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OSTAGGI D’ITALIA. TRE VIAGGI OBBLIGATI NELLA STORIA di Dario Borso (un estratto)

Maggio 10, 2021

Pubblichiamo un brano estratto dal volume “Ostaggi d’Italia. Tre viaggi obbligati nella storia” di Dario Borso (Exòrma)

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Tre diari di soldati semplici, che cercano di tornare a casa dopo mesi e anni di guerra e prigionia, e tre disfatte di Stato: Adua, Caporetto e l’armistizio dell’Otto settembre. Testimonianze autentiche che illuminano mezzo secolo di Storia italiana, dal 1896 al 1945. L’alpino di Belluno, il granatiere e il marinaio trevisani scrivono in modo elementare, claudicante, a volte sgrammaticato ma riescono a farci rivivere in pieno la loro condizione, la trincea, la paura, la sconfitta, lo spaesamento, la volontà di sopravvivere. Dario Borso racconta come ciascuno di questi brevi testi sia venuto alla luce e ne ricostruisce con grande attenzione storico-critica le trascrizioni, le fasi di revisione e di riscrittura di Giovanni Comisso, il contesto culturale e le vicende editoriali. Sono pagine inedite (corredate da foto di repertorio, di oggetti personali e manoscritti) che attraversano le zone più intime di vite modeste, persone ostaggio di guerre certamente non volute, gettate d’autorità sul campo di battaglia, nei luoghi della disfatta.

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“Ostaggi d’Italia. Tre viaggi obbligati nella storia” di Dario Borso (Exòrma)

CAPORETTO

 (Exòrma Edizioni, 2021, collana Scritti Traversi, pp. 228, € 15,50)

Nel 1928 Comisso trascorse due memorabili stagioni a Parigi con Pippo De Pisis, poi furoreggiò per India, Cina e Giappone e infine gli tornò voglia di casa, sicché nel 1930 ne acquistò una in campagna, con tanto di fattore, a Zero Branco, non lontano dalla sua Treviso.
A inizio 1931 «L’Italiano», che un lustro prima in coppia con «Il Selvaggio» di Mino Maccari aveva inaugurato Strapaese, ovvero la rivincita dell’Italia rurale come zoccolo duro del fascismo, lo accolse a braccia aperte. In anteprima a puntate gli pubblicò Il delitto di Fausto Diamante, romanzo su un giovane reduce della Grande Guerra insidiato da un vecchio bavoso e, come detto, lo sguinzagliò per l’Italia strapaesana, o meglio per il Nordest, una specie di Oriente casalingo, a caccia non di amori ma di soggetti interessanti. L’alpino di Caprile era uno della galleria, accanto a una nobildonna friulana, a un meccanico vicentino ecc., ma il colpo grosso o il pezzo pregiato ce l’aveva in loco, in un sobborgo di Treviso, come ebbe ad anticipare in Combattenti a casa sul numero di agosto 1933:

Mario Botter, il mio compagno dell’impresa a Fiume, mi aveva qualche volta parlato della sua vita di guerra. Granatiere con due anni di trincea sul Carso, fu fatto prigioniero nella ritirata al passaggio del Piave, e appena liberato era venuto a Fiume, dove si era ancora battuto nel triste assedio del Natale del 1920.

Smessa la divisa di granatiere, aveva indossato la camicia nera continuando a menare le mani […]. Della sua vita di prigionia poi, nulla ha voluto dirmi ancora.

Quando gliene accennai, perché mi raccontasse quelle vicende, egli mi rispose che non ricordava più niente e volle invece parlarmi del suo amico Giuseppe Giuriati, di Santa Bona, vicino alla nostra città, ora contadino, del suo stesso reggimento e che da prigioniero aveva sofferto più di quanto sia possibile ad essere umano. […] Egli è un semplice, profondo come tanti del nostro popolo, e per ammirarlo e amarlo bisogna leggere le memorie di prigionia che ha scritto per sé in un piccolo quadernetto, con lo stile del dolore. Mario appunto prima di farmelo conoscere volle che leggessi queste memorie.

Una sera presi questo libretto e lessi. Il diario tenuto giorno per giorno dal combattimento di Flambro al ritorno al paese natale non può far trattenere le lagrime. Ecco come comincia: «Dopo tanti combattimenti, tanti dolori, tanto sangue, al 30 ottobre 1917, mi hanno circondato i Germanici e a noi dopo tanti sforzi ci è toccato abbassare le armi».

