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DANTE ENIGMA di Matteo Strukul: intervista all’autore

maggio 12, 2021

“Dante enigma” di Matteo Strukul (Newton Compton): intervista all’autore e un brano estratto dal libro

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Nel suo nuovo romanzo storico, Matteo Strukul (foto in basso – © Marco Bergamaschi), autore della saga bestseller “I Medici”, tradotto in 24 Paesi e vincitore del Premio Bancarella, si cimenta con la figura di Dante Alighieri.

Il titolo del libro è “Dante enigma” e lo pubblica Newton Compton (come i precedenti)

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di Massimo Maugeri

Nel contesto della celebrazione del settecentesimo anno della morte di Dante, Matteo Strukul torna in libreria con un nuovo romanzo incentrato sulla figura dell’Alighieri da giovane, con l’obiettivo di fornirne un ritratto inedito.
Ho avuto il piacere di discuterne con l’autore…

– Caro Matteo, sulla figura di Dante Alighieri si è scritto di tutto. Quali sono gli elementi caratterizzanti di questo tuo romanzo?
Caro Massimo, il mio romanzo prova a raccontare il giovane Dante: quello innamorato dell’amore, maestro del Dolce Stil Novo, certo, ma anche feditore di prima linea e guerriero suo malgrado, reduce di guerra, affetto da epilessia o da shock traumatico post-bellico, fiorentino e guelfo orgoglioso che vive in una città sbranata dalle faide, marito incostante e uomo incatenato a un vincolo matrimoniale imposto. È un Dante per buona parte inedito e di cui si è scritto molto poco.

– Credo sia piuttosto complesso trovare notizie biografiche esaustive su Dante. Come hai svolto l’attività di studio e ricerca propedeutiche alla scrittura del libro? E come hai superato le eventuali difficoltà legate alla carenza di notizie?
Il quadro d’insieme, quello della Firenze medievale, è emerso dalla lettura della Cronica delle cose occorrenti ne’ tempi suoi di Dino Compagni e della Nuova Cronica di Giovanni Villani. Altra grande mappa è la Vita nova, opera del giovane Dante per eccellenza, un testo che contiene finanche cenni autobiografici che ho poi incrociato con quanto appreso dal Trattatello in laude di Dante di Giovanni Boccaccio. A quel punto ho riletto la Divina Commedia da cima a fondo. Fin qui le fonti primarie. Poi, l’opera di Marco Santagata, uno dei più importanti dantisti di sempre. È stato il grande Massimo Bubola a consigliarmi al meglio sui suoi scritti. Cito, fra i molti letti: 1 Dante, il romanzo della sua vita, 2 Il racconto della commedia, 3 Il poeta innamorato. Su Dante, Petrarca e la poesia amorosa medievale, 4 Guida all’Inferno.

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)

– Che tipo d’uomo è il Dante Alighieri protagonista di queste tue pagine? Come potresti descriverlo, per esempio, dal punto di vista caratteriale?
È un giovane innamorato dell’Amore perché è all’Amore che deve la speranza. In Beatrice egli vede redenzione e salvezza da una città divoratrice dei propri figli. È un Dante inquieto, angosciato dalle faide tra guelfi e ghibellini: sono gli anni della guerra fiorentino-aretina e Dante è sposato con Gemma, parente di Corso Donati, il sanguinario capo di parte guelfa.

– A proposito del Dante sposato con Gemma Donati, ma innamorato di Beatrice… cos’altro puoi dirci?
Da una parte il matrimonio imposto, dall’altro l’amore. L’obbligo e la libertà. Il dovere e il sentimento puro e sincero. Dante è insofferente, sente di avere poco o niente in comune con Gemma, eppure avverte il desiderio di lei di piacergli e di voler essere al suo fianco, malgrado le molte differenze fra loro. E a mano a mano che egli accetta di sporcarsi le mani, di combattere in battaglia, di accettare le prime lusinghe della politica, scopre che quella donna, che pure un po’ disprezza, potrebbe rivelarsi una sorprendente compagna di vita. Ecco allora che non c’è solo la gioia dei versi per Beatrice, la sacra memoria di lei (Beatrice muore nel 1290) alla quale consacrarsi come poeta, anzi c’è anche il sincero confronto con la donna che, malgrado tutto, sceglie ogni giorno di lenire le sue ferite: Gemma.

– Ci offriresti qualche cenno sul Dante impegnato politicamente?
In verità nel mio romanzo, Dante muove solo i primissimi passi verso il mondo politico. Sarà però testimone della genesi degli Ordinamenti di GIustizia di Giano della Bella e della nascente faida fra Cerchi e Donati.

