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LA PIETRA SCARTATA di Luigi Maria Epicoco

settembre 15, 2021

“La pietra scartata. Quando i dimenticati si salvano” di Luigi Maria Epicoco (San Paolo Edizioni). Intervista all’autore

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«Il Vangelo è pieno di non protagonisti che sono però essenziali. Questo è un segno inconfondibile di Dio, il quale preferisce sempre il “non protagonismo- per realizzare la storia della salvezza. Dio non sceglie mai le cose più in vista, tant’è che Gesù non viene al mondo nel palazzo di Erode, sotto i riflettori, ma nasce in una stalla. Cristo non è figlio di persone conosciute, ma di povera gente, e tutta la sua vita è un prendere dalla periferia, partendo dai margini e ponendoli al centro. Questo metodo, con cui Gesù procede nella vita e nell’annuncio del Vangelo, è vero anche nella vita spirituale. Per cui è indispensabile avere la capacità di mettere al centro della nostra esistenza ciò che normalmente lasciamo ai margini». Così Luigi Maria Epicoco ci introduce in questa sua nuova fatica, il cui tema di fondo è semplice quanto decisivo: per trovare Dio, occorre guardare nelle pieghe della storia, nei dettagli del nostro quotidiano, dove a fare la differenza sono le piccole cose che non abbiamo preventivato, ma che ci sorprendono e ci obbligano a fare i conti con noi stessi. Attraverso personaggi marginali della storia biblica – da Giezi, il servo di Eliseo, alla vedova di Nain senza nome, dal profeta “minore- Abacuc al ragazzo che porta cinque pani e due pesci, dai servi delle nozze di Cana alla donna che ha continue perdite di sangue – siamo così condotti al centro dell’annuncio di Gesù: come costoro anche noi dobbiamo fare i conti e decidere della nostra vita nel quotidiano, l’unico luogo fragile e fecondo in cui l’Amore di Dio viene a cercarci.

Di seguito: Helena Molinari intervista Luigi Maria Epicoco

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“La pietra scartata. Quando i dimenticati si salvano” di Luigi Maria Epicoco (San Paolo Edizioni)

di Helena Molinari

– Siamo molto spesso la compulsività di Marta, qualche volta la maternità paziente della prima madre, e in qualche rara occasione, lo sguardo grato che ferma e contempla di Chiara. Siamo mescolanza senza algoritmi in un tempo algoritmico. E questo tuo libro don? Non è forse per più degli ultimi?
È proprio vero, viviamo in un tempo come il nostro in cui la vita sembra voler soltanto funzionare, ma ha perso completamente la sua significatività.
Non abbiamo più il significato delle cose, ci basta semplicemente fare le cose e questo tipo di compulsività che giustamente tu attribuisci a Marta, in fondo ha abitato sempre nel cuore di ogni uomo e di ogni donna di ogni tempo e la bellezza del Vangelo e dei racconti biblici sta proprio in questo. Dentro di noi c’è seppellita, una Marta, una Maria, ma c’è anche lo sguardo di Chiara, c’è la pazienza della prima madre.
C’è dentro di noi un miscuglio di luce e di buio; e la vita spirituale è proprio questo; è cercare di fare spazio in mezzo a questo caos che ci portiamo dentro a ciò che conta.
Tutti siamo in fondo degli ultimi perché tutti abbiamo bisogno, come dei mendicanti, di ricevere un significato per la nostra vita, un senso che possa attraversare un po’ la cronaca della nostra esistenza.
Ecco proprio in quel momento ci accorgiamo che l’ultimo posto in realtà è il posto privilegiato del vangelo.
Gesù in tutta la sua predicazione continua a dire che non è venuto per i primi, non è venuto per i sani, non è venuto per i giusti; è venuto per gli ultimi.
È venuto per i malati, per i peccatori, è venuto per gli scartati.

– Emozionarsi senza capire. Come nel vangelo di Giovanni, come l’attrazione fatale che ci lega ai pastorelli nell’atto di riporli discreti e distanti dai protagonisti del presepe a Natale. Come spiegarlo oggi ai giovanissimi?
Ogni età della nostra vita ha un suo alfabeto.
Ci sono momenti della nostra esistenza in cui possiamo essere agganciati da ragionamenti che possono man mano a rigor di logica condurci da qualche parte, ma i giovanissimi non ragionano attraverso la logica, ma attraverso il cuore, che molto spesso mescolano con la pancia. Ragionano attraverso il corpo, attraverso gli eccessi e le forti emozioni.
È bello poter pensare che invece di giudicare questi nostri fratelli più piccoli in questa stagione della loro vita, noi possiamo agganciarli dicendo che attorno all’evento cristiano c’è tutto quello che noi siamo anche in questo loro momento di errori, di esagerazioni; ma essere discepoli di Cristo significa fare la differenza tra ciò che uno prova, ciò che uno sceglie, ciò che uno ha nel cuore, ciò che uno ha invece nella propria pancia, ciò che è istinto e ciò che è volontà di Dio, ciò che è ferita, da ciò che invece può spalancare un orizzonte nuovo.
Più che colpevolizzare chi vive in questo modo si può aiutare a discernere. Il discernimento è il regalo più bello che si possa fare a questi ragazzi.

– Ne veniamo da due anni in corso molto complicati. E quel “Sono io, non abbiate paura” ? Se è vero che la fede non è una magia e implica sempre un rapporto con la nostra libertà.
Noi sogniamo spesso una fede che sia la religione della consolazione, cioè ciò che corrisponde esattamente alle nostre insicurezze, ai nostri bisogni, alle nostre aspettative; però la fede in Cristo non è questo, non è qualcosa di psicologico, non serve a rassicurarci e ci accorgiamo che non serve a rassicurarci perché chiede la nostra libertà, la nostra responsabilità. Non è appunto una magia, invece è una cosa che fa funzionare la vita in maniera più profonda. È una vita nuova, una vita piena, che ha qualcosa di eccezionale, ma la grande differenza è che è reale e che è vera perché è verificabile cioè ciascuno può vivere in questo modo.
Allora non avere paura non significa non provare la paura. È umano avere paura della morte e vivere in un tempo come questo in cui sentiamo che le cose sono precarie e che c’è una grande difficoltà.
Il problema fondamentale è accorgersi che questa paura in realtà non ha l’ultima parola e che noi nonostante proviamo paura riusciamo a prendere delle decisioni disobbedendo alla paura.
Credo che questa sia la professione di fede più bella che in questo momento possiamo fare; avere paura e imparare a disobbedire a questa paura.

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[In collaborazione con Radio Aldebaran e con la trasmissione radiofonica Book-ing curata e condotta da Helena Molinari. I testi della rubrica “Parole: tra cielo e terra” saranno riproposti nella puntata di Book-ing domenica prossima, a partire dalle h. 12, sulle frequenze del suddetto programma radiofonico]

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Tutte le puntate di “Parole: tra cielo e terra” sono disponibili qui

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