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CINQUE SORELLE di Cinzia Giorgio: incontro con l’autrice

aprile 6, 2021

Cinque sorelle. La saga della famiglia Fendi” di Cinzia Giorgio (Newton Compton): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

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Cinzia Giorgio è dottore di ricerca in Culture e Letterature Comparate. Si è specializzata in Women’s Studies e in Storia Moderna, compiendo studi anche all’estero. Organizza salotti letterari, è direttore editoriale del periodico Pink Magazine Italia e insegna Storia delle Donne all’Uni.Spe.D. È autrice di saggi scientifici e romanzi. Con la Newton Compton ha pubblicato Storia erotica d’Italia, Storia pettegola d’Italia, È facile vivere bene a Roma se sai cosa fare e quattro romanzi: La collezionista di libri proibiti, La piccola libreria di Venezia, La piccola bottega di Parigi e I migliori anni.

Il nuovo romanzo di Cinzia Giorgio, anche questo pubblicato da Newton Compton, si intitola: Cinque sorelle. La saga della famiglia Fendi

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«La leggenda legata alla famiglia Fendi», ha detto Cinzia Giorgio a Letteratitudine, «racconta che la mattina Adele Casagrande portasse con sé tutte e cinque le figlie quando usciva di casa per andare nel negozio di via del Plebiscito a Roma, e che mentre lavorava in laboratorio le allattasse, mettendole a dormire nei cassetti destinati alle borse. Siamo alla fine degli anni Venti e il nome Fendi non era ancora molto noto. Edoardo e Adele erano una coppia di giovani e intraprendenti sposi che avevano dalla loro talento e ambizione.
La storia dei Fendi è una storia italiana, emblema della dedizione al lavoro e del coraggio di osare. Come spesso mi accade quando svolgo ricerche, mi sono appassionata alle vicende di questa famiglia e a tutto ciò che ha contribuito a renderla un nome riconosciuto non solo in Italia ma anche all’estero. Le ore passate a sfogliare cataloghi di moda e a visionare sfilate, a leggere libri, periodici e riviste di moda e d’arte, e a navigare sui siti specializzati sono state per me un ulteriore motivo di crescita. La moda ha sempre fatto parte della mia storia personale, avendo avuto mia nonna Cenzina un atelier nel quale mi divertivo a disegnare bozzetti assieme a lei, a sentirla raccontare delle richieste delle clienti e della fatica non solo di accontentarle sempre, ma di superare le loro aspettative. Studiando le storie di grandi figure della moda, da Chanel alle Fendi, mi sono sempre più convinta di quanto il lavoro sartoriale sia una vera e propria arte.
Quando ho cominciato a scrivere Cinque sorelle, ho deciso di far incrociare il destino di Adele con quello di una modella d’artista, Maddalena Splendori. Tra un evento mondano e un tè tra amiche Adele e Maddalena raccontano l’una all’altra la propria vita. Maddalena ha un passato di modella alla Royal Academy of Arts di Londra, dove conosce John William Godward, il pittore inglese di cui diventa musa e amante. Una donna chiacchierata che Adele riconosce immediatamente quando la incontra nella sua boutique.
Scrivere un libro su due donne complesse e coraggiose ha comportato fatica, soddisfazione e anche momenti di frustrazione. In un periodo in cui gli archivi erano chiusi e gli ingressi contingentati è stata un’impresa ardua ma affascinante, che mi ha fatto maturare come autrice e come ricercatrice.
Il mio romanzo parte dal 1926 e arriva alla pittoresca e suggestiva sfilata delle Fendi alla Fontana di Trevi, nel 2016. Nel mezzo ci sono gli anni della Seconda guerra mondiale e poi quello importantissimo del 1964, quando le sorelle Fendi aprono il loro punto vendita storico romano, in via Borgognona, e l’anno successivo assumono lo stilista Karl Lagerfeld. Un’idea geniale, perché con lui il marchio Fendi conquisterà anche il mercato degli Stati Uniti.
Le pellicce, gli abiti e gli accessori Fendi diventano capi ricercati e ambiti. Luchino Visconti, Federico Fellini, Franco Zeffirelli e Mauro Bolognini cominciano a richiedere la collaborazione della Maison romana per i loro film, e negli anni Settanta le pellicce Fendi vengono indossate da attrici del calibro di Silvana Mangano, Sophia Loren, Liza Minelli, Monica Vitti oltre a donne di spicco come Jackie Kennedy Onassis e la principessa Soraya. Oggi è Silvia Venturini Fendi, figlia di Anna e già ideatrice di borse iconiche come la Baguette e la Peekaboo, la direttrice creativa della Maison.
Quello che mi ha più colpito della storia che ho raccontato nel romanzo è la perseveranza di Adele, una donna davvero eccezionale, pioniera dell’imprenditoria femminile moderna.
La vita di Adele è stata densa di eventi e di grandi decisioni, come coltivare la sua passione per la moda e la pelletteria, nonostante le difficoltà della crisi del ’29 e l’opposizione della sua famiglia che non voleva che una ragazza si occupasse di affari. Il matrimonio con Edoardo complica ulteriormente il rapporto con i parenti: lui era più giovane di sette anni. Ma lei ha una volontà di ferro e persegue il suo obiettivo.
Ben presto il nome Fendi inizia a diffondersi non solo in Italia, ma anche all’estero. Già negli anni Trenta, quando le due protagoniste del mio romanzo si conoscono, le raffinate pellicce e gli accessori di pelle del laboratorio Fendi avevano raggiunto una certa fama, grazie alle ricche signore in visita alla Città Eterna. Dopo la Seconda guerra mondiale arriva il grande successo internazionale. Adele e il marito decidono coraggiosamente di lasciare l’azienda nelle mani delle figlie, che di lì a poco avrebbero fatto la storia della Maison. Una storia tutta al femminile, che ancora oggi caratterizza il brand. Cinque sorelle alla conquista del mondo, non solo della moda. Paola, Anna, Franca, Carla e Alda, le cinque dita di una mano, come amava definirle Adele».

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Un brano estratto da “Cinque sorelle. La saga della famiglia Fendi” di Cinzia Giorgio (Newton Compton)

Prologo

Roma, 7 luglio 2016
Fontana di Trevi

Le sembrò di entrare in una foresta di sete colorate dai
toni pastello fino al blu notte. Sugli stander si intravedevano
le silhouette femminili e sinuose di abiti lunghi stile
impero, fatti di crinoline vaporose e in tessuti leggeri come
organze, mussoline, pizzi, in contrasto con i bustini stretti e
le mantelle e le cappe dal taglio regale. Le preziose pellicce
di zibellino, ermellino e lince intarsiate, ricamate e dipinte
come se fossero quadri, formavano barriere morbide da attraversare.
Chiuse gli occhi, le sembrava di sognare.
«Finalmente sei qui! Sei la seconda, dopo Kendall, muoviti,
devi truccarti, oh mio Dio, non reggo, stasera». La voce
di una delle vestieriste dietro di lei interruppe il flusso dei
suoi pensieri. Ma non fu sufficiente a far evaporare la magia
di quei colori e di quelle forme, ora impresse nei suoi occhi.
Collezioni meravigliose, modelle eleganti e folle gloriose:
le sfilate di moda erano per lei come una festa affascinante.
Dalla prima fila, dove sua madre stava aspettando di vederla
sfilare, Veronica sapeva che ciò che appariva agli occhi
degli spettatori era un mondo chic fatto di stilisti, celebrità,
redattori di moda e autorità. Nessuno sa della battaglia che
infuria dietro le quinte. Nemmeno l’uscita delle modelle,
che scorrono su e giù per la passerella, può far minimamente
intuire quanto le sfilate di moda siano un dispiego di forze.
Dietro le quinte, un esercito di persone lavora freneticamente
per assicurarsi che lo spettacolo si svolga senza intoppi.
Mesi di preparazione, di duro lavoro e una mano esperta
che coordina tutto.
«Le sfilate di moda sono favolose», aveva detto loro Karl il
giorno in cui tutte le modelle prescelte erano state convocate
dinnanzi a lui. «Molte di voi hanno già lavorato con me, ma
voglio ribadirlo ogni volta: nel backstage pretendo rigore,
puntualità e precisione. Vedrete che cosa significa davvero
far parte del sistema, vedrete e farete parte del lavoro vero».
Veronica era arrivata alla Fontana di Trevi schivando la
marea di gente ben vestita e di fotografi e giornalisti che
erano già lì nonostante mancassero ancora un paio d’ore
all’inizio della sfilata. Karl era sotto pressione, voleva assicurarsi
che tutto fosse assolutamente perfetto, controllava
ogni singolo abito e ogni singola pelliccia, dando ordini alle
sarte di orlare una gonna o sistemare un filo che pendeva.
Veronica sapeva che questo poteva succedere anche pochi
istanti prima che una modella entrasse in passerella. Oltrepassò
uno dei maestri pellettieri, che stava sistemando
rapidamente un paio di tacchi scivolosi per assicurarsi che
la modella non perdesse l’aderenza con il plexiglass della
passerella. Karl a volte riconsiderava la scelta delle scarpe
anche pochi secondi prima che una modella sfilasse, per cui
tutte le maestranze erano schierate per prevenire qualsiasi
intoppo: il tempismo era tutto.
Il backstage era pieno di modelle, manager, stilisti, vestieristi,
truccatori, parrucchieri, giornalisti e altre eminenze della
moda. Alcuni fotografi erano dietro le quinte per documentare
il backstage, mentre la maggior parte di loro, Veronica
lo sapeva, si sarebbero spinti a vicenda per documentare
l’evento con migliaia di scatti.
Legends and Fairy Tales: così avevano chiamato l’evento-
show alla Fontana di Trevi per festeggiare il novantesimo