– Cosa puoi dirci sulla Firenze dell’anno 1288?
Una città matrigna nelle mani di Corso Donati e Vieri de’ Cerchi, coloro che di lì a poco diventeranno i capi dei Guelfi neri e bianchi, le due fazioni che saranno pronte per farsi a pezzi, con lo scopo di prendere la città. A fronte di questa non ancora dichiarata lotta intestina, la guelfa Firenze – alleata di Siena, Pistoia e Volterra – cerca di sopravvivere alla morsa di Arezzo e Pisa, entrambe ghibelline. Isolata da queste ultime, Firenze cerca lo scontro finale nella battaglia di Campaldino per liberarsi dal giogo delle città “prostitute” dell’imperatore. La Toscana del tempo, è dunque un teatro insanguinato, una quinta fitta di case-torri in cui uomini feroci non esitano a tradire e uccidere per ottenere la supremazia.

– Interessante anche la ricostruzione della figura di Dante in relazione con altri artisti della sua epoca; per esempio Guido Cavalcanti e Giotto. Cosa puoi dirci da questo punto di vista?
Con Cavalcanti l’amicizia è nota. Guido fu il primo estimatore di Dante. Non aveva però un carattere facile: Compagni e Villani lo definiscono “sdegnoso” ed è facile immaginare che anche il rapporto con Dante non fosse dei più semplici. Riguardo a Giotto non  abbiamo prove di una conoscenza approfondita ma non abbiamo evidenze nemmeno del contrario. Ci sono però una serie di elementi capaci di avvalorare il fatto che un’amicizia fra loro non sia un’idea peregrina. Entrambi erano a Firenze fino al 1290 e parteciparono alla battaglia di Campaldino. Entrambi furono poi a Roma nel 1300 in occasione del Giubileo. E si trovavano a Padova nel 1306. Potrei continuare ma mi fermo qui. Nel mio romanzo Dante e Giotto sono amici. Entrambi trovano nell’arte una via di fuga. E così si sottraggono, almeno un po’, all’orrore della guerra e della violenza.

– A cosa si riferisce l’enigma del titolo?
Al fatto che Dante, per sua volontà, non racconta molto di sé. Come mai era così spesso soggetto a mancamenti, sogni e visioni? Come tornò da Campaldino? In quali condizioni? Qual era il suo rapporto con Gemma?

– Cos’è che più di ogni altra cosa ti ha appassionato nella scrittura di questo libro?
Rispondere alle domande di cui sopra, anzitutto. E poi l’idea di avere un Dante giovane e avventuroso. È una chiave affascinante, credo, per avvicinare lettrici e lettori, anche i più giovani, alla sua figura di Uomo oltre che di Sommo Poeta.

– “Dante enigma” lo dedichi anche a Marco Santagata (che chiami “stimato maestro”). Ti andrebbe di ricordarlo?
Marco Santagata è stato uno dei più grandi dantisti e italianisti con particolare riguardo alla lirica classica. Vincitore del premio Campiello, univa autorevolezza accademica e formidabile talento narrativo. Un uomo straordinario, scomparso troppo presto.

Grazie mille, caro Matteo. Complimenti per questo tuo nuovo libro, a cui auguriamo tanta strada. Di seguito, un assaggio offerto ai nostri lettori…

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Un brano estratto dal romanzo “Dante enigma” di Matteo Strukul (Newton Compton)

