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SESSO PIÙ, SESSO MENO di Mario Fillioley (recensione)

giugno 23, 2021

“Sesso più, sesso meno” di Mario Fillioley (66thand2nd)

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di Orazio Caruso

Inizia con un tono quasi scanzonato il romanzo “Sesso più, sesso meno” di Mario Fillioley, con una delle voci narranti, quella di Peppe, un insegnante quasi cinquantenne di Siracusa, che riflette sul sesso che fa con Arianna, una collega coetanea conosciuta da poco nella nuova scuola. Sulla base della recente esperienza egli formula una semiseria teoria: il “sesso più” è il sesso unito al coinvolgimento emotivo e sentimentale, “sublimazione di qualcosa niente affatto sessuale”, il “sesso meno” è invece il sesso depotenziato, molto piacevole, privo di pesi e di legami. Peppe e Arianna fanno “sesso meno” e sembra che ad entrambi vada bene.
Siamo, comunque, dalle parti di un testo polifonico in cui si alternano diverse voci narranti, maschili e femminili, le cui esistenze si distendono e si intrecciano in disinvolte liaison, che illudono il lettore di trovarsi in una divertente pochade durante la quale, con leggerezza, tutti vanno a letto con tutti. L’autore, con vera maestria mimetica, passa di volta in volta la parola ai personaggi, in modo che la vicenda sia “squadrata da ogni lato”, senza che ci sia una prospettiva privilegiata. Ogni personaggio scava sotto la superficie del proprio carattere per riportarne a galla il fondamento, il “grund”, direbbe Kundera.  Oltre ai due insegnanti, Peppe e Arianna, intorno ai quali si sviluppa una specie di girotondo alla Schnitzler, ecco sfilare il timido Luca, un giovane ricercatore in Veterinaria a Messina, che per arrotondare fa il cameriere in una pizzeria, l’energico Enzo, che, nello stesso locale, fa l’aiuto cuoco, la fiorente Brigida, una cinquantenne maestra di tennis, che si occupa dei fritti. Ma ci sono anche Sergio e Cristina, gli ex di Arianna e di Peppe e l’ex marito di Brigida. Per non parlare di Dolores, la cavalla studiata da Luca.
Il romanzo, attraverso un approccio divertente, a tratti esilarante, esplora i rapporti tra i sessi della generazione di mezzo e ne mette in rilievo i cambiamenti.
Peppe, che emerge come protagonista, con il suo intellettualismo autoironico, oscilla tra l’aspirazione al “sesso più”, (è ancora scosso da un divorzio non del tutto metabolizzato ed è molto stuzzicato dall’incontro con Cristina, “con queste cosce enormi e durissime che esplodono”, un prorompente amore giovanile), e il “sesso meno” che pratica con Arianna. Egli, però, fa, più o meno consapevolmente, delle mosse in modo che la relazione con la collega prenda un certo sviluppo: la porta in pizzeria, prova a raccontarle di sé, la conduce in ambienti marini e bucolici. Il paesaggio del litorale marino siracusano, che fa da colonna visiva ed emotiva alla vicenda, è descritto nella propria ambivalenza simbolica, in bilico tra il locus amoenus dell’Arcadia e la desolazione di Beirut dopo i bombardamenti dell’83. Anche Peppe, del resto, continua ad oscillare tra le aspirazioni paniche tardo romantiche, (appropriatissime le citazioni carducciane, un autore oramai percepito come desueto e fuori dal canone letterario) e le fantasie omicide inette e ridicole (il badile primo prezzo comprato da Brico) che lo fanno accostare all’Emilio Brentani di Senilità.
Ma il romanzo di Mario Fillioley non è un romanzo manicheo. Evita la trappola degli stereotipi. Le donne hanno voce, spiegano, con meno intellettualismi, ma con più consapevolezza e chiarezza le loro nuove ragioni. In particolare Arianna, la coprotagonista del romanzo, una donna dal profilo netto, una che sa bene cosa vuole: essere desiderata. “L’unica cosa che mi attrae in un uomo è il desiderio per me, che ci posso fare?” Lei, quindi, non ama l’altro, ma il desiderio che l’altro le rivolge, quel desiderio la immobilizza, la prende di piacere (quasi come la Francesca di Dante), non può non assecondarlo. Ama essere amata, desiderata, ma quando si presenta il pericolo di innamorarsi, allora fugge, come Angelica, chiude la relazione, senza ripensamenti, come ha fatto con Sergio, il collega di Educazione Fisica, un marcantonio dal cuore fragile. Arianna si nutre del desiderio altrui, se ne ciba, passando da un desiderante a un altro.
In questo quadro in cui è Arianna (e le altre) a dettare i nuovi “comandamenti”, non c’è più spazio per il “sesso più”, cioè per “andare oltre il sesso” e quindi sconfinare nell’amore: che è un’elaborazione millenaria della cultura umana. L’alternativa che, indirettamente, si propone è un ritorno primigenio alla natura “che fa il suo corso e tutto si svolge senza intoppi” come succede ai cavalli in accoppiamento, descritti da Luca, il ricercatore in Veterinaria, che “sono agiti da una forza che li sovrasta e gli comanda ogni movimento: non sanno cosa fanno, però lo fanno”.
Non c’è spazio per “il di più” dei ricordi, dei sentimenti, del retroterra personale e culturale, delle relazioni sociali, che sbiadiscono intorno ai personaggi. Quando Peppe prova a raccontare di sé, Arianna fa finta di non sentirlo, o alza il volume delle cuffie, e quando ricorda a Cristina (l’amore giovanile) alcuni momenti che avevano vissuto insieme, lei finge di non ricordare. Non c’è passato, non c’è spazio per il futuro. C’è solo il presente del “sesso meno”. Prendere o lasciare.
“Sesso più, sesso meno” è un romanzo che ci proietta in un mondo post patriarcale e soprattutto post matrimoniale. A tal proposito la citazione di Adorno letta dall’ex marito di Brigida: “La priorità cronologica non può fondare la gerarchia dei sentimenti”, pone una pietra tombale sull’istituto del matrimonio occidentale. Ci troviamo alle soglie di un’era nella quale le donne, sempre più disincantate, sono le domatrici del circo del “sesso meno” “depotenziato” (alleggerito come il cemento venduto dalle ditte mafiose), mentre i maschi fanno sempre più fatica a stare al passo del nuovo paradigma, combattuti tra l’ammaestrarsi al verbo, che andava bene fino a quando erano loro a reggere il gioco, e gli impulsi di rivalsa aggressiva, per fortuna (almeno in questo romanzo) inconcludenti e farseschi o confinati nell’immaginario.
Emblematica e a forte valenza simbolica è la scena in cui Peppe “alla ricerca del gambo infinitesimale di una margherita” incappa, disgustato, in un profilattico usato, correlativo oggettivo dello squallore contemporaneo.
Il romanzo, tuttavia, prende congedo in uno scenario nuovo, che sembra preludere a uno spostamento significativo della trama, a un inaspettato spiraglio idillico. Si passa dal bianco della pietra siracusana al nero del bosco etneo, tra castagni e ulivi, rasole e sbalanchi, vigneti e carrubi, in cui potrebbe rinnovarsi l’incanto epifanico di un “bellissimo novembre” “abbagliante come giugno”.

