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LE ORE PIENE di Valentina Della Seta: incontro con l’autrice

Maggio 31, 2021

Le ore piene “Le ore piene” di Valentina Della Seta (Marsilio): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

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Valentina Della Seta vive a Roma – dove è nata nel 1974 – e scrive di letteratura, cinema e costume per il venerdì di Repubblica, Icon e Rivista Studio.

Per Marsilio ha appena pubblicato il romanzo “Le ore piene“. Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Ho scritto Le ore piene nell’arco di tre anni», ha detto Valentina Della Seta a Letteratitudine. «Sono partita senza un progetto preciso, all’inizio avevo più che altro bisogno di elaborare un dispiacere amoroso. Era qualcosa che mi occupava la mente in modo totale, mi sono resa conto di non poter scappare, tanto valeva costruirci intorno le giornate. Ho cominciato a sedermi quasi ogni giorno per tre o quattro ore, disponendomi a scrivere. Dopo qualche mese avevo un centinaio di pagine in prima persona in cui raccontavo una serie di esperienze che avevo vissuto. Ma rileggendole mi sono accorta che si trattava di materiale troppo personale, e soprattutto che mancava una voce. Così le ho messe da parte e ho ricominciato da capo.

Per trovare una voce e per iniziare a inventare ho dovuto creare una distanza tra me e la protagonista. È uno spazio dove ho lavorato in uno stato che univa concentrazione assoluta e assenza di pensiero, è stato come preparare un tuffo con la massima attenzione per poi saltare in acque opache e profonde. Non avevo idea di cosa avrei trovato.

La storia parte da una solitudine, e dall’incontro tramite un’app tra una donna di quarant’anni di cui non conosciamo il nome e un uomo di trenta chiamato P.  La protagonista pensa di avventurarsi in un diversivo alla noia, un’emozione facile da gestire. Invece con P. la travolge qualcosa di inaspettato. Si rende conto molto presto che tutte le cose che la caratterizzano – il posto dove vive, il lavoro che fa, i legami che ha stretto nel corso degli anni, le priorità e i gusti che credeva di avere – davanti a lui non le servono a molto. A un certo punto, nella stanza di P., la donna si osserva allo specchio e si sente l’incarnazione di una fantasia che non la riguarda del tutto. Forse il romanzo nasce da qui, dal tentativo di capire e rivelare quali siano i suoi desideri più profondi, quelli che non subiscono le influenze o  i condizionamenti esterni, che mettono in imbarazzo o spaventano ma nello stesso tempo sono in grado di creare una vera, intima connessione con un altro essere umano.»

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Un brano estratto dal libro: “Le ore piene” di Valentina Della Seta (Marsilio)

Le ore piene

La via era breve, a senso unico, senza negozi. Da una parte c’era una fila di garage con le saracinesche abbassate, ho cercato di non guardarli, mi facevano venire in mente immagini spaventose di botole e ganci da macellaio. Mi sono girata. Il posto giusto era dall’altro lato. Un palazzo anonimo, edilizia residenziale anni Sessanta tipica di quella zona della città, cemento grigio e mattoncini chiari. Accanto a un cancelletto di ferro c’era una placca con una manciata di pulsanti. Ho visto cognomi stampati su tutte le targhette tranne una, dove comparivano due iniziali scritte a penna. Ho digitato un messaggio: «Sono qui.» Il cancello è scattato, subito dopo mi è arrivata una risposta sul telefono: «Sali a piedi, terzo piano.»

Sono entrata in un cortile, in fondo c’era un portone lasciato aperto per metà. Ho esitato, poi l’ho oltrepassato. Ho tolto gli occhiali da sole, ho atteso qualche secondo per lasciare che gli occhi si abituassero al cambiamento di luce. La parete era occupata da uno specchio affumicato che filtrava i difetti. Mi sono fermata. Non avevo specchi grandi a casa e non ero abituata a vedermi con i tacchi. Mi piacevo. Per un attimo ho pensato di voltarmi e correre via, poi ho preso un respiro profondo e ho iniziato a salire le scale. Appoggiavo solo la punta delle scarpe per non fare rumore, mi reggevo al corrimano dipinto di verde acqua, ho immaginato i secchi con gli avanzi di vernice marina portati in città dalla ditta di ristrutturazioni per risparmiare. L’ansia alimentava pensieri a caso e potenziava l’udito. Sentivo ticchettii di posate, scarichi d’acqua e centrifughe di lavatrici, rumori del presente in un giorno qualsiasi su un pianeta surriscaldato. Sono arrivata al terzo piano, mi sono fermata davanti a una porta accostata. Ho trattenuto il respiro mentre mi domandavo se fosse meglio bussare, suonare o entrare direttamente.

