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QUELLE IN CIELO NON ERANO STELLE di Nicoletta Bortolotti (recensione)

aprile 20, 2021

“Quelle in cielo non erano stelle” di Nicoletta Bortolotti (Mondadori)

Un libro connesso al terribile disastro di #Chernobyl. Il 26 aprile di questo 2021 si celebrerà il 35° anniversario

[In coda alla recensione pubblichiamo un intervento della stessa Nicoletta Bortolotti in cui l’autrice ci racconta qualcosa sulla genesi di questo libro]

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di Mimmo Muolo

C’è un lupo cattivo. E dei bambini che il lupo vuole divorare. E ci sono però anche “i nostri” che arrivano a salvarli. Nicoletta Bortolotti conosce bene la struttura base delle favole. Ma da grande scrittrice qual è la reinventa completamente e la applica addirittura al più grande disastro nucleare del XX secolo, Chernobyl, raccontandolo a grandi e piccini da un angolo visuale inconsueto e perciò, per alcuni versi ancora più drammatico. Il suo “Quelle in cielo non erano stelle” (Mondadori contemporanea), fresco di stampa e opportunamente pubblicato in vista dei 35 anni del gravissimo incidente, è un romanzo che esula dai confini di genere (la letteratura per ragazzi nel nostro caso), per attingere le vette di una narrazione limpida e profonda, sviluppata attraverso uno stile tagliente e preciso come un bisturi, che in alcuni passaggi si fa incalzante come certe pagine di Raymond Chandler e in altre diventa dolce e familiare come una ninna nanna cantata a fior di labbra. A legare il tutto c’è però sempre la cifra immaginifica dell’autrice, che anche in questo libro, come in quelli precedenti, trasforma la sua penna in una specie di Re Mida della scrittura. Può toccare anche le cose più semplici e ordinarie, come appunto i giochi dei bambini descritti nella storia o una pizza mangiata in famiglia, ma le muta nell’oro di bellissime metafore che spingono a divorare le pagine con famelica voluttà. Niente è lasciato al caso nella prosa di Nicoletta. E lei si dimostra brava sia a rimodellare gli archetipi favolistici sul calco della vicenda oggetto del libro, sia a fornire al lettore tutte le informazioni di background che gli necessitano e che potrebbe non conoscere (frutto di un lavoro minuzioso di ricerca e documentazione). Così nei panni del lupo cattivo Bortolotti fa calare la nube radioattiva sprigionatasi dal reattore sovietico. In quella dei piccoli che quel lupo terribile vuole divorare (e molti in effetti, insieme agli adulti, li ha “mangiati”, al punto che ancora oggi nessuno sa dire con precisione quante siano state le vittime della tragedia) mette i bambini che vivevano nella zona della centrale, al confine tra Bielorussia e Ucraina. E infine nel ruolo dei “nostri” pone una delle tante famiglie italiane che hanno accolto quei bambini per soggiorni di disintossicazione, i quali poi si sono rivelati occasioni di incontri straordinari e di affetti divenuti stabili nel tempo. L’angolo originale da cui la scrittrice nata in Svizzera, ma residente ormai da diversi anni in Lombardia, ci mostra la vicenda è proprio quello delle famiglie accoglienti. E precisamente di una di esse, nella quale in un giorno di giugno del 1991, arriva la piccola Vassilissa, con la sua aria sperduta e una lingua incomprensibile. Nel paese della Lombardia in cui il romanzo è per larga parte ambientato dovrà passare un mese per un soggiorno di salute. E all’inizio è tutto difficile, a partire perfino dal comprendersi sulle cose da mangiare. Ma poi… Beh meglio fermarsi qui con la trama, per non togliere ai lettori il gusto della scoperta. Basterà ricordare che Nicoletta Bortolotti, con mirabile sapienza narrativa, costruisce il suo racconto intrecciando tre punti di vista, tre soggettive si direbbe nel cinema: quello della nube radioattiva che tutto osserva perfidamente dall’alto e tutto divora; quello di una volpe che nella zona di Chernobyl si interroga sugli strani cambiamenti nel mondo umano in seguito all’esplosione di quelle che in cielo non erano stelle; e lo sguardo di Omar, il bambino della famiglia accogliente, il quale attraverso varie vicissitudini finirà per istaurare con Vassilissa un rapporto delicato e intenso come tra fratello e sorella. Tre prospettive, appunto, come le tre figure tipo dell’archetipo favolistico. Nicoletta Bortolotti, però, ci consegna un lavoro tutt’altro che di maniera. Al contrario il suo è un romanzo vivido di colori, di sentimenti e di storie quotidiane incastonaste sul palcoscenico della grande Storia del mondo. Non manca neanche la morale a questa favola dei giorni nostri. Anzi le morali. La prima (si veda a pagina 196) si potrebbe sintetizzare nella formula cara a papa Francesco della “cultura dell’incontro”. Perché tale è alla fine il fecondo scambio che si stabilisce tra i protagonisti: “Noi il tuo soggiorno benessere. Tu il nostro soggiorno benessere”. Mentre la seconda l’autrice la mette in bocca a Jack London, quando dice: “Vi è una pazienza della foresta, ostinata, instancabile, continua come la vita stessa”. È la pazienza della vita, appunto, che batte la morte, del bene che ripara anche gli errori più gravi (e Chernobyl è un altissimo concentrato degli errori umani), dell’eroe buono che mette in fuga il lupo cattivo. In definiva, come direbbe Virgilio, è la pazienza dell’omnia vincit amor. Nicoletta Bortolotti lo ha semplicemente e appassionatamente tradotto in italiano.

