Home > PoesiaNews > “Anche l’ultimo argonauta se n’è andato” di Carlo Di Francescantonio (poesie)

“Anche l’ultimo argonauta se n’è andato” di Carlo Di Francescantonio (poesie)

giugno 7, 2021

“Anche l’ultimo argonauta se n’è andato” di Carlo Di Francescantonio (RP Libri)

 * * *

di Helena Molinari

Che ci sono disegni, biglietti e affetto.
Cè tanto di questo tempo e di questo tempo l’eccesso.
C’è l’inseparabile musica, con piglio traslucido e critico verso il tamburino deludente d’ arroganza che impera, un po’ dappertutto, e uccide di consumismo facile nell’ imbuto imbellettato degli anni 80, eppure non passano troppe ore tra una visita e l’altra in libreria.
C’è l’essere sempre figlio nel precario esistere a cercar lavoro, ma c’è anche il figlio, il figlio e basta. C’è l’inadeguatezza che somiglia all’adolescenza per l’impeto dei sogni che ancora si ha la forza di sognare.
C’è incanto anche nel disincanto.
C’è la stanchezza di chi fallisce e la speranza di un regalo, c’è il rumore di un cimitero e c’è cinema e cinema. In quest’ultimo lavoro di Carlo Di Francescantonio si affina e si riconferma il talento innegabile del poeta vero, altro rispetto a stilemi e temi.
Né titoli né sottotitoli.
Bestemmia poesia persino dalle più disarmanti sue o altrui verità, senza filtri più che mai e più di sempre le chiama per nome, che ne senti il peso eppure volano!
Grazie Carlo, un vero piacere leggerti.

[Nella foto: Carlo Di Francescantonio ed Helena Molinari – da Levante News]

 * * *

“Anche l’ultimo argonauta se n’è andato” di Carlo Francescantonio (RP Libri): dalla prefazione e dalla postfazione del libro

Carlo di Francescantonio pare odiare i poeti e forse pure la poesia. Ma non solo. Sembra quasi che l’autore ce l’abbia un po’ con tutto quel mondo patinato che primeggia ovunque e spesse volte anche senza alcuna merito­crazia. Ma di France­scantonio usa proprio il mezzo poetico per esprimere il suo di­sagio, dunque si può parlare di un odio che viene dal vero amore per la poesia così come per la vita (o per l’utopia di una vita). E così la poesia di­venta anti-poesia, quasi priva di liri­smo, composta invece di una lucida invettiva, a volte, come anche di un sottile sarcasmo. Il ritmo martellante e perentorio permea il discorso piano e non ha nessun pietismo nel dimo­strarsi nudo e crudo nel suo appa­rente distacco. […]

dall’introduzione di Antonio Bux

 * * *

[…] Ma in questo Argonauta la presenza pasoli­niana non è sacralizzata, per quanto laicamente, come accade in casi simili. Pasolini è infatti una spe­cie di involontario eroe eponimo di una pratica poetica all’in­segna dell’indignazione. In un’altra poesia, Una barca che fa acqua (da tutte le parti), a un certo punto si evoca una scritta vista lungo una strada. Nel lungo e accidentato percorso che ha portato finalmente questo Argonauta al suo porto, è caduta tra le altre anche un’altra poe­sia in cui si evocava una scritta mu­rale; si in­titolava Articolo n. 2 e recitava fulminea: «ricordo un muro sici­liano / diceva chi butta spaz­zatura qui amorirri». Po­tremmo in­somma parlare per di Fran­cescantonio di una vera e propria poetica della scritta murale, che è però anche, pari pari, una poetica dell’invettiva (e infatti Una barca che fa acqua procede esemplarmente così: «ad ogni viaggio mi dico / dovrei fotografare l’invettiva / alla fine non è altro che una bellissima poesia») e che rea­lizza quindi in questo senso il portato pasoli­niano, più o meno conscio (non importa) di questi versi. Invet­tiva e linguaggio prosaico che ri­conducono all’ultima stagione di Pasolini, quella di Trasumanar e organiz­zar (che di France­scantonio, a sentire quello che ci dice, non ha letto: ma, di nuovo, non importa, perché il pasoli­nismo or­mai esiste anche a prescindere dai suoi testi), condotta in parte sugli stessi ber­sagli (la società contem­poranea, la poli­tica, per­sino quella spe­cie di secondaria “muta­zione antropolo­gica” che sono stati gli anni Ottanta…), in parte su bersagli di­versi (soprattutto i poeti, vero e proprio oggetto di ossessione di questa raccolta). […]

dalla postfazione di Marco Berisso

  * * *

Carlo di Francescantonio (Santa Margherita Ligure, 1976), collabora con il Festival della Parola di Chiavari e si occupa di poesia sul blog «Letteratitudine». Ha pubblicato tre romanzi e otto raccolte di poesia. Tra queste, Memorabilia. Poesie 2000-2015, con la prefazione di Alessandro Fo,e Uomini in fiamme, scritto con Mirko Servetti. Ha partecipato al disco di poesia e musica elettronica Poème électronique. 2016/2020, nato dall’omonima rassegna letteraria.È presente nelle antologie Umana, troppo umana. Poesie per Marilyn Monroe (Nino Aragno 2016) e Voci dall’esilio (Circolo Letterario Banchina 2020) nelle riviste «Atelier Poesia», «Banchina», «Mirino», «Satisfiction», «Fluire» e all’interno della collana «Poeti e Poesia» a cura di Elio Pecora.

* * *

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook TwitterInstagram

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: