e dei diritti delle donne, tra le sue pubblicazioni: la cura di Siciliane Dizionario biografico (2006), Sicilia esoterica (2013), Di madre in figlia – Vita di una guaritrice di campagna (2014), La bolgia delle eretiche (2017), i racconti Ammagatrìci (2019), Le ciociare di Capizzi (2020).

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