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TOKYO A MEZZANOTTE di Mia Another: incontro con l’autrice

luglio 9, 2021

“Tokyo a mezzanotte” di Mia Another (Newton Compton): incontro con l’autrice e un brano estratto dal romanzo

* * *

Mia Another È lo pseudonimo di una scrittrice che vive nel modenese. Classe 1992, introversa, ama gli animali e l’autunno, è appassionata di videogame e fumetti. La scrittura è sempre stata al centro della sua vita. Dopo aver lavorato per anni in un web magazine a tema hi-tech, ha iniziato la sua avventura nel selfpublishing nel 2014, pubblicando romanzi di genere New Adult e facendosi conoscere sui social. Con la Newton Compton ha pubblicato “Come petali di ciliegio”, che ha ottenuto uno straordinario successo. Ed è appena uscito “Tokyo a mezzanotte“.
Abbiamo chiesto all’autrice di raccontarci qualcosa su questo nuovo romanzo…

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«Quanto tempo è passato dall’ultima volta in cui vi siete persi tra le strade di una città sconosciuta?
«È una sensazione irrinunciabile, per me», ha detto Mia Another a Letteratitudine, «l’essenza stessa di un viaggio: camminare, attirata da un rumore curioso, dal vociare della gente o dal profumo di una bancarella, svoltare in un vicolo dopo l’altro, vagare come una bambina al mercato, tra luci e colori, e finire per chiedere indicazioni ai passanti per ritrovare l’hotel.
Nell’ultimo anno, di occasioni di perderci non ne abbiamo avute molte. Un po’ a causa della pandemia, e un po’ perché ormai è difficile perdersi sul serio. Basta sfiorare lo schermo dello smartphone per sapere dove sei, quanta strada hai percorso, cosa c’è di interessante nelle vicinanze, a che ora arriverai, se pioverà.

Sono partita da qui.
Un giorno la mia editor mi ha telefonato, ero in cerca di ispirazione per scrivere qualcosa di nuovo, e mi ha detto: “Che ne dici, ci riporti in Giappone?”.
Quando il viaggio di Tokyo a mezzanotte è iniziato, la maggior parte di noi non poteva preparare i bagagli e salire su un aereo diretto all’altro capo del mondo per una vacanza. Era un momento di stasi, di routine, di passeggiate nei dintorni di casa, di distanze e rinunce.
Per viaggiare bisognava accontentarsi dei ricordi, della fantasia e dei libri. Soprattutto, i libri. Ho pensato che la cosa migliore che potessi fare, in quei giorni, fosse trascinare i lettori in un viaggio insieme a me, o perlomeno mettercela tutta per portarli via dalla quotidianità asfissiante, dalle giornate tutte uguali.

Ho deciso di raccontare la storia di Hailey, che parte spensierata e determinata per una gigantesca città sconosciuta, e che si perde nel labirinto di Tokyo, metaforicamente, almeno. Perché in realtà vive le sue giornate con il cellulare in mano, non c’è sito o app che non conosca, ed è convinta che le basterà affidarsi a Google, visitare i posti che ha visto su YouTube e andare nei locali più taggati su Instagram per vivere pienamente la metropoli.
E invece è una giungla, c’è da perdersi nelle usanze che non si comprendono, nella complessità del linguaggio, nelle differenze profonde che dividono ambienti e persone.
Dall’altro capo, a farle da guida, c’è Naoki. Lui è uno che non si perde mai, conosce la sua città, la rispetta in quanto viva, come un’entità astratta, la sente pulsare sotto la suola delle scarpe ogni volta che si sposta. Ne conosce la storia, le origini, e quei posti segreti di cui su internet nemmeno si parla, angoli di mondo in cui cercare rifugio e disconnettersi da tutto. Da tutti.
Eppure, anche se non lo ammette ha tanta voglia di perdersi, di uscire dagli schemi in cui è rimasto incastrato da quando ha ricordi.
Non sono una coppia che funziona. Sono fatti per litigare, per fraintendersi, e poco dopo venirsi incontro, cercare di capirsi nonostante le diversità insormontabili, perché non vogliono darla vinta all’oceano che li separa, come i loro rispettivi continenti.
E poi c’è la mezzanotte. Il punto di unione tra un giorno e il successivo, quel momento breve tra ieri e oggi, ed è lì, nel buio, che trovano un canale di comunicazione. Parlarsi è il primo passo, l’amore fa il resto.

Queste sono le poche cose che ho messo in valigia, prima di iniziare il viaggio che è stato Tokyo a mezzanotte, e che ho voluto condividere con gli altri.
E questa sono io, Mia: leggo troppo, sorrido poco, mi perdo spesso, a volte senza nemmeno uscire di casa.
Partiamo insieme? »

* * *

Un estratto del romanzo “Tokyo a mezzanotte” di Mia Another (Newton Compton)

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Come ho fatto a finire in una situazione del genere? Stavo solo cercando di
sistemare le cose. E invece sono qui, in un vicolo sporco, braccata da un clan di malavitosi, a piangere e tremare di paura, a chiedermi se riuscirò mai a tornare a casa.
Davanti a me ci sono tre tipi loschi che seguono gli ordini di un omaccione in camicia e occhiali da sole. Uno di loro ha un tirapugni di ferro, e ha colpito mio fratello allo stomaco e al volto, facendolo finire per terra proprio davanti a me.
Sembra un brutto film che non voglio guardare. Vorrei solo svegliarmi immediatamente e scoprire che si tratta di un incubo.
I rantoli di Jamie sono preoccupanti, sta perdendo sangue dal labbro e dal naso. Devo chiamare aiuto. La polizia, un’ambulanza, chiunque. Ma lo sguardo minaccioso di questi brutti ceffi mi paralizza, sembrano pronti ad afferrarmi per farmi qualcosa di orribile.
Ansimo e trattengo il fiato. Sul mio viso scorrono lacrime miste a sudore, sono terrorizzata e confusa. Prendo il telefono dalla tasca, ma mi trema la mano. Non riesco neppure a sbloccare lo schermo.
All’improvviso, uno di loro fa uno scatto verso di me. Mi intima di fermarmi con tono secco: sobbalzo e il cellulare mi cade per terra; lui mi afferra il braccio prima che possa chinarmi e raccoglierlo. Grido più forte che posso, ma sembra tutto inutile. Ci troviamo in una zona isolata, e gli edifici qui intorno sono in ristrutturazione. Non c’è nessuno, a parte noi.
Cerco di divincolarmi, di strattonarlo, di pestargli i piedi e tirargli dei calci, ma è come colpire un muro di cemento armato, non serve a niente. Mi fanno schifo le sue mani sudate, mi viene da vomitare.
«Lasciatemi subito!», urlo nella mia lingua, che loro sembrano non capire affatto.
Qualcuno, magari in lontananza, dovrà pur sentire le mie grida. È impossibile che finisca così, giusto? Io e Jamie non abbiamo mai fatto niente di male, siamo brave persone. Non meritiamo di morire pestati in un vicolo.
Santo cielo, riesco quasi a immaginare i titoli di giornale sulla nostra scomparsa, i resti nascosti per sempre, in questa città caotica che ingloba tutto.
Mi tremano le gambe. Inizio a piangere disperatamente, singhiozzando a gran voce, mentre Jamie, per terra, tossisce sangue nel tentativo di rialzarsi.
«Vi pagheremo. Pagheremo tutto», biascico nel mio giapponese imperfetto. «Vi prego…».
Sento stridere le ruote di un’auto. Una frenata improvvisa alle mie spalle, il rumore di una portiera, passi veloci sull’asfalto.
E poi quella voce che conosco bene, che ormai sento ogni giorno: Naoki. Il suo tono sembra meno apatico del solito, quasi turbato. Non so cosa ci faccia in un posto così squallido, e non sono abbastanza lucida per riflettere.
«Signori, c’è qualche problema?».
Il delinquente che mi sta trattenendo molla immediatamente la presa e scatta in un inchino formale, seguito dagli altri due, che lo imitano goffamente.
Non ci posso credere. I membri della banda conoscono Naoki Saito, e anzi, lo rispettano. Possibile che sia immischiato con la malavita?
Lui avanza con falcate rapide, ha la cravatta allentata al collo, i polsini della camicia sbottonati, per il resto è impeccabile. Deve essere corso qui dall’ufficio. Si massaggia i polsi, fa scricchiolare le nocche in modo minaccioso, come se fosse pronto a una rissa.
«Questo non ti riguarda, Saito-san», gli risponde rude il più grosso, l’unico che non ha chinato la testa per salutarlo.
«Temo di sì, in realtà. State spaventando la mia fidanzata».
Sto ancora tremando, mi fa male il petto, mi pulsa la testa. La sua fidanzata, ha detto? Deve essere impazzito. Naoki continua a camminare nel vicolo fino a fermarsi accanto a me. Nessun ghigno beffardo stavolta, niente sorrisi a metà, né occhiate dall’alto in basso. È serio, tanto serio da incutere timore. Mi cinge la vita e si china verso di me parlandomi in inglese, a voce bassissima.
«Stai bene?»
«I-Io sì, ma mio fratello…».
«È tutto a posto. Lascia che ci pensi io».
Non voglio nemmeno sapere che razza di rapporti abbia con questa gente, né come sia riuscito a trovarci, ma sono così felice che sia arrivato in tempo.
«Saito-san… noi non ne eravamo al corrente», prova a rimediare l’omaccione con gli occhiali da sole, inspiegabilmente messo in soggezione dal mio capo. Accenna a Jamie rannicchiato per terra. «Il ragazzo non ha mantenuto la parola».
«Confido che sia possibile trovare una soluzione più adeguata. Lasciatemi parlare con Abesama», pronuncia Naoki sicuro e irremovibile, con il mento alzato e il respiro regolare, una mano sul mio fianco e l’altra chiusa in un pugno.
È così vicino. Le note di cannella speziata del suo profumo mi arrivano alle narici, rassicurandomi. È venuto qui apposta per me, neanche fosse un supereroe. In qualche modo, c’è sempre quando ne ho più bisogno.
I tre scagnozzi, un po’ titubanti, balbettano tra loro, si inchinano di nuovo, e poi si fanno da parte, per lasciargli via libera verso la porta secondaria dell’edificio, la stessa dalla quale ci hanno spinti fuori poco fa. Oh, Dio, non vorrà davvero entrare lì?
Lui annuisce, mi lascia, fa un passo avanti. Gli afferro una manica per fermarlo.
«Che ti salta in mente? Questi sono fuori di testa, hanno delle armi…».
«Lo so, li conosco».
«Finirai ammazzato!».
«Vedremo. Adesso prendi tuo fratello e filate in macchina. Sbrigati».
«Ti prego, no. È pericoloso!».
Avanza ancora, si volta verso di me. Schiude le labbra in un ghigno tagliente, riduce gli occhi a due fessure
«Oh, Hailey. Sei così carina quando ti preoccupi per me».

(Riproduzione riservata)

© Newton Compton

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La scheda del libro: “Tokyo a mezzanotte” di Mia Another (Newton Compton)

Dall’autrice del bestseller Come petali di ciliegio, un nuovo romanzo nel quale i personaggi, l’intreccio e l’ambientazione (il Giappone e la sua cultura) compongono un libro denso di emozioni. Tokyo è la protagonista silenziosa di questa storia ambientata tra le sue tipiche case di periferia, gli stretti vicoli del centro, l’affollato ordine delle stazioni dei treni, i colorati templi buddisti, le imponenti università e i viali fatti di ciottoli e ciliegi in fiore.

I sogni di Hailey stanno per realizzarsi: ha un biglietto di sola andata per Tokyo, dove l’aspetta il fratello Jamie, che vive in Giappone già da qualche anno, e un colloquio di lavoro in un’importante società. Appena arrivata, però, Hailey si accorge che lo studio del giapponese non è sufficiente e che la cultura con cui entra in contatto è lontanissima dalla sua. Inoltre Jamie è nei guai. Decisa ad aiutare il fratello, accetta il lavoro che, dal primo giorno, si rivela un incubo: il giovane CEO, Naoki Saito, è un uomo arrogante che la tratta in modo supponente e le assegna incarichi e retribuzione da stagista. Per guadagnare di più Hailey decide di cedere al proprio orgoglio e comincia a fare la hostess nell’unico posto dove i suoi tratti occidentali sono apprezzati, un club per soli uomini. Ma la sera in cui proprio il suo capo Naoki varca la soglia del locale in cerca di compagnia, è l’inizio di un’avventura sconvolgente e pericolosa, che la porterà alla scoperta di una parte di sé, nascosta e misteriosa. La magia avvolgente delle notti incantate di Tokyo darà ad Hailey il coraggio di lasciarsi andare a tutte quelle emozioni mai sperimentate prima? E, soprattutto, l’amore, quello folle e dirompente, sarà in grado di annullare la distanza culturale che si frappone tra l’affascinante e tradizionalista Naoki e la giovane, ribelle americana?

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