anniversario della Maison romana. Quaranta modelle, compresa
Veronica, avrebbero sfilato sulle acque della fontana,
i cui lavori di restauro erano stati finanziati proprio dalla
celebre casa di moda. L’illusione ottica era perfetta: grazie
alla passerella in plexiglass trasparente, le modelle avrebbero
letteralmente camminato sull’acqua. L’atelier di pellicceria
aveva creato piccoli capolavori ispirati al mondo delle fiabe.
Ogni capo era ricamato e decorato con trionfi di piume e
perle, che riproducevano scene naturalistiche, alcune dipinte
a mano: un bosco, una voliera, farfalle, insetti, pavoni e
libellule.
L’atmosfera nel backstage era già frenetica, folle. Ma l’energia
e l’eccitazione che sentiva prima di entrare in scena
la facevano sentire viva. Non c’era niente di più esaltante
del momento in cui usciva per la prima volta sulla passerella,
quando tutte le luci e gli occhi erano puntati su di lei.
Avrebbe indossato abiti meravigliosi e si sarebbe sentita una
regina. La sua bisnonna, che aveva fatto da modella per artisti
a Londra, tanto tempo prima, avrebbe forse potuto capire
quello che provava quando l’adrenalina le faceva scorrere
velocemente il sangue nelle vene.
Tutto era stato fatto per essere perfetto, fino all’ultimo bottone.
Il pubblico di acquirenti, i fashionisti, gli altri stilisti,
i fotografi stavano per vedere una nuova collezione unica, i
cui abiti nessuno aveva visionato prima di quella sera. Questo
era il motivo dell’eccitazione generale. Karl era nervoso,
le modelle ridacchiavano per stemperare l’ansia, la folla
rumoreggiava in attesa della prima modella. Veronica era
arrivata, come da contratto, due ore prima dell’inizio dell’evento.
In quelle due ore sarebbe stata truccata e pettinata e
avrebbe dovuto indossare il suo primo abito.
Raggiunse la sua postazione e si sincerò che gli abiti sullo
stander fossero quelli giusti. Salutò Kendall, la sua collega
che era già sotto le sapienti mani della parrucchiera, poi
diede un’occhiata furtiva agli abiti trasparenti, a quelli dai
motivi floreali o dai ricami particolari in pelliccia che avrebbero
dovuto essere abbinati a stivaletti alla caviglia. L’avevano
definita una collezione di haute fourrure, dal gioco di
parole tra haute couture e fur, pelliccia. Quell’evento, a cui
era stata invitata anche sua madre, era riservato solo a duecento
persone, e sarebbe rimasto impresso nella storia della
moda, non solo italiana.
Veronica avrebbe indossato uno tra i capi preziosi, un cappotto
di lince da un milione di euro. Il secondo capo era la
giacca Giardino Incantato, piena di fiori. Si assicurò ancora
una volta che sullo stander non ci fosse un vestito che non
aveva provato qualche giorno prima. Era sempre snervante
quando accadeva, perché spesso cambiavano anche le calzature
da abbinare. Lei aveva i piedi molto piccoli e la maggior
parte delle volte le venivano fornite scarpe troppo grandi.
Per questo aveva preso l’abitudine di portare sempre con sé
delle solette: una volta aveva persino allacciato un paio di
scarpe troppo grandi con del nastro adesivo.
«Solo due ore per capelli e trucco significa lavorare contro
il tempo», si lamentò una delle truccatrici. Veronica sorrise,
per loro il tempo non era mai abbastanza.
Truccata e pettinata, Veronica indossò il cappotto di lince
e raggiunse Kendall, la prima delle modelle a dover uscire
sulla passerella. Calò il silenzio. Nessuno fiatava, mentre
Karl e Silvia passavano in rassegna le ragazze. La tensione
