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LE FURIE di Valerio Callieri: incontro con l’autore

giugno 16, 2021

“Le furie” di Valerio Callieri (Feltrinelli): incontro con l’autore e un brano estratto dal romanzo

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Il libro sarà presentato a Taobuk, festival letterario di Taormina, domenica 20 giugno alle h. 15:30, a Palazzo Ciampoli (Taormina, ME)

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Valerio Callieri è nato a Roma nel 1980. Ha scritto e diretto il documentario I nomi del padre. Vive a Ciampino, al margine del raccordo anulare e degli aerei in decollo. Feltrinelli ha pubblicato Teorema dell’incompletezza (2017), vincitore del Premio Italo Calvino.

Di recente, ancora per Feltrinelli, è uscito il nuovo romanzo di Callieri. Si intitola Le furie.
Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

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Ho scritto questo romanzo per comprendere meglio quello che ho visto accadere a una donna», ha detto Valerio Callieri a Letteratitudine. «E poi, nel tempo, l’ho visto accadere nuovamente ad altre donne – amiche per lo più, con cui avevo un rapporto piuttosto blando -, troppe volte. “Troppe” è ovviamente l’aggettivo ingenuo di un uomo che non immaginava la quantità di violenza subita dalle donne.
Eppure: non c’è nulla di biografico. Credo che a volte dobbiamo tradire la realtà per evitare che la realtà ci impedisca di trovare il senso profondo. Banalmente, credo nel romanzo. Questo aforisma vagamente compiaciuto significa anche che ho cercato di osservare la storia da diversi punti di vista, quello della donna ovviamente, ma anche quello dell’uomo, del “carnefice”.
Clementina, la protagonista, dopo aver rivisto un uomo a distanza di trent’anni, inizia un percorso difficile: prova a “chiamare” ciò che per lei non aveva mai avuto nome. Non era mai stata in grado di elaborare gli abusi subiti in gioventù da Leonardo. Ma anche l’uomo, il colpevole, scopre qualcosa: il ragazzo accanto a Clementina è anche suo (di lui) figlio.
Mi premeva mettere in evidenza l’inconciliabilità tra le diverse visioni dei personaggi. Evitare il Bene e il Male. E, paradossalmente, mostrare quanto il cosiddetto Male sia seducente; quanto il personaggio più oscuro sia carismatico e fragile allo stesso tempo. Credo che in fondo sia questo il problema degli esseri umani: la nostra vita non assomiglia per nulla ai film hollywoodiani degli anni Ottanta in cui il Cattivo cammina, con una freccia rossa indicatrice sopra la testa, fino alla sua sconfitta, catarsi finale in cui tutti ci sentiamo soddisfatti, dal lato giusto della morale.
Uno dei dilemmi del romanzo è questo: che forma assume la giustizia quando la legge non è più in grado di intervenire? Per l’appunto, il titolo allude alle Furie, antiche divinità della vendetta. È come se, convocate dagli eventi, si staccassero dalla notte dei tempi dopo per diventare parte della storia: da un lato prendono la forma dei rimorsi e del risentimento dei personaggi, dall’altro di un gruppo di donne che inizia a perseguitare gli autori delle violenze e degli abusi sessuali».

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Un brano estratto dal romanzo “Le furie” di Valerio Callieri (Feltrinelli)

