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PREMIO MONDELLO 2021: vincono Laura Forti, Giulio Mozzi, Alessio Torino, Lorenzo Tomasin

luglio 5, 2021

Premio Letterario Internazionale Mondello – 47a edizione 

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)

Vincono Laura Forti, Giulio Mozzi, Alessio Torino per l’Opera Italiana; Lorenzo Tomasin per l’Opera Critica

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Sono stati proclamati i vincitori della quarantasettesima edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello: sono Laura Forti con Forse mio padre (Giuntina), Giulio Mozzi con Le ripetizioni (Marsilio), Alessio Torino con Al centro del mondo (Mondadori), per la sezione Opera Italiana; Lorenzo Tomasin con Europa romanza. Sette storie linguistiche (Einaudi), per la sezione Opera Critica.

I vincitori sono stati eletti da un Comitato di Selezione presieduto dal Professor Giovanni Puglisi e composto da Enzo Mansueto, poeta e critico letterario, Francesco Musolino, scrittore e giornalista e Carola Susani, scrittrice.

Le scelte del Comitato di Selezione per la sezione Opera Italiana premiano romanzi molto diversi per stili e contenuti e testimoniano la vivacità e la varietà della narrativa italiana contemporanea.

Forse mio padre di Laura Forti (Giuntina) è un romanzo dalla semplicità solo apparente, oscilla tra memoriale e finzione e si presenta come un’indagine alla scoperta dell’identità dello sconosciuto con il quale, “forse”, la madre ha generato la narratrice.

Le ripetizioni di Giulio Mozzi (Marsilio) racconta di una mistificazione continua con una scrittura avvolgente, dal ritmo incalzante e ipnotico, in cui la ripetizione è l’unica realtà vissuta dal protagonista Mario.

Al centro del mondo di Alessio Torino (Mondadori) narra la provincia, la ribellione della gioventù e il dogma della fede, richiamando, senza mai snaturarsi, la potenza della narrazione di frontiera americana.

Per la sezione Opera Critica il Comitato di Selezione ha eletto vincitore il saggio di Lorenzo Tomasin Europa romanza. Sette storie linguistiche (Einaudi), un viaggio alla ricerca delle radici linguistiche europee, tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna.

I tre romanzi vincitori del Premio Opera Italiana, saranno sottoposti al voto di centoventi lettoriforti”, indicati da ventiquattro librerie di tutta Italia, scelte in partenariato con l’inserto Domenica de Il Sole 24 Ore. Le loro preferenze saranno espresse tramite votazione online e decreteranno il vincitore del Premio SuperMondello, riconoscimento che sarà consegnato a novembre a Palermo.

In considerazione della difficoltà connessa alla situazione pandemica e nell’auspicata ripresa di una vita normale, quest’anno il Premio Mondello Giovani sarà assegnato con una modalità eccezionale e transitoria coinvolgendo comunque alcune scuole siciliane. Ai migliori tre giudizi scritti dagli studenti, il Comitato di Selezione assegnerà il Premio alla Migliore Motivazione. Tutti i riconoscimenti saranno consegnati a novembre a Palermo.

La cerimonia di premiazione si svolgerà a Palermo il 19 novembre 2021.

 

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“La 47°edizione 2021 del Premio Mondello porta la cifra della ripresa morale, vorrei dire, prima che civile ed economica: la scrittura ci ha spesso accompagnato in questi lunghi mesi, quasi anni – ha dichiarato il Presidente della Giuria, prof. Giovanni Puglisi – nelle forme più diverse (romanzi, shorts stories, poesie, visual writing e altre forme di scrittura “aperta”), dando alla solitudine dei più il senso della comunità virtuale, legata saldamente da vincoli di cultura e di speranza.

Oggi il Mondello – sottolinea Puglisi – riprende, insieme al Salone del Libro di Torino, il suo cammino “storico” con gradualità e determinazione, aprendo orgogliosamente la sua porta virtuale sul mondo dei lettori “forti” e degli studenti, anche se, per quest’ultimi, in forma sperimentale. Il Comitato di selezione ha fatto un lavoro eccezionale, scegliendo proposte nuove e coinvolgenti. La proposta per i lettori del Premio per la critica è particolarmente significativa proprio nell’anno della diatriba sui valori e sulla fortuna dell’unione europea, ricercando le radici linguistiche plurali di questo nostro “vecchio” Continente”.

“Torna finalmente in presenza il Premio Mondello. La sua temporanea migrazione sui canali virtuali è stata necessaria per contrastare la pandemia, ma non c’è dubbio – commenta il presidente di Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore – che il rapporto diretto tra chi legge e chi scrive sia fondamentale. Per questa ragione, la prima volta del Mondello dopo il Covid sarà restituita al suo pubblico nella forma più completa possibile, con il coinvolgimento, seppure parziale, di scuole e librerie per il SuperMondello e il Mondello Giovani. Due riconoscimenti che ritornano dopo un anno di dolorosa assenza, a che non vediamo l’ora di fare ripartire”.