era palpabile. Le luci erano state abbassate sulla piazza antistante
la Fontana di Trevi. Il brusio della folla era cessato
all’improvviso.
Karl fece un cenno al regista, che esclamò: «Primi abiti!».
Tutte le modelle si lasciarono controllare dalla première
e dai vestieristi per assicurarsi che gli abiti fossero a posto
e che il trucco non li avesse macchiati. Truccatori e parrucchieri
ritoccavano il trucco e fissavano i capelli con gli ultimi
fermagli. Karl giocherellava con i vestiti, cambiava qualche
accessorio, tirava giù le maniche a qualcuno o sbottonava
quelli che non dovevano essere abbottonati.
Uno dei registi nel backstage era in piedi davanti a un monitor
che di lì a poco avrebbe trasmesso le immagini delle
modelle sulla passerella. Quando arrivarono le note di un
carillon, le modelle trattennero il respiro riconoscendo le
prime battute del sottofondo sonoro dello spettacolo.
«Kendall, go!», sussurrò il regista alla ragazza che occupava
il primo posto della fila. Sulla passerella trasparente,
Kendall Jenner stava aprendo la sfilata, con un cappotto di
persiano azzurro alleggerito da tremila fori fatti a mano e
decorato con applicazioni in visone.
Dopo aver controllato l’arrivo di Kendall al centro della
passerella, il regista posò la mano sulla spalla di Veronica
senza staccare gli occhi dallo schermo e parlando con voce
sommessa, attraverso un piccolo altoparlante per cuffie, con
qualcuno tra il pubblico. Veronica avvertì la stretta farsi più
intensa, era il segnale che doveva tenersi pronta a entrare in
scena. Le diede una piccola spinta e lei, muovendo nervosamente
i primi passi con i tacchi altissimi sulla passerella,
cominciò a camminare con passo deciso lungo la linea immaginaria
che aveva creato dentro di sé per non farsi assalire
dall’emozione. Con la coda dell’occhio non vedeva che volti
sfocati e i flash dei fotografi. Veronica si fermò al centro della
passerella per gli scatti di posa, gli obiettivi sembravano
impazziti, lampeggiavano senza sosta. Poteva udire i loro clic
nonostante la musica ad alto volume.
Il suo cuore batteva veloce, si sentiva bellissima. Era il suo
momento, ora Karl avrebbe avuto una bella foto di lei con
quel particolare abito. Sapeva che quella foto poteva anche
apparire su Internet, sulle riviste, in televisione. Completò
la passerella e, non appena non fu visibile a nessuno, iniziò
a correre per indossare l’altro capo. Aveva pochi minuti per
farlo. La sarta l’aiutò a slacciare le scarpe e a cambiarsi. In
momenti come quello doveva sempre ricordarsi di respirare
e lavorare insieme a chi le stava intorno.
Una sfilata – aveva imparato nel tempo – è l’esibizione della
creatività di uno stilista, volta a incoraggiare gli acquirenti
a credere nei suoi capi e quindi ad acquistarli. Tutto doveva
quindi essere perfetto. Il secondo cambio andò bene, così
come quello successivo.
Quando Karl Lagerfeld uscì accompagnato da Silvia Venturini
Fendi, le ragazze si misero in fila per aspettare la
passerella finale. Buttarono una monetina nell’acqua della
fontana, come voleva la tradizione, poi sentirono l’applauso
della folla e furono invitate a sfilare tutte insieme. Veronica
adorava la sensazione che la fine di uno spettacolo le trasmetteva,
il senso di rilassamento e di soddisfazione per aver
organizzato un evento di successo. Era una vita frenetica la
sua, ma non l’avrebbe cambiata per nulla al mondo. Doveva
ringraziare la sua bisnonna, se ora era lì, e quella che, tanti
anni prima, era diventata l’amicizia di una vita.