Le furie

Non sono così sicuro di averlo vissuto a lungo, l’amore. Anche se ci sentiamo speciali e unici e benedetti da qualche divinità eccitante, la prima forma dell’amore è abbastanza universale: la scoperta della pelle dell’altro che non è minimamente come ce l’aspettiamo, è più fredda o morbida o gracchiante o fumosa, ma dopo qualche giorno diventa il termometro del resto del mondo, la pelle non più confine, la pelle una materia prima di un altro paese, necessaria per far andare avanti le nostre industrie per sfamare le nostre periferie per cominciare una nuova guerra. Il sesso come una cascata di neve e lava e miele e universi che ci esplodono in testa e impregnano i polpastrelli. La vita che finalmente inizia per davvero, l’essere umano che si partorisce un’altra volta, lontano da genitori e in viaggio lungo i fiumi, strade sconosciute e fiori luminosi di una luce che sbianca il passato e mostra i petali variopinti di domani. L’attesa che rintocca scoordinata nel nostro petto. La violenza oscena della dichiarazione io-ti-amo che cade come una goccia d’acqua gigante a mangiarsi il mondo su cui camminiamo e tutto prende il colore di quell’acqua. L’ingiustizia infame in cui si trasformerebbe la propria morte, quando la vita è così levigata e piena, l’aereo che non deve cadere, il nostro amore più forte della gravità. Essere in due, sempre, una patologia senza antidoto, le altre persone come antibiotici scaduti, le altre persone solo controindicazioni. La rovente sensazione di essere salvi, nelle mani del dottore-maestro-psicanalista giusto anche se non possiamo definirlo così, né tantomeno ammettere di essere umani, quindi alla ricerca di comprensione, riscatto, assestamento. La fine della possibilità umana di amare ventisette persone e mezzo contemporaneamente e la reductio ad unum sed completissimum, come avrebbe detto il mio professore di latino in confusione semantichetilica. La morte soffiata e implorata per gli amanti antichi che osarono sfiorare l’altro, povero ingenuo, sviato strappato mescolato con inganni ancestrali, ignaro del vero amore. Il momento in cui tossicchiamo con gli amici, abbandoniamo un discorso per dire che ehm… abbiamo conosciuto una persona, la sensazione conclusiva di non poter spiegare cosa significa quella nuova relazione agli abitudinari, logori, arresi, a tutti. La memoria come una droga stupida e noiosa che non vogliamo più prendere, le abilità le parole i godimenti di ieri asfaltati fino al prossimo inverno. Ma ogni coppia è da sola. Dopo un certo tempo trascorso insieme sulla terra, la sua forma non somiglierà più a nessun’altra. E se la prima forma dell’amore è qualcosa che conosciamo tutti, risulta invece molto più spinoso comprendere quello che accade oltre il confine, dove è probabile che le candele si spengano e nel buio affiori qualcos’altro.

(Riproduzione riservata)

@ Feltrinelli

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La scheda del libro: “Le furie” di Valerio Callieri (Feltrinelli)

Cosa succede quando riveliamo una violenza subita in un passato lontano? Quali sono le emozioni e le forme di una possibile giustizia? E nel frattempo, che persona è diventato il colpevole?
Clementina, alla guida della sua auto in compagnia del figlio Matteo, colpisce lo scooter di una ragazza e si allontana senza prestare soccorso. Disorientata dall’improvvisa apparizione di Leonardo, a trent’anni dal loro ultimo incontro, non si è accorta del semaforo rosso. In pochi attimi l’uomo riporta a galla in lei abusi che non è mai stata in grado di riconoscere come violenza. Ma anche Leonardo vede Clementina, e nota quel ragazzo sul sedile del passeggero di cui, intuisce dalla somiglianza, non può che essere il padre.
Matteo intanto, preoccupato per la ragazza, si mette sulle sue tracce. I due iniziano a frequentarsi e a poco a poco si avvicinano, attratti anche dal loro essere così diversi: ironico e smarrito Matteo, operatrice in un centro antitratta e impegnata politicamente Giulia. Nonostante Clementina schernisca le idee “buoniste” della ragazza, lo scontro fra le loro visioni del mondo le permette di affrontare la sua ferita rimossa, e Leonardo.
Sullo sfondo, con l’obiettivo di trovare l’assassino di una prostituta nigeriana scomparsa nei dintorni, agiscono le Furie: un gruppo misterioso che punisce gli uomini accusati di violenze sessuali ispirandosi al contrappasso dantesco.
Valerio Callieri conferma la sua capacità di chiamare in causa, nelle “questioni private” dei suoi personaggi, quelle roventi che attraversano la nostra società – le violenze esplicite contro le donne così come quelle più difficili da riconoscere, non meno tragiche e dolorose, e la loro complicata memoria.

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