La porta si è aperta. Era P., sorrideva, aveva i denti bianchi, piccoli e dritti. I capelli, neri e lucidi, erano tagliati corti. Indossava jeans stretti, scarpe da ginnastica, una maglietta bianca. Al collo ho intravisto una catenina d’oro sottile. Lo sguardo era identico a quello della foto, sembrava dire: non prendere niente troppo sul serio qui dentro. Invece ha detto: «Prego, entra.» Ho riconosciuto la voce, ho fatto caso all’accento del Sud che al telefono mi era sfuggito.

La casa era piccola e ordinata, all’ingresso c’era un corridoio con una fila di armadi a specchio bene illuminati, questa volta non ho avuto il coraggio di guardarmi. Più avanti c’era un salotto con il divano, un tappeto, la tv e un tavolo da pranzo con quattro sedie. La stanza aveva due finestre con le tende bianche, le serrande tirate su per tre quarti. Ho visto il cielo con qualche nuvola solitaria, altri palazzi e balconi, antenne e motori di condizionatori, sullo sfondo un pezzo di cupola di San Pietro. P. mi girava intorno, mi studiava. Io restavo ferma per lasciarglielo fare. A un certo punto mi sono resa conto di buttare tutto il peso sul lato sinistro del corpo, ho cercato di riportarlo sul piede destro ma così mi sentivo storta. Avevo l’impressione di essere capitata per errore nell’appartamento di uno studente, vestita in modo inadatto a una visita di pomeriggio. Non mi sarei stupita di trovare sul tavolo un libro di esercizi di matematica con accanto gli avanzi di una merenda. C’era solo una bottiglia di vino rosso, chiusa, con due bicchieri e un apribottiglie. «Vuoi bere?» ha domandato.

Ho chiesto dell’acqua. P. si è voltato, è entrato in una piccola cucina senza finestre, ho osservato il suo modo di camminare, mi sono detta che avevo fatto la scelta giusta. Quasi subito è tornato con una bottiglia d’acqua, la stringeva nella mano quadrata, ha detto: «È fredda.» Ho sentito salire nella gola una sete accecante, P. ha riempito un bicchiere fino all’orlo e me lo ha passato. «Grazie» ho risposto, cercando di ignorare il ricordo delle voci che durante l’infanzia mi avevano ripetuto di fare attenzione ai liquidi gelati. Ho mandato giù l’acqua in un fiato, ho iniziato a tremare. «Hai paura?» ha chiesto. Si è avvicinato, ha domandato: «Posso abbracciarti?» Ho risposto di sì, ho chiuso gli occhi. Annusavo il profumo sulla stoffa della sua maglietta, sapeva di ammorbidente, deodorante spray e sudore di maschio giovane. Siamo rimasti così per qualche secondo, poi P. ha fatto due passi indietro e ha detto: «Quando vuoi iniziamo.»

(Riproduzione riservata)

© Marsilio

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La scheda del libro: “Le ore piene” di Valentina Della Seta (Marsilio)

Al centro di questo romanzo sta una donna di quarant’anni che, in certe sue abitudini, somiglia a un’adolescente cresciuta. È una donna desiderabile che ama il profumo alla vaniglia e bere vino sul divano, anche da sola, e che, quando la incontriamo, stesa a letto, con un computer in mano, è annoiata. Traduce, si guadagna da vivere con le parole, attività che non è proprio un lavoro, ma non è nemmeno come essere disoccupati. La donna, di cui non conosciamo il nome ma vediamo bene il corpo, decide di rispondere a un annuncio su un sito di incontri sessuali. Dopo qualche minuto, le scrive P. Nella foto profilo di P. ci sono due mani di uomo, curate. Alla donna piacciono le mani, e le gambe. Dopo qualche momento di esitazione e qualche messaggio, decide di incontrare P. e così, un pomeriggio, va a casa sua. Il sito è un sito per incontri erotici, anche sadomaso, ma P. non ha l’aria del master, anzi, somiglia a uno studente, con i jeans neri e la polo ben stirata. La donna si innamora, e anche P. si innamora, ma il coraggio di P. sembra fermarsi a quelle ore, pomeriggio dopo pomeriggio, in cui i due amanti si toccano e si trovano. Ore piene di una vita che né l’uno né l’altra, in fondo, vogliono o possono permettersi. Con Le ore piene, Valentina Della Seta esordisce con maestria nella narrativa italiana e ci consegna un romanzo di sensualità e misura, di eccezionalità e sorprese improvvise nei vicini della porta accanto. Finalmente, anche in italiano, è stata scritta, con una donna e un uomo di oggi, con app per incontri di oggi, una storia conturbante e dolente come Il diavolo in corpo.

 

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