[Mimmo Muolo, vicecaporedattore e vaticanista di Avvenire]

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  Nicoletta Bortolotti racconta il suo romanzo “Quelle in cielo non erano stelle” (Mondadori)

di Nicoletta Bortolotti

“Il 26 aprile di questo 2021 si celebrerà il 35° anniversario di #Chernobyl. Quando esplose la centrale nucleare, in realtà non a Chernobyl ma nella vicina Pripyat, andavo al liceo. Non possiedo nitidi ricordi dell’accaduto. Ma ricordo le manifestazioni studentesche contro il nucleare in Italia e in Europa. La vicenda che ripiegò i confini del tempo, proprio come era avvenuto per le abitazioni di numerosi contadini ucraini e bielorussi, venne interrata nei segreti archivi dell’immaginario. E dell’ex Unione Sovietica.

Il 6 aprile è stato pubblicato il romanzo #QuelleInCieloNonEranoStelle (Mondadori Contemporanea). Nella stesura di questo racconto, insieme allo staff della casa editrice e in particolare insieme alla bravissima editor Sara Di Rosa, ho tentato di offrire alla vicenda una prospettiva singolare e italiana: quella dell’accoglienza dei bambini ucraini e bielorussi, i “bambini di Chernobyl”, nel nostro Paese. Fra i primi al mondo per numero di piccoli ospitati nei cosiddetti “soggiorni benessere”. Quelle in cielo non erano stelle. Storia di un'amicizia ai tempi di ChernobylQuelle in cielo non erano stelle” narra di Vassilissa, una bambina ucraina, che viene accolta da una famiglia italiana. E di Omar, figlio dei genitori ospitanti, che dapprima con timore poi con entusiasmo si lascia “contagiare” da una lingua differente e universale: l’amicizia. Si svolge tra la foresta lombarda del Parco delle Groane, residuo di antichi boschi, e la foresta rossa di Chernobyl che, paradossalmente, nonostante sia stata dichiarata zona di alienazione, è diventata un’area di biodiversità dove la natura è potuta rifiorire. Due foreste, dunque, che si camminano accanto. E tre voci narranti: di una volpe, della nube radioattiva che tutto vede e commenta dall’alto, e di Omar. E’ un romanzo d’avventura, perché i ragazzi, nella foresta, vivranno un’inimmaginabile avventura. “Adventura”: le cose che verranno. E che lasceranno ricordare un futuro. Inimmaginabile.”

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NICOLETTA BORTOLOTTI nasce in Svizzera, ma vive in Italia. Laureata in Pedagogia, da quasi vent’anni redattrice Mondadori, autrice per ragazzi e per adulti, pubblica per le maggiori case editrici e collabora con il supplemento culturale de “La Provincia di Como” e con le riviste letterarie “Letteratitudine” e “Clandestino”. Ha pubblicato i romanzi per adulti per Sperling & Kupfer Il filo di Cloe ed E qualcosa rimane, ora ripubblicato con Besa Editrice (premio Carver e premio Leonforte); per Mondadori Sulle onde della libertà (finalista al premio Bancarellino); per Einaudi ragazzi In piedi nella neve (Primo premio Gigante delle Langhe e Primo premio Letteratura Ragazzi Cassa di Cento), Oskar Schindler Il Giusto e La bugia che salvò il mondo. Per Harper & Collins il romanzo per adulti, fra i primi in Italia a narrare dei 30.000 bambini nascosti in Svizzera, figli di emigranti, Chiamami sottovoce (premio Corrado Alvaro-Bigiaretti e premio Giuditta, insieme a Bianca Pitzorno). Grazie a Chiamami sottovoce è stato realizzato un documentario per Rai3 sui bambini nascosti. Per Giunti ha pubblicato Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metròstoria vera di Ahmed Malis. Per Mondadori Contemporanea il romanzo per ragazzi Quelle in cielo non erano stelle e per Gribaudo l’illustrato Il cielo degli animali.

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