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LA PAZIENZA DEL SASSO di Carmela Scotti: incontro con l’autrice

aprile 21, 2021

“La pazienza del sasso” di Carmela Scotti (Garzanti): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

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Carmela Scotti si è diplomata in pittura e fotografia all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Ha vissuto a Palermo, a Roma e a Milano, facendo i mestieri più diversi. Oggi vive in Brianza e collabora con i settimanali «Cronaca Vera» e «Tu Style». L’imperfetta, il suo romanzo d’esordio, è stato finalista al prestigioso premio Calvino. Chiedi al cielo è il suo secondo libro.

Il nuovo romanzo di Carmela Scotti si intitola La pazienza del sasso ed è pubblicato da Garzanti, come i precedenti.

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«“Le storie sono reperti di un mondo antico e sconosciuto. Spetta allo scrittore estrarle dal suolo il più possibile integre”. Le parole sono di Stephen King, ma io le faccio mie ogni volta che annuso nell’aria il temporale di una nuova storia», ha detto Carmela Scotti a Letteratitudine. «È così da sempre, e a maggior ragione lo è con il mio ultimo romanzo “La pazienza del sasso”, dove il lavoro di “scavo” nel sottosuolo delle mie ossessioni, è stato lungo e meticoloso, spolverino alla mano e attenzione ai dettagli più fragili.
La storia di Argia e Dervia, le due sorelle protagoniste del libro, è nata dai temi intorno ai quali mi arrovello da sempre, come sboccia la nuvola di zucchero filato intorno al bastoncino, cristallo dopo cristallo: la maternità negata e ardentemente desiderata, il disamore di una madre, la rabbia generata da questo disamore e la possibilità, nonostante tutto, di espiare il male che si compie perché nessuno ci ha insegnato il bene, la grazia di regalare il perdono e concederlo a sé stessi. Questi, gli elementi che hanno fatto da volano alla narrazione e che io ho sviluppato intorno al tema mobile per eccellenza, quello di un viaggio che Argia compie dalla Brianza alla Sicilia per riportare a casa le ceneri della sorella minore Dervia. Un viaggio che non è un allontanarsi da casa ma un tornarci per fare i conti con un passato così ingombrante da impedire di immaginarsi un futuro e persino di convivere con il presente. «Nessun’altra forma d’arte è infatuata dalla memoria quanto il romanzo» ci insegna Joyce Carol Oates, e la memoria è la sostanza densa in cui galleggiano le due protagoniste, un sacco amniotico dal quale è necessario uscire, se si è decisi a nascere. Argia, in particolare, ha un conto aperto con le ombre proiettate dalla memoria, e per evitare che soccomba loro, le ho messo accanto un bambino, perché chi, meglio di un bambino sa prendere per mano un adulto e aiutarlo a fare pace con tutto ciò a cui aveva dichiarato guerra? È quello che farà Lucio, in virtù del potere conferitogli dall’infanzia, dalla taumaturgia dell’innocenza. Le fascinazioni dunque, più che una trama “piovuta dal cielo”, sono state l’ordito che ha fatto da culla alla storia permettendole di “allevare” i personaggi, di dare loro corpo, volto e voce, di farli crescere e di renderli autonomi, capaci di reggersi sulle proprie gambe. Una volta creato l’ordito, è stato necessario poi pensare al linguaggio, costruire una “sartoria linguistica” che permettesse alle parole di modellare i fatti e ai fatti di lasciarsi domare dal linguaggio per raccontare la vita, o meglio, quel mondo di inchiostro che le pagine preservano e proteggono, come fossero i “terrari” delle storie. Se il piano ha funzionato, saranno i lettori a dirlo».

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Un brano estratto da “La pazienza del sasso” di Carmela Scotti (Garzanti)

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Da qualche parte ho letto che, a seconda di come si uccide, si cerca di lanciare un messaggio, e quanti erano i messaggi che, nella nostra piccola famiglia, ci eravamo mandati gli uni agli altri, cercando di farci del male? mio padre sparendo senza lasciare traccia, Dervia aspettando la mia morte come una spettatrice al cinema, io rubandole un figlio. Ci siamo fatti del male ognuno secondo le proprie attitudini e inclinazioni, scegliendo modi e tempi a noi congeniali: e se anche quella fosse una forma d’amore? L’unica che conoscevamo, l’unica a nostra disposizione? Ogni volta che ripenso al passato mi perdo nel mare delle cose che pensavo di sapere, di quelle non dette e di quelle che sarebbe stato meglio non dire, nella follia che, un giorno alla volta, si è impadronita delle nostre vite e che noi non abbiamo fatto nulla per arginare, alimentandola anzi, con si- lenzi colpevoli, spalle voltate alle richieste di aiuto, agguati tesi nel buio; con azioni che è doloroso ricordare, ma che sarebbe altrettanto sbagliato dimenticare. Mi chiedo se mai si spezzerà̀ questa catena, se tutti questi spicchi disordinati di verità̀ troveranno una forma. E se sì, quale? Con quello che mi aveva confessato, io e Dervia avevamo pareggiato i conti. Sorelle solo nella colpa e nel dolore, accomunate da un rifiuto. Come se, per le direzioni che hanno preso le nostre esistenze, una cosa buona dovesse per forza avere un’origine malata, una pianta velenosa che, pure a fatica, riesce a partorire un frutto commestibile.

(Riproduzione riservata)

© Garzanti

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La scheda del libro: “La pazienza del sasso” di Carmela Scotti (Garzanti)

È solo guardando al passato che possiamo costruirci un futuro.

Della madre, Argia ricorda lo sguardo sereno mentre fa danzare le dita sui tasti del pianoforte. Il suo profumo, nei pomeriggi in cui le insegna a intrecciare i fili con il tombolo nella soffitta calda. In quei momenti, Argia si sente il centro dell’universo materno e vorrebbe occupare quel posto per sempre. Ma il suo si rivela presto un desiderio impossibile. Quando sua sorella Dervia viene al mondo, la prima cosa che fa è toglierle quel primato. Senza alcuno sforzo. Del resto, Dervia è tutto ciò che Argia non è mai stata: bella, aggraziata e fragile. Di una fragilità che è naturale proteggere, ma è altrettanto facile colpire. Bastano piccoli dispetti, un rifiuto a una richiesta di aiuto, un silenzio troppo profondo, perché Argia sfoghi l’invidia e la gelosia che le si muovono dentro e, crescendo, si abbandoni a gesti e ripicche sempre più velenosi nei confronti di Dervia. Fino a raggiungere il punto di non ritorno. Da allora sono passati anni. Argia si è rifatta una vita lontano dall’aspra Sicilia dove è cresciuta. Lontano da un passato troppo pieno di rancore e frustrazione. Eppure, intorno a sé vede solo macerie. E si rende conto che i legami di sangue, per quanto non cercati e non voluti, restano eterni e ci definiscono. Per questo deve tornare nel Belice. Per riallacciare i fili di un’esistenza che altrimenti resterebbe soffocata dai fantasmi di un tempo che non esiste più. Carmela Scotti torna a sondare le zone d’ombra dell’animo umano con la penna affilata, precisa e tagliente che la contraddistingue fin dal suo esordio, L’imperfetta, con cui ha convinto anche la critica più esigente. La pazienza del sasso è una storia che ci parla di legami familiari. Di espiazione. E del perdono che si cerca quando la verità, avvolta dalle nebbie del tempo, diventa opaca e rischia di confondersi con l’ossessione.

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