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CANDIDO di Guido Maria Brera con I Diavoli: intervista

aprile 2, 2021

“Candido” di Guido Maria Brera con I Diavoli (La nave di Teseo): intervista al collettivo I Diavoli

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di Massimo Maugeri

Con Guido Brera abbiamo avuto modo di discutere in varie circostanze dei suoi libri: di recente, la chiacchierata radiofonica sul suo romanzo “La fine del tempo” (La nave di Teseo).

Adesso, in occasione dell’uscita di questo nuovo romanzo intitolato Candido (La nave di Teseo), ho coinvolto l’intero collettivo de I Diavoli (co-autori, insieme a Guido Brera, del progetto narrativo in esso contenuto).

Il collettivo I Diavoli è un laboratorio di narrazioni nato sul web per espandere l’universo dell’omonimo romanzo di Guido Maria Brera. Sperimenta molteplici forme di scrittura spaziando dalla fiction alla fact fiction, dal reportage narrativo alla saggistica disinvolta e pop. “Informare raccontando” è la formula che restituisce il senso di un’attività di produzione on line e non solo, che racconta i grandi eventi di questo tempo.

Questo nuovo romanzo, “Candido”, ispirato dalla celebre opera di Voltaire, è incentrato su un imminente futuro (o forse, potremmo dire, su un prossimo presente… ancora più prossimo di quanto possiamo immaginare) dove la tecnologia, invece di emancipare il genere umano, finisce con l’incrementare a dismisura lo sfruttamento e le disuguaglianze che già oggi attanagliano la nostra società, arrivando a esercitare un controllo asfissiante sull’esistenza delle persone.

Ringrazio il collettivo de I Diavoli per avermi concesso questa intervista…

– Partiamo dall’inizio. Come nasce il progetto letterario di “Candido”?
Candido nasce per volontà di Guido (nella foto accanto – n.d.r.), è sempre stata una sua ossessione. Ha sempre voluto riattualizzare il racconto di Voltaire per cercare di decostruire la narrazione ottimista dominante, quella per cui stiamo vivendo nel migliore dei mondi possibili, e per continuare a viverci è addirittura giusto rinunciare a quei diritti che attraverso le lotte erano stati conquistati nel passato. Questo è più o meno quello che facciamo ogni giorno come collettivo sul sito www.idiavoli.com negli articoli, nei libri e nei soggetti che scriviamo. Ma ci mancava la figura del protagonista, fino a che, un pomeriggio di qualche anni fa, Guido seduto al tavolino di un bar ha visto passare davanti a sé un rider in bicicletta…

– Potreste fornirci qualche approfondimento sulle connessioni con la celebre opera di Voltaire?
Il nostro Candido cerca, per quanto possibile e con il massimo dell’umiltà, di essere una riscrittura filologica della celebre opera originale. Abbiamo cercato di mantenere gli stessi personaggi, lo stesso stile di scrittura ibrido tra racconto umoristico e pamphlet filosofico, e di ricalcare le diverse (dis)avventure del Candido originale con accadimenti simili nel mondo moderno. Fino a che, a un certo punto, verso la metà del libro, ci è sembrato giusto distaccarci dall’originale e fare in modo che il nostro Candido in bicicletta prendesse coscienza di sé, un tempo si sarebbe detto coscienza di classe.

– Il romanzo è dedicato, oltre che ai rider (schiavi dell’algoritmo) a Nanni Balestrini. Ci commentereste questa scelta?
I rider sono stati a lungo gli “invisibili” di questa società. Privi di ogni tutela, di qualsiasi orizzonte futuro, pedalavano nel disinteresse generale. Fino alla pandemia, quando tutti siamo stati costretti a chiuderci in casa, e improvvisamente nelle strade deserte è apparso questo esercito di sfruttati in bicicletta, che adesso diventava improvvisamente visibile. È stato quindi naturale dedicare il libro a chi gli “invisibili” li ha raccontati meglio di tutti, anche perché, come dicevamo prima, a un certo punto il nostro Candido si soggettivizza, come avrebbe detto Balestrini, e da semplice sfruttato comincia a ribellarsi. Come i suoi invisibili.

