Home > Parole: tra cielo e terra > LA CROCE E LA VIA di Daniele Mencarelli

LA CROCE E LA VIA di Daniele Mencarelli

marzo 15, 2021

lacroceelavia_cover“La croce e la via” di Daniele Mencarelli (Ed. San Paolo)

* * *

di Helena Molinari

Daniele Mencarelli, poeta e scrittore imprescindibilmente; che lo senti forte nelle singole parole isolate, nelle frasi monche solo all’apparenza, che ne odi nitidi i latrati, intero il loro seguito, la compiutezza.
Che sa svuotare di tutti i colori le cose della vita, la vita stessa, che lampante, è ancora più crocicchio e nudità.
In “La croce e la via” edito dalla casa editrice San Paolo incontriamo una via crucis parallela, audace, boriosa, dove “perdere è morire” e le tinte sono quelle del vuoto e dei grattacieli metropolitani e, accanto, quella di Cristo.
In “La croce e la via” c’è tutto quanto. C’è Mencarelli poeta e il Mencarelli scrittore, ed è una vera delizia.
C’è proprio tutto.
C’è la “vittoria, nuda, orribile e cieca”, ma c’è anche “l’albero della mia terra” come fa dire a Gesù, ed ancora, “da albero a croce, da croce a nido, casa…” che presso il sepolcro “non di morte odora l’aria”.
Abbiamo rivolto le seguenti tre domande all’autore, che tanto ringraziamo e che così generosamente ha partecipato.

– Che la Quaresima sia l’affianco ad un mistero e sia così passo dopo passo, stazione dopo stazione, la consapevolezza della parte più oscura e scura di noi?
La Quaresima è il periodo che ci accompagna fino alla Pasqua e unitamente alla passione di Cristo sono secondo me elementi archetipici della storia dell’uomo. L’uomo deve passare attraverso il battesimo del fuoco per arrivare a una cognizione di sé più ampia, non solo in termini intellettuali, termini che oggi esaltiamo come gli unici veramente importanti. Il battesimo del fuoco, la passione, la croce, sono elementi che servono all’uomo per introdurlo in una nuova fase. In fondo la morte, nell’ottica di tutte le religioni è esattamente questa, è una porta che introduce a un altrove, un altrove che sentiamo esistere, che pre – sentiamo in questa vita. Io credo che, veramente il percorso di Cristo, il Golgota sia, in assoluto forse, la narrazione più umana che sia mai stata fatta su questa terra. Narrazione umana che mette assieme umano e divino e che fa del percorso della passione, del percorso del dolore, una meravigliosa fioritura in un altrove che Cristo ci indica con il suo sacrificio.

– Tutto ciò che ho letto di tuo, potrei dire veramente tutto, si muove “tra cielo e terra”; per altro anche il nome da me scelto per questa rubrica: Parole, tra cielo e terra.
Qui si irride la croce e addirittura, come Simone di Cirene, poi la si sorregge.
Da dove arriva, prepotente agli occhi di chi legge, questo tuo bisogno di scrivere di viscere e di celeste?
Credo che ogni scrittore, abbia, debba avere una sua poetica. Una poetica che è la somma di molti addendi che lui non sceglie completamente, non li sceglie tutti. Io prima di scrivere sono nato per obbedire a questa ricerca. Concepisco l’esistenza come un’enorme arena in cui l’interrogativo deve essere costante, continuo, autentico, veramente teso verso il cielo e ho avuto poi successivamente la fortuna di incardinare questi interrogativi costanti, anche spesso molto sofferti, dentro una forma che fosse utile agli altri; perchè poi la letteratura è questa, non deve servire a chi la scrive, deve essere anche solo idealmente offerta, è una richiesta di ascolto. Credo di poter sostenere che non riesco a concepire l’esistenza se non come un luogo dove incessantemente cercare questi fili che ci uniscono a tutto ciò che è invisibile, ma che sentiamo esistere nel visibile, che sentiamo incarnato. La realtà in questo senso è un meraviglioso teatro di simboli e di retorica. L’ho sempre concepita come diceva poi Montale, come qualcosa che costantemente invita a guardare oltre, come qualcosa che ha anche una sua artificiosità rispetto al vero contenuto, come fosse un significante di un significato più ampio. Potrò smettere di scrivere; magari un giorno, quando non sentirò più niente di veramente importante da dire, ma non potrò smettere di guardare all’esistenza con questa modalità, con questa intenzione, con questa passione, che rimandano appunto ai grandi interrogativi. In fondo l’uomo da quando è nato nasce per questo, per farsi domande, è che oggi abbiamo un po’ perso il filo che ci univa alla nostra natura quindi questo essere interrogativi sembra pericolosamente anacronistico.

