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MORTE SUL VULCANO di Vincent Spasaro: incontro con l’autore

luglio 13, 2021

“Morte sul vulcano” di Vincent Spasaro (Newton Compton): incontro con l’autore e un brano estratto dal romanzo

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Vincent Spasaro è nato a Roma nel 1972. Si considera calabrese, ha vissuto in varie parti d’Italia e attualmente abita a Reggio Emilia. Ha pubblicato il thriller gotico “Assedio” (Mondadori) e il dark fantasy “Il demone sterminatore” (Anordest). “Morte sul Vulcano” è la sua prima opera per Newton Compton Editori ed è un romanzo di formazione che mescola giallo e thriller.
Gli abbiamo chiesto di parlarci della sua nuova fatica.

«Ho scritto il romanzo avendo in mente questa domanda: come si troverebbe un ragazzino di città, un luogo in cui si rimanda più possibile l’adolescenza, la crudezza e il dolore della vita, se venisse a contatto con la morte in una realtà remota come un’isola senz’acqua corrente, senza strade e senza elettricità quale era Stromboli fino a pochi anni fa? “Morte sul Vulcano” è la risposta.
“Morte sul Vulcano” è un thriller che affronta il tema del rapporto fra l’infanzia e la vita adulta, caro soprattutto alla letteratura anglosassone. È un romanzo sulla crescita, i suoi limiti e le sue rivoluzioni che lasciano sempre cicatrici: la differenza fra Liam, il protagonista, e noi sta nel fatto che noi forse preferiamo non ricordarle.Il romanzo narra la storia del bambino undicenne Liam Helsom, londinese, che nel 1983 si trasferisce con la famiglia per i mesi estivi sull’isola di Stromboli, nella dimenticata e arcaica frazione di Ginostra, alle pendici di un vulcano in perenne attività eruttiva circondato da un mare profondissimo.
Il padre, Mick, e la madre, Helen, hanno deciso di seguire un seminario sulle vecchie religioni tenuto da Philip Mason, uno psicologo e guru molto famoso a Londra, che è sbarcato sull’isola con la sua comune di giovani ragazze alla ricerca di un rapporto con un mondo primitivo. Liam incontra due ragazzini del luogo, il tredicenne Pietro, figlio di Salvo, pescatore duro e tradizionalista, e Angelo, coetaneo di Liam, che vive coi nonni quasi allo stato brado. Liam appare come un ragazzino che rifiuta di passare alla fase adolescenziale, tanto legato alla propria fantasia che i genitori pensano da tempo di portarlo da uno psicologo. Pietro coinvolge Liam in una ricerca che assume ben presto i risvolti dell’ossessione: cercare un ragazzino scomparso in circostanze misteriose sull’isola cinque anni prima, Ramon Vallejo, figlio di un poeta cileno residente in Francia, amico di Pietro e Angelo. A mano a mano che la storia va avanti, Pietro diventa sempre più pressante mentre si delineano conflitti fra residenti e turisti e all’interno delle stesse famiglie. Il mistero della scomparsa di Ramon s’infittisce e i ragazzi iniziano a capire che la loro stessa vita è in pericolo perché pare sia all’opera un assassino senza scrupoli. In un crescendo di colpi di scena Liam metterà alla prova sé stesso e tutto quello che sa sul mondo e sul futuro fino all’agghiacciante svolta finale che farà crollare ogni certezza.
“Morte sul Vulcano” è un romanzo sui riti di passaggio e gli scontri che li accompagnano: la dicotomia fra un bambino che si sente invincibile e immortale e la realtà che non si fa scrupoli a ghermirlo. E sullo sfondo scorre un conflitto più profondo, quello fra una comunità, un decennio e un’epoca che vedevano nel ritorno alla natura, nella pace e nell’unione un cambiamento epocale, e la realtà di un’isola nella cui povertà e arcaicità possono ben sorgere mostri.
Mi considero un autore di genere, vicino al mondo anglosassone e a quel modo di costruire storie: la narrazione sempre al centro del romanzo e la ricerca di personaggi forti. Inoltre mi piace cambiare stile narrativo e temi. “Morte sul Vulcano” è molto diverso dal mio primo romanzo, “Assedio”, un hard boiled paranormale ambientato durante l’assedio di Sarajevo, e dal fantasy “Il demone sterminatore”, che si poneva domande circa l’esistenza di Dio. Il mio desiderio è di condurre i lettori dentro a una storia che li avvolga completamente, che non lasci scampo e sia un’esperienza catartica. Mi dirà il lettore se la sfida è vinta o meno».

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Un brano estratto da “Morte sul vulcano” di Vincent Spasaro (Newton Compton)

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Morte sul vulcano

1

È strano riandare con la memoria all’estate in cui scoprii la morte. È strano perché di quell’estate conservo da qualche parte il ricordo accanto al cuore ma non dentro al cuore. Diciamo che lo tengo in una cantina lì vicino, un sottoscala umido e maleodorante che contrasta coi colori e i profumi di quel luogo a quel tempo. Meno apro la porta di quel sottoscala, meglio è.
Se devo, non mi tiro indietro. I cardini sono arrugginiti ma la porta si apre e sento di nuovo quell’odore.
La notte in cui trovammo il corpo la ricordo come una faticaccia d’inferno.
Prima di tutto non fu affatto semplice entrare. Pietro aveva portato la torcia, il piede di porco e altri attrezzi sottratti al padre ma non fu semplice lo stesso. Il lucchetto era duro e grosso e noi non eravamo così forti, sebbene Pietro fosse il ragazzino più forte che avessi mai visto. Impiegammo un sacco di tempo. In quei giorni faceva un caldo esagerato e nelle notti non tirava un filo d’aria. La bonaccia ci aveva aiutato perché pareva di remare in piscina. Era la prima volta che attraversavo da solo il mare nero della notte. Trovammo facilmente l’approdo oltre le immense scogliere di detriti e rocce. «Questa cosa che non sai nuotare dev’essere risolta», ricordo che disse Pietro. Comunque tirammo la barca a riva senza troppi problemi, nonostante i sassi a pelo d’acqua e sul bagnasciuga, perché Pietro conosceva quella zona palmo a palmo. Il monte incombeva coi suoi orridi e vegliava incupito sulla nostra missione. Per qualche motivo pensai di non star facendo la cosa giusta perché sentivo che lui non era affatto d’accordo. Come per rimarcare i miei dubbi, lui borbottò, e ne percepii le vibrazioni sotto i piedi. Ma andammo avanti perché è dovere degli uomini sfidare gli dèi, e dei bambini l’autorità costituita. Traemmo la barca a riva e la sistemammo in mezzo alle canne.
«Se mio padre mi scopre», esclamò Pietro, «vieni a portarmi qualche fiore al cimitero».
Ridemmo, ma anche in quel caso non fui affatto sicuro che fosse un’iperbole.
Sarebbe stato facile prendere una storta sui sassi irregolari, neri più della notte, che spuntavano dalle prime sterpaglie, eppure saltammo come grilli. Il capanno era poco distante dalla riva. Pietro si mise d’impegno col piede di porco, sbuffò e tirò, e alla fine ebbe ragione del lucchetto. Aprì la porta e si produsse in un inchino scherzoso indicandomi l’ingresso.
Entrai.
«Non si vede niente. E poi…».
Non riuscii ad andare avanti.
«Aspetta».
Entrò dopo di me e si accorse subito della puzza.
«Cazzo. L’ha nascosto qua dentro».
«Esco». Stavo boccheggiando.
«Riprenditi un attimo e torna qui. Io comincio a cercare».
Armeggiò con la torcia che emetteva una luce debole.
Uscii e mi appoggiai al muro esterno. Quel posto doveva essere rimasto chiuso per anni. Mi guardai intorno.
L’assassino poteva benissimo essere sulle nostre tracce.
«Pietro», sussurrai. «Tutto bene?»
«Vieni invece di parlare. Dev’esserci un corpo. Una puzza infernale».
Aspirai i trentacinque gradi centigradi come fosse aria fredda di montagna e tornai dentro a malincuore.
La puzza era forte come prima, forse appena più clemente, ma ebbi conati di vomito.
«Su», fece Pietro, «aiutami a cercare. Tanto uno spazio piccolo».
Pietro si muoveva facilmente. Io rimasi vicino alla porta per approfittare del refolo d’aria esterna e notai che gli occhi si abituavano al buio.
A sinistra, attrezzi. Falci, zappe, vanghe. Delle reti da pesca.
Appesi sulla parete di fondo, galleggianti e pezzi di ricambio per la barca. Forse lattine di vernice per terra.
A destra, vino. Varie bottiglie disposte su vecchie mensole.
Pietro mosse degli oggetti da quella parte e qualcosa di grosso fuggì via su tante zampe.
«Prendo del vino», decise.
«Se ne accorge». Come faceva a bere con quella puzza?
«Abbiamo rotto il lucchetto. Non ha bisogno di contare le bottiglie per immaginare uno scasso. Almeno questa ce la godiamo».
Mi passò davanti e poggiò fuori la bottiglia.
Tornò dentro.
«Aiutami».
Cercammo a tentoni fra gli attrezzi. Non trovammo altro che grossi ragni. Il pavimento era in cemento. Spazzammo con la scopa ma non c’erano botole.
«Niente. Qui non c’è niente».
«Quei giornali?».
Diresse il fascio luminoso sulle copertine.
«Forse sono dei porno. Portali fuori e dacci un’occhiata».
Non capii se li avrebbe considerati prove o bottino. Li poggiai accanto al vino. Erano vecchi.«Novella 2000», «Oggi», «Gente». In copertina regine tristi e soubrette in bikini abbracciate ad amanti.
«Come il “Sun”».
«Cos’è il “Sun”?», chiese Pietro da dentro.
Stava armeggiando con del materiale pesante, a giudicare dai rumori.
«Roba scandalistica»
«Forse è frocio».
«Che faccio coi giornali?»
«Mah. Riportali dentro».
Ulteriori ricerche non diedero esito. «Cazzo», fece Pietro, frustrato.
«Da dove proviene quella puzza?»
«Forse l’ha seppellito dietro il capanno», risposi senza pensarci.
«Ehi, inglese», mi apostrofò. «Forse non sei cazzone come sembri».
Sedette accanto a me. «Vino?»
«Io passo».
Avevo bevuto vino con l’assassino in quel punto esatto, un mezzogiorno di molti giorni prima. Mi ero ubriacato.
«Come vuoi. Alla salute!»
Alzò la bottiglia appena stappata e tracannò.
Ne bevve metà prima di mormorare: «Questo vino fa schifo!», e gettarla lontano.
«Andiamo, su!».
Prese due pale e mi precedette dietro il capanno.
«È qui», constatò.
«Puzza quasi come là dentro e la terra è stata smossa».
«Dici?»
«Scava, inglese».

(Riproduzione riservata)

© Newton Compton

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La scheda del libro: “Morte sul vulcano” di Vincent Spasaro (Newton Compton)

Un bambino. Un’isola. Un mistero.

Liam ha undici anni quando i genitori decidono di lasciare Londra e trascorrere l’estate a Ginostra. A condurli a Stromboli è un seminario dei coniugi Mason, famosi in Inghilterra per gli esperimenti di psicoterapia di gruppo e i corsi di autocoscienza. Liam è un bambino dalla fervida immaginazione, ancora con la passione per i dinosauri, improvvisamente catapultato in un mondo primordiale fatto di mare profondo, lava, sentieri bui e scoscesi. Ben presto stringe amicizia con i ragazzini del luogo, in particolare Pietro, figlio di un pescatore dai modi bruschi e violenti. Superate alcune prove viene ammesso ufficialmente nella banda e subito coinvolto in una “missione” che sembra di vitale importanza per Pietro. Ramon Vallejo è un ragazzino scomparso a Ginostra qualche anno prima, il cui corpo non è stato mai ritrovato: Pietro è convinto che sia stato ucciso e crede anche di conoscere il suo assassino. I due s’impegnano allora in una caccia al colpevole ossessiva e pericolosa, che li spinge verso un terribile segreto che pare coinvolgere sia gli abitanti dell’isola, dal carattere sanguigno e arcaico, che la comunità di stranieri che vive immersa nelle utopie hippy degli anni Settanta. Liam sarà costretto a fare i conti con le ombre e le storture del mondo degli adulti che lui, ingenuo e attaccato agli ultimi scampoli d’infanzia, ignora. Sarà un’estate che lascerà cicatrici profonde. E non soltanto in Liam.

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