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DIEGO MARANI racconta LA CITTÀ CELESTE

marzo 13, 2021

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: DIEGO MARANI racconta il suo romanzo LA CITTÀ CELESTE (La nave di Teseo)

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di Diego Marani

Il personaggio principale di questo romanzo è la città di Trieste in tutta la sua complessità. Città di frontiera, città contesa, città cosmopolita, città multilingue, città portuale, Trieste ha tutti i connotati del luogo di contrasto, della città-mondo che non può appartenere a nessuna patria perché è essa stessa un mondo, una fautrice di identità, un mosaico di patrie, una collezione di diversità. Il protagonista che viene dall’Italia profonda, uniforme e indistinta, scopre qui le contraddizioni dell’idea di patria, le ipocrisie della nazione, la falsità di ogni bandiera e si avventura in una ricognizione di questa realtà che è in parte rudere del passato, in parte accanita sopravvivenza di qualcosa che non vuole morire.
La storia si situa nel tempo della cortina di ferro, quando su Trieste incombeva anche la minaccia della frontiera politica, il ricordo mai sopito dell’occupazione iugoslava, dei massacri e delle vendette, delle persecuzioni e delle epurazioni etniche. La storia personale del protagonista si ingarbuglia così nella storia della città che dapprima gli sembra inospitale proprio perché non rientra nell’immagine che ne dà la mitologia dello Stato-nazione, si sottrae al luogo comune e si barrica ad ogni comprensione.

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Il protagonista vive questa esperienza negli anni fondanti della sua giovinezza e allora tutto diventa dilatato. Amicizie e amori si ingigantiscono sullo sfondo della città votata alla tragedia e diventano legami di una vita. Tutti i personaggi contribuiscono all’atmosfera di anomalia che la città ispira e ognuno è a suo modo un eccentrico che solo a Trieste può coltivare la propria singolarità, in fin dei conti sfuggire alla normalità dell’entroterra, che non si fa domande e si accontenta della storia ufficiale. Trieste no, non vive nel presente ma nel passato, vuole ricordare o meglio non dimenticare.
Ad accentuare questa dimensione di sogno e di irrealtà intervengono due caratteri forti della città: la vecchiaia e la pazzia. Sono gli anni di Basaglia e le porte dei manicomi si spalancano. Trieste è una delle città dell’esperimento. Quelli che una volta erano considerati pazzi e stavano rinchiusi, ora girano per la città e si mescolano alla gente, mimetizzando la loro estraneità con quella dei tanti anziani, per altri motivi anch’essi eccentrici, rimasugli di un mondo finito, depositari di una memoria che nessuno vuole, perché dolorosa, personaggi di un mondo tramontato per sempre.
Questo groviglio di alterità raggiunge il suo culmine nella diversità linguistica, nella frattura che divide la città fra italiani e sloveni, dove la conoscenza della lingua diventa la chiave per capire l’altro, per riconoscerlo e la sua ignoranza è invece un buttar via la chiave, un disprezzarlo, proclamandosi così chiusi fuori o chiusi dentro, comunque esclusi dall’animo pieno della città.
Il protagonista trova allora nella conoscenza linguistica una vocazione, una via di redenzione dalla propria semplicità etnica, un percorso di iniziazione ad un’altra identità, in fin dei conti una conversione alla città attraverso l’amore di due ragazze, sorelle ma diverse, che sono l’essenza della doppiezza della città.
L’alloggio del gruppo di studenti di cui qui si narrano le vicissitudini diventa anch’esso un luogo di contrasto come la città stessa, conteso fra agenzia immobiliare e vicini insofferenti, una casa assediata, un fortino del Far West o un palazzo di Berlino Est tagliato dal muro. Tutto vi può accadere perché si trova in una specie di terra di nessuno, una zona extraterritoriale a metà strada fra Trieste e il sogno, fra normalità e pazzia, fra un passato che non vuole morire e un futuro che non vuole arrivare.

(Riproduzione riservata)

© Diego Marani

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La scheda del libro: “La città celeste” di Diego Marani (La nave di Teseo)

La citta celeste - Diego Marani - copertinaL’educazione sentimentale di un giovane uomo che, per sfuggire all’asfissiante supervisione paterna, decide di frequentare l’università di Trieste. La gioventù, in quella città celeste al crocevia di diverse culture, diviene la stagione dell’immortalità, delle nuove scoperte, delle amicizie inossidabili. E di amori smisurati e sofferti. La Trieste descritta minuziosamente tra le pagine di questo romanzo è un luogo dall’identità composita e dal confine sempre incerto, come i protagonisti di queste pagine, giovani studenti entusiasti con il futuro tutto da inventare. La città celeste è il diario di un lungo apprendistato esistenziale e insieme, nel suo rivelare ambiguità e dolori sparsi, un documento pronto ad attestare l’imprevedibilità assoluta della cosiddetta “commedia umana”.

 

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Diego Marani è nato a Ferrara nel 1959. Lavora presso il Servizio europeo di azione esterna della UE, dove si occupa di diplomazia culturale. Inventore della lingua–gioco Europanto, di cui ha tenuto rubriche su diversi giornali europei, ha pubblicato Nuova grammatica finlandese, (2000, Premio Grinzane Cavour, tradotto in quindici lingue), L’ultimo dei vostiachi (2002, Premio Campiello – Premio Stresa), A Trieste con Svevo (2003), L’interprete (2004), Il compagno di scuola (2005, Premio Cavallini), Come ho imparato le lingue (2005), Enciclopedia tresigallese (2006), La bicicletta incantata, pubblicato in cofanetto con il film di Elisabetta Sgarbi Tresigallo. Dove il marmo è zucchero (2007), L’amico delle donne (2008), Il cane di Dio (2012) e Lavorare manca (2014).
Il 16 giugno 2020 il Ministro Franceschini ha nominato Diego Marani come presidente del Centro per il libro e la lettura (CEPELL). Nel luglio 2020 Marani è stato nominato direttore “di chiara fama” dell’Istituto italiano di cultura di Parigi.

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