Una sera l’amico Mario mi venne a prendere in bicicletta per andare a cena in campagna da Giuseppe Giuriati. Prendemmo la strada di Volpago: il grano verdeggiava alla luce del tramonto, lontano si scorgeva la bassa curva del Montello. Passavamo accanto a ville che ricordavo d’aver visto dopo Caporetto, ridotte in accantonamenti di truppa. Mario mi additava la bellezza di queste vecchie ville palladiane, ma poi mi parlò di Giuseppe […]. Intanto eravamo giunti alla sua casa. Giuseppe stava governando il bestiame; […] visitammo la stalla e ci sedemmo a tavola per mangiare alla contadina.

Come finimmo, lo pregai di farmi vedere i suoi ricordi di prigionia. Salì alla sua camera e portò giù la cassetta. Tutto egli trasse: le cartoline che riceveva da casa, quelle che aveva spedite lui, e poi la prima copia del suo diario, scritto col lapis durante la prigionia stessa.

Quello che qui Comisso chiama ‘prima copia’ è l’originale su taccuino giallo 10,3×15 cm, da Giuriati religiosamente custodito nella sua cassetta d’ordinanza e comprendente il periodo dalla chiamata alle armi nel marzo 1917 al congedo definitivo il 31 dicembre 1919. Immediatamente al ritorno, Giuriati aveva trascritto su un quadernetto maculato blu la parte di esso riguardante la prigionia, e solo a metà febbraio 1933 (con ogni probabilità sollecitato dal duo Comisso-Botter) su un altro quadernetto maculato rosso la parte riguardante la guerra.

Nell’aprile 1934, sul numero doppio dell’«Italiano» intitolato L’italiano in guerra. 1915-1918, i due quadernetti uscirono a cura di Comisso, il quale senza tener conto dell’originale intervenne massicciamente sulla trascrizione di Giuriati a tre livelli: stilistico, italianizzando il testo prodotto da un figlio diciannovenne di mezzadri giunto alla seconda elementare; documentario, integrandolo di circa un quinto con dati ulteriori, ricavati a voce da Botter se non talvolta da Giuriati stesso e personalissimamente svolti, modificandone altri a partire dai sottotitoli aggiunti dall’autore nella trascrizione e cassandone altri ancora; politico-censorio.

Quanto alla trascrizione dell’originale nei due quadernetti, Giuriati aveva modificato poco di sostanziale, salvo eliminare le prime pagine sull’addestramento militare, perché gravemente deteriorate, e un breve passo dall’ultima. Ciò malgrado, ecco quanto sono riuscito a restaurare:

Incomincio appena arrivato a scrivere. Ai 20 marzo 1917 Adio S. Bona questo e il libretto di Giuriati Giuseppe le sue tribulazioni. 1° giorno da Maliano a Parma 380 ch.tri di angossia per lasiare la mia familia.

