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IL TEMPIO DELL’ATTESA di Gianni Bonina (recensione)

Maggio 17, 2021

“Il tempio dell’attesa” di Gianni Bonina (Bertoni)

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di Alfio Siracusano

È difficile immaginare un tempo più carico di mistero dei primi decenni di quella che si è convenuto di chiamare Era volgare, che si fa cominciare dalla nascita di Gesù Cristo. E la ragione è che da allora mutarono radicalmente le basi, antiche di almeno nove secoli, su cui poggiava la cultura. Che andò disincrostandosi dalle vecchie categorie greco-latine fondate sugli dei dell’Olimpo, e vide irrompere al suo interno il messaggio nuovo venuto dall’oscura vicenda accaduta in Palestina di un predicatore che si definiva figlio di Dio, operava “miracoli” e del quale si diceva addirittura che fosse “risuscitato” dopo la sua condanna a morte. I suoi insegnamenti, che i discepoli si ingegnavano a trasmettere, erano rivoluzionari e parlavano di uguaglianza tra gli uomini, di ultimi che sarebbero diventati primi, di ingiustizie che avrebbero avuto ricompensa nel regno dei cieli e via dicendo.
È noto che la cultura greca, intrisa di platonismo, ma presto anche quella di lingua latina, se ne impadronirono facendone oggetto di apologia ,come si disse allora, contro i difensori della tradizione, e che dentro le sue coordinate nacque la cultura propriamente “cristiana” che fu poi per i secoli successivi la “cultura” propriamente detta; ma è anche noto che sugli anni cruciali in cui maturarono gli eventi che erano il fondamento di quella cultura il tempo aveva steso un velo di incertezze difficili, già allora, da sciogliere. Che tuttavia suonarono come “verità” dentro il mondo che ne diffondeva i contenuti, cui si aggiunsero nel tempo anche aiuti partoriti dalla fantasia. O dall’interesse a fornirne testimonianze quanto più certe. Come fu, per fare un solo esempio, del probabile arruolamento, qualche decennio dopo il fatale anno 33, dello storico Giuseppe Flavio tra i testimoni “probanti” del processo di Gesù negli anni di Ponzio Pilato.
Ne scaturirono leggende, scontri di fazioni, interpretazioni confliggenti tra di loro, mentre il nucleo rivoluzionario di quel messaggio si diffondeva, anche divaricandosi nelle visioni, nei punti di vista, nella costruzione di prospettive future. Anche se crudamente perseguitato dall’impero romano. E intanto che i seguaci di quell’uomo predicavano il suo messaggio, che si diffondeva perché incontrava il favore di sempre più fedeli, le controversie fiorivano. E furono la ragione di ciò che si chiamò Gnosi, che significò il voler capire, il voler razionalizzare quanto contenuto in quel messaggio, con le infinite sue variabili nel tempo e i tanti testi che cercavano di definire i contenuti di questa nuova idea della vita che traeva da quell’uomo il suo principio. Fino al tempo, anche qui per fare un solo esempio, di Marcione e Agostino, con la cultura ebraica, monoteista, divenuta coi suoi libri sacri terza componente del mondo intellettuale greco e romano. Fu così che nacque il gran romanzo del cristianesimo, la cui trama si prolunga ancora ai nostri tempi.
Lo scontro tra la visione di Pietro e quella di Paolo, che fu il primo atto di questa trama, nasce dentro l’iniziale momento di riflessione sul messaggio di Gesù. Era rivolto solo agli Ebrei o riguardava tutti i gli uomini, e quindi anche i Gentili, i pagani? La salvezza sarebbe stata solo dei circoncisi fedeli alla “legge” o di chiunque a prescindere dalla “legge” mosaica? Sappiamo che prevalse la linea “aperturista” di Paolo e che nella logica di questa linea nacque il “cattolicesimo” che noi conosciamo. Che si diede i suoi testi ufficiali di riferimento e su di essi costruì la sua storia. Ma è anche vero che dal magma di quei tempi germinò anche una messe di altri testi e una mole inestricabile di altre testimonianze: vangeli “apocrifi”, leggende di fughe e viaggi e trasferimenti di personaggi di quella storia in tanti e diversi luoghi dell’Europa di allora, e fondazioni poi di ordini cavallereschi che vantavano ognuno le sue reliquie e le sue verità, e più recentemente scoperte di rotoli nel Mar Morto, e la questione degli Esseni, e discussioni infinite ancora ai nostri giorni su chi era, o cos’era, il kathékon di Paolo o chi era veramente Maria di Magdala, e quale fu il ruolo della madre di Gesù, la Madonna, e tanto altro che costituisce la materia di cui è fatta la “questione cristiana” intesa nel suo complesso. Ivi compreso il tema della unificazione dell’uomo Gesù col Cristo o della diversificazione tra i due, che consegna il primo alla dimensione terrena (niente Trinità) e fa dell’altro l’orifiamma di una religione che, a partire dal tempo di Costantino, fu anche apparato, liturgia e potere. Politico e anche economico, da quei tempi andati fino ai nostri. Sul tema ci furono Concili e si combatterono guerre. A noi è toccata un’impiccagione sotto un ponte di Londra.
In tutto questo magma Gianni Bonina ha affondato le mani traendone fuori un libro quasi sapienziale che spazia nel tempo e nei luoghi in cui si collocano le varie stazioni del “romanzo”, ricavandone una sorta di thriller che intreccia una ricerca che parte da una controversia universitaria su un inedito di Verga per approdare ai segreti della Sagrada Familia di Gaudì e svelare intanto trame occulte, oscuri interessi di chi si oppone a che segreti innominabili vengano svelati, posizioni di potere vengano messe in discussione. Il tutto dentro una problematica che ruota intorno al tema dell’attesa, che vuol dire della fine del tempo e della realizzazione ultima del messaggio evangelico. Protagonisti ne sono tre docenti dell’università di Catania variamente intrecciati nella vicenda: Marco Fantini, storico dell’arte, Andrea Arena, preside della facoltà di Lettere, Mario Accardo, che lo aveva preceduto nella carica. E poi, via via, tanti altri. Ma protagonista è anche Siracusa nella sua qualità di grande metropoli dell’antichità, all’epoca di Gesù e di Paolo e del vescovo petrino Marciano prima porta dell’Occidente romano per chi veniva da oriente. E dunque destinataria prima, in Occidente, del nuovo messaggio. E di Siracusa è piena la storia raccontata, dalle scoperte di Archimede, inconsapevolmente incastonate in questa vicenda fino ai significati che il culto di Maria e della Maddalena e infine il tempio della Madonnina delle lacrime svelano a chi si ingegna di leggerli con gli occhi dello studioso ma anche, in un certo senso, del detective. Credente però. Intrisi di una buona dose di esoterismo.
Ma c’è molto altro dentro il libro, la cui trama sarebbe impossibile da raccontare nello spazio breve di una recensione. C’è la riflessione, come già detto, sul misterioso kathékon e sull’anticristo che lo avrebbe preceduto, sul cui significato hanno indagato filosofi come Agamben e Cacciari e che qui vede coinvolte figure come  Paolo VI e i papi attuali Ratzinger e Bergoglio, l’incredibile e difficilmente casuale rincorrersi di numeri e corrispondenze tra la Catalogna e i suoi templi con i culti che nel tempo hanno avuto luogo nella città siciliana, quello di Lucia in primo luogo ma anche quello delle Madonne nere; ma c’è soprattutto la visione complessiva del “potere” che la Chiesa, nella sua versione “cattolica”, ha esercitato per secoli e che il racconto smaschera nella sua determinazione a difendersi con ogni mezzo, fino al delitto, dalla ricerca della “verità” sulle sue origini e su quello che avrebbe dovuto e potuto essere il suo ruolo fino al momento della “parousìa”, cioè della riapparizione del Cristo e del Giudizio finale con la fine della storia. Sì che nel racconto sembra delinearsi, nei momenti culminati, l’ombra del Grande Inquisitore di Dostoevskij.
È per questi motivi che il libro appare anch’esso un momento della Gnosi in quanto testimonianza e racconto della ricerca, che non manca di sorprendere, della verità. Di un “segreto” che tutto potrebbe chiarire. Che viene inseguito nella varietà dell’intreccio, nella complessità delle tematiche via via affrontate e con una non comune capacità di analisi delle situazioni evocate dal racconto.
Che sul piano letterario resta però il romanzo di un’indagine piena di sorprese, colpi di scena, di imprevedibili cambiamenti di scenari, ma anche di domande inquietanti che interrogano il tempo presente e futuro ma nascono da quello passato. Non per niente interrogato a cercarne la verità. Nella consapevolezza che ciò che riguarda lo spirito, o la fede, e quindi il destino dell’uomo, non può non fare parte della coscienza, anche intellettuale, dell’uomo. E dunque del suo cercare.

