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CARAMELLE DAI CONOSCIUTI di Aldo Pagano: incontro con l’autore

maggio 26, 2021

“Caramelle dai conosciuti. Un’indagine di Emma Bonsanti” di Aldo Pagano (Piemme): incontro con l’autore e un brano estratto dal libro

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Aldo Pagano, nato a Palermo nel 1966, ha vissuto a lungo a Roma, Bari, Milano, Como. Ex giornalista ed ex sommelier, fra le tante altre cose che ha fatto gli piace ricordare gli anni nelle pubbliche relazioni e il lancio di un chiosco da spiaggia. La protagonista di Caramelle dai conosciuti, il sostituto procuratore Emma Bonsanti, è apparsa anche nei suoi primi romanzi, La trappola dei ricordi e Motivi di famiglia (finalista del Premio NebbiaGialla), tutti nel catalogo Piemme.

Abbiamo chiesto ad Aldo Pagano di raccontarci qualcosa su questo suo nuovo romanzo: Caramelle dai conosciuti. Un’indagine di Emma Bonsanti (Piemme)

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«Emma Bonsanti, la protagonista dei miei romanzi, è nata perché a un certo punto non potevo fare a meno di lei», ha detto Aldo Pagano a Letteratitudine. «In realtà, però, non la creo per farla diventare un personaggio ma avevo bisogno di lei in un periodo lungo e drammatico in cui erano davvero troppe le cose della mia vita che funzionavano male.

All’inizio perciò Emma è stata una sorta di guida psicologica che rappresentava l’incrocio di tre donne che ho molto amato e ho perso per strada senza neanche accorgermene, e è stata utile non per le risposte che mi aiutava a trovare ma per le domande che mi obbligava a pormi. Solo in un secondo momento mi si è proposta come magistrato alla ricerca di una verità temporanea sospesa sulla realtà dei fatti perché, da ex giornalista, è sulla realtà dei fatti che mi interrogo. Anche in questa terza storia, quindi, il pm Bonsanti indaga su un delitto che ha significativi risvolti sociali facendo luce sui meccanismi che si muovono dietro l’apparenza per ricostruire tutto il contesto in cui si è svolto l’omicidio. Siamo a Bari, al Libertà, un quartiere bello ma disagiato. In un cortile della fatiscente ex Manifattura dei tabacchi viene trovato il cadavere di Matteo Cardone, un personaggio profondamente divisivo: per molti cittadini è un benefattore perché con il suo circolo Hobbit distribuisce indumenti e pacchi alimentari ai bisognosi e organizza attività didattiche per i bimbi; altri, invece, lo vedono come il leader violento di un circolo neofascista che semina odio. Emma Bonsanti, che la pensa come questi ultimi, comprende subito quanto l’inchiesta possa incendiare gli animi tanto più che l’omicida sembra essere un ragazzo etiope attivo nel mondo del volontariato, Samuel Saleh, che poche ore prima aveva fatto irruzione al circolo Hobbit minacciando pubblicamente di morte Cardone. Vittima bianca e sospettato nero, quindi. Mi interessava porre la mia Emma, che è una donna forte e di sinistra, di fronte a un’inchiesta che ne minasse le convinzioni profonde e la portasse a confrontarsi con giovani che, come lei decenni prima, seguono ideali che tuttavia sono opposti rispetto a quelli in cui credeva Emma. Ho scelto di ambientare Caramelle dai conosciuti a maggio dello scorso anno perché uno dei temi che intendevo sviluppare era quello del razzismo, un virus metaforico, e ho trovato fosse funzionale alla narrazione inserirlo in un periodo segnato dalla presenza di covid, un virus reale. In sostanza, due pericoli che si rafforzano nel silenzio e emergono quando è ormai troppo tardi per non infettarsi. Non è un romanzo sul covid, tuttavia, sono altri gli elementi attorno ai quali si sviluppa. C’è il modo in cui l’indagine viene raccontata dalla stampa, e quindi la manipolazione della verità e la creazione di false emergenze; l’influenza di certe élite e la loro capacità di strumentalizzare le passioni giovanili; un sistema economico che produce il disagio e con esso le ansie e le paure che divampano poi in rigurgiti neofascisti. É con queste realtà che Emma deve fare i conti per arrivare alla fine, dicendola con Mahfuz, a distinguere un filo bianco da un filo nero».

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Un estratto del romanzo “Caramelle dai conosciuti. Un’indagine di Emma Bonsanti” di Aldo Pagano (Piemme)

Alla fine ce la fa, Matteo, apre gli occhi.
A stento, le palpebre pesano quintali.
Buio fitto, questo vede.
E dolore pauroso, questo prova.
Dappertutto.
Dopo istanti che durano secoli, gli appare di fronte una sagoma snella, altissima. Che pencola a destra. E poi a sinistra e a destra e a sinistra e ancora a destra.
Cristo, non sta ferma!
Chiude gli occhi. Li riapre, dopo un po’, sforzandosi di fissare quella cosa che schizza in aria disegni sghembi.
È una ciminiera, ora Matteo la intuisce, un punto esclamativo che la luna stralcia più chiara dal cielo cupo. Ruota il collo lentamente. Attorno a sé scopre i contorni di un edificio diroccato e uno spiazzo con il selciato divelto da ciuffi di erbacce.
Lui se ne sta seduto a terra, la schiena appoggiata a un muro, le gambe stese sul cemento, le braccia abbandonate lungo i fianchi. La testa che gli scoppia.
E adesso ricorda.
È confuso, ma adesso ricorda quante mazzate ha preso. Non lo ammetterà con nessuno, ma non era mai stato tanto umiliato. Ha pianto, pure, per un momento, sentendo per la prima volta in vita sua la morte arrivare. Un pianto di rabbia perché puoi anche sognarlo, puoi anzi desiderarlo con tutto te stesso, di andare incontro alla morte con il sorriso in bocca, ma quando la morte ti è vicina se ne infischia dell’estetica dei tuoi ideali e ti caccia in mezzo agli altri. Uguale agli altri. Per un momento.
Ma ora quel momento è il passato e il presente di Matteo è una scintilla attiva e dinamica che sfrega da qualche parte dentro di lui appiccando un nuovo vitale fuoco di energia che lo spinge verso un futuro di vendetta contro chi lo ha umiliato. E allora piazza il palmo di una mano sul cemento e fa leva sulle gambe, provando a tirarsi su. Ma la testa gli scoppia, lo abbiamo detto. E soffre come non ha mai sofferto. Dappertutto. Mentre il cielo torna buio.
Riesce a sollevarsi di pochi centimetri, ma quando ripiomba al suolo è come se si spiaccicasse da un chilometro di altezza. Dolore pauroso, questo prova. E gli sforzi vani di richiamare i muscoli agli ordini, e un senso di prostrazione mai patito prima. Il niente, questo si sente. Matteo. Un essere inutile in mano a un destino baro, che gioca con lui lanciandolo come un dado fra le onde di un oceano. È gonfio in volto, questo lo capisce, eppure riesce a sentire le lacrime scivolargli sulle guance come se scendendo gliele scavassero.
Sta di nuovo piangendo, dunque, quando avverte un rumore alla sua destra, come un sasso che rotola nel vuoto. Piange, Matteo, mentre con l’occhio pesto vede un’ombra nell’ombra muoversi verso di lui.
«Non ammazzarmi» supplica, una mano protesa verso il rumore.
L’ombra si china su di lui. Matteo la sente, non riesce a vederla.
«Non ammazzarmi» ripete, afferrando un braccio dell’ombra.
L’ultima cosa che vede, Matteo, è un bagliore psichedelico. Una lama di luce che dall’ombra gli si riflette negli occhi.
Poi, è solo la percezione di questo liquido caldo che scivola giù dalla gola e si allarga sulla maglietta.
E una sensazione di pace, finalmente.
E il buio infinito.

(Riproduzione riservata)

Pubblicato per Piemme da Mondadori Libri S.p.A.
© 2021 Mondadori Libri S.p.A., Milano
Copyright © Aldo Pagano
Edizione pubblicata in accordo con Donzelli Fietta Agency srls

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La scheda del libro: “Caramelle dai conosciuti. Un’indagine di Emma Bonsanti” di Aldo Pagano (Piemme)

Un cadavere rinvenuto nella Manifattura dei Tabacchi, una fabbrica abbandonata nel degrado del quartiere Libertà di Bari, il corpo massacrato di botte e la gola recisa con un colpo netto, chirurgico: è questo il nuovo caso che il sostituto procuratore Emma Bonsanti deve affrontare in una primavera che il virus rende diversa da tutte quelle che l’hanno preceduta. La vittima, Matteo Cardone, è un uomo difficile da collocare. Un benefattore, per alcuni, l’unico che è arrivato nei luoghi dimenticati dalle istituzioni già prima del lockdown, distribuendo cibo a tutto il rione. Un fascista, razzista e pure violento, per altri, tra cui sarebbe facile annoverare anche Emma, se non fosse. Se non fosse che è stato ammazzato brutalmente e tocca mettere da parte i pregiudizi e rimangiarsi le facili sentenze. Tutto si complica quando spunta la pista di un possibile indagato: si tratta di Samuel Saleh, compagno etiope della figlia del più stretto collaboratore di Emma.
Poche ore prima del delitto, infatti, Saleh aveva minacciato Cardone e i due, proprio quella notte, si sono incontrati davvero. Oltre a tutto, Samuel ora ha fatto perdere le tracce, moltiplicando quelle voci che già lo vedono colpevole. Spetterà a Emma districare la matassa aggrovigliata di questo nuovo caso. Spetterà a lei andare al di là dei preconcetti e delle facili verità dell’una o dell’altra fazione. Spetterà a lei frugare tra gli indizi e raschiare il fondo più abietto della ferocia.
Aldo Pagano, guardando al dramma con profondità e insieme ironico distacco, ci racconta un giallo perfettamente congegnato, ma ci mette anche davanti agli occhi tutte le contraddizioni e le false convinzioni di cui siamo vittime. Inconsapevoli?

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