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LA LUCE BIANCA DEL MATTINO di Cecilia Parodi: incontro con l’autrice

aprile 16, 2021

“La luce bianca del mattino” di Cecilia Parodi (Morellini): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

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Cecilia Parodi è nata a Genova nel 1975 e attualmente vive in Sardegna. Consegue la maturità magistrale ed inizia subito a lavorare, ma la passione per la scrittura la accompagna fin da bambina. Il desiderio di raccontare storie attraverso racconti brevi, poesie e collaborazioni saltuarie con alcuni mensili liguri, si concretizza con la stesura di questo primo romanzo intitolato La luce bianca del mattino, edito da Morellini.

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Questo romanzo è nato cinque anni fa durante un caldissimo tramonto, mentre tornavo a casa dopo una giornata al mare», ha detto Cecilia Parodi a Letteratitudine. «Stavo guardando il panorama fuori dal finestrino e, all’altezza di Monte Petrosu, ho immaginato al centro di un campo la scena più violenta della storia. In quel momento ho chiuso gli occhi, e mi sono spaventata dei miei stessi pensieri.
Durante la notte ho scritto sulle note del telefono i dettagli della mia strana fantasia. È rimasta un anno circa ferma, tra i miei vari appunti, e spesso tornavo a pensarci. Poi, all’improvviso, la storia mi è scoppiata nel cuore dall’inizio alla fine. L’ho scritta in pochi mesi, ogni volta che potevo ritagliarmi un momento, ad esempio mentre aspettavo mia figlia fuori dall’asilo o dal suo corso di danza. Ho scritto un romanzo sulle note del cellulare, non è stato facile poi procedere con le varie revisioni perché molti programmi non supportavano l’applicazione. In questa specifica esperienza di scrittura posso dire che è stato l’unico aspetto complicato, la trama era pronta. Ho mischiato esperienze personali e fantasie, come credo accada a tutti gli scrittori. Le mie estati a casa dei nonni a La Maddalena sono impresse nella memoria, in ogni dettaglio, credo mi abbiano formata sotto vari aspetti. Le suggestioni olfattive e visive di me bambina sono diventate quelle di Bianca, la protagonista. Sotto l’aspetto caratteriale Bianca è invece pura fantasia: lei è silenziosa, come l’acqua cheta, trova una direzione e rompe i ponti senza che gli altri abbiano il tempo di accorgersene.
Io ho un temperamento diverso, per questo non mi piace quando veniamo associate. Credo che Bianca sia una donna decisamente migliore di me. Un altro riferimento personale è l’incontro con Signora Caterina, che ho conosciuto molti anni fa. La nostra breve e insolita amicizia l’ho conservata tra i ricordi preziosi, anche se per me la sua figura non ha avuto lo stesso impatto che ha sulla vita di Bianca. Nel romanzo l’ho investita di un’aura magica, una caratteristica che sicuramente possedeva e che ho compreso troppo tardi, quando sono tornata a Nuchis e lei non c’era più. Raccontando di Sardegna, delle tradizioni e del misticismo che avverto, Signora Caterina è venuta fuori con spontaneità e sono felice che abbia avuto un grande riscontro positivo tra i lettori: è un modo per renderle omaggio, farla conoscere. La immagino sorridere di questo, e io sorrido con lei. Con altrettanta gioia ho accolto le recensioni che parlano della Sardegna come di un personaggio vero e proprio, non una semplice cornice alla vicenda. Era mia intenzione trasmettere al lettore tutto il mio amore, il mio rispetto per quest’isola che mi ha nutrita come una mamma e ha costruito nel profondo ogni concetto di bellezza, armonia, poesia e anche il mio personale modo di essere: un po’ selvaggia, ribelle, ma al contempo sempre bisognosa di un’eleganza spontanea e mai ragionata sia nei rapporti che in tutto ciò che mi circonda. Ovunque io sia stata nel mondo, dalle metropoli ai deserti, ho cercato un angolo di Sardegna nei dettagli, trovandolo. Immagino che questo spieghi completamente la maledetta benedizione che mi accompagna da sempre, e che posso riassumere dicendo che ho una casa e che questa casa è dentro di me».

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Un brano estratto da “La luce bianca del mattino” di Cecilia Parodi (Morellini)

La luce bianca del mattino 

Il silenzio, talvolta, è profetico.
Bianca sedeva immobile sopra uno scalino di granito, immersa nel vuoto creato dall’assenza atipica di vento. Osservava la strada sul lato sinistro, pareva non esistesse nessuno eccetto un gatto dal pelo rosso addormentato al sole.
Via Ammiraglio Albini era una strada piccola e stretta, che terminava in una scalinata di pietra delimitata da alcuni paletti in ferro. Non esisteva intimità in quello spazio di vita, ogni casa affacciava sulle altre e le persiane, spesso, restavano chiuse. Lei, però, non sopportava il buio e nemmeno la penombra.
Scendeva in strada e aspettava pazientemente che un altro bambino spuntasse fuori da una porta, con la palla oppure una fionda in mano. Quel pomeriggio l’afa trasformava la realtà in immagini traballanti, sfocate nei contorni, e rendeva faticoso il respiro. L’asfalto, i muri colorati delle palazzine, i motorini parcheggiati male, tutto l’insieme rispecchiava calore. Bianca si chiedeva come nonna Ninì riuscisse a dormire per ore vestita di tutto punto, con i suoi pesanti e lunghi abiti neri. Sapeva che se fosse andata a controllare, l’avrebbe trovata con gli occhi chiusi, immobile sulla poltrona verde, con le mani appoggiate in grembo e un rosario attorcigliato alle dita nodose, magre e spaventosamente pallide, come fosse esistita da sempre all’interno di quella piccola casa, a piano strada, dove mai batteva il sole. Non c’era un portone all’entrata, solo una porta finestra e delle fragili persiane scure che, quando in inverno soffiava il maestrale, permettevano al freddo di entrare come uno spirito non gradito. La finestra della camera da letto era posizionata accanto alla porta, così in basso che Bianca ricordava di essere sempre riuscita a scavalcarla nei suoi sette anni di vita. Nonna non usciva, anche se un tempo era stata donna di mare, donna del sole sardo che cuoce impietoso i volti e di cui lei portava ancora i segni. Indossava profondi solchi su ogni centimetro della pelle, il viso di Ninì era una scarpa di cuoio usurata. Bianca poteva intuire i ricordi della sua vita passata raccogliendo frammenti dai pochi e rapidi racconti di suo padre. Ormai nonna aspettava silenziosa che il figlio, rientrando dal lavoro, facesse capolino per un breve saluto, magari con una busta della spesa e due bottiglie d’acqua da sistemare in frigo. A casa sua entravano tutti senza bussare, da maggio a ottobre. Semplicemente apparivano sull’uscio, e lei era lì come una suora, coperta da lunghi vestiti e con il capo velato da un fazzoletto nero. Pregava la Madonna muovendo appena le labbra, sfiorando il rosario con gesti da esperta. Bianca una volta le chiese perché pregasse tanto, e lei rispose: «Per la salvezza dei morti». Lei non comprese il senso di quella frase, ma per quanto desiderasse insistere su ogni domanda non risolta, si era rassegnata al silenzio, a non scocciare i grandi.

(Riproduzione riservata)

© Morellini

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La scheda del libro: “La luce bianca del mattino” di Cecilia Parodi (Morellini)

Bianca è una bambina silenziosa ed introversa che vive sulla piccola isola de La Maddalena, in Sardegna. Il padre Pietro e la mamma Ileana sono adulti ombrosi, e inclini a liti violente. Bianca trova conforto nella figura di nonna Ninì e nelle suggestioni della natura. Quando, per le ambizioni di Ileana, la famiglia si trasferisce ad Olbia, Bianca inizia il percorso di crescita che dall’infanzia la porterà ad essere una giovane donna, comunque impreparata alle tristi sorprese della vita. La morte, infatti, irrompe nella sua famiglia portandole via la nonna e l’adorato padre. Bianca si ritrova sola con una madre immatura ed autodistruttiva. L’incontro con signora Caterina, un’anziana che prepara unguenti curativi, porterà Bianca alla riscoperta degli insegnamenti del padre ed alla rivelazione di un triste segreto. Bianca imparerà che comprensione e cambiamento sono la chiave per cancellare il dolore che da generazioni scorre nel suo sangue, e che liberando se stessa, affermando la propria identità e creatività, lei riuscirà a spezzare le catene del destino. Un viaggio tra i profumi della macchia mediterranea alla ricerca del perdono, della libertà e dell’amore senza tempo tra un padre e una figlia.

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