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VENTITRÉ MODI PER SOPRAVVIVERE di Ksenja Laginja (poesia)

settembre 14, 2021

“Ventitré modi per sopravvivere” di Ksenja Laginja (Kipple Officina Libraria)

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di Carlo Di Francescantonio

Contiamo insieme tutte / le lettere, ventitré volte siamo / stati qui come il tuo amore /
in congedo dalla vita, / ci toccherà per ultimo / nominare i successori / al principio del cosmo
. Sono i versi della prima poesia – il ritorno alla meraviglia della poesia – che altro non sono che una nuova porta attraverso la quale Ksenja Laginja invita ancora una volta nella “stanza privata del poeta”. Anche in questo caso, in punta di piedi l’ingresso è consigliato, perché il simbolo fa da scudo al significato e la pazienza sarà aiuto prezioso alla comprensione. Sono passati già sei anni da quel così breve ma altrettanto profondo libro che è Praticare la notte, ultima dichiarazione nuda di un’esistenza destinata alla poesia e che, proprio attraverso la poesia, ha come destino l’incontro con la sublimazione. Ed è attraverso una voce gentile, che accade il gesto. Ksenja non ha mai avuto bisogno di alzare la voce, parafrasando una dedica che Stephen King scrisse per Shirley Jackson. Più di un lustro, dunque, dove Laginja ha continuato a coltivare in silenzio, affinando ulteriormente, la dote invisibile dell’ascolto e del riportare. E oggi il lettore si troverà di fronte a un testo misterioso, Ventitré modi per sopravvivere, il cui significato arriva da molto distante, prima ancora di quel territorio ancestrale dove è stato “composto” l’essere umano. Un antico significato fatto numero e declinato con rigore matematico ma che, attraverso una felice alchimia fatta di sentimento e vissuto, viene nuovamente declinato con la lingua della Letteratura. In ventitré “dichiarazioni” di snoda un atipico manuale di sopravvivenza, senza che sia chiaro a cosa e come sopravvivere, perché, nei versi, non si puo’ parlare solo di vita e di morte e di sopravvivenza alla stessa morte.

Ksenja Laginja (qui ritratta nella foto di Giulio de Paoli), sa bene che per il poeta la sopravvivenza è molto più complessa in ogni momento del quotidiano, perché in ogni angolo della vita si incontra un spigolo, una buca, una possibile caduta. Il “tempo” del poeta non è il tempo dell’uomo ordinario, perché entrambi hanno in comune solo il fatto di appartenere alla specie umana, ma molto diversi sono i moti di angoscia che muovono nel loro interiore. E per sopravvivere, soprattutto a se stessi, un manuale potrebbe essere una piacevole o disperata soluzione. Non delle istruzioni dettagliate quindi, ma una voce, un ascolto, un qualcosa che ha il compito di far sentire meno soli e soprattutto compresi. Degna di nota anche la prefazione al libro, stesa dal bravo Alex Tonelli (curatore della collana VersiGuasti, tra l’altro), dove viene detto: I ventitré testi qui raccolti nascono dall’aver posseduto il numero ventitré, dall’averlo tenuto con sé, invocato, dominato, masticato, sfiorato e odiato per ventitré volte. Un mantra che diventa consolatorio nella ripetizione potrebbe essere una delle chiavi di lettura corretta, ma senza che si pretenda un significato chiaro, limpido, addirittura scientifico, a parte il lasciare spazio e l’accettare i modi di sopravvivenza di Ksenja, sentiti prima di tutti da lei stessa, scritti per fissarli ancora meglio nella memoria e tesi verso chiunque ne incontri il bisogno.

Hai con te il necessario?
Richiamali tutti qui, i secondi
smarriti insieme alle colpe
che ci eravamo imposti,
la conta non rivelerà nulla
agevolerà il massacro.

*

Questo essere minerali
atto trasformativo e litania
è l’enigma che incede
farsi divinazione
chiamare un nome
dirsi l’attesa.

*

È bioritmica resistenza
il modo in cui influenziamo
la permanenza, il tollerare
la vita nel suo massacro.

[“Ventitré modi per sopravvivere” di Ksenja Laginja – Alex Tonelli (Curatore) – Kipple Officina Libraria, 2021]

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La scheda del libro

I ventitré testi qui raccolti nascono dall’aver posseduto il numero ventitré, dall’averlo tenuto con sé, invocato, dominato, masticato, sfiorato e odiato per ventitré volte. Sono declinazioni del numero 23, delle sue proprietà numeriche, alchemiche, matematiche, materiali, simboliche, filosofiche, storiche, biologiche, fisiche, geometriche, geografiche, teologiche, astronomiche, linguistiche e qualcuna in più, fino proprio a ventitré. È il mantra della preghiera. Il modo di sopravvivere di Ksenja Laginja. Ventitré canti di un’unica grande invocazione che avvolge la poetessa e la protegge.

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Ksenja Laginja è nata a Genova, vive e lavora tra la sua città e Roma dove alterna alla sua attività letteraria e pubblicitaria una ricerca sull’illustrazione legata al mondo del Fantastico. Ha esordito con Smokers Die Younger (Annexia edizioni, 2005), a cui ha fatto seguito Praticare la notte (Ladolfi Editore, 2015). Nel 2020 ha vinto i premi “Europa in Versi” e “Arcipelago Itaca”, nella sezione inediti. Suoi testi sono presenti su antologie poetiche, blog e riviste letterarie. Co-organizza la rassegna di poesia e musica elettronica Poème Électronique.

 

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