Partito ai 19 marzo alle ore 12 arrivati alle 4 del mattino del martedì […] mi anno vestito ed io paura a vedermi con quel vestito poi mi anno mandato in distacamento a 8 ore di camino, arrivato mi anno distacato 2° Plotone 4° squadra. Ai 24 istruzione […]. 29 marcia fino a Salso Maggiore che mi anno dato il fucile e mantellina. Ai 30 a scavar trincee. Ai 31 istrussione con il fucile […]. Ai 3 [aprile] lavoro di trincea e ginastica. Ai 4 istrussioni e ginastica e qui ginochi per divertirsi. Ai 5 istrusioni al mattino e poi marcia col zaino. Ai sei aprile monta piantone alle camerate […]. Ai 8 giorno di Pascua, festa libera uscita dalle 11. Ai 9 istrusioni carica fucile e sparo con palotole assalve dopo mezo giorno sempre pallotole. Ai 10 presentatarmi crociate e in ginochio e baioneta in canna dopo pranzo prove di guerra imposizione di tiro impiedi innochio a terra in prima linea distesi a tera. Ai 11 alle 5 matina partenza per andar ai tiri 6 ch.tri arivati abiamo fato i tiri con palotole vere […] arivati a casa ale 2 pomeridiane strachi a paso celerato disposizione della branda. Ai 12 istrusioni col fucile in piedi in ginochio e a terra e dopo una puntura sula spalla sinistra dolori […]. Ai 13 matina istruzioni interne e poi movimenti pratici di guerra sulle trincee strusciando a terra e caldo da morir e niente berre e assalto alla baionetta. Ai 14 matina libera usita dalle 6 e alle 19 e sono confessato e fatto la comunione e poi istruzioni di guardia sentinella in guerra e di trincea ecc. e di morti in assalto ecc. Ai 15 ai tiri e tutta lungo la strada pioggia e poi arivati sempre piovissinava o fatto 14 punti un centro, era festa. Ai 16 di corsa in piazza darmi istrussioni di sparo presentatarm ecc. e poi ai tiri col zaino tascapane ciberne siabole e fucile caldo da morir sete non poter bere e le scarpe mal i piedi con me stravolto ai tiri ho fato 25 punti 13 centri. […] Ai 18 istrusioni di guerra sul canal stiron sempre strisciando a terra maltratai come bestie e dolori forti sui piedi. Ai 19 marcia col zaino carrico caldo tremendo dolori sui piedi e per la collina e non mi veniva il fiato […]. Ai 23 sfilare in parata con la fanfara. Ai 24 inchiesa per un officio funebre col presentatarm e istruzioni varie e poi una puntura sulla spalla destra. Ai 25 marcia con forti dolori dela puntura e poi il bagno. Ai 26 ai tiri di centri punti e poi ginastica. Ai 27 di corsa e filar parata. […] Al 1 magio sul stiron ordine sparso. Ai 3 istruzioni lancia bonbe a mano e poi una marcia di 30 ch.tri. Ai 4 bagno ecc. Ai 5 con piogia istruzioni. […] Ai 8 ordine sparso sul stiron sudori di morte col zaino e attendamenti e poi sfilar in parata con la fanfara. Ai 10 marcia di 10 ch.tri zaino ecc. […] Ai 13 Magio abiamo prestato il giuramento, festa solenne filar in parata colla fanfara rancio speciale ecc. Ai 14 da oggi in avanti ogni giorno il zaino sul stiron ordine sparso caldo da morir e maltratai come bestie. Ai 15 lo stesso. […] Ai 17 festa dell’acensione. Ai 18 tatiche. Ai 19 bombe e bagno. […] 24 marcia 18 ch.tri, 25 tatica bagno. Ai 26 marcia e poi puntura dolori infiniti e febbre fissa. […] Ai 30 corsa ecc. Ai 31 marcia 20 ch.tri e bagno mentre la marcia sempre piogia.

In sostituzione di ciò, nel primo quadernetto Giuriati scrive semplicemente:

Andato sotto le armi ai 19 marzo 1917 al 2° Regg.to Granatieri.

In questo libro resta scritto unpo di storia della vita sua che passò durante quei pochi mesi di guerra, che passò sul carso e varii punti di fronte, al nemico.

Giuriati Giuseppe

E Comisso ‘traduce’ mettendo in esergo (con una virgola incongrua): «In questo libro resta scritto un po’ di storia di sua vita che passò durante quei pochi mesi di guerra sul Carso, il granatiere Giuriati Giuseppe» e in incipit:

Andato sotto le armi ai 19 marzo 1917, giorno del mio onomastico. Destinazione del corpo al secondo reggimento granatieri a Parma.

Appena ricevuto la divisa mi hanno mandato in distaccamento a Borgo San Donnino, e là mi hanno fatto l’istruzione, ora mi trovo all’8a Compagnia, il mio comandante di compagnia si chiama sig. tenente Lami, il comandante del mio 2° plotone si chiama sottotenente Ferrando Luigi, il caporal maggiore Luigi Sacchi, il caporale Marconi, il comandante del battaglione tenente colonnello Turco cav. Cesare. Prestato il giuramento nella seconda metà di maggio e l’istruzioni continuò fino ai 8 giugno 1917.

(Riproduzione riservata)

© Exòrma

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220Dario Borso (Cartigliano 1949). Scrittore e traduttore, curatore. Coautore di: Goffredo Parise, Marcos y Marcos, Milano 2015; Ragione, giustizia, filosofia, Feltrinelli 2014.
Traduttore di: Paul Celan, La sabbia delle urne, Einaudi, 2016; Arno Schmidt, I profughi, Quodlibet, 2016; Arno Schmidt, Leviatano, Mimesis, 2013; Paul Celan, Oscurato, Einaudi, 2010.

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