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La scheda del libro: “Sesso più, sesso meno” di Mario Fillioley (66thand2nd)

Peppe e Arianna sono due insegnanti, si vedono e fanno sesso. Non stanno insieme, forse vorrebbero o forse no, tutto sommato stanno bene così. Fanno tanti pensieri: parlano da soli, in macchina o affacciati al balcone, parlano di sé stessi a sé stessi, si credono il centro del mondo, e forse per questo non riescono a entrare davvero in relazione l’uno con l’altra.
Le vite dei due protagonisti incrociano quelle di altri personaggi, che prendono la parola in questo romanzo a più voci. Luca fa il cameriere nella pizzeria dove i due ogni tanto vanno e si diverte a osservarli. È un giovane ricercatore di veterinaria che arrotonda così e butta sempre tutto in etologia, non fa che ricamare teorie con le quali tenta di sedurre Brigida, una maestra di tennis molto più grande, anche lei costretta a un doppio lavoro. Sergio e Cristina sono i rispettivi ex di Arianna e Peppe: hanno sofferto a causa loro e ora hanno sete di rivalsa. Enzo fa l’aiutocuoco sempre nella stessa pizzeria, per lui le cose sono semplici: piace alle donne. Vede di nascosto sia Brigida che Arianna e non gli importa che abbiano altre relazioni.
Abitano tutti a Siracusa, in una Sicilia orientale benedetta dalla bellezza, si spostano in su e in giù tra la costa jonica e i paesi etnei, dandosi un gran daffare per nascondersi dagli sguardi altrui. La prossimità che si vive in provincia però li incolla gli uni agli altri e più tentano di nascondersi più danno nell’occhio. Mario Fillioley scrive un romanzo d’amore al tempo stesso ironico e travolgente, venato di una leggera malinconia.

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Mario Fillioley vive a Siracusa, dove insegna lettere alle scuole medie.
Ha pubblicato Lotta di classe (minimum fax, 2016) e La Sicilia è un’isola per modo di dire (minimum fax, 2018).

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