– Come vi siete organizzati, come collettivo, per portare avanti la scrittura del romanzo?
Il romanzo nasce da un’ideazione collettiva, fatto di incontri, confronti, discussioni. Punti di vista a volte e per fortuna divergenti, su cui siamo abituati a trovare non tanto una mediazione, o una sintesi, ma un nuovo modo di pensare e di approcciarci al problema. Non è stato affatto difficile scriverlo insieme, visto che come collettivo ci conosciamo da anni e tutte le nostre scritture sono frutto di un lavoro di gruppo.

– Che tipo di persona è il Candido protagonista della vostra storia? Ci fornireste un suo identikit?
Candido è un ragazzo che pedala convinto di vivere nel migliore dei mondi possibili, come ripete Pangloss, che nell’originale di Voltaire era il suo precettore e qui è la voce della città, una voce e una presenza inquietante che appare sugli schermi che invadono la città. Ma il nostro Candido non è inquieto per nulla, nonostante le mille (dis)avventure cui va incontro. Ma una serie di eventi che hanno a che fare con i suoi bisogni e i suoi desideri lo porterà a interrogarsi sul suo ruolo nel mondo e sulle sue azioni. E qui il nostro Candido gira la bicicletta e prende la sua strada, quella della ribellione.

– Il vostro viene considerato un romanzo distopico, ma le attinenze con la realtà sono agghiaccianti giacché, in un modo o nell’altro, già oggi siamo fortemente condizionati dagli algoritmi. In tal senso, che differenze ci sono a livello globale, dal punto di vista geopolitico? In quali luoghi del mondo, più di altri, gli algoritmi rischiano di diventare davvero nostri padroni (se non lo sono già)?
Abbiamo cercato di raccontare quello che lo scrittore inglese James G. Ballard, un nume tutelare del nostro collettivo, aveva chiamato “il futuro tra cinque minuti”. Ovvero un presente che è già dato ma che non è ancora così evidente, che ci sembra ancora lontano. O forse preferiamo pensare che sia lontano, visto quanto è tremendo. Questo è valido anche per la geopolitica. Ogni discorso che si può fare sulla società del controllo cinese, sempre la più citata, con i riconoscimenti facciali, i tracciamenti emotivi, i crediti sociali, e tutto quanto, ha senso solo se ci accorgiamo che non stiamo parlando di un mondo lontanissimo. Ma del nostro mondo “tra cinque minuti”, appunto.

– Quali strategie si potrebbero adottare per ridurre tali rischi? In che modo è possibile difendersi dalla schiavitù degli algoritmi e della tecnofinanza?
Nel nostro racconto, pur essendo un’utopia negativa, è presente una grande speranza. In tutto quello che facciamo cerchiamo sempre di offrire gli strumenti per la costruzione, per l’invenzione, di un altro mondo possibile e migliore. Nel caso di Candido, e nel nostro nella vita reale, siamo convinti che solo attraverso un ritorno al vivere collettivo sia possibile costruire qualcosa di nuovo, visto che i bisogni individuali, per quanto falsi, questa società sembra soddisfarli alla perfezione. Nella dimensione collettiva nascono nuovi bisogni e nuovi desideri, che sono il motore di ogni rivoluzione immaginabile.

– Cosa rimane, oggi, dei sogni che hanno innescato la nascita e lo sviluppo della Rete e dell’economia digitale?
Le tecnoutopie cavalcate fin dagli anni Novanta dalle socialdemocrazie occidentali sono state quanto di più deleterio poteva capitarci. In nome di una fiducia cieca e quasi religiosa nella tecnica abbiamo pensato che non dovevamo più lottare per liberarci dalle catene del lavoro ma che queste si sarebbero magicamente sgretolate. E ci siamo ritrovati invece nel medioevo. E questa è proprio la critica che fa Voltaire all’illuminismo. Non serve essere luddisti, o fingere di credere a una meravigliosa età dell’oro passata che ovviamente non è mai esistita, per rendersi conto che ogni cieca e fanatica adesione a un progresso fine a se stesso è deleteria.