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1. Premonizione

Sentiva dentro di sé un dolore profondo, acuminato. Come se il respiro gli si fosse mozzato sotto il filo d’una lama. Guardò il cielo: una lastra azzurra che virava all’indaco. Di lì a poco sarebbe scolorata nel grigio. Il vento si stava alzando e i pennacchi dei cipressi si piegavano sotto il suo soffio freddo, quasi spietato. Il grano del campo pareva sferzato da un’invisibile frusta e l’oro del suo colore si corrompeva con il sopravanzare dell’ombra che andava spegnendo la luce d’estate.
Ben presto sarebbe scoppiato il temporale. Ne percepiva l’odore nell’aria, quel sentore d’acqua piovana che avrebbe cancellato ogni profumo.
Avvertì in quel mutamento repentino un’oscura premonizione, un amaro auspicio di morte, quasi una creatura demoniaca stesse allungando i propri artigli lucenti per lacerare la realtà e precipitare il mondo in una forra di sangue e dolore.
Sapeva che Corso Donati bramava la guerra. E con lui tutta Firenze. Arezzo si era fatta troppo spavalda. Arezzo, prostituta dell’imperatore, ghibellina, aveva provocato Firenze in ogni modo. I guelfi avevano atteso solo una scusa, uno sciocco capriccio per scendere in campo e annichilire i nemici di sempre. Sapeva che, mentre contemplava quel cielo ormai di stagno, i senesi erano sul punto di ripiegare dopo aver assediato Arezzo. Insieme ai fiorentini avevano perfino organizzato un palio sotto le mura della città, così da farsi beffe del nemico.
Siena la superba, pensò. Siena che credeva di poter mettere alla catena i lupi dell’imperatore.
Avvertiva un senso di fatalità in quella tracotanza. I ghibellini di Arezzo si erano chiusi dentro le mura della propria città. E ora, molto probabilmente, covavano una vendetta atroce. Non erano uomini pronti ad accettare un affronto come quello. Tante volte erano stati dati per sconfitti per poi, invece, rivelarsi fieri avversari.
Meno di trent’anni prima, Manfredi aveva annientato i guelfi a Montaperti, divenendo signore di Firenze. Il leone di Svevia aveva trucidato i nemici come agnelli, sterminando gli avversari. Solo sei anni dopo, gli Angiò erano riusciti ad avere ragione di lui. E anche allora, quel principe fiero e invincibile si era battuto fino alla morte, cadendo con le armi in mano, a Benevento. Tanto era stato il suo valore che gli stessi francesi avevano raccolto le pietre per seppellirlo e onorarlo sul campo di battaglia.
E ora Firenze e Siena avevano risvegliato la bestia ghibellina e la bestia fiutava il sangue. Dante non aveva dubbi in merito, per questo, in quel momento, un sudore freddo gli gelava la pelle.
Pensò a Beatrice: al suo sorriso, a quegli occhi di luce e tormento, al suo sguardo capace di ghermirgli il cuore. Sospirò. Quanto avrebbe voluto urlare il suo amore. Ma non poteva. Non avrebbe mai potuto. Gli era concesso solamente di affidarlo alle parole. Nella sua mente, vide quei piccoli segni neri, vergati con l’inchiostro, simili a gocce di sangue scuro, destinati a riempire le pagine gialle di carta pergamena. Formule segrete di un amore segreto.
Si sentiva imprigionato. Era un uomo in catene: incapace di vivere appieno il proprio sentimento. E quell’impotenza lo consumava. Nell’aspettare la propria fine, sentiva che il suo amore per Beatrice si faceva ogni giorno più forte, più violento, perfino intollerabile. E anche quando le nozze avevano ridotto quella basilica della passione a un mero ammasso di lacerti, egli ne aveva cullato il rogo fumante fra le proprie braccia. Non aveva alcun dubbio. Poiché quel sentimento era la sua unica ragione di vita.
Si alzò in piedi, avvicinandosi alla sua magnifica cavalla. Aveva il manto lucido e bruno come la polvere di cannella e una stella bianca in mezzo agli occhi. Dante le prese il muso fra le mani, carezzandoglielo. Sentì la lingua ruvida della giumenta leccargli il palmo della mano. Sorrise. Lasciò scivolare la destra lungo il collo possente dell’animale: la grande vena giugulare pulsava, fremente di vita. Attraverso le dita percepì quel fluire caldo, bollente, sotto la pelle scintillante. Rimase ammirato dalla nobiltà di quella puledra: docile e formidabile insieme, attendeva paziente che il suo padrone decidesse di montare in sella.
Dante le spettinò la folta criniera. Voleva un gran bene a Nemesi.
Attese ancora.
Aspettò di udire il primo tuono e poi i suoi occhi videro il fulmine squarciare il cielo, divenuto ormai color carbone.
Le prime gocce caddero e gli bagnarono il viso. Montò in sella.
 Diede di sprone.

(Riproduzione riservata)

© Newton Compton

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La scheda del libro: “Dante Enigma” di Matteo Strukul (Newton Compton)

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)Dall’autore della saga I Medici, un romanzo che svela i segreti e i misteri del sommo poeta.

Firenze 1288. Una città cupa, fosca, nelle mani di Corso Donati, capo dei guelfi, assetato del sangue dei nemici, quei ghibellini che hanno appena sterminato i senesi – alleati dei fiorentini – nelle Giostre di Pieve al Toppo. In questo teatro d’apocalisse si muove il giovane Dante Alighieri: coraggioso, innamorato dell’amore e consacrato a Beatrice, ma costretto a convivere con la moglie, Gemma Donati; amico di Guido Cavalcanti e di Giotto, amante della poesia e dell’arte ma chiamato dal dovere sul campo di battaglia. Firenze infatti si prepara a un ultimo, decisivo scontro, e Dante dovrà dar prova del proprio coraggio impugnando le armi a Campaldino. Quando Ugolino della Gherardesca, schierato coi guelfi e imprigionato nella Torre della Muda a Pisa, morirà di fame fra atroci tormenti, Corso si deciderà a muovere guerra ai ghibellini. Il giovane Dante si unirà allora ai feditori di Firenze, affrontando il proprio destino in una sanguinosa giornata che ha segnato il corso della storia d’Italia. E che segnerà necessariamente anche lui, come uomo e come poeta. Guerriero, appassionato, avventuroso. Un Dante inedito.

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Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. È laureato in Giurisprudenza, dottore di ricerca in Diritto europeo e membro della Historical Novel Society. Le sue opere sono in corso di pubblicazione in quaranta Paesi e opzionate per il cinema. Per la Newton Compton ha esordito con la saga sui Medici, che comprende Una dinastia al potere (vincitore del Premio Bancarella 2017), Un uomo al potere, Una regina al potere e Decadenza di una famiglia. Successivamente ha pubblicato Inquisizione Michelangelo, Le sette dinastie, La corona del potere e Dante enigma. Per essere informati sul suo lavoro: matteostrukul.com

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