“Quella con il Premio Mondello è una collaborazione estremamente preziosa per il Salone Internazionale del Libro – commenta il Direttore del Salone del Libro Nicola Lagioia per l’autorevolezza e la vitalità che lo contraddistingue, per la sua capacità di intercettare le tendenze più interessanti della letteratura italiana e di chiamare a sé i grandi maestri della letteratura internazionale. Essere ancora insieme, dopo un periodo così difficile, è per noi un grande motivo di orgoglio e di soddisfazione”. 

Il Premio Mondello è promosso dalla Fondazione Sicilia in collaborazione con la Fondazione Circolo dei lettori, il Salone Internazionale del Libro, la Fondazione Andrea Biondo e d’intesa con la Fondazione Premio Mondello.

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APPROFONDIMENTI SUI LIBRI VINCITORI

“Forse mio padre” di Laura Forti (Giuntina)

Un percorso di guarigione scandito da parole scelte con precisione chirurgica, parole che scavano nella memoria e non hanno timore di costruirne una nuova

Poco prima di morire, una madre rivela alla figlia che l’uomo che l’ha cresciuta non è il suo padre biologico. Come uno sparo improvviso, una verità fino ad allora solo sospettata diviene certezza dolorosa. Un giovane conosciuto durante l’occupazione nazista e abbandonato subito dopo la guerra, è lui il padre. È lui quella presenza impalpabile con la quale la madre è sempre rimasta segretamente in contatto e che ha lasciato dietro di sé poche, labili tracce. È lui il forse padre. Inizia allora il tentativo di ricomporre, attraverso la letteratura, una storia familiare che non è solo biografia di un fantasma, ma un viaggio tra frammenti affilati, una corsa a perdifiato tra le ombre e le luci del passato. Cercando un padre mai conosciuto, una donna riacquista così la sua dimensione identitaria e profonda, trovando finalmente la forza di colmare il vuoto e di aprirsi al futuro. Il coraggio di guardare la vita dritto negli occhi, catturarla e ammansirla, fa di questo libro un romanzo dalla lucidità disarmante, un percorso di guarigione scandito da parole scelte con precisione chirurgica, parole che scavano nella memoria e non hanno timore di costruirne una nuova. Del resto, conclude la voce narrante di Forse mio padre, «quando la memoria non c’è, non basta o resta muta, dobbiamo costruircene una nostra. Dobbiamo avere fede nella fantasia ».

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“Le ripetizioni” di Giulio Mozzi (Marsilio)

Mario è un uomo che inventa storie, modifica la realtà, non è interessato alla verità, né sulle cose né sulle persone. Mario sfugge, per indolenza, all’obbligo di capire che tutti ci lega e tutti ci frustra. Vuole sposare Viola ignorandone la doppia, forse tripla vita. Anni prima è stato lasciato da Bianca, subito prima che nascesse Agnese, che forse è sua figlia o forse no. Tuttavia, se Bianca, spuntando dal nulla dopo anni, chiede aiuto, Mario subito accorre, disponibile ad accollarsi la paternità. È succube di Santiago, un ragazzo dedito a pratiche sessuali estreme, e affida alle fotografie la coerenza e consistenza della propria vita. Se dei giorni della vita di Mario possiamo dire – quasi sempre è il 17 giugno –, degli spazi in cui Mario si muove non siamo certi. La ripetizione è l’unica realtà di Mario. Con una scrittura avvolgente, sensuale e che procede per variazioni capitolo dopo capitolo, pur conservando un incalzare ipnotico, Giulio Mozzi in questo suo romanzo guida il protagonista, e chi legge, attraverso avventure in parte reali e in parte – ma la cosa è sempre indecidibile – del tutto immaginarie, portandoli a sfiorare le vite strane e misteriose di personaggi senza nome – il Grande Artista Sconosciuto, il Terrorista Internazionale, il Martellatore di Monaci, il Capufficio – che Mario contempla come enigmi incomprensibili e rivelatori. Arrivando, nell’ultima pagina, alla più orribile delle conclusioni.

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“Al centro del mondo” di Alessio Torino (Mondadori)

Alfiere del bene, vedetta del male, ultimo di una grande dinastia di “idioti” e fuor di squadra, ignaro fratello di Greta Thunberg, Damiano Bacciardi ha le sue radici in un orizzonte letterario che va da Paolo Volponi e Federigo Tozzi all’America di Faulkner e McCarthy.

Damiano Bacciardi vive con Nonna Adele, il nonno chiuso in un antico silenzio e Zio Vince, detto il Gorilla, a Villa la Croce, che nel borgo poco distante è stata ribattezzata “Villa dei Matti”, lungo uno stradone che si muove nel cuore delle colline marchigiane. Il miele dei Bacciardi, “la manna”, è celebre perché fa ingravidare le donne, così come è leggenda la quercia a cui si è impiccato il padre di Damiano e che è tornata a far foglie dopo dieci anni. Damiano è un ragazzo scosso da accessi violenti di malessere e segnato da una vitale ansietà: sente la natura, sente il volo delle rondini, il brusio delle api, il rotolio delle stagioni, e sa riconoscere la presenza del Demonio e il male degli uomini. Zio Vince trama per vendere la proprietà a gente che viene da lontano e Damiano se li immagina tutti con la faccia demonica di Trump che ha visto in televisione. Damiano sa di dover difendere Villa la Croce, di dover difendere la memoria della sua sgangherata famiglia e la bellezza talora limpida, talora mostruosa e selvatica, della natura in cui è cresciuto accompagnato da incubi, deliri e ventate di struggente dolcezza. Nonna Adele muore e la prospettiva di vendere si fa sempre più concreta: a quel punto Damiano obbedisce a un impulso sempre più convinto e quando, ultimi, arrivano “gli olandesi” e provano a farla da padroni, un disegno di riscatto si incide come la ramaglia di un albero, potente e severo, nella sua coscienza. Alfiere del bene, vedetta del male, ultimo di una grande dinastia di “idioti” e fuor di squadra, ignaro fratello di Greta Thunberg, Damiano Bacciardi ha le sue radici in un orizzonte letterario che va da Paolo Volponi e Federigo Tozzi all’America di Faulkner e McCarthy. Lo vediamo combattere una battaglia che dilata uno spicchio di provincia in un’allegoria del mondo, così minacciato, così offeso e purtuttavia così determinato a resistere.

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“Europa romanza. Sette storie linguistiche” di Lorenzo Tomasin (Einaudi)

Un viaggio alla ricerca delle radici linguistiche europee, tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna. Dal Mediterraneo all’Inghilterra, dalla penisola iberica al Mar Egeo, o lungo la porosa frontiera che corre a ovest e a sud del mondo germanico, questo libro propone sette storie di donne e di uomini, di ebrei e di cristiani, di mercanti viaggiatori e di persone stanziali che vivono a contatto di piú lingue, dentro o sui confini della Romània.

Nei documenti che li riguardano, di solito dedicati a vicende private e in genere liberi da qualsiasi preoccupazione letteraria, i volgari italiani, il francese, lo spagnolo, il catalano, il provenzale si mescolano tra loro, oppure incontrano il greco, l’arabo, l’ebraico, l’inglese o il tedesco. Manoscritti conservati in archivio, in molti casi dimenticati per secoli, aprono cosí una via d’accesso insolita alla filologia romanza, cioè alla storia dei testi e delle lingue discese dal latino che uniscono l’Europa: una storia che spesso si indaga quasi solo attraverso le testimonianze della letteratura, e che pure i documenti della vita quotidiana o del commercio illustrano nel modo piú vivido. Le pagine di questo libro propongono cosí di spostarsi nel tempo e nello spazio, raggiungendo luoghi ed epoche in cui la plurarlità usuale delle lingue e il contatto quotidiano fra culture diverse hanno posto le basi per nuovi scambi, nuovi incontri, nuove destinazioni.

«Questa carta è come mia madre ricevette l’affitto di Padova dopo che mio padre morí.» Non sappiamo esattamente quando e dove Guglielma de Niola, vedova di Stefano Venier, scrisse queste parole – e molti altri simili appunti – sulle pergamene, all’epoca ancora arrotolate e forse strette da nastri, che costituivano il suo cospicuo archivio familiare. Il contesto che possiamo immaginare è quello del laborioso riordino a cui la donna si dedicò a Venezia tra gli ultimi anni del Duecento e i primi del Trecento… In veneziano si svolsero certamente le conversazioni di Guglielma con il suo consulente (frate, notaio, o mercante che fosse): ma ancora in quegli scambi, l’anziana vedova Venier doveva forse tradire, nel modo di parlare e nell’accento, una debole traccia della lingua della sua infanzia, cioè il provenzale.

 

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IL PREMIO MONDELLO, LA STORIA

Nato nel 1975 per volontà di un gruppo di intellettuali palermitani, il Premio Mondello è giunto alla quarantaseiesima edizione, confermandosi una pietra miliare nel percorso culturale del Paese. In più di quarant’anni di storia, dieci fra gli scrittori che si sono aggiudicati il Premio sono successivamente ascesi alla gloria del Nobel per la Letteratura: Günter Grass, Josif Brodskij, V.S. Naipaul, Octavio Paz, Wole Soyinka, Josè Saramago, Seamus Heaney, Kenzaburo Oe, J.M. Coetzee, Doris Lessing. Tra gli altri vincitori ricordiamo: Milan Kundera, Javier Cercas, Adonis, Don DeLillo, Elizabeth Strout, Péter Esterházy, Marilynne Robinson, Alberto Moravia, Italo Calvino, Andrea Camilleri, Alberto Arbasino, Davide Enia, Herta Müller (Premio Nobel 2009) e Colum McCann, vincitore del Premio Autore Straniero della XLV edizione.

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)

 

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