(Riproduzione riservata)

© Newton Compton

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La scheda del libro: “Cinque sorelle. La saga della famiglia Fendi” di Cinzia Giorgio (Newton Compton)

undefinedUn viaggio nel mondo della moda, la nascita della maison Fendi, la storia di un’amicizia profonda e duratura.

Quando Maddalena Splendori entra per la prima volta nella boutique della famiglia Fendi, in via Piave, Adele Casagrande Fendi la riconosce subito. Maddalena è una donna nota alle cronache per uno scandalo di cui è stata protagonista prima del matrimonio. Sin dal primo scambio di parole, però, le due donne sentono che qualcosa le lega: è lo spirito anticonformista e passionale che le anima entrambe. Quello spirito che ha consentito a Maddalena di emanciparsi dalla miseria in cui è nata e frequentare ora i salotti buoni di Roma, di ospitare in casa sua scrittori dell’importanza di Luigi Pirandello. Lo stesso spirito che ha spinto Adele Fendi, nella Roma degli anni Venti, ad aprire un negozio di moda insieme al marito, realizzando il suo sogno e diventando una stimata e affermata imprenditrice. Ben presto, infatti, grazie alla sua determinazione, le raffinate pellicce e gli accessori in pelle con il marchio Fendi diventano famosi anche all’estero, nonostante il conflitto mondiale. È solo l’inizio di un successo inarrestabile: l’amore per la produzione artigianale e per la tradizione, unito alla capacità visionaria, si trasmetterà dalla madre alle cinque incredibili figlie. Con loro e grazie al duraturo sodalizio con Karl Lagerfeld, il marchio diventerà una vera e propria icona del lusso internazionale. Tra le pagine di questo romanzo rivive la storia di un’amicizia così profonda da legare più generazioni, insieme a quella di una famiglia il cui nome è in grado di evocare eleganza e bellezza

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