– Facciamo un passo indietro. Ne ho fatto cenno nella parte introduttiva di questa intervista, ma… ci raccontereste qualcos’altro sul progetto generale de I Diavoli? Chi siete? Come è nato il progetto? Quali sono i suoi obiettivi?
Siamo un gruppo di persone che vengono dai più differenti ambiti lavorativi, che maneggiano saperi e conoscenze molteplici e utilizzano lenti diverse per interrogarsi sulla realtà. Un gruppo molto eterogeneo che ha voluto riscoprire proprio nella dimensione del lavoro collettivo lo strumento per la creazione di un modo diverso di vivere e pensare. Guido lo conoscono tutti molto bene, noi invece non lo saprete mai chi siamo…

– A vostro avviso la letteratura e l’arte del narrare storie, nel mondo di oggi, possono ancora avere un ruolo incisivo?
Inutile scomodare archeologia o antropologia, o anche le scienze neurologiche o neurocognitive, per trovare il linguaggio come fattore determinante della vita collettiva e del suo sviluppo. Le storie, che siano tramandate oralmente, scritte sulla pietra, sulla carta o sui chip di silicio del computer, che siano trasformate in musica o in immagini, sono il motore della vita. E le storie giuste sono anche un’arma incredibile per il cambiamento e la liberazione dell’umanità. Non si tratta quindi di chiedersi se le storie abbiano ancora un senso, si tratta di raccontare il maggior numero di storie giuste possibili.

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La scheda del libro: “Candido” di Guido Maria Brera con I Diavoli (La nave di Teseo)

Un imminente futuro fa da cornice a un mondo nel quale la tecnologia, invece di emancipare il genere umano, ha moltiplicato lo sfruttamento e le disuguaglianze sociali a livello esponenziale, arrivando a esercitare un controllo asfissiante sull’esistenza delle persone. Candido non è più il giovane ingenuo del capolavoro filosofico di Voltaire, ma un rider che, per guadagnarsi da vivere, pedala senza sosta su e giù per la città al soldo dei colossi del delivery. Un misterioso algoritmo, che tutto sorveglia e tutto stabilisce, è il sovrano indiscusso, sostenuto con forza da un novello Pangloss che appare come un ologramma sulle facciate dei palazzi, ripetendo in ogni angolo della città il potente mantra: “Tutto va bene”. Ben presto però l’ottimismo di Candido si affievolisce, scontrandosi con la dura realtà quotidiana: un lavoro sfiancante e uno stipendio che non basta mai, una madre di cui occuparsi e una casa che cade a pezzi, un amore virtuale che non può dargli ciò che lui davvero desidera. Una serie di tragicomici eventi fa maturare in lui il disincanto, finché esplode la rabbia di chi si accorge di essere solo la minuscola parte di un ingranaggio di una società al collasso, nella quale solo i più ricchi possono sopravvivere. La storia di Candido – che ha ispirato un film in lavorazione coprodotto dai Diavoli – ci riguarda tutti: ribalta l’entusiasmo di chi crede ciecamente nella tecnologia, mostra le brucianti contraddizioni del capitalismo contemporaneo, e racconta il florido avvenire che poteva essere e, a quanto pare, non è.

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Guido Maria Brera nel 1999, non ancora trentenne, è fra i tre soci fondatori del Gruppo Kairos. A più riprese tra i migliori gestori hedge d’Europa, oggi è capo degli investimenti del Gruppo Kairos Julius Baer. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo I Diavoli. La finanza raccontata dalla sua scatola nera, best seller da cui è stata tratta la serie tv di enorme successo su Sky con Alessandro Borghi e Patrick Dempsey. Per La nave di Teseo ha scritto Tutto è in frantumi e danza (2017, con il premio Strega Edoardo Nesi) e La fine del tempo (2020).

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