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La scheda del libro: “Il tempio dell’attesa” di Gianni Bonina (Bertoni)

Un docente universitario catanese, dato per disperso nell’attentato dell’11 settembre, viene riconosciuto da un collega dodici anni dopo tra i barboni della cattedrale di Barcellona. L’uomo nasconde un mistero circa la sua scomparsa, legato soprattutto alla questione della “parusia”, il ritorno di Cristo sulla terra e la teoria degli ultimi giorni. I suoi colleghi indagano e da Barcellona vengono indirizzati a Siracusa dove scoprono l’esistenza del più grande e impensabile segreto che il mondo cattolico possa immaginare, tale da minacciare la sopravvivenza della Chiesa.

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Gianni Bonina, giornalista e scrittore, ha pubblicato i romanzi Busillis di natura eversiva (Lombardi, 1997; Barbera, 2008), I sette giorni di Allah (Sellerio, 2012), Cronaca di Catania (Mursia, 2013), La scoperta della mafia (Barbera, 2014), Morte a debito (Mesogea, 2016) e Ammatula (Castelvecchi, 2019), Un cuore per la signora Chimento (Marlin, 2020); il reportage L’isola che trema (Avagliano, 2006; Premio Alvaro 2007), il libro-inchiesta Il fiele e le furie (Hacca, 2009); i saggi letterari I cancelli di avorio e di corno (Sellerio, 2007), Maschere siciliane (Aragno, 2007; Premio Adelfia 2007), Il carico da undici. Le carte di Andrea Camilleri (Barbera, 2007) e Tutto Camilleri (Barbera, 2009; Sellerio, 2012); il volume di racconti Fatti di mafia (Theoria, 2019). Scrive di cultura su “la Repubblica”, “Reset”, “Doppiozero” e “Letteratitudine”.

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