– Un tempo pandemico che fa invisibili più che mai le fragilità di molti. Vorrei adesso entrassi nella stanza ,che sa di chiuso e di letto sfatto, di un’adolescente perso, invisibile, anche se virtualissimo e all’apparenza attivo e appagato. Un “tra cielo e terra” disinteressato ad entrambi, sia al cielo che alla terra, poca età per conoscerli. Di molto diverso da chi la terra l’ha annusata e il cielo perlomeno intravisto o cercato, come il tuo “tra cielo e terra”, come il mio.
E la didattica a distanza e le paure quadruplicate, e la solitudine, e l’abbandono scolastico e la poca stima del tutto azzerata… e tu lì. Che fai?
Questa domanda mi coglie frontalmente perchè anche io vivo da qualche anno l’avventura assolutamente complessa della genitorialità. I temi che proponi, tutto ciò che è stato in qualche maniera introdotto, scatenato dalla pandemia, sono temi che vivo quotidianamente. Secondo me quello che, da un punto di vista culturale, sistematico, generalizzato, e complessivo, va ristabilito deve essere un ordine di fattori e di grandezze. Noi oggi siamo portati a concepire l’infanzia e l’adolescenza come due zone della nostra vita in cui tutto sommato si è protetti; in cui la vita è meno sofferta e richiede meno sacrifici. Questo da una parte è senz’altro vero per come è andato avanti il progresso, per come l’uomo si è civilizzato, ma io credo che l’età che va dai sedici ai diciassette fino ai ventiquattro, quella che possiamo orientativamente chiamare prima gioventù, sia un’età particolarmente difficile, non a caso è l’età in cui certe latenze anche di tipo psicologico, psichiatrico escono fuori, spesso in maniera anche molto esplosiva; ne sono diretto testimone con la mia esperienza personale e di fatto ne parlo nel terzo romanzo che ho appena terminato di scrivere, dove racconto proprio di un Daniele diciassettenne. Dobbiamo tornare ad attribuire a questa prima gioventù un valore che è di grande importanza: il valore dell’irrequietezza, dell’inquietudine, dell’insoddisfazione, che può portare anche a scelte sbagliate, a scelte spesso molto impulsive, come è impulsiva quell’età, tanto quanto spesso rabbiosa. Tornare a concepire la gioventù come la fase in cui l’uomo è veramente in divenire, quindi più esposto a certi pericoli, secondo me può aiutare tutti quanti noi a ristabilire la reale misura della gioventù. Un’età meravigliosa che è fatta anche di grandi, grandissimi rischi e a tal proposito io dico sempre che sono un sopravvissuto rispetto alla gioventù e che non tornerei mai indietro ai miei vent’anni, proprio perchè mi considero un sopravvissuto rispetto a quella fase della vita. Posso dire anche che ciò che sembra insuperabile, e quella è un’età in cui il tempo gioca quasi sempre a sfavore, come l’impazienza, in realtà è superabilissimo, facendo riferimento naturalmente alla pandemia e a ciò che chiaramente ha causato. Io ai tanti ragazzi che mi capita di incontrare per i romanzi e per la poesia dico “Datevi qualche mese”, quello che sembra oggi insormontabile, da qui a qualche mese, tornerà ad essere ampiamente superabile. Darsi tempo è importante.

 

 * * *

[In collaborazione con Radio Aldebaran e con la trasmissione radiofonica Book-ing curata e condotta da Helena Molinari. I testi della rubrica “Parole: tra cielo e terra” saranno riproposti nella puntata di Book-ing domenica prossima, a partire dalle h. 12, sulle frequenze del suddetto programma radiofonico]

 * * *

* * *

 * * *

lacroceelavia_coverLa scheda del libro: “La croce e la via” di Daniele Mencarelli (Ed. San Paolo)

Questa Via crucis è un’opera “doppia”, in cui alla perdita di sé che caratterizza il cammino di Cristo verso il Calvario fa da contraltare il cammino dell’uomo moderno, il tipico businessman, verso la piena realizzazione di sé.

Chi è il vincitore? Qual è l’“Ora” della vera rivelazione dell’umano? Quella del crocifisso o quella del padrone del mondo? In fondo: a Dio o a Satana – ci dice Mencarelli –, a chi vogliamo guardare come nostro salvatore? Nessuno dei due ha una strada facile, nessuno dei due si può seguire senza ferirsi, ma (per dirla con un riferimento all’ultimo romanzo di questo poeta dell’oggi) a chi “chiedere salvezza”, poiché tutti la chiediamo?

Un’opera originale per entrare, laicamente, nel mistero delle domande sul credere e sulla vera umanità dell’uomo.

 * * *

Daniele Mencarelli è nato a Roma nel 1974. Vive ad Ariccia. Le sue principali raccolte di poesia sono: I giorni condivisi, poeti di clanDestino, 2001; Bambino Gesù, Nottetempo, 2010; Guardia alta, Niebo – La vita felice, 2005; figlio, Nottetempo, 2013. Nel 2015, nella collana gialla del Festival Pordenonelegge, è stato pubblicato Storia d’amore. La sua ultima raccolta è Tempo circolare (poesie 2019-1997), Pequod, 2019. Del 2018 è il suo primo romanzo La casa degli sguardi, Mondadori (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima). Nel 2020 pubblica sempre per Mondadori Tutto chiede salvezza (Premio Strega Giovani e nella cinquina dello Strega). Collabora, scrivendo di cultura e società, con quotidiani e riviste.

 

 * * *

Tutte le puntate di “Parole: tra cielo e terra” sono disponibili qui

* * *

 

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook TwitterInstagram

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: