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VOGLIA DI LIBRI di Mario Andreose (La nave di Teseo) – Andreose vince il premio NotoCultura per l’editoria

luglio 30, 2021

Mario Andreose si aggiudica il Premio Letterario Internazionale NotoCultura per l’editoria. Sarà premiato il 4 agosto a Noto, presso il Convitto delle Arti di Corso Vittorio Emanuele 91, h. 18:30

Gli altri premiati: Roberto Andò (per la narrativa e la regia) e Donatella Finocchiaro (per lo spettacolo)

Pubblichiamo, di seguito, un estratto del nuovo libro di Mario Andreose, “Voglia di libri” (La nave di Teseo), di cui anticipiamo la scheda

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Dopo Uomini e libri (2015), vincitore del premio Estense, del premio Biella della Giuria e del premio Rhegium Julii per la Saggistica, Mario Andreose ritorna, con il suo piglio narrativo, ai vagabondaggi tra editoria e letteratura di una lunga, inimitabile carriera. Il declino di imperi editoriali, visto dietro le quinte, in contrasto con il nascere di nuove coraggiose realtà, le storie di capolavori riproposti, assieme a protagonisti quali Joyce, T.S. Eliot, Warburg, Moravia, Sciascia, Eco, Lévi-Strauss, Tondelli e Woody Allen, sono tra gli ingredienti di un libro che si può aprire con gusto a ogni pagina.

“Tutti si chiedono, non solo noi editori, se il nostro modo di lavorare si sia ormai avviato a un punto di non ritorno, aggrappati a computer e telefonini, protagonisti involontari, a distanza, di una mutazione genetica in atto. Il libro per fortuna rimane, come diceva Umberto Eco, uno strumento indispensabile, al pari della ruota e del cucchiaio.”

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Le prime pagine di “Voglia di libri” di Mario Andreose (La nave di Teseo)

 

 

Premessa

La voglia di libri non è venuta meno con la pandemia, anzi. C’erano dei bravi librai di quartiere che, pure con le saracinesche abbassate, rifornivano, porta a porta, i clienti abituali rinchiusi a casa. Le società di vendite per corrispondenza hanno visto i libri balzare tra gli articoli più richiesti, sia in forma stampata sia in forma elettronica. Il problema si è posto per il prosieguo dell’attività editoriale con la chiusura delle case editrici, delle tipografie e della rete distributiva. Si è continuato a lavorare da casa, preparando gli impianti dei nuovi libri pronti per la stampa, senza sapere se e quando ci sarebbe stata una ripresa. Intanto nei terribili febbraio e marzo si accumulavano rilevanti danni economici per tutti gli operatori dell’industria editoriale, parzialmente in corso di recupero tra primavera ed estate. È stato bello vedere, alla riapertura delle librerie, frotte di lettori festanti, con mascherina, come affrancati da una carestia. Lo stesso non si può dire, purtroppo, per le grandi librerie nei centri storici delle nostre città, disertati dal turismo internazionale e dagli addetti di ogni grado di enti e istituzioni ormai attivi a distanza. E, a proposito di diserzioni, proprio in questi giorni, avrei dovuto essere, come ogni anno, a Francoforte, alla Buchmesse, per incontrare amici e colleghi di ogni continente, nei magnifici spazi rinnovati nel tempo dai maestri dell’architettura contemporanea, adatti ad accogliere decine di migliaia tra espositori e visitatori, in lunghi percorsi le cui stazioni si segnalano per il cambio di idioma e di linguaggio grafico. Oppure nelle hall e nei salottini dei sontuosi Frankfurter Hof e Hessischer Hof, rivali nella nomenclatura degli ospiti. Dell’Hessischer, il più aristocratico, proprietà della famiglia del Langravio e Principe d’Assia, è stata annunciata la chiusura definitiva a fine anno. Situato di fronte all’ingresso principale della Fiera, al lato opposto della strada percorsa da un fiume in piena di automobili, dalle sue finestre si può ammirare, quale emblema della Fiera e dell’operosità, una scultura cinetica bidimensionale di Jonathan Borofsky: un fabbro ferraio alto oltre venti metri, con il suo attrezzo in azione continua. Tutte le volte che ci passo sotto, se sono in compagnia di qualcuno, questi si deve sorbire la mia declamazione di quattro versi quinari appresi dal mio sussidiario di terza elementare: “Picchia martello/picchia sonoro/viva l’Italia/viva il lavoro!”. E poi, se Francoforte piange, Parigi non ride: chiudono il Café de Flore, il mio “ufficio” parigino di sempre e il Deux Magots, dopo che qualche anno fa i marchi del lusso avevano già spazzato via due gloriose librerie come La Hune e Le Divan. E chi va più a New York e a Gerusalemme, mete tra le più desiderabili, e oggi del tutto sconsigliate? Tutti si chiedono, non solo noi editori, se il nostro modo di lavorare si sia ormai avviato a un punto di non ritorno, aggrappati a computer e telefonini, protagonisti involontari, a distanza, di una mutazione genetica in atto. Il libro per fortuna rimane, come diceva Umberto Eco, uno strumento indispensabile, al pari della ruota e del cucchiaio.

Ottobre 2020

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In breve, di alcuni maestri

Alberto Mondadori è il primo a offrirmi, dopo una prova di concorso, un contratto di collaborazione come correttore di bozze. Ne aveva molto bisogno e me lo fa capire con la solennità di un’investitura, con tono severo e sonoro, quasi fossi retroattivamente responsabile di certe trascuratezze riscontrate, incompatibili con la qualità dei contenuti e la cura grafica della produzione del Saggiatore. Per il progetto d’avvio si era rivolto al grande Mardersteig, scegliendo per la collana “La cultura” la composizione in monotype e il carattere Bembo di aldina ascendenza. Ho così vissuto romantici anni di piombo, compresi quelli della successiva linotype, dai caratteri mobili alla riga compatta, perché, oltre la correzione redazionale, il non meno importante riscontro dell’ultima bozza si faceva spesso direttamente in tipografia, dalla familiare milanese Officina Grafica Olivieri alle Officine Grafiche Mondadori di Verona. Il primo mestiere non si scorda mai; cambierà il mio ruolo negli undici anni di lavoro con Alberto; di lui immutabile il carisma, anche nei momenti del declino, così come il gradevole sentore, che ti accoglieva nel suo studio, di una colonia e di un tabacco inglesi di fabbricazione esclusiva.
Giacomo Debenedetti, in doppiopetto grigio chiaro che fascia la sua minuta figura, ha in tasca la tessera del Partito comunista e un portasigarette a orologeria per limitarne l’uso, una voce sorprendentemente baritonale profonda; ha l’età di mio padre. Da pendolare, passa il suo tempo milanese quasi esclusivamente a scrivere. Ha una calligrafia minuta, molto leggibile, che non ho difficoltà a trascrivere: sono perlopiù risvolti di copertina, prefazioni, giudizi di lettura e testi dei cataloghi per lettori e librai. Cerco di non essere troppo incombente con le esigenze del calendario, ma una volta mi ha definito, con un sorriso, “il mio datore di lavoro”. La svolta, che ho vissuto come un bellissimo regalo, è stata quando mi ha chiesto di preparargli una “traccia”, per la redazione dei risvolti nei momenti di maggiore affollamento. È stato protagonista assoluto della stagione più felice del Saggiatore. I suoi 16 ottobre 1943 e Otto ebrei rientrano tra i capolavori della letteratura della memoria.
Enzo Paci è il più assiduo tra i consulenti: arriva alla nostra redazione dall’aula della Statale, dove occupa la cattedra di filosofia teoretica che fu del suo maestro Antonio Banfi, in un quarto d’ora a piedi. Ha appena passato le consegne per la direzione della collana di Bompiani Idee Nuove (altra eredità banfiana) al giovane Umberto Eco e quindi, senza soluzione di continuità e con più ampie prospettive, si accinge a promuovere nuove correnti del pensiero nella casa del compagno di università Alberto. Mi tratta, credo, come fossi un suo studente, con il piglio socratico di chi vuole renderti partecipe e consapevole dell’importanza di pubblicare quel libro di Husserl o di Sartre, Merleau-Ponty, Ricoeur, Binswanger ecc. È questa per lui anche l’occasione per valorizzare la formidabile squadra di scolari che ci propone di volta in volta come traduttori, redattori e, infine, anche autori, tra cui Nani Filippini, Andrea Bonomi, Paolo Caruso, Evaldo Violo, Salvatore Veca e Pier Aldo Rovatti.
Erich Linder, l’agente letterario tra i più importanti e temuti al mondo, con il quale avevo non più di una discreta conoscenza, è stato il tramite amichevole di uno dei passaggi fondamentali del mio percorso professionale, da una situazione di impasse alla Mondadori alla direzione editoriale del Gruppo Fabbri. Al di là delle transazioni, per le quali impone le sue ferree ma non illogiche condizioni, il suo conversare concede variazioni tra il giudizio e il pettegolezzo letterari, la logica industriale e il mercato. In presenza dell’ospite di turno, non si perita di rispondere a una telefonata urgente o di dettare una lettera a una stenografa, ne ha una per ogni lingua, nel suo inconfondibile, arrotato accento mitteleuropeo. Nell’open space dell’agenzia siedono alle loro scrivanie giovani assistenti e futuri eredi del mestiere, come Antonella Antonelli e Luigi Bernabò. Se mi capita di intrattenermi durante la pausa pranzo, Erich gironzola tra le postazioni degli impiegati per sottrargli a chi una sigaretta e a chi un biscotto, forse per non sprecare tempo.
Valentino Bompiani, anche se non è più presidente onorario della casa editrice, dispone nel building della Fabbri di un ufficio, accanto al mio, con il suo storico arredo d’antiquariato; alle pareti una galleria fotografica di ritratti d’autore: Zavattini, Alvaro, Moravia, Brancati, Saint-Exupéry, T.S. Eliot, Steinbeck, Camus, Cronin. Almeno una volta alla settimana lo informo del programma in progress e, cosa a lui molto gradita, gli faccio vedere i bozzetti delle copertine. Sapevo come nel tempo molte copertine Bompiani nascessero dall’invenzione in diretta di suoi collages. Poi però prevale il suo gusto del narrare, dagli spunti più diversi, con l’estro drammaturgico dell’uomo di teatro che, nel consegnarmi a puntate la storia della sua vita di editore, sembra riviverne ogni emozione. La fedeltà della maggior parte dei suoi autori dipendeva anche dal fatto che lo consideravano uno di loro, da cui la ricchezza del patrimonio letterario. Credo che l’amicizia che Valentino mi ha testimoniato per tutto il tempo in cui ho potuto godere della sua presenza dipenda anche dal fatto che ha visto come tale patrimonio venisse valorizzato. Indimenticabile la nostra tournée, a cui ha aderito a ottantotto anni, per il lancio della nuova collana dei Classici Bompiani, assieme a Moravia e Geno Pampaloni, con i primi titoli dedicati a Moravia, Eliot e, la nuova arrivata, Marguerite Yourcenar.

(Riproduzione riservata)

© La nave di Teseo

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Mario Andreose, veneziano, è attivo da alcuni decenni nell’editoria. Ha partecipato all’avventura del Saggiatore di Alberto Mondadori in vesti successive di correttore di bozze, traduttore, redattore, redattore capo, direttore editoriale. Passato alla Mondadori, si è occupato del settore nascente delle coedizioni dei libri per ragazzi e dei libri illustrati. È stato direttore editoriale del Gruppo Fabbri, comprendente le case editrici Bompiani, Sonzogno, Etas e le edizioni scolastiche. Nella RCS Libri, nata dalla fusione del Gruppo Fabbri con la Rizzoli, ha ricoperto l’incarico di direttore letterario. Attualmente è presidente de La nave di Teseo, collaboratore del supplemento culturale “Domenica” del “Sole 24 Ore” e membro del comitato direttivo del Centro internazionale di studi umanistici “Umberto Eco” presso l’Università di Bologna. Nel 2015 ha pubblicato Uomini e libri.

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Il sommario di “Voglia di libri” di Mario Andreose (La nave di Teseo)

Sommario

Premessa

In breve, di alcuni maestri

 

1. Avventure editoriali

I. 1959-1979

II. 1980-1986

III. Dal 1987

 

2. Ritratti

T.S. Eliot

L’eredità di Aby Warburg

Pittori scrittori: Kandinskij, Klee, de Chirico

Pier Vittorio Tondelli a Rimini

Saul Bellow

Alberto Moravia da giovane

Comma 22, il capolavoro di Joseph Heller

L’esordio italiano di John Steinbeck

Claude Lévi-Strauss e il rimorso dell’Occidente

Ritratto di Umberto da giovane

Giacomo Debenedetti, un genio visto da vicino

A proposito di Woody Allen

 

3. Bottega editoriale

Garzanti sulla scena del secondo Novecento

I traduttori del Nome della rosa

Bonacina e l’America

Inge Feltrinelli

L’impronta di Luciano Foà

Vigevani – Nel nome di Aldo

Filippini a Milano

Ezio Gribaudo e l’editoria d’arte

Pubblicare l’Ulisse

La nuova edizione del Nome della rosa

Appendice

Il fascino slavo del tennis

 

Fonti e date di pubblicazione dei testi originali

Riferimenti bibliografici

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