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LE COSE GIUSTE di Silvia Ferreri (un estratto)

Maggio 17, 2021

Pubblichiamo un brano estratto da “Le cose giuste” di Silvia Ferreri (Rizzoli)

Dall’autrice finalista al Premio Strega, cinque storie di donne che la vita ha scelto di sfidare. E che hanno scelto di raccontarsi, e di ricominciare.

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Quando tutto è pronto, quando tutta la loro vita è stata caricata sul furgone, esce Marisa, per ultima.
In braccio porta due bambini piccoli, come una Madonna dalla doppia maternità, come una profuga sotto le bombe, a capo basso, piegata sui figli per proteggerli.
Il dettaglio che ricorda sempre, ogni volta che torniamo a parlare di quella sera, è che ha comprato due pigiami nuovi, uno blu con le macchinine per Francesco, uno rosso con i gattini per Ottavia. Della fuga in Egitto, la sua mente prostrata ricorda i colori dei pigiami dei suoi figli.
La fanno sistemare dietro, i sedili dell’auto abbassati; lei si stende con Francesco alla sua sinistra e Ottavia alla sua destra. Da allora, a ogni nuovo viaggio li disporrà così. Come in un copione ripetuto in cui ogni dettaglio deve restare uguale, pena la condanna, pena la morte, a ogni nuova fuga Marisa viaggerà per centinaia di chilometri abbracciata ai figli, con il piumone giallo steso sul retro della macchina, le copertine per avvolgerli, una borsa frigo con il cibo, delle bottiglie d’acqua, un fornellino da campeggio, delle bacinelle, perché a ogni sosta, in ogni casa, in ogni località protetta lei possa provvedere a nutrirli, a lavarli, ad accudirli.
In un clima tesissimo e in assetto d’allarme, alla mezzanotte del 18 ottobre del 1997, Pino e Marisa Masciari lasciano Serra San Bruno per recarsi in una località protetta, ignota a tutti, ignota anche a loro.
Davanti a loro viaggiano alcune auto apripista, perché il rischio è alto, il rischio che qualcuno per una soffiata li aspetti fuori paese o sulla strada verso il Nord.
Distesa in macchina con i suoi figli, Marisa vede scorrere accanto a sé luoghi e ricordi. Vede le strade, le scuole, i paesi costruiti da Pino. Vede i suoi pazienti, la sua casa, i suoi fratelli. Vede sua madre che ha già perso un figlio e che potrebbe non sopravvivere a questo nuovo dolore. Vede la tata, gli amici del mare, lo chalet in montagna, i negozianti di fiducia. Vede tutte le piccole particelle di vita da cui ogni universo umano è composto, quello che ci costruiamo pazientemente e delicatamente nel luogo in cui scegliamo di vivere, giorno dopo giorno. Quello che fa di ognuno di noi una persona felice, completa, compiuta. Vede tutto questo scorrere e restare indietro insieme alle luci dei lampioni che illuminano la sua terra, sui cui piloni risalta, scolpita nel cemento, la scritta MASCIARI COSTRUZIONI.
Niente sarà più com’era.
Chiude gli occhi e cerca di quietare il suo cuore. Conta i battiti e si calma. Perché quello che stanno facendo è la cosa giusta. Affidarsi alle istituzioni, mettersi nelle mani dello Stato, consegnargli la propria vita, è la cosa giusta. Perché pensi che non ti tradirà, non ti lascerà mai solo. Lo Stato sarà sempre al tuo fianco, come un buon padre di famiglia, davanti a te per aprirti la strada e dietro di te per guardarti le spalle.
Sei mesi, al massimo un anno. Il tempo di chiudere le operazioni cominciate con le denunce di Pino. Il protocollo dice che nessuno deve sapere dove andranno, nemmeno loro. E loro si fidano, si consegnano, si rimettono. Senza fare domande. Non dubitano nemmeno per un secondo che quello che stanno facendo sia la cosa giusta.

(Riproduzione riservata)

© Rizzoli

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La scheda del libro: “Le cose giuste” di Silvia Ferreri (Rizzoli)

Copertina di: Le cose giusteDi che pasta siamo fatti lo scopriamo soltanto quando la vita ci mette alla prova. Quando qualcosa si rompe e ci costringe a raccogliere i pezzi, a rialzarci e ricominciare. Le protagoniste di questo libro sono state sfidate dal destino: le esistenze che si erano costruite, fatte di amore, di sogni, di famiglia, sono crollate in un soffio, lasciandole scoperte dove fa più male. Tutte, a un certo punto, sono state costrette a chiedersi quale fosse la cosa giusta da fare. Come Marisa, che per ribellarsi alla ‘ndrangheta ha messo sul piatto la sua vita e quella dei suoi bambini. O come Marica, con le speranze appese a un filo mentre aspetta di diventare madre. Cristina, tradita dalla Chiesa amatissima, si domanda quanta fede occorra per salvarsi davvero. Poi c’è Annarita, che con tutto l’amore tenta di prendersi cura di una figlia in lotta con il proprio corpo. E infine Valeria, che con forza straordinaria si riappropria di ogni desiderio che la sorte vorrebbe negarle. Cinque donne, cinque storie vere, che Silvia Ferreri ha scelto di raccontare maneggiandole con la stessa attenzione che si riserva alle materie incandescenti, per mettere in luce quel nocciolo duro, quel punto nascosto, ma insospettabilmente potente, che di fronte alle difficoltà ci rivela con certezza chi siamo.

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Silvia Ferreri, giornalista e scrittrice, è nata a Milano e vive a Roma con un marito fotografo e i loro tre bambini. Ha collaborato con “la Repubblica” e il “Corriere della Sera”. In Rai dal 2010, dal 2019 è autrice e voce di Mangiafuoco sono io, in onda su Rai Radio1. Dal 2021 è giornalista del Giornale Radio Rai. Il suo romanzo d’esordio, La madre di Eva, è stato tradotto in spagnolo, francese e cinese ed è stato finalista al Premio Strega 2018

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